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Moda, Etro lancia capsule camicie genderless con Harris Reed

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Etro lancia una capsule di camicie in seta genderless disegnate in collaborazione con il giovane stilista britannico Harris Reed, noto per il suo stile gender fluid. In seguito al successo delle camicie realizzate con tessuti d’archivio, Reed ha voluto continuare a sviluppare il concetto del riutilizzo, un messaggio caro al suo brand demi-couture. La capsule e’ composta da due modelli realizzati in tessuti d’archivio colorati con stampe Paisley e floreali, caratterizzati da una forma voluminosa, un fiocco da posizionare a piacimento e maniche couture. “Quando Harris Reed ci ha contattato per collaborare con noi – ha commentato in una nota Veronica Etro, direttore creativo della linea donna- su questo progetto speciale, non avevo dubbi. Harris e’ un designer giovane e talentuoso che trasmette messaggi meravigliosi con il suo lavoro ed ero felice di avere la possibilita’ di unire la nostra ricerca tessile e il nostro gusto nel colore al suo approccio innovativo. Amo l’idea di dare una nuova vita ai tessuti trasformandoli in creazioni esclusive”.

“Sono onorato di collaborare con Etro su questo progetto di upcycling – ha aggiunto Harris Reed -. Essendo io un giovane designer, il loro supporto e’ inestimabile ed e’ per me un sogno poter collaborare con il marchio che ho sempre rispettato profondamente per la sua cultura e un meraviglioso heritage. Veronica Etro e la sua fantastica famiglia erano entusiasti all’idea di prendere dei tessuti dal loro archivio e di permettermi di riportarli nuovamente in vita, con le mie camicie iconiche Pussy Bow Blouses. Lo stesso modello e’ stato creato per personaggi come Harry Styles, Ezra Miller e Troye Sivan. I modelli e i disegni sono stati realizzati nel mio studio a Londra, ma portati in vita con l’uso dei tessuti d’archivio Etro. Sono davvero entusiasta che le persone vedano questi pezzi, in quanto sono unici e a tiratura limitata. La mia speranza e che cio’ porti ad un nuovo modo di guardare la moda, non solo per quanto riguarda il genere e la fluidita’, ma anche per l’idea di upcycling e la bellezza che c’e’ dietro al concetto”.

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Vino: Consorzio, valore 1 miliardo obiettivo sistema Amarone 

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 La corsa in valore dell’Amarone e dei vini Valpolicella sembra non volersi fermare agli attuali 600 milioni di euro. “Obiettivo è raggiungere un miliardo di euro, e il sistema se lo merita” ha detto, a margine di Amarone Opera Prima, il produttore Riccardo Pasqua che guarda con ottimismo al consolidarsi sui mercati esteri del re dei vini veronesi. “Obiettivo nei nostri orizzonti – conferma il presidente del Consorzio vini Valpolicella Christian Marchesini – visto che nel 2021 abbiamo venduto 3,5 milioni di bottiglie in più della produzione annua, e ci siamo giocati le scorte di un vino che sa invecchiare bene. Ci stiamo vendendo anche le vecchie annate, e il prezzo dei nostri vini – osserva – non potrà che salire. Per la corsa della domanda e per l’aumento dei costi energetici e delle materie prime. Noi siamo fortunati, il vetro verde si trova, quello trasparente meno, ma sono aumentate tutte le forniture. Il mercato però – conclude con soddisfazione il presidente del Consorzio vini Valpolicella Marchesini – ci sta già riconoscendo più valore, persino negli sfusi i listini sono cresciuti del 30% circa, e le vendite dirette sul territorio restano in equilibrio”.

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Chi mangia sano butta meno cibo

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Mangiare sano e bene, prima regola. Poi, fissare un menu dei 7 giorni, cuocere tutto una volta a settimana, fare la spesa con una lista per evitare di comprare cose inutili o doppioni, leggere attentamente le istruzioni riportate in etichetta, e se si mangia al ristorante chiedere senza esitazione la family bag, come ricorda il vademecum di federalimentare. Sono solo alcuni degli accorgimenti lanciati da organizzazioni e istituzioni con linee-guida, vademecum, appelli, indagini in vista della X Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare del 5 febbraio. Secondo una ricerca del Crea, (Consiglio per la ricerca in agricoltura) condotta su un campione di 2869 adulti, chi segue le linee-guida per una sana alimentazione butta via meno cibo e aiuta il pianeta, oltre a mangiare meglio. C’è da dire, però, che i consumatori sono diventati più oculati. Nelle case degli italiani lo spreco alimentare è sceso del 12% rispetto ad un anno fa, anche come risposta alla corsa dell’inflazione, per un valore complessivamente di 6,48 miliardi di euro.

Una cifra, secondo il report ‘Il caso Italia’ 2023 di Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability, che arriva a 9,3 miliardi considerando le perdite lungo la filiera, dal campo alla catena dell’industria alla distribuzione. E sulla base dei nuovi dati che si riferiscono al mese di gennaio 2023, gli italiani gettano in media 524,1 grammi pro capite a settimana di cibo contro i 595,3 grammi della scorsa indagine, o circa 75 grammi di cibo al giorno e 27,253 kg annui. Mentre secondo l’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market / Campagna Spreco Zero, nel report ‘Il caso Italia’ 2023 , l’86% degli italiani si impegna a consumare tutto quello che cucina e a mangiare anche gli avanzi. Anche gli chef fanno la loro parte. La Federcuochi ha lanciato l’appello “Chef Spreco Zero”, rinnovando l’appello a tutti i suoi chef verso lo ‘spreco zero’, attraverso un utilizzo consapevole delle risorse alimentari, incentivando ricette basate sul recupero del cibo avanzato, sull’ottimizzazione degli ingredienti e su una gestione più razionale degli acquisti. La lotta allo spreco alimentare è anche un obiettivo del Governo “per favorire la distribuzione degli eccessi a chi ne ha bisogno”, ha detto oggi il Ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida. “Sono necessarie un’attenta analisi scientifica alla base, una corretta informazione e una formazione ad hoc che parta dalle scuole” E infine, fa sapere il fondatore Spreco Zero, l’agroeconomista Andrea Segrè, “non è lontano l’obiettivo Onu di dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030” .

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Vino, l’Ue lavora a nuove etichette

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Il 2023 parte in salita per il settore vino che, dopo il lockdown e i rincari delle materie prime ed energetici, rileva in corso di navigazione falle normative con nuove burrasche all’orizzonte sul fronte dell’etichettatura e della promozione. “È in corso un attacco alla dieta mediterranea e l’Italia deve difendere i propri interessi, anche commerciali” ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani confermando di aver avuto uno scambio di vedute col collega irlandese a proposito della etichettatura sul vino.

“”Serve trovare una soluzione che tuteli la salute ma non colpisca la produzione agroindustriale del vino che nel nostro Paese è fondamentale anche per le esportazioni. Metteremo in contatto i nostri ministeri dell’agricoltura e i ministeri competenti per vedere se possiamo aprire un dialogo e un confronto coi colleghi irlandesi”, ha precisato il vice premier. Intanto i produttori italiani cominciano a temere un passaggio dalla padella alla brace visto che il portavoce della Commissione europea Stefan De Keersmaecker, pur premettendo che “nessuno è contro il vino”, ha poi precisato che il Piano Ue prevede una riduzione del consumo dannoso di alcol “di almeno il 10% entro il 2025”. “L’etichettatura – ha proseguito il portavoce di Bruxelles – è un argomento molto importante e abbiamo già annunciato nella Strategia Farm to Fork e nel Piano per battere il cancro che lavoriamo a una revisione” delle norme Ue in materia. Su questo aspetto, ha annunciato De Keersmaecker, “una valutazione di impatto è in preparazione, e il lavoro tecnico è in corso”.

La proposta sulle nuove etichettature, sia nutrizionali che alcoliche, è attesa a fine 2023 ma oggi Unione Italiana Vini si dichiara delusa. “Dichiarazioni cerchiobottiste” tuona il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti, rivolgendo un appello alle istituzioni italiane, a partire dal ministero della Salute, affinché “esprimano la propria posizione su un tema che non deve più originare equivoci”. Nell’ambito del dibattito sul rapporto tra alcol e salute Federvini sottolinea “la necessità di riconoscere tale distinzione, indipendentemente dalla tipologia di bevanda alcolica. Altrimenti si rischia una deriva priva di fondamenti scientifici che potrebbe portare all’introduzione di health warning persino su farmaci contenenti alcol o sui babà napoletani”. “Anche altri Paesi sono con noi nella battaglia, noi più degli altri perché difendiamo una eccellenza che non può essere globalizzata” fa sapere il presidente della 9/a Commissione del Senato, Agricoltura e produzione agroalimentare, Luca De Carlo. Sull’etichettatura “le ambiguità non ci fanno bene” così come “temiamo ideologismi sui pesticidi” sottolinea Caterina Avanza, responsabile del neonato gruppo Agricoltura di Azione di Carlo Calenda. Mentre in Italia continua la polemica sulle affermazioni di virologi-vinologi come la biologa Antonella Viola secondo la quale “bere un paio di bicchieri fa rimpicciolire il cervello”. Ha trovato l’assist dell’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, mentre hanno preso distanza da queste affermazioni l’infettivologo Matteo Bassetti, il mondo produttivo, il leghista Gian Marco Centinaio, Assoenologi e quattro Consorzi del vino pugliese lamentando “terrorismo e disinformazione”.

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