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Cronache

Milano, muore al Niguarda il 30enne ferito dopo l’aggressione armata a Rogoredo

È morto al Niguarda il 30enne cinese ferito dopo aver sottratto l’arma a un vigilante e averla usata contro la polizia a Rogoredo. Accertamenti in corso sull’operato degli agenti.

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È morto all’Ospedale Niguarda, dove era ricoverato da domenica scorsa, Liu Wenham, cittadino cinese di 30 anni, rimasto gravemente ferito una settimana fa a Milano durante un intervento di polizia.

L’episodio a Rogoredo

L’uomo aveva sottratto la pistola a un vigilante e l’aveva poi utilizzata contro gli agenti intervenuti, che avevano risposto al fuoco ferendolo in modo grave. I fatti sono avvenuti nella periferia di Rogoredo, area già segnata nei giorni precedenti da un altro grave episodio conclusosi con la morte di un pusher durante un intervento di polizia.

La posizione della vittima e i precedenti interventi

Secondo quanto ricostruito, il 30enne era irregolare sul territorio nazionale, senza fissa dimora e con precedenti segnalazioni per problemi psichiatrici. Nei giorni antecedenti l’episodio era stato più volte fermato per accertamenti dalla Polizia Ferroviaria e successivamente rilasciato.

Il 30 gennaio era stato notato aggirarsi con delle pietre a Rogoredo; il 31 gennaio avrebbe minacciato una guardia giurata alla Stazione Centrale con manici di scopa; il giorno successivo avrebbe tentato di sottrarre un cacciavite in un cantiere della stessa stazione, restituendolo subito dopo.

Il ricovero e la dimissione

Il 31 gennaio gli agenti avevano disposto il ricovero in psichiatria, dopo che l’uomo aveva manifestato comportamenti molesti e autolesionistici, colpendosi la testa e lamentando dolore. Era stato tuttavia dimesso poche ore più tardi.

Le indagini sull’operato degli agenti

Nei giorni scorsi l’agente che ha esploso i colpi, ferendo il 30enne alla testa e a un braccio, è stato iscritto nel registro degli indagati come atto dovuto, al fine di consentire gli accertamenti di rito. La posizione è valutata nel rispetto del principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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Cronache

Affitti brevi, scontro sul piano Ue: più poteri ai Comuni nelle città sotto stress

Scontro sull’Affordable Housing Act che la Commissione europea presenterà domani. Il piano non vieta gli affitti brevi, ma stabilisce quando i Comuni possono limitarli nelle aree caratterizzate da una forte pressione abitativa.

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Non è stato ancora presentato ufficialmente, ma ha già provocato uno scontro politico. L’Affordable Housing Act, la proposta europea sugli alloggi accessibili attesa per domani, divide il centrodestra italiano, le opposizioni e le associazioni dei gestori degli affitti brevi.

Al centro della bozza c’è la definizione delle aree caratterizzate da una forte pressione abitativa, nelle quali le autorità nazionali, regionali e comunali potrebbero introdurre limitazioni agli affitti turistici senza entrare in conflitto con le regole del mercato interno europeo.

Quando un’area è “sotto stress abitativo”

Il parametro principale indicato nella bozza è il rapporto tra il prezzo medio di un’abitazione e il reddito disponibile della popolazione locale, calcolato al netto delle imposte.

Per essere considerata sotto stress abitativo, un’area dovrebbe presentare un rapporto pari almeno a otto: il costo medio di una casa dovrebbe quindi equivalere ad almeno otto annualità di reddito disponibile.

Dovrebbe inoltre essere dimostrato che questo rapporto è aumentato nei dieci anni precedenti e che difficilmente la pressione abitativa diminuirà nei tre anni successivi. La verifica dell’andamento storico non sarebbe invece necessaria quando il rapporto tra prezzo dell’immobile e reddito raggiunge quota dieci.

Nessun divieto automatico agli affitti brevi

La proposta non introduce direttamente un divieto generalizzato degli affitti brevi né limita automaticamente l’acquisto delle seconde case. Definisce piuttosto le condizioni in presenza delle quali gli enti territoriali potrebbero adottare misure restrittive.

L’obiettivo è offrire una base giuridica agli interventi locali, finora esposti al rischio di ricorsi per una possibile violazione della direttiva europea sui servizi e delle libertà del mercato interno.

Secondo la bozza, le eventuali restrizioni potrebbero riguardare soprattutto gli affitti brevi esercitati in immobili diversi dall’abitazione principale.

I gestori: “Parametro troppo rigido”

L’Associazione italiana gestori affitti brevi, Aigab, giudica la nuova formulazione persino peggiorativa rispetto alle precedenti. Secondo l’organizzazione, il parametro fondato sul rapporto tra prezzo delle abitazioni e redditi non terrebbe conto delle specificità dei singoli Paesi e finirebbe per applicare la stessa soluzione a situazioni profondamente diverse.

Le associazioni di categoria temono che la possibilità di introdurre restrizioni possa penalizzare il settore turistico e comprimere la libertà dei proprietari di utilizzare economicamente i propri immobili.

Il centrodestra chiede il ritiro

La delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo, attraverso Letizia Moratti, esprime una «netta contrarietà» alla proposta, considerata potenzialmente lesiva del diritto di proprietà, e ne chiede il ritiro.

Ancora più dura la posizione dell’eurodeputata della Lega Isabella Tovaglieri, che definisce le possibili limitazioni agli affitti brevi «l’ennesima follia statalista dell’Unione europea».

La Commissione dovrebbe tuttavia chiarire che non sono previsti interventi diretti sulla proprietà privata o sul suo utilizzo. Il provvedimento offrirebbe soltanto uno strumento ai Comuni nei quali la diffusione degli affitti turistici incide maggiormente sulla disponibilità e sull’accessibilità delle abitazioni.

Avs chiede maggiori poteri per i sindaci

Più favorevole, ma con alcune riserve, la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera, Luana Zanella. La proposta, sostiene, è interessante ma deve essere migliorata attribuendo ai Comuni poteri effettivi d’intervento.

Una posizione analoga è espressa da Irene Tinagli, presidente della commissione speciale sulla crisi abitativa del Parlamento europeo. Tinagli respinge l’idea di un divieto generalizzato e sottolinea che il testo punta a consentire agli enti locali di intervenire nelle aree maggiormente colpite dalla crisi abitativa.

La versione definitiva sarà illustrata dal commissario europeo per l’Energia e le politiche abitative, Dan Jørgensen, e dalla vicepresidente della Commissione Teresa Ribera. Solo con la presentazione ufficiale sarà possibile valutare la reale portata delle misure e gli spazi d’intervento riconosciuti agli enti locali.

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Cronache

Strage di Viareggio, la Cassazione: tutti gli imputati contribuirono al disastro

Depositata la motivazione della Cassazione sulla strage di Viareggio del 2009. Confermate le condanne per Mauro Moretti e altri dieci imputati: le loro condotte contribuirono, in misura diversa, a conseguenze di eccezionale gravità.

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Tutti gli imputati coinvolti nella strage di Viareggio, «ciascuno con un diverso apporto causale e con un diverso grado della colpa», contribuirono alla verificazione di eventi di «eccezionale gravità».

Lo scrivono i giudici della Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui, il 25 giugno scorso, sono diventate definitive le condanne per il disastro ferroviario che il 29 giugno 2009 provocò la morte di 32 persone e il ferimento di circa cento.

La decisione riguarda l’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rfi, Mauro Moretti, condannato a cinque anni, e altri dieci imputati. Dopo il pronunciamento definitivo, Moretti si era costituito in carcere.

La pena inflitta a Moretti

Nelle 54 pagine depositate dalla Quarta sezione penale, la Suprema Corte chiarisce che la pena inflitta all’ex manager «non è illegale né illegittima», perché rispetta il divieto di reformatio in peius, il principio che impedisce un peggioramento della posizione dell’imputato rispetto alla precedente decisione impugnata.

Secondo gli ermellini, la pena stabilita per ciascuno dei cosiddetti reati satellite è stata ridotta, rispetto alla prima sentenza d’appello, in misura superiore a un nono. I giudici avrebbero quindi tenuto conto delle circostanze attenuanti generiche anche nella determinazione delle pene per le lesioni e l’incendio colposo.

La “straordinaria gravità” delle conseguenze

La Cassazione sottolinea che i giudici del processo d’appello ter non hanno considerato soltanto la gravità delle singole condotte, ma soprattutto la «straordinaria gravità» delle conseguenze prodotte.

Nelle motivazioni viene richiamato anche il primo processo d’appello. Gli imputati, si legge, avrebbero compiuto scelte imprudenti, limitando o escludendo investimenti in un settore particolarmente pericoloso, nonostante fossero consapevoli, per esperienza e competenza, dei maggiori rischi per la sicurezza del trasporto ferroviario.

La sentenza evidenzia però anche che, nello stesso periodo, furono mantenute o aumentate le tutele nel settore del trasporto passeggeri e che il servizio destinato agli utenti venne complessivamente migliorato.

Respinti i ricorsi degli imputati

Con la sentenza del 25 giugno, la Cassazione ha sostanzialmente accolto la richiesta della Procura generale, che aveva sollecitato il rigetto di tutti i ricorsi presentati dagli imputati e la conferma integrale delle pene stabilite nel terzo giudizio d’appello celebrato a Firenze.

Si chiude così, sul piano giudiziario, un procedimento durato oltre diciassette anni per una delle più gravi tragedie ferroviarie avvenute in Italia.

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Anzio-Nettuno, arrestati cinque poliziotti: «Non sequestrarono 50 chili di cocaina»

Cinque poliziotti del Commissariato di Anzio-Nettuno sono stati arrestati nell’ambito di un’indagine della Dda di Roma. Sono accusati, a vario titolo, di avere favorito traffici di droga, omesso il sequestro di 50 chili di cocaina, sottratto denaro a persone arrestate e falsificato verbali.

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Cinque appartenenti alla Polizia di Stato, in servizio presso il Commissariato di Anzio-Nettuno, sono stati arrestati in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Roma.

Sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la Pubblica amministrazione, concorso esterno in associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, peculato, falso, cessione di droga e accesso abusivo ai sistemi informatici delle forze di polizia.

La Questura di Roma ha sottolineato la collaborazione con la Procura nel contrasto ai presunti episodi di «infedeltà istituzionale», ribadendo la volontà di tutelare il lavoro delle migliaia di agenti e dirigenti che operano nel rispetto della legge.

Le indagini della Direzione distrettuale antimafia

L’inchiesta è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma ed è stata condotta dalla Sezione investigativa dello Sco, con il supporto della Squadra mobile capitolina.

Gli accertamenti riguardano condotte che sarebbero state commesse tra il 2024 e il 2025. Secondo l’accusa, i poliziotti avrebbero gestito illecitamente alcune fonti confidenziali e favorito, attraverso comportamenti attivi od omissioni, diversi episodi di cessione di sostanze stupefacenti.

L’indagine è nata nell’ambito di una più vasta attività investigativa su un gruppo composto da cittadini italiani e albanesi, ritenuto attivo nel traffico di droga nel territorio di Anzio e Nettuno. Le posizioni degli altri presunti componenti sono oggetto di un procedimento separato.

La consegna controllata di 25 chili di cocaina

Uno dei principali episodi contestati riguarda l’organizzazione di una presunta “consegna controllata” e di un “sequestro ritardato” di 25 chili di cocaina.

Secondo gli investigatori, l’operazione sarebbe stata predisposta d’intesa con alcuni esponenti del gruppo criminale e senza i presupposti previsti dalla legge. Gli agenti avrebbero inoltre omesso di sequestrare un’altra partita composta da 50 chili di cocaina.

Il corriere morto durante l’inseguimento

Durante quella stessa operazione si verificò un inseguimento, terminato con un incidente stradale nelle campagne di Anzio-Nettuno.

Nello schianto perse la vita un cittadino albanese indicato dagli investigatori come il trasportatore dell’ingente carico di cocaina. Le indagini dovranno chiarire compiutamente anche le responsabilità collegate alla gestione dell’operazione e alla dinamica dell’incidente.

Soldi sottratti alle persone arrestate

Ai cinque poliziotti viene contestata anche l’appropriazione di somme di denaro trovate nella disponibilità di persone arrestate per spaccio.

Quei soldi, secondo l’accusa, pur essendo ritenuti provento dell’attività illecita, non sarebbero stati inseriti nei verbali né sottoposti a sequestro.

Gli investigatori avrebbero inoltre riscontrato la redazione di atti e verbali non corrispondenti agli elementi probatori acquisiti durante le indagini. Da queste condotte derivano le contestazioni di falso mosse a carico dei pubblici ufficiali.

La Questura: «Rigore contro le infedeltà»

La Questura capitolina rivendica il «massimo rigore» nell’individuazione e nel contrasto delle condotte incompatibili con i doveri istituzionali e con il giuramento di fedeltà alla Repubblica.

Il provvedimento cautelare non costituisce però un giudizio definitivo. I cinque agenti sono gravemente indiziati, ma le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento. Per tutti vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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