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Monito di Mattarella a Draghi, Fico e Casellati: basta decreti legge omnibus, potrei rinviarli alle Camere

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Sergio Mattarella prumulga il Sostegni-bis, che diventa cosi’ legge con le modifiche apportate dal Parlamento, ma lancia – per la seconda volta – il suo avvertimento a Camere e a governo. Basta con le norme ‘fuori tema’, basta con l’eccessivo ricorso alla decretazione d’urgenza, basta ai provvedimenti che confluiscono in altri provvedimenti e basta ai decreti che diventano omnibus e che, tra aggiunte, commi e revisioni, perdono di vista il loro intento originario. “Il testo che mi e’ stato trasmesso contiene 393 commi aggiuntivi, rispetto ai 479 originari, spiega il capo dello Stato i una lettera inviata ai presidenti delle Camere e a Mario Draghi.

Tra le modifiche introdotte ve ne sono alcune che sollevano perplessita’ in quanto perseguono finalita’ di sostegno non riconducibili all’esigenza di contrastare l’epidemia e fronteggiare l’emergenza” o “appaiono del tutto estranee” al provvedimento. E’ il caso, ad esempio, del contributo al settore dei treni storici della Fondazione FS Italiane, della riorganizzazione del sistema camerale della Regione siciliana o delle norme per l’autonomia dell’Istituto nazionale di Geofisica. Interventi di fronte ai quali il richiamo di Mattarella si spinge anche oltre. “In caso di gravi anomalie nei contenuti di leggi di conversione” il Colle potrebbe infatti decidere di avvalersi della facolta’ di rinviarli alle Camere, in bvase all’atricolo 74 della Costituzione.

L’esame del Parlamento sui prossimi decreti dovra’ quindi essere attento. Il prossimo che, dopo l’iter di conversione, arrivera’ al Quirinale e’ il dl Recovery, appena votato con la fiducia alla Camera e pronto ora ad un passaggio lampo e blindato al Senato. Come gia’ per il Sostegni bis, Palazzo Madama avra’ pochissimo tempo per esaminarlo, vista la scadenza del 30 luglio, cedendo di fatto ad un “monocameralismo” che irrita non poco i parlamentari. Il problema, sottolineano i presidenti delle Commissioni Affari costituzionali e Ambiente della Camera, “non nasce certo in Parlamento o da mal di pancia in maggioranza. L’iter del decreto in commissione e’ stato fortemente condizionato dai ritardi del Mef nell’esprimere i pareri agli emendamenti. La raffica di decreti-legge ha un prezzo che non puo’ essere pagato dal Parlamento”, lamentano Giuseppe Brescia e Alessia Rotta. Nel passaggio alla Camera, il testo ha comunque imbarcato numerose modifiche, alcune sulla transizione ecologica e sul coinvolgimento di altri attori diversi da Mite nelle opere green approvate nonostante la contrarieta’ del governo. Le novita’ piu’ consistenti per i cittadini riguardano la normativa sul superbonus, gia’ semplificata nel decreto ed ulteriormente alleggerita nei passaggi sulla Comunicazione di inizio lavori (Cila), sul cappotto termico (in deroga alle distanze minime fra i palazzi) e sui pannelli fotovoltaici (che potranno essere montati anche nei centri storici purche’ integrati e non riflettenti). In caso di errori formali non sara’ prevista la decadenza delle agevolazioni. Per la lotta al dissesto idrogeologico arriveranno i commissari. I presidenti di Regione potranno continuare ad esercitare questo ruolo ma dovranno rispettare il cronoprogramma, altrimenti saranno sostituiti. La proposta della Lega su cui il governo e’ stato battuto prevede inoltre che il Mite cerchi l’intesa con i governatori per la predisposizione dei decreti per la mitigazione del rischio.

Altro punto passato nonostante il no del governo stabilisce che, qualora deputati e senatori lo chiedano, il Ministero debba tenere conto del Parlamento sui progetti ambientali. Per accelerare il programma di governo e sfrondare la quantita’ di decreti attuativi che rimangono lettera morta viene creata una “Rete per l’attuazione” ad hoc. Viene inoltre blindata per legge la scelta di destinare il 40% delle risorse del Pnrr al Sud. Nella cabina di regia della governance entrano Anci e Upi, coinvolte in caso di questioni di interesse locale, mentre Roma capitale sara’ parte del tavolo permanente con le parti sociali. Nei quattro organismi creati ad hoc per la governance dovra’ essere rispettata la parita’ di genere. Sul tema appalti, i concessionari in house di servizi pubblici avranno un anno in piu’ prima di cedere obbligatoriamente l’80% dei contratti. Apparentemente meno attinenti con l’impianto stretto del decreto entrano anche le norme per allungare i tempi per la raccolta delle firme dei referendum, che d’ora in poi potranno essere anche digitali. Il voto elettronico varra’ anche per le amministrative. In tema di vaccini, il governo potra’ obbligare temporaneamente i possessori di un brevetto su medicinali essenziali a concederne l’uso ad altri soggetti in caso di emergenza sanitaria. Disposta infine una stretta sul possesso di armi da fuoco per chi e’ stato sottoposto a Tso.

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Tensione Salvini-Giorgetti, governatori all’attacco

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Matteo Salvini rimarca la linea della Lega e replica a tono al suo vice Giancarlo Giorgetti, tra scintille e distinguo. Cosi’ smonta l’endorsement a Carlo Calenda – il candidato sindaco che potrebbe vincere a Roma se intercettasse i voti della destra in uscita, secondo i pronostici del ministro leghista dello Sviluppo economico – e ricorda che e’ Enrico Michetti il nome scelto dalla coalizione per il Campidoglio. Lui “ha la competenza per ripartire dalle periferie, e non dai salotti di Calenda”, dice caustico Salvini in tv. Tensione alta pure con i governatori del nord, che sposano la linea prudente del governo sulle nuove aperture e capienze per sport e spettacolo. Piu’ impaziente il segretario, che invoca: “Apriamo tutto” perche’ “se il green pass ti rende sicuro e puoi andare allo stadio e al teatro, puoi farlo a piena capienza”, e’ il suo ragionamento. Sotto pressione e accerchiato da piu’ fronti, il ‘capitano’ prova a tenere insieme un partito sempre piu’ in subbuglio, che oscilla tra incredulita’ e irritazione. A fare da detonatore e’ stata ieri l’intervista alla Stampa di Giorgetti, ribattezzato da qualche leghista “Giancarlo Fini” per le sue uscite inaspettate. Del resto non ha mai smentito in modo netto quelle parole. Il ‘capitano’ invece le liquida cosi’: “Non ho molto tempo per leggere le interviste”. E chiude anche all’ipotesi di Mario Draghi al Quirinale che Giorgetti ha ‘candidato’ di fatto, e che porterebbe dritti a elezioni anticipate. “Che prima o poi si vada al voto, e io mi sto preparando per essere all’altezza del governo del Paese, lo dice la democrazia”, e’ la sua premessa. Poi, l’affondo: “A differenza di altri, io non tiro per la giacchetta ne’ Draghi ne’ Mattarella. E’ una mancanza di rispetto nei loro confronti”. La conclusione e’ che “a febbraio ne riparleremo”, insiste Salvini. Intanto Giorgia Meloni con Salvini condivide il sostegno a Michetti in chiave anti Giorgetti: “Se sapesse qualcosa di Roma, saprebbe che Calenda non arrivera’ mai al ballottaggio, per cui non capisco il senso”, punzecchia dal salotto di Vespa. Tornando al partito di via Bellerio si consumano ormai prove tecniche di scontro, in attesa della resa dei conti. Potrebbe arrivare con il test delle amministrative di domenica e lunedi’, anche se il match maturera’ fra due settimane con i ballottaggi. In piu’ c’e’ da gestire la ‘grana’ di Luca Morisi, l’ex guru della campagna social della Lega indagato per detenzione e cessione di droga. Salvini difende ancora l’amico che “ha sbagliato” e distingue tra chi si droga e chi spaccia. “Per me chi vende droga, vende morte”. Ma rimarca: “Tenere in ballo un discorso politico che non c’entra nulla con la vita di una persona, e’ un attacco gratuito alla Lega a 5 giorni dal voto”. Intanto il segretario continua a girare come una trottola da nord a sud per il rush finale della campagna elettorale. Ultima tappa sara’ venerdi’ a Catanzaro, per le regionali in Calabria. E nel frattempo prova a parare i colpi che vengono dai vertici delle regioni guidate dal Carroccio. Succede ad esempio con il governatore friulano Massimiliano Fedriga che condivide la decisione del Comitato tecnico scientifico sulle aperture e la definisce “equilibrata”. E sottolinea: “La proposta delle Regioni e’ stata recepita perfettamente dal Cts anche nelle percentuali che avevamo, con ragionevolezza, suggerito”. Ma Salvini non cede, convinto della necessita’ di un ritorno alla vita e alla normalita’ al 100%.

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Stangata bollette, maxi-rincari per luce e gas

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Non si ferma la corsa dei prezzi dell’energia, con il petrolio che schizza ai massimi da tre anni. Una tensione che si protrae da mesi e le cui ripercussioni, oltre a pesare sui mercati e ad impensierire la Cina nella morsa della crisi energetica, finiscono per essere pagate a caro prezzo anche dai consumatori. Oltre alla benzina che continua a salire, arrivano, come ampiamente atteso, nuovi rialzi per le bollette di luce e gas. Da venerdi’ le tariffe crescono infatti di quasi il 30% per la luce e di oltre il 14% per il gas. Maxi-rincari che avrebbero potuto essere ben maggiori se non fosse sceso in campo il governo con un intervento da 3,5 miliardi. “La straordinaria dinamica dei prezzi delle materie prime verso i massimi storici e le alte quotazioni dei permessi di emissione di CO2, avrebbero portato ad un aumento superiore al 45% della bolletta dell’elettricita’ e di oltre il 30% di quella del gas”, spiega l’Autorita’ di regolazione per energia, reti e ambiente. Ma grazie al decreto d’urgenza del governo, che ha permesso di attutire l’impatto su 35 milioni di clienti tra famiglie (29 milioni) e microimprese, l’Arera ha potuto intervenire annullando transitoriamente gli oneri generali di sistema in bolletta e potenziando il bonus sociale alle famiglie in difficolta’ (per i 3 milioni di famiglie col bonus elettricita’ e i 2,5 milioni con il bonus gas gli incrementi sono stati praticamente azzerati). Con il risultato che gli aumenti per il quarto trimestre (ottobre-dicembre) saranno del 29,8% per la bolletta dell’elettricita’ della famiglia tipo in tutela e del 14,4% per quella del gas (grazie anche alla riduzione dell’Iva contenuta nel decreto). L’effetto finale e’ che la famiglia tipo spendera’ quest’anno circa 631 euro per l’elettricita’, con un aumento di circa 145 euro su base annua, e 1.130 euro per la bolletta del gas (+155 euro annui). Una spesa che risulta molto superiore (+30% per la luce e +15% per il gas) a quella del 2020, quando pero’, nel periodo della pandemia, i prezzi erano particolarmente bassi: se si raffronta con il 2019, prima dell’emergenza sanitaria, la spesa annua per l’elettricita’ risulta superiore di circa il 13%, mentre quella per il gas e’ praticamente tornata ai livelli pre-covid. “L’intervento del governo, cui abbiamo fornito il necessario supporto tecnico, ammorbidisce gli effetti in una fase delicata della ripresa per proteggere i consumatori piu’ fragili”, spiega il presidente dell’Arera Stefano Besseghini, che torna a ribadire la necessita’ di lavorare per “sfruttare tutte le opportunita’ per una riduzione strutturale dei costi energetici”. E’ infatti la seconda volta in tre mesi (lo aveva gia’ fatto a luglio con un intervento da 1,2 miliardi) che il governo e’ costretto ad attivarsi per mitigare gli incrementi in bolletta legati ai rincari dei prezzi dell’energia. Chiedono interventi strutturali anche i consumatori, che giudicano insufficienti gli interventi del governo, calcolando una “stangata” per le famiglie da oltre 300 euro annui. Dietro gli aumenti delle tariffe c’e’ il trend in forte crescita delle quotazioni delle principali materie prime energetiche, con in particolare i prezzi del gas cresciuti di oltre l’80% nel terzo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti. Prezzi correlati anche al costo della Co2 che, da fine agosto, si e’ attestato oltre i 60 euro/tCo2 (erano 28 euro nel settembre 2020). Un andamento che non sembra destinato a invertire rotta nei prossimi mesi. Proprio oggi le quotazioni del Brent hanno superato gli 80 dollari al barile per la prima volta in quasi tre anni (corre anche il Wti, intorno ai 76 dollari), con Goldman Sachs che prevede possa arrivare a 90 dollari per fine anno.

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Presto ‘Decreto capienze’, corridoi Covid free extra Ue

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Con il parere del Cts sul tavolo, il Governo deve ora definire tempi e modi dell’aumento delle capienze per gli eventi sportivi e dello spettacolo. Domani si riunira’ il Consiglio dei ministri ma – a quanto si apprende – non sono attesi provvedimenti in materia. Intanto, sui nuovi limiti proposti dagli esperti (75% stadi, 50% palazzetti, 80% teatri, cinema e sale concerti, 100% all’aperto, nessuna restrizione per i musei) politica e addetti ai lavori si dividono: c’e’ chi plaude alla boccata d’ossigeno per settori in crisi e chi invece ritiene sia ancora troppo poco e chiede riaperture totali. ‘Congelato’ al momento il capitolo discoteche mentre arrivano i corridoi Covid free per mete turistiche extra Ue. Il ministro Speranza ha infatti firmato un’ordinanza che istituisce protocolli di sicurezza per raggiungere Aruba, Maldive, Mauritius, Seychelles, Repubblica Dominicana, Egitto limitatamente alle zone turistiche di Sharm El Sheikh e Marsa Alam. Prove di normalita’ dunque all’interno di rigorosi parametri di sicurezza. Nel suo parere il Cts apre agli allentamenti delle misure restrittive “sulla base dell’attuale evoluzione positiva del quadro epidemiologico e dell’andamento della campagna vaccinale”, ma raccomanda “una progressione graduale” delle riaperture monitorando l’andamento dell’epidemia, la progressione della campagna vaccinale e gli effetti delle riaperture stesse. E’ il parere degli esperti, tocca pero’ al Governo decidere in concreto sull’aumento delle capienze ed il premier Mario Draghi dovra’ mediare, come al solito, tra le diverse sensibilita’ all’interno del Consiglio dei ministri. Gia’ nella riunione dello scorso 16 settembre era affiorata qualche tensione quando Franceschini aveva chiesto con forza l’eliminazione da subito dei limiti di capienza per cinema e teatri, mentre il ministro della Salute Roberto Speranza era attestato sulla linea della cautela, preoccupato dal possibile effetto ‘liberi tutti”. Si annunciano comunque tempi brevi per il ‘decreto capienze’. “Confidiamo che arrivi il prima possibile, questa o al massimo la prossima settimana”, fa sapere il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, che auspica anche – per la scuola – un taglio della quarantena per la positivita’ al Covid “da 7 a 5 giorni, o anche a meno”. Di certo, prima di procedere agli aumenti del numero di spettatori saranno valutati con grande attenzione gli andamenti della curva dei contagi e dei vaccinati. I dati continuano ad essere incoraggianti e portano acqua al mulino degli “aperturisti”. Oggi gli attualmente positivi sono scesi sotto quota 100mila ed il tasso di positivita’ e’ calato allo 0,9%; sempre consistente, tuttavia, il numero di morti: 65. Procede poi la campagna vaccinale: gli immunizzati sono 41 milioni, il 71% degli italiani. Mentre i green pass scaricati dalla piattaforma sono 70 milioni. La pronuncia del Cts e’ stata accolta con accenti differenti. “La nostra richiesta e’ di riaprire tutto per tutti. Se il green pass ti rende sicuro e puoi andare allo stadio e al teatro, puoi farlo a piena capienza”, attacca il leader leghista Matteo Salvini. Il suo compagno di partito e presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, e’ invece soddisfatto. Il parere, sostiene, e’ “una decisone equilibrata che recepisce la proposta della Conferenza delle Regioni”. Sulla stessa linea la ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini. Critica invece la Siae che giudica le soglie del Cts “insufficienti e non oggettivamente motivate”. Il segretario del Pd, Enrico Letta, ritiene che “ormai con l’estensione del Green pass siamo in zona di sicurezza”. Per quanto riguarda lo sport il sottosegretario Vezzali ringrazia il Cts per il suo parere che rappresenta “un altro importante passo nel percorso verso la normalita’. Ora, con l’apporto responsabile di tutti, andiamo avanti e lavoriamo per arrivare quanto prima al 100%”. (AN

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