Lo scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni si fa frontale. In un’intervista telefonica al Corriere della Sera, il presidente americano accusa la premier italiana di non voler sostenere lo sforzo bellico nella crisi con l’Iran, dichiarandosi “scioccato” dal suo atteggiamento e mettendo in dubbio la sua determinazione.
Trump contesta apertamente la scelta italiana di non partecipare alle operazioni militari e critica la posizione del governo anche sul piano energetico e strategico.
Il nodo militare: Hormuz e basi italiane
Al centro della tensione c’è la richiesta americana di un maggiore coinvolgimento dell’Italia, anche con mezzi navali nello Stretto di Hormuz.
Trump sostiene di aver chiesto supporto agli alleati, ricevendo però risposte negative.
Secondo la ricostruzione politica, Roma avrebbe escluso l’uso di basi strategiche come Sigonella e Aviano per operazioni dirette, confermando una linea di prudenza e non intervento.
Lo scontro politico: Papa e autonomia italiana
La crisi si è aggravata dopo le dichiarazioni di Trump su Papa Leone XIV, alle quali Meloni ha risposto definendole “inaccettabili”.
Il presidente americano ha replicato con toni duri, accusando la premier di sottovalutare la minaccia iraniana e di non comprendere i rischi globali.
Un confronto che mette in evidenza due visioni opposte: da un lato una linea più prudente e legata ai principi costituzionali italiani, dall’altro una richiesta di allineamento pieno alle strategie statunitensi.
Il rischio economico: dazi e ritorsioni
Lo scontro rischia di avere conseguenze anche sul piano economico.
Dopo l’introduzione del dazio universale del 10% sui prodotti europei, si apre ora la possibilità di misure più mirate contro Paesi considerati non allineati.
Secondo stime industriali, eventuali tariffe al 15% o 20% potrebbero colpire settori chiave del Made in Italy, con impatti rilevanti sull’export.
Reazioni politiche: fronte interno compatto
Le dichiarazioni di Trump hanno provocato una reazione trasversale nel Parlamento italiano.
Il leader di Azione Carlo Calenda ha espresso sostegno alla premier, mentre Elly Schlein ha difeso in Aula la posizione del governo, richiamando il principio costituzionale del ripudio della guerra.
Sulla stessa linea anche Angelo Bonelli, che ha parlato di ingerenze inaccettabili e ribadito la sovranità italiana.
Un rapporto ormai compromesso
Il confronto segna un punto di rottura nei rapporti tra Roma e Washington, dopo una fase iniziale caratterizzata da sintonia personale tra i due leader.
Resta ora da capire se lo scontro potrà rientrare attraverso canali diplomatici o se si tradurrà in un raffreddamento strutturale delle relazioni tra Italia e Stati Uniti.