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Cultura

“Misuro il tempo”, l’installazione del duo Bianco-Valente sarà inaugurata e consegnata a Casamicciola

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Sara inaugurata il 19 Maggio l’installazione “Misuro il tempo” del duo Bianco-Valente.

Alla presenza del Soprintendente del Pio Monte della Misericordia Alessandro Pasca di Magliano, del Sindaco di Casamicciola Giovan Battista Castagna e della curatrice Maria Savarese, sarà consegnata al comune di Casamicciola sull’isola d’Ischia, l’opera/installazione che il duo artistico ha realizzato nei giorni scorsi, sfidando le intemperie e il clima non favorevole che ha colpito l’isola verde.

Nella galleria fotografica proponiamo le ultime fasi dell’allestimento che ha incuriosito i tanti turisti che già affollano l’isola e gli stessi residenti, che hanno cosi potuto riparlare e confrontarsi su di una struttura a loro cara, che ha purtroppo dovuto affrontare il degrado e l’abbandono degli ultimi anni.

Questo è un primo passo per il recupero, la ristrutturazione e la rivalorizzazione di un sito che è tra i più interessanti e famosi dell’isola.

Cerimonia di inaugurazione domani 19 Maggio alle ore 12,00.

Saranno ovviamente presenti gli artisti.

 

Bianco-Valente (Giovanna Bianco e Pino Valente) iniziano il loro progetto artistico nel 1994 indagando dal punto di vista scientifico e filosofico la dualità corpo-mente, l’evoluzione dei modelli di interazione tra le forme di vita, la percezione, la trasmissione delle esperienze mediante il racconto e la scrittura. A questi studi è seguita un’evoluzione progettuale che mira a rendere visibili i nessi interpersonali, influenzata anche da una teoria astrologica basata sui viaggi e le influenze astrali, che stanno sperimentando su se stessi dal 2001 e che li spinge a raggiungere in occasione del proprio compleanno astronomico determinati luoghi del globo terrestre dove si intrecciano tempo, coordinate geografiche e struttura simbolica rappresentata dalla posizione dei pianeti nel cielo.

Ne è un primo esempio la videoinstallazione Relational Domain (2005) a cui hanno fatto seguito altre installazioni che hanno interessato vari edifici storici e molti altri lavori incentrati sulla relazione fra persone, eventi e luoghi.

Dal 2008, a Latronico, curano A Cielo Aperto, un progetto di arte pubblica per il quale invitano altri artisti a conoscere il territorio per sviluppare un’opera che si ponga in relazione con il luogo, la sua storia, le persone che lo animano e che viene allestita in permanenza all’aperto nel tessuto urbano della cittadina.

Sin dai loro esordi Bianco-Valente hanno partecipato a numerose mostre personali e collettive, in Italia e all’estero, ed eseguito interventi installativi per importanti istituzioni museali e spazi pubblici, come Museo MAXXI (Roma), MACBA (Barcellona), Museo Madre (Napoli), Fabbrica 798 (Pechino), Palazzo Strozzi (Firenze), Triennale di Milano, Urban Planning Exhibition Center (Shanghai), Museo Reina Sofia (Madrid), Palazzo delle Esposizioni (Roma), Museo Pecci (Prato), Kunsthaus di Amburgo, NCCA (Mosca), MSU (Zagabria), Palazzo Branciforte (Palermo, evento collaterale di Manifesta 12). Partecipano alla Bienal del Fin del Mundo 2015, Mar Del Plata, (Argentina) e alla 2nd Xinjiang International Art Biennale, Urumqi (China) 2014. Hanno realizzato progetti site specific anche in Libano (Becharre), in Marocco (Marrakech), New York (ISP 2014 Whitney Museum, The Kitchen), Rio de Janeiro (Casa Italia – Olimpiadi Rio 2016), Stoccolma, Istituto Italiano di Cultura, 2018, FreiRaum Naples/Amsterdam 2018/2019.

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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“MOLTI” Biasiucci, Magrelli e Paladino per una nuova pubblicazione il filodipartenope

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Ed è in questi momenti e con questa caparbietà nel realizzare  i propri desideri concretizzandoli con una professionalità senza pari al mondo, che ci si rende conto che questa città, Napoli, non sarà mai doma agli stereotipi che la vogliono ingabbiare in una riserva che può piacere solo a chi ha smesso di cercare il meglio per le comunità che la vivono.

In questa città succede che una piccola casa editrice artigiana ilfilodipartenope nata nel 2003 a Napoli dall’amore per il sapere di Lina Marigliano e Alberto D’Angelo, con l’obiettivo di dar vita ad un luogo di ideazione e progettualità editoriale nel quale il lavoro artigiano non fosse recepito soltanto come riabilitazione della manualità ma fosse compreso come coscienza di tutti i partecipanti al progetto complessivo.
Un progetto che dalla poesia cerca di trarre nutrimento stilistico lavorando sulla sottrazione, sull’assenza e sulla metafora.
Lina e Alberto editano libri in cui la fragilità e l’essenzialità minimalista sono valori da comunicare, ognuno con carte, cuciture, frammenti, scrittori, artisti, poeti, artigiani diversi, ma sempre libri da costruire con la condivisione di chi partecipa al progetto, così il libro da opera individuale diventa opera comune, luogo di incontri di perizie.

In questa loro ricerca della coralità degli autori, della perfezione qualitativa e della armonia dei fattori che costituiscono una grande pubblicazione, nasce “MOLTI” di Antonio Biasiucci, Valerio Magrelli e Mimmo Paladino.

Il progetto-libro prende spunto dall’esperienza fatta da Antonio Biasiucci nell’isola di Chios, nella primavera nel 2016, allorquando si reca nell’isola greca per documentare, con l’occhio del fotografo-artista, la condizione dei migranti nel campo profughi di Souda. Esperienza narrata dallo stesso fotografo nel suo scritto-diario.
Dialoga con il fotografo-artista lo scrittore-poeta Valerio Magrelli, che gli dedica due poesie dalla sua antologia ed uno scritto, che evidenzia come l’esperienza fatta da Biasiucci nel campo profughi con il suo interprete Rouaf, sia una perfetta parabola dell’insegnamento.
Abbraccia il lavoro di ambedue una coperta che avvolge il libro, disegnata da Mimmo Paladino, riprodotta in serigrafia.

Antonio Biasiucci parte per l’isola di Chios con un progetto internazionale sulle migrazioni con le idee ben definite su come interpretare la condizione di chi è protagonista  dell’evento epocale animato da immense speranze e che troppe volte si scontra con l’avidità dell’uomo e la morte senza mai incontrare quella inclusività di cui è alla ricerca.

La realizzazione di un grande polittico di mani e piedi dei migranti, mani e piedi , le prime cose che vengono chieste di mostrare ai would be immigrants per controllare se  siano portatori di scabbia appena sbarcano in terraferma. Le cose non vanno cosi, anzi, nel campo e sull’isola, dopo la prima calda accoglienza, Biasucci si scontra con l’ostilità di chi non solo non vuole partecipare al progetto, ma addirittura lo avversa e lo sabota.

La sensibilità, la forza e l’onestà del fotografo fanno si che si trovi al suo fianco un alleato, conscio della potenza e dell’importanza del progetto che Biasiucci vuole realizzare, cosi affascinato e consapevole dal messaggio di cui sarebbero state portatrici le foto realizzate che Rouaf, questo il nome del profugo curdo che diverrà occhi di Antonio, si propone di realizzare egli stesso le immagini che Biasiucci oggettivamente e per causa di forza maggiore oramai non puo’ più realizzare. Toccante è la testimonianza che il fotografo scrive nell’introduzione del libro, il racconto di una  relazione intensa basata sulla sensibilità, sulla condivisione e sul rispetto reciproco tra due grosse personalità coadiuvate da una non meno importante presenza quale è quella di Luca, assistente di Antonio in questo viaggio. Rouaf, dopo essere stato per quattro giorni allievo privilegiato delle lezioni di Antonio e Luca, entra nel campo di Vial e realizza le foto come Antonio gli aveva insegnato e come Rouaf aveva voluto che gli fossero insegnate e dopo averle realizzate non le guarda nemmeno, ma le fa scegliere al fotografo, ritenendosi solo un tramite, un secondo medium insieme alla camera che è sempre il primo  tra Antonio e i soggetti fotografati, non più mani e piedi, ma volti, volti con gli occhi chiusi come voleva il progetto che nel frattempo l’artista fotografo aveva modificato. Rouaf, come scrive Valerio Magrelli nella sua presentazione è un nuovo fotografo nato  dagli insegnamenti del Maestro che non si è avvalso di tecnologie cui siamo tanto affezionati, cimici, droni, microcamere, ma è un uomo, che ha compreso la sua missione e dalla quale ne esce accresciuto e cosciente di essere stato parte di un processo che ha ripreso tradizione rinascimentale italiana ovvero il passaggio dei saperi che si consumava all’interno delle antiche botteghe.

Questa preziosa pubblicazione in tiratura limitata a 330 copie è un miracolo della professionalità e dell’artigianato, le fotografie del libro sono rigorosamente stampate su carta fotografica da  FineArtLab di Luigi Fedullo, come le stampe delle serigrafie dell’opera di Mimmo Palladino sono realizzate dal Laboratorio di Nola di Vittorio Avella.

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Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris incontra il nuovo soprintendente del Teatro San Carlo Stephane Lissner

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Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha ricevuto nel pomeriggio a palazzo San Giacomo, sede della giunta comunale, Stephane Lissner, nuovo soprintendente del Teatro San Carlo. Il primo cittadino ha voluto cosi’ accogliere in città il nuovo vertice del Massimo partenopeo per augurargli buon lavoro ed anche per rinnovare gli attestati della grandissima stima ad un grande protagonista della cultura mondiale. Dopo il tradizionale caffè, de Magistris ha donato a Lissner il gagliardetto della citta’ e un libro di fotografie dei luoghi più belli di Napoli: entrambi hanno voluto sfogliarlo fino all’immagine proprio del San Carlo. Lissner ha molto gradito l’omaggio del sindaco ed insieme, a piedi per via Verdi, hanno raggiunto il Teatro per una prima veloce visita, concedendosi una foto dal palco reale e dal palcoscenico alla presenza del soprintendente uscente, Rosanna Purchia, prima del concerto di apertura della stagione sinfonica diretto da Jurai Valchua.

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Pompei, il combattimento di due gladiatori: è l’ultimo affresco emerso dai lavori di scavo della Regio V

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Si affrontano in combattimento, sono due gladiatori: è la scena dell’ultimo affresco rinvenuto a Pompei nell’area di cantiere della Regio V,  nell’ambito dei lavori di messa in sicurezza e rimodulazione dei fronti di scavo, previsti dal Grande Progetto Pompei. Due gladiatori al termine del combattimento, l’uno vince l’altro soccombe.  I due sono un “Mirmillone” e un “Trace”, due tipologie di lottatori distinti da armature differenti e classici avversari nelle lotte gladiatorie.

Su uno sfondo bianco, delimitato su tre lati da una fascia rossa, si compone la scena di lotta tra i due gladiatori. Quello sulla sinistra è un “Mirmillone” della categoria degli “Scutati”: impugna l’arma di offesa, il gladium, (corta spada romana) e un grande scudo rettangolare (scutum) e veste un elmo a tesa larga dotato di visiera con pennacchi, il cimiero. L’altro, in posizione soccombente, è un “Trace”, gladiatore della categoria dei “Parmularii”, con lo scudo a terra. È rappresentato con elmo (galea), a tesa larga ed ampia visiera a protezione del volto, sormontato da un alto cimiero.

L’affresco lungo un metro e mezzo è stato rinvenuto in un ambiente alle spalle dello slargo di incrocio tra il Vicolo dei Balconi e il vicolo delle Nozze d’Argento, ed ha forma trapezoidale, in quanto era collocato nel sottoscala, forse di una bottega. Si intravede al di sopra della pittura, l’impronta della scala lignea.  Molto probabilmente decorava un ambiente frequentato da gladiatori, forse una bettola dotata di un piano superiore, destinato ad alloggio dei proprietari dell’esercizio commerciale o come di frequente, soprattutto vista la presenza di gladiatori, destinato alle prostitute.

“Il sito archeologico di Pompei, fino a qualche anno fa, era conosciuto nel mondo per la sua immagine negativa: i crolli, gli scioperi e le file dei turisti sotto il sole. Oggi, ha detto il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, è una storia di riscatto e di milioni di turisti in più. Oggi è un sito accogliente, ma soprattutto è un luogo in cui si è tornati a far ricerca, attraverso nuovi scavi. La scoperta di questo affresco dimostra che davvero Pompei è una miniera inesauribile di ricerca e di conoscenza per gli archeologi di oggi e del futuro”.

“E’ molto probabile che questo luogo fosse frequentato da gladiatori.  – dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna – Siamo nella Regio V, non lontani dalla caserma dei gladiatori da dove, tra l’altro, provengono il numero più alto di iscrizioni graffite riferite a questo mondo. In questo affresco, di particolare interesse è la rappresentazione estremamente realistica delle ferite, come quella al polso e al petto del gladiatore soccombente, che lascia fuoriuscire il sangue e bagna i gambali.  Non sappiamo quale fosse l’esito finale di questo combattimento. Si poteva morire o avere la grazia. In questo caso c’è un gesto singolare che il trace ferito fa con la mano, forse, per implorare salvezza; è il gesto di ad locutia, abitualmente fatto dall’imperatore o dal generale per concedere la grazia.  L’ambiente di rinvenimento  è solo parzialmente portato in luce – su un lato emerge un’altra piccola porzione di affresco che rivela la presenza di un’altra figura- in quanto lo scavo dello stesso è stato possibile a seguito dell’intervento di rimodulazione dei pendii dei fronti e alla loro messa in sicurezza, che costituisce l’esigenza prioritaria di tutto il cantiere della Regio V”.

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