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Cronache

Milano, caso Bellavia: rinvio a giudizio per accesso abusivo ai sistemi informatici. Restano interrogativi sul materiale contestato

La Procura di Milano dispone il rinvio a giudizio di una ex collaboratrice dello studio Bellavia per accesso abusivo a sistema informatico. Restano dubbi sulla natura dei file indicati come sottratti.

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La Milano torna al centro di un caso giudiziario complesso che coinvolge il commercialista Giangaetano Bellavia, noto consulente in numerose inchieste di criminalità economica e volto televisivo della trasmissione Report. La Procura di Milano ha disposto il rinvio a giudizio con citazione diretta di una ex professionista dello studio, Valentina Varisco, 42 anni, per l’ipotesi di accesso abusivo a sistema informatico.

Secondo l’accusa, tra il 18 giugno e il 25 settembre 2024 sarebbero stati copiati circa un milione di file, indicati come costituenti il know how dello studio Bellavia.

Le posizioni delle parti

La difesa dell’imputata, affidata all’avvocato Andrea Puccio, contesta la ricostruzione accusatoria. «È una vicenda molto più complessa — sostiene il legale — la denuncia riporta una versione non aderente ai fatti e comunque incompleta se non si considerano ulteriori eventi di estremo rilievo, maturati in una collaborazione quasi ventennale tra i due».

Di diverso avviso Bellavia, che collega l’episodio contestato al successivo impiego della donna presso due società di investigazioni.

Il “giallo” dei file e il promemoria senza firma

Nel procedimento emerge un ulteriore elemento che alimenta interrogativi. Agli atti risulta infatti un promemoria di 36 pagine, privo di firma, data e timbro di deposito, ma inserito nel fascicolo ufficiale. Il documento, scritto in prima persona da Bellavia e indirizzato a un proprio legale, descrive i file copiati — 1.323.953 documenti per circa 910 gigabyte — come di «altissima sensibilità».

Secondo quanto ricostruito, l’espressione sembrerebbe andare oltre il materiale ordinario delle consulenze giudiziarie, evocando anche atti come intercettazioni, brogliacci, conti bancari o documentazione acquisita nel corso delle indagini ma non necessariamente confluita nei processi perché riguardante dati personali di terzi.

Magistrati e nomi eccellenti citati

Nel medesimo appunto compare un elenco sommario di magistrati — 19 in totale — riconducibili, secondo la ricostruzione, agli atti indicati come sottratti, inclusi due pubblici ministeri titolari di fascicoli all’epoca ancora coperti da segreto, a Milano e Catania.

È inoltre riportato un elenco esemplificativo di nomi presenti nei file, che comprenderebbe figure di primo piano della politica, dell’economia e dell’imprenditoria italiana e internazionale. Nomi che, a seconda dei casi, sembrerebbero riferirsi a clienti dello studio o a soggetti coinvolti in procedimenti oggetto di consulenze. La presenza di tali riferimenti, allo stato, non equivale ad alcuna contestazione di responsabilità nei confronti delle persone citate.

Il riferimento a Report e altri materiali

In una successiva integrazione formale di denuncia, Bellavia fa inoltre riferimento a un altro gruppo di file — datati fino al 2020 — che sarebbero stati sottratti da hard disk custoditi in un armadio dello studio. In questo materiale, secondo quanto dichiarato, potrebbero figurare anche documenti trasmessi nel tempo dalla redazione di Report per valutazioni tecniche, poi eventualmente non utilizzati in trasmissione.

Resta tuttavia non chiarito come il promemoria privo di firma sia confluito nel fascicolo. Il primo legale di Bellavia, Gianni Tizzoni, che ha rinunciato al mandato nei mesi scorsi, ha escluso di averlo depositato. Sul punto, Bellavia non ha fornito spiegazioni pubbliche.

Profili giuridici e possibile accordo

La vicenda solleva anche questioni relative agli obblighi dei consulenti giudiziari, chiamati a non conservare dati raccolti nell’ambito degli incarichi e ad adottare misure idonee a impedirne la divulgazione.

Il nuovo legale di parte civile di Bellavia, Luca Ricci, ha confermato che, allo stato, «l’intenzione tra le parti è cercare un approccio ispirato alla ragionevolezza», con l’obiettivo di valutare un accordo transattivo tombale.

Nota di contesto: il procedimento è nella fase iniziale del giudizio. Vale per tutte le persone coinvolte il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

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Cronache

Lotto, la cinquina di Napoli sbanca: 28,4 milioni di euro in vincite

La cinquina 9-19-34-43-90 sulla ruota di Napoli genera vincite per 28,4 milioni di euro. A Poggiomarino centrata una quaterna da 216.600 euro con 4 euro.

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9-19-34-43-90: sono i cinque numeri usciti sulla ruota di Napoli che hanno letteralmente “sbancato” il Lotto. Secondo quanto segnalato da Agimeg, le vincite complessive legate a questi estratti ammontano a 28,4 milioni di euro.

Una cifra nettamente superiore ai circa 12 milioni incassati complessivamente dal gioco nell’estrazione precedente. Si tratta di uno dei rarissimi casi in cui il Lotto viene definito “sbancato”, per l’entità delle somme distribuite ai giocatori.

La vincita più alta a Poggiomarino

La vincita più ricca è stata centrata a Poggiomarino, in provincia di Napoli. Con una puntata di soli 4 euro sulla quaterna 9-19-43-90, un giocatore ha incassato 216.600 euro.

È la vincita più alta del Lotto nel 2026, a pari merito con quelle registrate a gennaio a Cantù e Roma.

Premi in tutta Italia

Le prime nove vincite più alte dell’estrazione fanno tutte riferimento alla cinquina napoletana. A Bojano, in provincia di Campobasso, sono stati vinti oltre 134.000 euro.

Premi compresi tra 50.000 e 90.000 euro sono stati registrati a Bergamo, Enna, Taranto, Napoli, Fermo e Milano, a testimonianza di una distribuzione capillare delle giocate.

Un’estrazione che entra tra le più significative dell’anno per volume di vincite e che riporta al centro dell’attenzione la ruota di Napoli, tradizionalmente tra le più seguite dagli appassionati dei 90 numeri.

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Cronache

Bastoni dopo Inter-Juve: “Ho sbagliato, ma è stata una gogna mediatica”

Alessandro Bastoni ammette l’errore per la simulazione in Inter-Juve ma denuncia una gogna mediatica e minacce alla famiglia. Conferenza alla vigilia della sfida col Bodo Glimt.

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“Bastoni ha sbagliato”. Con queste parole Alessandro Bastoni ha ammesso l’errore per la simulazione avvenuta durante Inter-Juventus, episodio che ha portato all’espulsione di Kalulu.

Il difensore dell’Inter ha parlato in conferenza stampa alla vigilia dello spareggio d’andata di Champions League contro il Bodø/Glimt.

Bastoni ha riconosciuto la propria responsabilità, spiegando di aver esagerato la caduta e definendo la reazione successiva “molto brutta ma molto umana”.

Minacce e clima sui social

Il calciatore ha denunciato il clima che si è creato dopo l’episodio. “È stata una gogna mediatica, io sono capace di gestirla”, ha affermato, aggiungendo che la moglie ha ricevuto minacce di morte e auguri di malattie.

Ha inoltre espresso solidarietà all’arbitro Federico La Penna, che a sua volta sarebbe stato bersaglio di minacce via social.

“Non si può definire una persona da un episodio”

Bastoni ha ribadito di aver voluto “metterci la faccia”, sottolineando però che un singolo episodio non può definire l’intera persona o la carriera di un atleta.

Le parole del difensore arrivano in un momento delicato della stagione, con l’Inter impegnata su più fronti e attesa ora dal confronto europeo.

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Cronache

Bandecchi rinviato a giudizio per evasione fiscale, processo al via il 4 giugno

Il sindaco di Terni Stefano Bandecchi rinviato a giudizio a Roma per evasione fiscale legata a Unicusano. Contestate imposte non versate per oltre 20 milioni di euro. Processo il 4 giugno.

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Il sindaco di Terni Stefano Bandecchi è stato rinviato a giudizio dal gup del Tribunale di Roma con l’accusa di evasione fiscale. “Nessuna sorpresa, tutto come previsto”, ha commentato lasciando piazzale Clodio.

Il giudice ha accolto la richiesta della Procura, che contesta all’imputato, nella sua veste di amministratore di fatto dell’Università Niccolò Cusano, il mancato pagamento di imposte per oltre 20 milioni di euro nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022.

Le contestazioni della Procura

Secondo l’impostazione accusatoria, Bandecchi, in concorso con altri tre imputati — l’allora presidente del Cda, l’amministratore delegato pro tempore e il firmatario del Modello Unico — avrebbe omesso di indicare nella dichiarazione Ires elementi imponibili per una cifra complessiva superiore ai 20 milioni di euro.

Nella richiesta di rinvio a giudizio si parla di illecita fruizione fiscale prevista dall’articolo 74 del Testo unico delle imposte sui redditi.

Il processo è stato fissato per il 4 giugno davanti al giudice del tribunale monocratico.

Sequestri e accertamenti della Guardia di Finanza

Nel gennaio 2023 la Guardia di Finanza ha eseguito un sequestro patrimoniale ritenuto significativo dagli inquirenti.

Tra i beni sequestrati figurano una Rolls Royce Phantom acquistata nel 2018 per 550mila euro con bonifici provenienti dai conti dell’Ateneo e una Ferrari acquistata nel 2020 per 505mila euro, in parte con fondi riconducibili ai conti dell’università.

Gli inquirenti contestano inoltre l’acquisto di un elicottero e quattro auto di lusso, oltre all’addebito all’ente di spese personali per circa 1,9 milioni di euro, tra biglietti aerei e soggiorni alberghieri ritenuti estranei all’attività istituzionale.

Le accuse saranno ora oggetto di verifica nel contraddittorio processuale, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

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