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Cronache

Monaldi, neonato morto dopo sei giorni: undici sanitari rinviati a giudizio per la morte del piccolo Christian

Undici sanitari dell’ospedale Monaldi di Napoli sono stati rinviati a giudizio per la morte del piccolo Christian, deceduto nel dicembre 2024 dopo sei giorni di vita nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale. Secondo l’accusa, il monitoraggio di un catetere venoso centrale sarebbe stato inadeguato. Il processo inizierà il 13 luglio.

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C’è un momento, nelle grandi vicende giudiziarie che riguardano la sanità, in cui il dolore privato diventa inevitabilmente questione pubblica.
Succede quando una famiglia continua a chiedersi se quella morte potesse essere evitata. Succede quando dietro un referto clinico emerge il sospetto di errori, omissioni, controlli mancati.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo ancora una volta all’ospedale Ospedale Monaldi.

Mentre resta ancora forte l’attenzione sul caso del piccolo Domenico Caliendo, un’altra vicenda drammatica riporta il grande centro ospedaliero napoletano al centro delle cronache giudiziarie: quella del piccolo Christian, morto appena sei giorni dopo la nascita.

Per quella morte, avvenuta il 10 dicembre 2024 nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale, undici sanitari sono stati rinviati a giudizio.

Il rinvio a giudizio disposto dal gup di Napoli

La decisione è arrivata al termine dell’udienza preliminare davanti al giudice Rosaria Maria Aufieri.

La Procura di Napoli, rappresentata dal sostituto procuratore Manuela Persico, contesta agli imputati di avere causato la morte del neonato durante il periodo di ricovero nel reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale.

Gli undici sanitari rinviati a giudizio sono:

  • Olimpia Ruocco
  • Francesco Orbinato
  • Marialuisa Moccia
  • Alfredo Santantonio
  • Daniela Magri
  • Giuseppina Madonna
  • Alfonso Criscuolo
  • Massimiliano De Vivo
  • Katia Caiazzo
  • Maria Fioretti
  • Roberto Rosso

Per tutti vale naturalmente il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

L’accusa: monitoraggio insufficiente del catetere

Secondo l’impianto accusatorio, il nodo centrale della vicenda riguarda il monitoraggio di un catetere venoso centrale utilizzato per l’alimentazione del neonato, nato prematuro e sottopeso.

Gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura avrebbero evidenziato che il dispositivo si sarebbe dislocato provocando una lesione cardiaca e la fuoriuscita del liquido parenterale.

Una complicanza gravissima che avrebbe causato una insufficienza cardiorespiratoria risultata fatale.

Secondo i consulenti tecnici nominati dagli inquirenti, il personale sanitario non avrebbe monitorato adeguatamente la posizione del presidio medico.

“Il neonato era nato sano”

È una frase destinata a pesare nel futuro processo.

I consulenti della Procura hanno infatti concluso che Christian, pur essendo prematuro e sottopeso, fosse nato vivo e con condizioni compatibili con la sopravvivenza.

Nelle conclusioni tecniche depositate agli atti, i consulenti parlano di una condotta «non conforme alle buone pratiche clinico-assistenziali» e ravvisano profili di responsabilità omissiva nella gestione clinica del catetere venoso centrale.

Un elemento che ora sarà al centro del dibattimento.

Il dolore della famiglia e la richiesta di autopsia

Particolarmente duro il racconto del padre del piccolo, Marco Cozzolino.

Secondo quanto riferito dalla famiglia, subito dopo il decesso sarebbe stata prospettata la cremazione del neonato quando il dolore era ancora travolgente e le cause della morte non erano state chiarite.

I genitori decisero invece di chiedere l’autopsia.
Ed è da quella scelta che è partita l’inchiesta culminata ieri con il rinvio a giudizio.

Gli avvocati della famiglia hanno parlato di «primo significativo passo verso l’accertamento della verità».

Un processo delicato che non cancella il valore del Monaldi

La vicenda giudiziaria è inevitabilmente destinata a riaccendere il dibattito sulla sicurezza clinica e sulla gestione dei reparti pediatrici e neonatali.

Ma c’è un punto che resta fondamentale: un procedimento penale non equivale automaticamente a una condanna né può trasformarsi in una delegittimazione complessiva di una struttura sanitaria che continua a rappresentare un riferimento importante per la sanità del Mezzogiorno.

Ed è proprio questa la difficoltà più grande in casi come questo: tenere insieme il diritto delle famiglie a conoscere la verità e il dovere di non trasformare il dolore in una sentenza anticipata.

Il processo inizierà il prossimo 13 luglio.

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Cronache

Creme solari, l’estate 2026 cambia pelle: più protezione, ma cresce la mania dell’abbronzatura estrema

Il mercato globale dei prodotti solari cresce e cambia abitudini: le creme non si usano più solo d’estate, ma entrano nella routine quotidiana. In Italia aumentano le protezioni alte, mentre tra i giovani preoccupa il fenomeno del tanmaxxing, la ricerca dell’abbronzatura a tutti i costi.

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La protezione solare cambia identità. Non è più soltanto il flacone da infilare nella borsa del mare, da usare nelle settimane centrali dell’estate. È diventata un gesto quotidiano, un prodotto di skincare, un’abitudine che accompagna sempre più persone anche lontano dalla spiaggia.

Il mercato globale dei prodotti solari vale ormai oltre 17 miliardi di dollari e cresce insieme a una nuova consapevolezza: proteggersi dai raggi UV non è soltanto una scelta estetica, ma un comportamento legato alla salute della pelle. Allo stesso tempo, però, l’estate 2026 porta con sé un paradosso. Da un lato aumentano gli schermi ad alta protezione, dall’altro cresce tra i più giovani la moda della tintarella estrema, cercata a ogni costo e spesso alimentata dai social.

In Europa vendite in crescita, Italia tra i mercati più dinamici

Secondo il nuovo report globale di Circana, il mercato degli schermi solari registra una crescita significativa in diversi Paesi europei. Nel Regno Unito le vendite sono aumentate del 34% negli ultimi dodici mesi, mentre in Europa la crescita complessiva è del 17%.

L’Italia segue con un incremento del 15%, davanti alla Spagna, che registra un +13%. Più contenuta la crescita in Germania, al +6%, e in Francia, dove l’aumento si ferma al 2%. I dati raccontano una trasformazione nelle abitudini dei consumatori: la protezione solare viene scelta con più attenzione, usata più spesso e integrata nella cura quotidiana del viso e del corpo.

In Europa le creme solari per il viso sono cresciute del 39% in unità vendute, quelle per il corpo del 19%, mentre gli autoabbronzanti segnano un +17%. Non è più un mercato stagionale e marginale, ma una categoria centrale dell’industria beauty.

In Italia vincono gli SPF più alti

Anche in Italia il cambiamento è evidente. Un report New Line per Cosmetica Italia segnala che i consumatori stanno abbandonando progressivamente gli schermi a bassa protezione. In un anno, l’uso di prodotti con SPF inferiore a 10 è calato dell’8,6%, mentre quelli con SPF tra 10 e 15 sono diminuiti di oltre il 14%.

Crescono invece i filtri con protezione superiore a 25, aumentati del 5,9%. È un dato importante perché segnala una maggiore attenzione alla prevenzione e alla qualità della protezione. La vecchia cultura dell’abbronzante aggressivo lascia spazio a prodotti più evoluti, più piacevoli da usare e più vicini alle esigenze della pelle.

Il paradosso del tanmaxxing

Accanto alla crescita della protezione, però, esplode il fenomeno del tanmaxxing. Il termine indica la ricerca dell’abbronzatura massima, spinta spesso da video, consigli virali e tendenze social che invitano a esporsi di più, inseguire l’indice UV più alto o usare oli e miscugli per intensificare la tintarella.

Le ricerche online confermano il trend: l’interesse per il tanmaxxing ha raggiunto il picco degli ultimi cinque anni, mentre crescono anche le ricerche legate ai lettini abbronzanti e agli oli solari. È una moda che preoccupa dermatologi e aziende del settore, perché rischia di riportare indietro le lancette rispetto alla prevenzione dei danni da esposizione solare.

Per questo alcuni produttori stanno avviando campagne informative rivolte soprattutto alla Generazione Z e alla Generazione Alpha. L’obiettivo è smontare i falsi miti della tintarella e ricordare che l’abbronzatura non deve diventare una sfida contro la pelle.

I nuovi solari diventano sieri, latte e prodotti glow

La risposta dell’industria è anche tecnologica. Le creme solari 2026 sono sempre meno pesanti, meno bianche, meno appiccicose. Arrivano sieri solari trasparenti, texture lattiginose, formule minerali più leggere e prodotti capaci di dare un effetto glow sulla pelle.

Il termine “milk sunscreen” corre sui social e intercetta la moda del “latte” nel beauty. Anche l’ossido di zinco, che in passato lasciava spesso un effetto bianco e pastoso, viene oggi inserito in formule più leggere e gradevoli. Il risultato è una protezione che si applica con più facilità, anche sotto il trucco o come prodotto finale della routine viso.

È un passaggio decisivo: più i solari sono piacevoli da usare, più è probabile che vengano applicati con regolarità. La prevenzione passa anche dalla qualità sensoriale del prodotto.

La protezione solare diventa skincare

Un altro trend forte è la skinification. La protezione solare non viene più pensata come prodotto separato dalla cura della pelle, ma come parte della skincare quotidiana. Filtri UV e autoabbronzanti vengono arricchiti con ingredienti tipici dei sieri viso, dagli attivi idratanti a quelli antiage.

La promessa del mercato è chiara: proteggere, migliorare l’aspetto della pelle, uniformare l’incarnato e rendere il prodotto compatibile con il trucco e con la vita di tutti i giorni. In questo scenario cresce anche l’influenza della K-beauty, la cosmesi coreana, che punta su formule leggere, spray, texture impalpabili ed effetto finishing.

La protezione solare coreana sta facendo breccia in Europa proprio perché interpreta il filtro UV non come obbligo, ma come gesto beauty. È una differenza culturale che può cambiare molto le abitudini di consumo.

L’estate della pelle protetta e della tintarella consapevole

L’estate 2026 racconta dunque due tendenze opposte. Da una parte ci sono consumatori più informati, prodotti più avanzati e una crescita netta degli schermi ad alta protezione. Dall’altra c’è la spinta social verso l’abbronzatura estrema, che trasforma la tintarella in una prestazione da mostrare.

La sfida è trovare un equilibrio: sole sì, ma con consapevolezza. La pelle abbronzata continua a essere associata all’estate, al benessere e alla bellezza. Ma la vera novità è che oggi la bellezza passa sempre di più dalla protezione. Non si tratta di rinunciare al sole, ma di imparare a viverlo senza trasformarlo in un rischio.

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Cronache

Garlasco, Stasi ai servizi sociali: i giudici riconoscono equilibrio e assenza di rancore

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha concesso ad Alberto Stasi l’affidamento in prova ai servizi sociali. Nel provvedimento i giudici valorizzano il percorso detentivo, l’adesione alle regole, la gestione del clamore mediatico e l’assenza di profili di pericolosità.

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Alberto Stasi lascia il carcere e prosegue l’esecuzione della pena in affidamento in prova ai servizi sociali. La decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano riguarda il 42enne condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua casa di Garlasco il 13 agosto 2007.

Il provvedimento non cancella la condanna e non equivale a una revisione del processo. È una misura alternativa alla detenzione, concessa sulla base del percorso compiuto durante l’esecuzione della pena, del comportamento tenuto in carcere e in semilibertà e della valutazione dei magistrati di sorveglianza.

Il percorso in carcere e la gestione del clamore mediatico

Nelle motivazioni, i giudici riconoscono a Stasi un adattamento costante alla detenzione e alle regole imposte dalla misura alternativa già sperimentata. Il Tribunale valorizza anche il modo in cui ha affrontato il ritorno dell’attenzione pubblica sul caso Garlasco, dopo la riapertura dell’indagine e l’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio, la cui posizione resta al vaglio degli inquirenti e per il quale vale pienamente la presunzione di innocenza.

L’ordinanza sottolinea che la nuova esposizione mediatica ha prodotto una inevitabile attivazione emotiva, ma che Stasi avrebbe saputo gestirla con lucidità e contenimento. Secondo i giudici, la possibilità che possa emergere la sua estraneità ai fatti gli consente di vivere in modo meno faticoso l’invadenza dei media.

Le strategie per evitare giornalisti e appostamenti

Uno dei passaggi più significativi riguarda il rapporto con la pressione mediatica. Il provvedimento richiama i ripetuti appostamenti dei giornalisti e le strategie adottate da Stasi per evitarli. Questo, scrivono i giudici, ha limitato le sue possibilità di spostamento, ma non ha compromesso il percorso di reinserimento.

Stasi, secondo il Tribunale, ha mantenuto un profilo basso, ha evitato nuove interviste e ha conservato lucidità rispetto ai possibili sviluppi futuri. Nel provvedimento viene inoltre evidenziato che non emergono atteggiamenti rancorosi né narrazioni denigratorie nei confronti di chi lo ha posto nella condizione in cui si trova.

L’assenza di profili di pericolosità

La valutazione centrale del Tribunale riguarda l’assenza di profili di pericolosità sociale. La semilibertà già concessa in precedenza avrebbe confermato, secondo i magistrati, la capacità di Stasi di rispettare le prescrizioni e di mantenere una condotta coerente con il percorso trattamentale.

Nel provvedimento si richiama anche l’empatia e la sofferenza manifestate verso la parte offesa. Un elemento che, insieme all’adesione alle regole e alla condotta ritenuta lineare, ha contribuito alla decisione di concedere l’affidamento in prova.

Una vicenda giudiziaria ancora sotto i riflettori

Il caso Garlasco resta una delle vicende giudiziarie più seguite e controverse degli ultimi vent’anni. Stasi è stato condannato in via definitiva, ma ha sempre sostenuto la propria innocenza e, secondo i giudici, ha percorso tutte le vie previste dall’ordinamento per dimostrarla.

La nuova indagine della Procura di Pavia ha riacceso l’attenzione sul delitto e ha aperto un nuovo fronte investigativo. Questo non modifica, allo stato, il dato processuale della condanna definitiva di Stasi, né consente conclusioni anticipate sulla posizione di Sempio. Sono due piani distinti: da un lato l’esecuzione della pena e la misura alternativa concessa dal Tribunale di Sorveglianza; dall’altro l’inchiesta in corso e gli eventuali sviluppi processuali.

La pena prosegue fuori dal carcere

Con l’affidamento ai servizi sociali Stasi non è un uomo libero in senso pieno. La pena continua, ma fuori dal carcere, sotto controllo e con prescrizioni. La misura può essere revocata se non vengono rispettate le regole stabilite dal Tribunale.

La decisione dei giudici segna comunque un passaggio rilevante nella lunga vicenda del delitto di Garlasco. Non chiude il caso, non riscrive la storia processuale e non anticipa l’esito delle nuove indagini. Ma riconosce che, nel percorso di esecuzione della pena, Stasi ha mostrato equilibrio, adesione alle regole e capacità di affrontare anche una pressione mediatica eccezionale senza manifestare rancore.

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Cronache

Esame di terza media 2026, quasi tutti promossi: la prima grande prova fa meno paura

Mentre l’attenzione è rivolta alla Maturità, migliaia di studenti affrontano l’esame di terza media. I dati dell’ultima edizione raccontano una prova superata quasi da tutti, con percentuali altissime di promossi e molti voti elevati.

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Mentre i riflettori sono puntati sul mezzo milione di studenti alle prese con la Maturità 2026, c’è un altro grande esame che coinvolge una platea altrettanto importante, ma più giovane. È l’esame di terza media, la prima vera prova scolastica nazionale per migliaia di adolescenti che chiudono il primo ciclo di istruzione e si preparano al passaggio alle superiori.

Per molti ragazzi è un momento carico di emozione. C’è l’ansia delle prove scritte, il timore del colloquio orale, la responsabilità di presentare un percorso personale davanti ai professori. Eppure i numeri raccontano una realtà più rassicurante di quanto spesso si immagini: l’esame di terza media è una prova seria, ma quasi tutti la superano.

La vera selezione arriva prima dell’esame

Secondo i dati analizzati da Skuola.net sull’anno scolastico 2024/2025, il passaggio più delicato non è l’esame in sé, ma l’ammissione. A livello nazionale viene ammesso il 98,8% degli studenti. Una volta ottenuto il via libera del Consiglio di classe, la strada diventa decisamente meno in salita.

Tra i candidati ammessi, il 99,9% ottiene il diploma conclusivo del primo ciclo. La percentuale di chi non supera l’esame si ferma allo 0,1%. Un dato minimo, che conferma un andamento ormai stabile da anni: la licenza media è un passaggio importante, ma non rappresenta uno scoglio insormontabile per la grande maggioranza degli studenti.

Voti alti per molti candidati

Non si tratta soltanto di promozioni diffuse. L’esame premia anche molti candidati con valutazioni buone o molto buone. Sempre guardando ai dati della scorsa edizione, il 27,3% degli studenti ha ottenuto il voto sette, mentre il 27,9% ha chiuso con otto.

Consistente anche la fascia delle eccellenze. Quasi uno studente su cinque ha raggiunto il nove. Il 5,6% ha ottenuto dieci, mentre il 5,2% ha conquistato il dieci e lode. Una quota complessiva che supera nettamente quella di chi ha superato l’esame con il voto minimo, pari al 14,2%.

Il quadro restituisce l’immagine di una scuola che accompagna la grande maggioranza degli alunni al traguardo e, in molti casi, riconosce percorsi solidi e risultati brillanti.

Come si viene ammessi all’esame

Per essere ammessi all’esame di Stato del primo ciclo bisogna rispettare alcuni requisiti fondamentali. È necessario aver frequentato almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato, aver partecipato alle prove Invalsi previste durante l’anno e avere un voto di comportamento non inferiore a sei.

Il Consiglio di classe può comunque valutare il percorso complessivo dello studente. Per questo, in determinati casi, è possibile essere ammessi anche in presenza di alcune insufficienze, quando il quadro generale del triennio consente una valutazione positiva del cammino scolastico.

Una commissione fatta dai professori degli studenti

A differenza della Maturità, l’esame di terza media ha una caratteristica che aiuta molti ragazzi ad affrontarlo con maggiore serenità: la commissione è composta dai docenti interni. A giudicare gli studenti sono quindi professori che conoscono il loro percorso, le difficoltà incontrate, i progressi compiuti e il lavoro svolto nel triennio.

Questo non trasforma l’esame in una formalità, ma lo rende più aderente alla storia scolastica di ciascun alunno. La valutazione non si limita alla prestazione di quei pochi giorni, ma tiene conto anche del cammino compiuto durante gli anni della scuola secondaria di primo grado.

Tre prove scritte e il colloquio orale

L’esame prevede tre prove scritte. Si comincia con Italiano, dove gli studenti devono dimostrare capacità di scrittura, comprensione, sintesi e argomentazione. Le tracce possono riguardare un testo narrativo o descrittivo, un testo argomentativo oppure la comprensione e rielaborazione di un brano.

Seguono la prova di Matematica e quella di Lingue straniere. Poi arriva il colloquio orale interdisciplinare, il momento in cui lo studente deve mostrare non soltanto ciò che ha studiato, ma anche la capacità di collegare le conoscenze, ragionare, esporre con chiarezza e orientarsi tra più materie.

In molte scuole il colloquio parte da una tesina o da un elaborato personale. È un modo per rompere il ghiaccio e costruire collegamenti tra discipline diverse. Nel corso dell’orale viene valutata anche l’Educazione civica. Per gli studenti dell’indirizzo musicale è prevista inoltre una prova pratica con lo strumento.

Il voto finale e la possibilità della lode

Il voto conclusivo è espresso in decimi. Viene calcolato tenendo conto del voto di ammissione e dei risultati ottenuti nelle prove d’esame, scritti e orale. Per ottenere il diploma è sufficiente raggiungere la sufficienza.

Per gli studenti più brillanti resta possibile arrivare al voto massimo, il dieci, e in presenza di un percorso particolarmente meritevole la commissione può attribuire anche la lode.

L’esame di terza media resta così un passaggio simbolico e formativo. È il primo vero confronto con una prova conclusiva, ma anche un momento di crescita. I dati rassicurano: quasi tutti ce la fanno. Ma per ogni ragazzo resta comunque una tappa importante, perché segna la fine di un ciclo e l’inizio di una nuova fase della vita scolastica.

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