Economia
Mini-pacchi da Cina e Paesi extra Ue, dal primo luglio scatta il dazio da 3 euro
Dal 1° luglio 2026 l’Unione europea elimina l’esenzione doganale per i pacchi sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra Ue e introduce un dazio temporaneo da 3 euro per articolo. La misura colpisce soprattutto l’e-commerce cinese di piattaforme come Shein e Temu.
Dal primo luglio cambia lo shopping online per milioni di consumatori europei. L’Unione europea chiude l’esenzione doganale per i pacchi sotto i 150 euro provenienti da Paesi terzi e introduce un dazio temporaneo forfettario da 3 euro per articolo. La misura riguarda soprattutto gli acquisti spediti direttamente ai consumatori da piattaforme extra Ue, in particolare cinesi, come Shein e Temu.
La fine dell’esenzione sotto i 150 euro
Finora i pacchi di basso valore potevano entrare nell’Unione senza dazi doganali. Dal primo luglio, invece, anche questi invii saranno soggetti a un prelievo fisso. Il dazio non si applicherà semplicemente “per pacco”, ma per articolo o voce doganale dichiarata: in un ordine con prodotti diversi, quindi, il costo potrà moltiplicarsi. La misura resterà in vigore fino al 1° luglio 2028, quando dovrebbe entrare in funzione il nuovo Data Hub doganale europeo per l’e-commerce.
Perché Bruxelles interviene
La stretta nasce dal boom dei mini-pacchi extra Ue. Secondo i dati europei, nel 2025 sono entrati nell’Unione 5,9 miliardi di articoli di basso valore: circa 16 milioni al giorno. Oltre il 90% di questi flussi arriva dalla Cina. Per Bruxelles il sistema precedente creava una distorsione: chi importa grandi quantità di merce nell’Ue paga dazi ordinari, mentre molte piattaforme extraeuropee potevano vendere direttamente ai consumatori sfruttando l’esenzione.
Il confronto con Pechino
La misura arriva in una fase delicata dei rapporti commerciali tra Unione europea e Cina. Il commissario al Commercio Maros Sefcovic ha incontrato a Bruxelles il ministro cinese Wang Wentao, avvertendo che l’aumento delle esportazioni cinesi verso l’Ue e la riduzione della quota europea sul mercato cinese non sono sostenibili. Bruxelles e Pechino hanno concordato anche un meccanismo di monitoraggio congiunto dei flussi commerciali.
Consumatori divisi, politica già in polemica
Il Codacons avverte che il nuovo dazio finirà per pesare sui consumatori, soprattutto su chi acquista prodotti a basso costo. In Italia, considerando l’Iva al 22%, il costo effettivo del prelievo può salire a 3,66 euro. Per Elena Donazzan, europarlamentare di Fratelli d’Italia, è un passo necessario per riequilibrare il mercato e tutelare le imprese europee. Per Pasquale Tridico, capodelegazione M5s al Parlamento europeo, si tratta invece di un balzello che colpirà soprattutto cittadini con redditi più bassi e classe media.
Una tassa piccola, ma un cambio di sistema
Il dazio da 3 euro non è solo una misura fiscale. È il segnale di una nuova fase nella politica commerciale europea: meno tolleranza verso il dumping, più controlli doganali, maggiore attenzione alla sicurezza dei prodotti e alla concorrenza con le imprese europee. Per i consumatori cambierà una cosa semplice: molti acquisti online a basso prezzo, da luglio, costeranno un po’ di più.
Cronache
Il Gruppo Romeo acquisisce Quattro Passi: i fratelli Mellino ripartono da Punta San Lorenzo
Ufficiale l’acquisizione di Quattro Passi da parte del Gruppo Romeo. Dopo il sequestro della sede storica di Nerano, Fabrizio e Raffaele Mellino ripartiranno dal ristorante del nuovo albergo di Punta San Lorenzo.
Il Gruppo Romeo (nella foto Imagoeconomica Alfredo Romeo) acquisisce Quattro Passi e accoglie nella propria squadra Fabrizio e Raffaele Mellino. Dopo mesi di indiscrezioni, arriva l’ufficialità dell’operazione che apre una nuova fase per uno dei nomi più prestigiosi della gastronomia campana e italiana.
Quattro Passi diventerà il ristorante del nuovo albergo progettato a Punta San Lorenzo, nel territorio di Massa Lubrense. Fabrizio Mellino continuerà a guidare la cucina come executive chef, mentre il fratello Raffaele manterrà la responsabilità della sala e del settore food and beverage.
L’obiettivo dichiarato è preservare l’identità costruita dalla famiglia Mellino, mettendo a disposizione del ristorante nuovi strumenti e una struttura capace di sostenerne la crescita internazionale.
La svolta dopo il sequestro
La decisione arriva dopo il sequestro della sede storica di Nerano, aperta nel 1982 e arrivata a conquistare le tre stelle Michelin. I rinvii che hanno impedito la riapertura avrebbero convinto la famiglia Mellino a intraprendere un percorso diverso, nel tentativo di non disperdere il patrimonio professionale e culturale costruito in oltre quarant’anni.
Il riconoscimento della guida Michelin resta naturalmente soggetto alle sue valutazioni e non può essere considerato automaticamente trasferito alla nuova sede. La continuità della brigata, della direzione e del progetto gastronomico rappresenta però il punto di partenza per provare a difendere il livello raggiunto.
La famiglia Mellino aveva spiegato che lo stop forzato non avrebbe cancellato la propria visione né la passione per la cucina, manifestando la volontà di superare la fase più difficile nel rispetto delle regole e del territorio.
Il progetto a Punta San Lorenzo
La scelta di restare a Massa Lubrense non è casuale. Il nuovo progetto intende valorizzare il paesaggio, le produzioni locali e la cultura dell’accoglienza della Penisola Sorrentina, portandoli all’interno dei grandi circuiti internazionali dell’ospitalità.
Quattro Passi sarà parte integrante del nuovo albergo di Punta San Lorenzo. Il sodalizio tra il Gruppo Romeo e i Mellino punta a unire alta ristorazione e ospitalità, creando nuove opportunità per professionisti, produttori e competenze del territorio.
Un marchio destinato a crescere
L’operazione non riguarda soltanto il futuro del ristorante. Il progetto prevede anche la valorizzazione del marchio Quattro Passi attraverso la codificazione delle conoscenze e del metodo sviluppati dalla famiglia Mellino.
L’obiettivo è costruire un modello riconoscibile che possa essere declinato in nuove destinazioni e format, in Italia e all’estero, senza perdere il legame con la Penisola Sorrentina e con la sua cultura gastronomica.
Il percorso di Fabrizio Mellino
Nato nel 1991, Fabrizio Mellino ha raggiunto le tre stelle al termine di un percorso costruito tra formazione internazionale e ritorno alle proprie radici.
Ha studiato all’Institut Paul Bocuse di Lione e lavorato a Grenoble. Fondamentali sono state anche le esperienze con Alain Ducasse nel 2013 e con Quique Dacosta a Dénia nel 2014.
Dalla Francia ha assorbito rigore e disciplina, dalla Spagna un rapporto più creativo con la materia prima. Tornato a Nerano, ha rielaborato quelle esperienze attraverso la cucina mediterranea e lo stile “orto-mare” della Penisola Sorrentina.
Con il Gruppo Romeo comincia adesso un nuovo capitolo. Cambiano la sede e gli strumenti, ma la famiglia Mellino resta alla guida di cucina e sala con l’ambizione di portare Quattro Passi ancora più lontano.
Economia
Manovra, Giorgetti apre alla flat tax sugli aumenti. Prudenza sulla tassa alle banche
Giorgetti delinea la manovra 2027: flat tax sugli aumenti di stipendio, possibile soglia a 100 mila euro per le partite Iva e pensione a 64 anni. La Lega propone una tassa del 5% sugli utili bancari, mentre incombe la scadenza del taglio delle accise sul gasolio.
Una tassazione agevolata sugli aumenti di stipendio, soprattutto per i giovani, l’ampliamento della flat tax per le partite Iva e una possibile correzione delle regole per andare in pensione a 64 anni. Sono alcune delle ipotesi indicate dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per la manovra 2027.
Più prudente, invece, la posizione sulla proposta della Lega di imporre alle banche un contributo del 5% sugli utili. Giorgetti preferisce puntare sulla concorrenza per ridurre rendite di posizione ed extraprofitti.
Il ministro è intervenuto alla manifestazione leghista “In tua difesa – Verso la finanziaria 2027”, tracciando le prime coordinate di una legge di bilancio condizionata dal caro energia, dalle tensioni sui mercati e dall’elevato debito pubblico.
Flat tax sugli aumenti di stipendio
Giorgetti propone un vantaggio fiscale per le imprese disposte ad aumentare le retribuzioni, con particolare attenzione ai lavoratori più giovani.
«Penso che dobbiamo fare una proposta di tassazione agevolata, una sorta di flat tax per gli aumenti di stipendio», afferma il ministro. La misura dovrebbe accompagnare la disponibilità delle aziende ad adeguare le retribuzioni e contribuire a contrastare la perdita di potere d’acquisto e la fuga dei lavoratori qualificati.
Il modello richiamato è quello degli incentivi fiscali introdotti dalla manovra 2026 per le imprese che rinnovavano i contratti di lavoro.
Partite Iva, la soglia potrebbe salire a 100 mila euro
Sul tavolo c’è anche l’innalzamento del limite di reddito per accedere alla flat tax al 15% riservata alle partite Iva. La soglia è attualmente fissata a 85 mila euro, mentre la Lega propone da tempo di portarla a 100 mila euro.
Giorgetti considera il limite europeo ingiustificato, ma riconosce che sarà necessario negoziare con Bruxelles.
La misura, che potrebbe arrivare nell’anno delle elezioni politiche, è contestata dalle opposizioni. Il nodo sollevato riguarda l’equità rispetto ai lavoratori dipendenti, sottoposti alle aliquote progressive dell’Irpef.
Banche, la Lega chiede fino a tre miliardi
La Lega propone un contributo del 5% sugli utili bancari, indicati in oltre 50 miliardi di euro. L’obiettivo è recuperare tra due e tre miliardi da destinare al sostegno di famiglie e imprese contro il caro energia e al rafforzamento della sicurezza.
L’ipotesi incontra la netta contrarietà di Forza Italia. Giorgetti non si pronuncia direttamente sulla tassa e sposta l’attenzione sulla scarsa competizione nel sistema creditizio.
«Se introduci elementi di concorrenza, alcune rendite di posizione e alcuni extraprofitti si abbassano automaticamente a beneficio della collettività», osserva il ministro, interrogandosi sulle condizioni offerte dalle banche agli imprenditori e sulle difficoltà incontrate da un pensionato nel trasferire il proprio conto corrente.
La proposta leghista potrebbe produrre un gettito compreso tra due e tre miliardi, ma modalità e base imponibile devono ancora essere definite.
Pensione a 64 anni, ma salvaguardando i conti
Giorgetti apre anche alla proposta della Lega sull’uscita dal lavoro a 64 anni. L’intervento dovrebbe correggere la differenza tra chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 e chi ricade interamente nel sistema contributivo.
Il ministro avverte però che qualsiasi modifica dovrà garantire la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico nel lungo periodo.
Euro digitale senza commissioni fino a 10 euro
Sul fronte europeo, Giorgetti sostiene la proposta italiana di azzerare le commissioni sui pagamenti in euro digitale fino a dieci euro.
La misura punta a tutelare piccoli commercianti e microimprese, favorendo la diffusione dei pagamenti elettronici senza far pesare i costi delle transazioni sugli importi più bassi.
Debito e mercati, la linea della prudenza
Il ministro rivendica di avere portato «la barca in acque sicure» nonostante le turbolenze internazionali. L’elevato debito pubblico impone però prudenza e rende l’Italia particolarmente esposta alle reazioni dei mercati.
Giorgetti si definisce sovranista nel senso di voler difendere gli interessi nazionali. Per farlo, sostiene, occorre ridurre il rischio che le scelte del Paese siano condizionate dalla pressione finanziaria, muovendosi comunque «nell’ambito del principio di realtà».
Carburanti, il taglio delle accise scade giovedì
La questione più urgente riguarda i carburanti. Il taglio di 17 centesimi al litro delle accise sul gasolio, prorogato dal 6 al 10 settembre, scadrà giovedì. Ansa
Il governo sta lavorando a nuovi interventi mirati contro il caro carburanti. Non è esclusa una riunione del Consiglio dei ministri già giovedì, anche se all’interno dell’esecutivo vengono valutati tempi più lunghi per definire platea, durata e coperture delle misure.
Economia
Euro digitale, l’Italia propone commissioni zero per i pagamenti fino a 10 euro
Nel negoziato europeo sull’euro digitale, l’Italia chiede commissioni zero per i pagamenti fino a dieci euro. La misura punta a ridurre i costi sostenuti da piccoli esercenti e microimprese.
Azzerare le commissioni sui pagamenti in euro digitale fino a 10 euro per tutelare piccoli commercianti e microimprese. È la proposta che l’Italia sta sostenendo nel negoziato europeo sul nuovo sistema di pagamento progettato dalla Banca centrale europea.
L’iniziativa, riferita da fonti vicine al dossier, si inserisce nel confronto tra Parlamento, Consiglio dell’Unione europea e Commissione, chiamati a definire entro la fine dell’anno il quadro legislativo necessario per la futura introduzione dell’euro digitale.
La tutela dei piccoli esercenti
La proposta italiana riprende lo spirito del protocollo firmato al ministero dell’Economia il 15 giugno 2026 per ridurre e rendere più trasparenti, chiari e confrontabili i costi sostenuti dagli esercenti per accettare i pagamenti elettronici.
L’obiettivo è favorire l’utilizzo dei pagamenti digitali senza gravare sulle attività commerciali per le operazioni di importo più basso. Il tema interessa soprattutto negozi di prossimità e microimprese, che da tempo lamentano un’incidenza eccessiva delle commissioni sulle piccole transazioni.
Che cos’è l’euro digitale
L’euro digitale sarebbe una moneta elettronica emessa e garantita dalla Bce, utilizzabile attraverso un portafoglio digitale disponibile tramite applicazione o carta. Non sostituirebbe il contante, ma lo affiancherebbe come ulteriore forma di moneta pubblica.
Il possibile lancio è atteso nel 2029, ma resta subordinato all’approvazione della normativa europea e alla successiva decisione definitiva della Bce.
Il progetto punta anche a ridurre la dipendenza europea dai circuiti di pagamento internazionali, come Visa e Mastercard, e dalle piattaforme digitali non europee, tra cui PayPal.
Il nodo delle commissioni
Uno dei punti più delicati del negoziato è il cosiddetto compensation model, cioè il meccanismo attraverso il quale le banche e gli intermediari potranno recuperare i costi sostenuti per distribuire e gestire l’euro digitale.
Gli istituti dovrebbero infatti offrire ai clienti i portafogli digitali e i servizi necessari per effettuare i pagamenti. La Bce stima per le banche costi complessivi compresi tra quattro e sei miliardi di euro in quattro anni, prevedendo comunque commissioni per gli esercenti inferiori a quelle applicate dagli attuali circuiti internazionali. Reuters
La proposta italiana interviene proprio su questo punto, chiedendo che le transazioni fino a dieci euro siano completamente gratuite.
Il limite alla disponibilità sul portafoglio
L’altro nodo riguarda l’holding limit, vale a dire la quantità massima di euro digitali che ciascun cittadino potrà conservare nel proprio portafoglio.
Il tetto dovrebbe evitare un trasferimento massiccio di denaro dai conti correnti all’euro digitale. Un simile deflusso potrebbe infatti ridurre i depositi e privare le banche di una parte della liquidità utilizzata per finanziare famiglie e imprese.
La concorrenza con i grandi circuiti
Il componente del Comitato esecutivo della Bce Piero Cipollone, responsabile della task force sul progetto, ha più volte sostenuto che l’euro digitale dovrebbe comportare per gli esercenti costi sensibilmente inferiori rispetto alle carte tradizionali.
L’Italia chiede ora una tutela specifica per le attività più piccole, che generalmente non dispongono della forza contrattuale della grande distribuzione per ottenere condizioni più favorevoli da banche e circuiti di pagamento.
La gratuità delle operazioni fino a dieci euro potrebbe quindi favorire la diffusione dell’euro digitale. Resta però da stabilire chi dovrà sostenere i costi delle transazioni e quale compensazione sarà riconosciuta agli intermediari.


