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Mondiali 2026, la top 11: quattro spagnoli, Messi e Mbappé nell’attacco delle stelle

La Spagna campione porta quattro calciatori nella formazione ideale del Mondiale: Unai Simón, Cubarsí, Cucurella e Rodri. Nell’attacco delle stelle figurano Lionel Messi e Kylian Mbappé, vincitore della Scarpa d’oro con dieci reti.

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Il centrocampista spagnolo, autentico regista della squadra di Luis de la Fuente, ha ricevuto il Pallone d’oro come miglior giocatore del Mondiale. Unai Simón è stato premiato come miglior portiere, Cubarsí come miglior giovane e Kylian Mbappé ha conquistato la Scarpa d’oro grazie alle dieci reti realizzate.

La formazione ideale del torneo è composta da Unai Simón; Hakimi, Romero, Cubarsí, Cucurella; Rodri, Ødegaard, Rice; Bellingham; Messi, Mbappé.

Unai Simón, il muro della Spagna

Reattivo tra i pali e sicuro nella costruzione dal basso, Unai Simón è stato uno dei simboli del successo spagnolo.

Il portiere basco ha subito una sola rete durante l’intero torneo e ha stabilito una striscia record di 649 minuti consecutivi senza incassare gol. La rete di Charles De Ketelaere, arrivata nei quarti contro il Belgio, non ha impedito alla Spagna di proseguire la corsa verso il titolo.

In finale Messi e i compagni non sono riusciti a metterlo realmente in difficoltà. Alla sicurezza tra i pali Simón ha aggiunto una partecipazione costante alla manovra, comportandosi spesso come un difensore aggiunto.

Hakimi, spinta e personalità

Achraf Hakimi è stato il leader tecnico e caratteriale del Marocco, arrivato fino alla semifinale prima di arrendersi alla Francia.

L’esterno ha garantito corsa, aggressività e qualità offensiva, incidendo con gol, assist e continue accelerazioni sulla fascia. È stato ancora una volta uno dei migliori interpreti del ruolo, confermando quanto già mostrato nel Mondiale del 2022.

Sul giocatore resta aperto in Francia un procedimento giudiziario nel quale è accusato di violenza sessuale. Hakimi ha sempre respinto le accuse e deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Romero, il pilastro argentino

Cristian Romero è stato il punto di riferimento della retroguardia argentina.

Aggressivo in marcatura, forte nei duelli e pericoloso sulle palle inattive, il difensore del Tottenham ha accompagnato l’Argentina fino alla finale, contribuendo anche in fase offensiva.

La sua crescita, cominciata in Italia con l’Atalanta e proseguita in Premier League, lo ha portato a diventare uno dei centrali più affidabili del calcio internazionale.

Cubarsí, il miglior giovane del torneo

Tra i tanti talenti della nuova generazione spagnola, Pau Cubarsí è stato probabilmente la sorpresa più importante.

Il difensore del Barcellona ha giocato con una maturità sorprendente, formando con Aymeric Laporte una coppia centrale difficilissima da superare. Puntuale negli anticipi e lucido nell’impostazione, ha offerto un contributo decisivo alla difesa meno battuta del torneo.

La Fifa lo ha premiato come miglior giovane del Mondiale.

Cucurella, il motore della fascia sinistra

Marc Cucurella ha interpretato il ruolo di terzino con intensità, continuità e grande disciplina tattica.

Ha limitato alcuni degli esterni più pericolosi del torneo, sostenendo nello stesso tempo la fase offensiva con sovrapposizioni e recuperi continui. Il suo rendimento ha confermato la bontà della scelta del Real Madrid, che prima del Mondiale ne aveva ufficializzato l’acquisto dal Chelsea con un contratto fino al 2032.

Per Cucurella si tratta di un’altra vittoria negli Stati Uniti dopo il Mondiale per club conquistato con il Chelsea.

Rodri, il dominatore del centrocampo

Rodri è stato il cervello e l’equilibratore della Spagna.

Ha dettato i tempi della manovra, protetto la difesa e guidato la pressione della squadra, trasformandosi in un vero allenatore in campo. Dopo una prima fase meno appariscente, il centrocampista è cresciuto nelle partite decisive contro Portogallo, Francia e Argentina.

Ha completato 790 passaggi nel torneo, stabilendo un nuovo primato mondiale, ed è stato premiato con il Pallone d’oro.

Ødegaard, l’eleganza della Norvegia

Martin Ødegaard ha trascinato la Norvegia fino ai quarti di finale, alimentando con le sue giocate il potenziale offensivo della squadra.

Il capitano dell’Arsenal ha chiuso il Mondiale con quattro assist, garantendo qualità, continuità e capacità di leggere gli spazi. È arrivato al torneo dopo aver guidato il club londinese alla conquista della Premier League.

La sua intesa con Erling Haaland è stata una delle chiavi del sorprendente cammino norvegese.

Rice, forza e intelligenza

Declan Rice è stato il riferimento del centrocampo dell’Inghilterra, classificatasi al terzo posto.

Completo, duttile e dotato di grande personalità, ha garantito equilibrio e intensità in entrambe le fasi. Ha segnato anche contro la Francia nella spettacolare finale per il terzo posto vinta dagli inglesi per 6-4.

La sua capacità di recuperare palloni e inserirsi ha permesso alla squadra di Thomas Tuchel di mantenere un’identità anche nelle partite più difficili.

Bellingham, otto gol da centrocampista

Jude Bellingham è stato uno dei protagonisti assoluti del torneo.

Dopo una stagione condizionata dagli infortuni, il centrocampista inglese ha ritrovato brillantezza e capacità realizzativa. Ha segnato contro Croazia, Panama, Messico e Norvegia, lasciando il segno anche nella finale per il terzo posto contro la Francia.

La sua intesa con Harry Kane ha trascinato l’Inghilterra fino alla semifinale, dove il cammino inglese si è fermato contro l’Argentina.

Messi, l’ultima grande corsa

Lionel Messi ha sfiorato il secondo titolo mondiale consecutivo, trascinando l’Argentina fino alla finale contro la Spagna.

A 39 anni ha continuato a decidere le partite con gol, assist e giocate di classe. La Roja, però, è riuscita a limitarlo nella gara decisiva, impedendogli di incidere come nelle precedenti fasi del torneo.

Messi ha chiuso il Mondiale alle spalle di Mbappé nella classifica dei marcatori e ha ricevuto il Pallone d’argento come secondo miglior giocatore della competizione.

Mbappé, dieci gol e un nuovo record

Kylian Mbappé non è riuscito a riportare la Francia in finale, ma ha disputato un torneo straordinario.

La doppietta realizzata contro l’Inghilterra nella finale per il terzo posto gli ha permesso di chiudere la competizione con dieci reti e di conquistare la seconda Scarpa d’oro consecutiva.

Con 22 gol complessivi nei Mondiali, il capitano francese è diventato il miglior marcatore di sempre nella storia della competizione, superando Messi.

La Spagna era riuscita a imbrigliarlo in semifinale, ma Mbappé ha comunque lasciato il torneo da protagonista assoluto.

Le altre stelle del torneo

Tra i portieri si sono distinti anche Vozinha, protagonista dello storico percorso di Capo Verde, e Gill.

In difesa hanno offerto prestazioni importanti Spence, Laporte e Pedro Porro. A centrocampo meritano una menzione Guimarães, Tillman, Ounahi, Nakamura, Fabián Ruiz e Koné.

Tra gli attaccanti hanno brillato Kane, De Ketelaere, Haaland, Diomande, Quiñones, Saibari, Manzambi, Alajbegović, Undav, Lautaro Martínez, Oyarzabal e Saka.

Il gol simbolo del Mondiale resta quello di Ferran Torres, che nei tempi supplementari della finale ha regalato alla Spagna la vittoria per 1-0 sull’Argentina e il secondo titolo mondiale della sua storia.

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Ciro Immobile dice basta: addio al calcio dopo 350 gol

Ciro Immobile annuncia il ritiro dopo una carriera da 656 partite e 350 gol. È stato campione d’Europa, quattro volte capocannoniere e Scarpa d’Oro.

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Ciro Immobile lascia il calcio giocato. A 36 anni, dopo 656 partite e 350 gol conteggiati nel bilancio complessivo della sua carriera, l’attaccante di Torre Annunziata ha annunciato il ritiro.

La notizia è stata comunicata dal Paris FC, il club nel quale si era trasferito nel febbraio 2026 dopo le esperienze con Besiktas e Bologna. In Francia ha disputato l’ultima parte di una carriera professionistica durata 17 anni.

«Ciro Immobile è una leggenda», ha sottolineato il club parigino. Alla base della decisione anche la volontà dell’attaccante di dedicare più tempo alla famiglia.

Gli anni da leggenda con la Lazio

La parte più importante della carriera resta quella vissuta con la Lazio. In otto stagioni Immobile è diventato il miglior marcatore nella storia del club biancoceleste, con 207 reti in 340 presenze considerando tutte le competizioni.

Con la Lazio ha conquistato una Coppa Italia e due Supercoppe italiane. Nel suo palmarès figurano anche una Supercoppa di Germania con il Borussia Dortmund e una Supercoppa di Turchia con il Besiktas.

È stato capocannoniere della Serie A quattro volte. Nel 2020 ha vinto la Scarpa d’Oro grazie ai 36 gol segnati in campionato, eguagliando il primato realizzativo stabilito da Gonzalo Higuain.

Il trionfo europeo con l’Italia

Con la Nazionale italiana Immobile ha collezionato 57 presenze e realizzato 17 reti. Ha partecipato alla vittoria dell’Europeo disputato nel 2021, segnando due gol durante il torneo concluso con il successo sull’Inghilterra a Wembley.

Dagli inizi a Torre Annunziata al settore giovanile della Juventus, la sua carriera lo ha portato a indossare anche le maglie di Pescara, Genoa, Torino, Borussia Dortmund, Siviglia, Lazio, Besiktas, Bologna e Paris FC.

Si chiude così il percorso di uno degli attaccanti italiani più prolifici della sua generazione. Titoli, record e una Scarpa d’Oro certificano il valore di un centravanti capace di costruire la propria leggenda soprattutto attraverso i gol.

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Napoli, accordo per Badiashile: ad Allegri il gigante della difesa

Il Napoli chiude l’accordo con il Chelsea per Benoît Badiashile. Il difensore arriverà in prestito con diritto di riscatto per rinforzare il reparto di Allegri.

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Dopo quasi un mese di trattative, il Napoli ha raggiunto l’accordo con il Chelsea per Benoît Badiashile. Il via libera di Aurelio De Laurentiis ha sbloccato l’operazione: restano da completare lo scambio dei documenti, le visite mediche e la firma prima dell’annuncio ufficiale.

Il difensore francese, fortemente voluto dal direttore sportivo Giovanni Manna e da Massimiliano Allegri, arriverà in prestito oneroso con diritto di riscatto.

Operazione da 30 milioni più bonus

Il Napoli verserà subito tre milioni di euro al Chelsea. L’opzione per l’acquisto definitivo è stata fissata a 27 milioni, mentre un ulteriore milione di bonus sarebbe legato alla conquista dello scudetto.

L’investimento complessivo potrà quindi raggiungere i 30 milioni in caso di riscatto, salendo potenzialmente a 31 con il bonus. Manna è riuscito a evitare l’inserimento dell’obbligo di acquisto, lasciando al club la possibilità di valutare il rendimento e le condizioni fisiche del giocatore durante la stagione.

Con Badiashile sarebbe già stata raggiunta un’intesa per un contratto fino al 2031, con uno stipendio vicino ai 2,5 milioni netti all’anno, destinato a entrare pienamente in vigore in caso di riscatto.

Il francese ha scelto Napoli

Decisiva è stata la volontà del calciatore, che avrebbe respinto altre proposte provenienti dalla Premier League per aspettare gli azzurri. Badiashile aveva già conosciuto l’atmosfera dello stadio Maradona e avrebbe indicato Napoli come destinazione preferita.

Il difensore è atteso in Italia nei prossimi giorni. Le visite mediche dovrebbero svolgersi all’inizio della settimana a Villa Stuart, a Roma. Superati i controlli, potrà raggiungere Allegri a Castel Volturno.

Un rinforzo per l’emergenza difensiva

Mancino, alto 194 centimetri e dotato di una buona tecnica individuale, Badiashile può garantire forza fisica, qualità nell’impostazione e pericolosità sui calci piazzati.

Il suo arrivo assume particolare importanza considerando le assenze di Alessandro Buongiorno e Luca Marianucci e i problemi fisici che hanno rallentato la preparazione di Sam Beukema. Allegri spera di poter convocare il francese già per la prima giornata di campionato contro il Genoa.

Dopo Costantino Favasuli, il Napoli si prepara così ad accogliere il secondo rinforzo della nuova stagione e a consegnare al tecnico il centrale necessario per affrontare l’emergenza nel reparto arretrato.

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Tamberi è tornato: oro europeo nel giorno di Camilla, Sioli bronzo

Tamberi torna sul trono europeo del salto in alto a Birmingham. Oro con 2,32 metri nel giorno del compleanno della figlia Camilla; Sioli è bronzo.

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Il primo oro da papà arriva nel giorno del primo compleanno della figlia Camilla. Gianmarco Tamberi torna sul trono europeo del salto in alto conquistando a Birmingham la medaglia d’oro con 2,32 metri.

Mezza barba, pretattica e spettacolo: Gimbo ritrova i gesti e la forza mentale dei giorni migliori. Dopo un errore iniziale a 2,18, l’azzurro cresce salto dopo salto fino alla misura decisiva. L’ucraino Oleh Doroshchuk si ferma a 2,30 e conquista l’argento. Festa doppia per l’Italia grazie al bronzo di Matteo Sioli con 2,27.

«Camilla mi ha dato la forza»

Tamberi dedica il successo alla figlia e alla famiglia, presenti allo stadio insieme alla moglie Chiara.

«È tutto speciale. È stata Camilla a darmi la forza di reagire dopo Parigi, il motivo per cui ho continuato e mi sono rimesso in gioco. Non poteva continuare a vedere il “babà”, come mi chiama lei, prendere schiaffi a destra e a sinistra».

Il campione marchigiano trasforma la vittoria anche in un messaggio per chi sta affrontando un momento difficile: «Continuate a crederci e a lottare. Giocatevela sempre con voi stessi, perché chi continua a investire alla fine vince».

“Guess who’s back”

Dietro al numero di gara Tamberi aveva scritto “Guess who’s back”, indovina chi è tornato. Una profezia preparata prima di lasciare la camera d’albergo.

«Sapevo che sarebbe successo. Sentivo di stare bene, anche se in pochi mi credevano quando le gare andavano male. È come se il mio corpo aspettasse il momento che conta per venire fuori».

L’oro cancella due anni segnati dalla delusione dei Giochi di Parigi, dai problemi fisici, dai calcoli renali e da un difficile avvicinamento agli Europei. Dopo avere definito “terribili” i salti delle qualificazioni, Tamberi ha ritrovato in finale talento, coraggio e quella capacità di esaltarsi nelle grandi occasioni che ha caratterizzato la sua carriera.

«Che sollievo. Sono stati due anni difficili e non ho mai smesso di crederci. So quello che ho fatto per arrivare qui. Non faccio mai un passo indietro, ci arrivo a muso duro. Mi basta sapere che ne è valsa la pena».

Poi le capriole, il morso alla medaglia e l’abbraccio alla famiglia. Gimbo è tornato. Nel giorno più bello per papà Tamberi.

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