Esteri
Missili e droni sul Golfo, il Kuwait attiva le difese aeree
Le difese aeree del Kuwait sono entrate in azione contro attacchi ostili con missili e droni. In Bahrain sirene d’allarme e voli sospesi. Cresce la tensione nel Golfo.
Il Golfo torna a vivere ore di forte tensione. Lo Stato Maggiore delle Forze Armate kuwaitiane ha annunciato che le difese aeree del Kuwait sono entrate in azione per respingere attacchi ostili condotti con missili e droni. Secondo quanto riferito dalle autorità militari, le esplosioni avvertite dalla popolazione sarebbero legate all’attività dei sistemi di intercettazione e non necessariamente all’impatto diretto dei vettori sul territorio.
L’esercito kuwaitiano, in un messaggio diffuso su X, ha spiegato che le difese aeree stanno affrontando minacce nemiche e ha invitato i cittadini ad attenersi alle indicazioni di sicurezza diramate dalle autorità competenti. La comunicazione ufficiale non ha fornito, nelle prime fasi dell’allarme, una ricostruzione dettagliata sull’origine degli attacchi né un bilancio definitivo di eventuali danni.
Esplosioni e intercettazioni, la popolazione invitata alla prudenza
Le autorità del Kuwait hanno precisato che i rumori delle esplosioni uditi in diverse aree del Paese sarebbero il risultato dell’intercettazione degli attacchi da parte dei sistemi nazionali di difesa aerea. È un passaggio importante, perché in situazioni di questo tipo il confine tra attacco in corso, intercettazione e danni effettivi può diventare difficile da ricostruire nelle prime ore.
Il messaggio alla popolazione è stato improntato alla prudenza: evitare aree interessate da possibili cadute di frammenti, seguire solo le comunicazioni ufficiali e rispettare le misure di sicurezza. La notizia arriva in un contesto regionale già segnato da alta instabilità e da precedenti episodi attribuiti all’Iran, tra cui l’attacco che nei giorni scorsi avrebbe interessato l’aeroporto internazionale kuwaitiano.
Sirene in Bahrain e voli sospesi
L’allarme non riguarda soltanto il Kuwait. Anche in Bahrain sarebbero state attivate le sirene di emergenza, mentre le autorità avrebbero invitato residenti e cittadini a raggiungere il luogo sicuro più vicino. Secondo le prime informazioni diffuse da fonti internazionali e regionali, i voli sarebbero stati sospesi sia in Bahrain sia in Kuwait, misura adottata per ragioni di sicurezza in una fase di minaccia aerea attiva.
Il Bahrain ospita importanti infrastrutture militari occidentali e si trova in un’area strategica del Golfo, già al centro di tensioni legate al confronto tra Iran, Stati Uniti e Paesi alleati della regione. Proprio per questo, ogni segnale di escalation viene seguito con particolare attenzione dalle cancellerie internazionali.
Una crisi regionale che rischia di allargarsi
La nuova ondata di allarmi nel Golfo conferma la fragilità dell’equilibrio regionale. Missili, droni, sistemi di difesa aerea e sospensione dei voli indicano uno scenario nel quale la dimensione militare si intreccia con quella civile, coinvolgendo aeroporti, rotte commerciali e sicurezza della popolazione.
Al momento, resta necessario distinguere tra fatti confermati, rivendicazioni e attribuzioni ancora da verificare. Le autorità kuwaitiane hanno confermato l’attività delle proprie difese aeree contro minacce ostili, mentre le informazioni sull’origine degli attacchi e sulle eventuali responsabilità dovranno essere consolidate attraverso fonti ufficiali e organismi internazionali.
Nel frattempo, la tensione nel Golfo resta altissima. Kuwait e Bahrain hanno adottato misure di emergenza, mentre la comunità internazionale guarda con preoccupazione a un’area decisiva per la sicurezza energetica, militare e commerciale globale.
Esteri
Zelensky silura Syrsky e nomina Drapatyi: scossa ai vertici militari ucraini
Volodymyr Zelensky ha sostituito Oleksandr Syrsky alla guida delle Forze armate ucraine, nominando Mykhailo Drapatyi. La decisione arriva dopo giorni di proteste per la rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov e le tensioni ai vertici militari.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sostituito il generale Oleksandr Syrsky alla guida delle Forze armate, nominando al suo posto il maggiore generale Mykhailo Drapatyi.
«Ho deciso che il nuovo comandante in capo delle Forze armate ucraine sarà Mykhailo Drapatyi», ha annunciato Zelensky, ringraziando Syrsky e i soldati ucraini per aver mantenuto solide le posizioni al fronte.
La sostituzione rappresenta il più importante cambiamento ai vertici militari ucraini degli ultimi anni e arriva nel pieno di una crisi politica innescata dal recente rimpasto di governo e dalla rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov.
Le proteste dopo la rimozione di Fedorov
La decisione di escludere Fedorov dal nuovo governo aveva provocato manifestazioni a Kiev e in altre città ucraine. Migliaia di persone erano scese in piazza per chiedere il suo reintegro e un rinnovamento della catena di comando militare.
Fedorov era considerato uno dei protagonisti della modernizzazione tecnologica delle forze ucraine, soprattutto nell’impiego di droni, sistemi digitali e nuove procedure di approvvigionamento. La sua estromissione era stata collegata alle profonde divergenze con Syrsky sulla gestione della guerra e sulle riforme dell’esercito.
Gli organizzatori delle proteste avevano dato a Zelensky un ultimatum per reintegrare l’ex ministro, minacciando in caso contrario una mobilitazione generale a tempo indeterminato.
Le scuse tardive di Syrsky
Nelle ore precedenti alla sua rimozione, Syrsky aveva cercato di ridimensionare lo scontro con Fedorov, sostenendo di essere rimasto sorpreso dalle notizie sull’esistenza di un conflitto personale tra loro.
Il generale aveva definito i contrasti come normali divergenze di lavoro tra istituzioni impegnate in una guerra su larga scala e aveva presentato le proprie scuse qualora i suoi modi duri avessero offeso l’ex ministro.
«Il mio lavoro è la guerra: strategia, fronte e uomini», aveva affermato, respingendo le accuse di mancanza di visione strategica. Il tentativo di ricomporre la frattura non è però bastato a evitare la sostituzione.
Chi è Mykhailo Drapatyi
Drapatyi, 43 anni, appartiene a una generazione di ufficiali formatasi direttamente nei combattimenti contro la Russia. Si mise in evidenza già nel 2014 durante le operazioni a Mariupol e, dopo l’invasione russa del 2022, contribuì alla difesa di Kryvyi Rih e alle operazioni nella regione di Kherson.
Ha successivamente ricoperto incarichi di primo piano nello Stato maggiore, nelle forze terrestri e nel comando delle forze congiunte. È considerato un ufficiale favorevole all’innovazione tecnologica, alla riforma dell’addestramento e a una maggiore responsabilizzazione della catena di comando.
Il sostegno a Fedorov
La nomina assume anche un evidente significato politico. Nei giorni scorsi Drapatyi aveva espresso apprezzamento per il lavoro svolto da Fedorov al ministero della Difesa, sottolineando la nascita di un dialogo concreto tra il governo e le Forze armate.
Il nuovo comandante è quindi considerato più vicino alla linea riformatrice dell’ex ministro rispetto a Syrsky. Zelensky avrebbe intanto offerto a Fedorov un nuovo incarico di primo piano nel governo, dedicato allo sviluppo tecnologico, senza tuttavia reintegrarlo formalmente alla Difesa.
Zelensky: costringere Mosca alla pace
Annunciando il cambio della guardia, Zelensky ha ribadito che l’obiettivo resta quello di rafforzare l’esercito, colpire con maggiore efficacia le forze russe e creare le condizioni per obbligare Mosca a negoziare.
«Vogliamo tutti la stessa cosa: sconfiggere il nemico e creare le condizioni, al fronte e attraverso la pressione sulla Russia, che ci permettano di costringere Mosca alla pace», ha affermato il presidente.
La nomina di Drapatyi tenta quindi di rispondere contemporaneamente alle esigenze militari, alle pressioni della piazza e alla necessità di ricomporre le divisioni che si erano aperte ai vertici dello Stato ucraino.
Esteri
Laura Loomer cambia idea sull’Ucraina: “Ho sbagliato, ho sminuito la sofferenza degli ucraini”
La commentatrice e attivista conservatrice Laura Loomer, alleata di Donald Trump, cambia posizione sulla guerra in Ucraina dopo una visita a Kiev. Su X ammette di aver sottovalutato per anni le sofferenze degli ucraini e ringrazia il presidente Volodymyr Zelensky per l’accoglienza.
Esteri
Trump vuole Gianni Infantino alla guida dell’Onu: l’indiscrezione del New York Post
Donald Trump starebbe valutando di sostenere il presidente della Fifa Gianni Infantino come prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. Non è ancora chiaro se il dirigente sportivo sia interessato all’incarico.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vorrebbe sostenere Gianni Infantino come prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. L’indiscrezione è stata pubblicata dal New York Post, che cita fonti vicine alla Casa Bianca. Al momento non risultano però una candidatura formale né una dichiarazione pubblica di Infantino sulla sua disponibilità ad assumere l’incarico.
Secondo una delle fonti citate dal quotidiano americano, Trump considera il presidente della Fifa «rispettato da tutti nel mondo» e gli riconosce una particolare capacità di unire le persone.
Il rapporto tra Trump e il presidente della Fifa
I rapporti tra Trump e Infantino si sono rafforzati durante l’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2026, ospitati da Stati Uniti, Canada e Messico. Infantino è attualmente presidente della Fifa, incarico nel quale era stato rieletto nel 2023.
La scelta del dirigente sportivo rappresenterebbe un’opzione esterna alla diplomazia tradizionale e potrebbe essere letta come il tentativo di Trump di imprimere una svolta alla gestione delle Nazioni Unite, organizzazione più volte criticata dal presidente americano per la sua presunta inefficacia nella soluzione dei principali conflitti internazionali.
Non è ancora una candidatura ufficiale
Il New York Post precisa che non è chiaro se Trump abbia discusso direttamente dell’ipotesi con Infantino e se il presidente della Fifa sia realmente interessato al ruolo.
Per entrare ufficialmente nella corsa, Infantino dovrebbe essere candidato da uno o più Stati membri. La procedura per la scelta del nuovo segretario generale è già stata avviata e prevede la presentazione delle candidature, audizioni pubbliche e una successiva valutazione da parte del Consiglio di Sicurezza.
Come viene scelto il segretario generale
Il segretario generale non viene eletto direttamente dai 193 Paesi membri. Il Consiglio di Sicurezza, composto da 15 Stati, deve prima raccomandare un candidato all’Assemblea generale. Ciascuno dei cinque membri permanenti — Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito — può bloccare la scelta esercitando il diritto di veto.
L’Assemblea generale procede quindi alla nomina formale. Il nuovo segretario generale entrerà in carica il 1° gennaio 2027, dopo la conclusione del mandato di António Guterres il 31 dicembre 2026.
Gli altri nomi in corsa
Tra i candidati citati dal quotidiano americano figurano l’ex presidente cilena Michelle Bachelet e il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’argentino Rafael Grossi.
Bachelet potrebbe incontrare la contrarietà degli Stati Uniti, mentre Grossi potrebbe dover superare eventuali riserve britanniche legate alla storica controversia tra Londra e Buenos Aires sulle isole Falkland-Malvine.
La prassi diplomatica favorirebbe questa volta un candidato proveniente dall’America Latina o dai Caraibi, ma la rotazione geografica non costituisce una regola vincolante. L’eventuale ingresso di Infantino cambierebbe quindi gli equilibri di una competizione ancora aperta e condizionata soprattutto dal confronto tra le grandi potenze.


