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Milan senza guida, è sfida tra i progetti Rangnick-Glasner e Pochettino-Planes

A due settimane dalla fine del campionato, il Milan non ha ancora scelto la nuova struttura tecnica. Sul tavolo ci sono il progetto Rangnick-Glasner e l’ipotesi Pochettino-Planes, mentre aumentano i dubbi sul futuro di Maignan, Leao e altri protagonisti della rosa.

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Il tempo passa e il Milan resta sospeso tra due idee profondamente differenti. A due settimane dalla conclusione del campionato, il club rossonero non ha ancora definito la nuova catena di comando sportiva né individuato ufficialmente l’allenatore destinato a raccogliere l’eredità di Massimiliano Allegri.

La società deve scegliere non soltanto un tecnico, ma il modello sul quale costruire il futuro. Da una parte c’è l’ipotesi di affidare l’intero progetto a Ralf Rangnick, affiancandogli Oliver Glasner in panchina. Dall’altra prende corpo la soluzione sostenuta da Zlatan Ibrahimovic, con Mauricio Pochettino allenatore e Ramon Planes direttore sportivo.

Due strade, due filosofie e soprattutto due differenti distribuzioni del potere.

Il progetto Rangnick-Glasner

La soluzione sostenuta da Gerry Cardinale e Massimo Calvelli attribuirebbe a Rangnick il controllo dell’intera area tecnica.

Il commissario tecnico dell’Austria avrebbe il compito di coordinare mercato, scouting, metodologia e sviluppo della prima squadra, secondo il modello già sperimentato nel sistema Red Bull.

Per la panchina, Rangnick gradirebbe Oliver Glasner, tecnico austriaco con il quale condivide cultura calcistica, conoscenze e una visione fondata su intensità, pressing e valorizzazione dei calciatori.

Non esiste ancora un’intesa definitiva. La federazione austriaca vuole trattenere Rangnick fino agli Europei del 2028 e gli ha chiesto di prendere una decisione sul proprio futuro.

L’Austria prova a blindare Rangnick

Il presidente della federazione austriaca, Josef Pröll, ha confermato gli incontri con il commissario tecnico e la volontà di proseguire il rapporto.

L’Austria considera Rangnick una figura centrale nel proprio progetto e non intende perderlo facilmente. Il Milan, dal canto suo, avrebbe bisogno di una risposta rapida per poter organizzare la nuova stagione.

La situazione resta quindi aperta. Rangnick dovrebbe scegliere tra la continuità con una nazionale costruita a propria immagine e una nuova rifondazione in uno dei club più prestigiosi d’Europa.

Ibrahimovic spinge per Pochettino e Planes

L’altra strada conduce a Mauricio Pochettino.

Zlatan Ibrahimovic sarebbe favorevole all’arrivo dell’allenatore argentino, accompagnato da Ramon Planes nel ruolo di direttore sportivo. Una soluzione che distribuirebbe le responsabilità in maniera più tradizionale rispetto al modello fortemente centralizzato di Rangnick.

Pochettino garantirebbe esperienza internazionale, capacità di lavorare con giovani e campioni e una conoscenza approfondita del calcio europeo.

Anche questa ipotesi, tuttavia, non è ancora diventata una trattativa conclusa. Il tecnico argentino rappresenta una candidatura forte, ma il Milan deve prima decidere quale struttura societaria adottare.

Il raduno resta fissato per il 12 luglio

In attesa delle decisioni, la programmazione procede sulla base del calendario elaborato dalla precedente gestione.

Il raduno dovrebbe svolgersi il 12 luglio a Milanello, con le visite mediche, mentre il primo allenamento sarebbe previsto per il giorno successivo.

Il club ha già pianificato una serie di amichevoli e dovrà sottoporre il programma al nuovo allenatore. Resta però da capire chi guiderà la squadra e con quali giocatori potrà lavorare.

L’assenza di una direzione tecnica rischia infatti di rallentare le operazioni di mercato e di alimentare le incertezze all’interno dello spogliatoio.

Maignan riflette sul futuro

Il caso più delicato riguarda Mike Maignan.

Il portiere francese ha recentemente rinnovato il contratto fino al 2031, ma sarebbe rimasto spiazzato dall’uscita di Allegri e del direttore sportivo Igli Tare, considerati garanti del progetto che lo aveva convinto a restare.

Maignan non ha chiesto formalmente la cessione, ma starebbe valutando con attenzione l’evoluzione della situazione societaria.

Il Milan non vorrebbe privarsi del proprio capitano, ma dovrà offrirgli rapidamente certezze sulla competitività e sulla direzione del nuovo ciclo.

Leao e Rabiot tra dubbi e mercato

Anche Rafael Leao viene indicato tra i giocatori che potrebbero ascoltare eventuali proposte.

Il portoghese resta uno dei principali patrimoni tecnici ed economici del club, ma l’assenza di una guida definitiva rende difficile comprendere quale ruolo potrebbe occupare nel nuovo progetto.

Adrien Rabiot sarebbe invece tentato dalla possibilità di raggiungere Allegri al Napoli. Il centrocampista francese conserva un rapporto molto forte con il tecnico livornese, ma ogni eventuale operazione dipenderebbe dalle condizioni economiche e dalla volontà del Milan.

Restano inoltre da chiarire le intenzioni di Luka Modric, chiamato a decidere se proseguire ancora la carriera oppure fermarsi.

Il nodo della risoluzione di Allegri

Allegri continua intanto a trattare con il Milan la risoluzione del contratto.

Il tecnico ha già raggiunto un’intesa di massima con il Napoli, ma prima di firmare deve liberarsi dal vincolo economico con il club rossonero.

La questione riguarda esclusivamente Allegri e il Milan. Il Napoli non intende versare alcun indennizzo e attende che le parti trovino un accordo.

Lo stallo rappresenta un ulteriore segnale della fase complessa attraversata dalla società rossonera.

Anche l’Inter osserva con preoccupazione

La precarietà del Milan non riguarda soltanto la squadra e i tifosi.

L’Inter condivide con i rossoneri il progetto per il nuovo stadio e ha quindi interesse a poter contare su un partner con una struttura stabile, una linea decisionale chiara e la capacità finanziaria di affrontare un investimento particolarmente oneroso.

La rivalità sportiva si ferma davanti agli interessi comuni. Il nuovo impianto richiede che entrambe le società siano solide e pienamente concentrate sull’operazione.

Anche il calcio italiano ha bisogno di un Milan competitivo, sia per il prestigio del campionato sia per la vendita dei diritti televisivi internazionali.

L’Inter accelera per Oumar Solet

Mentre il Milan deve ancora costruire il proprio organigramma, l’Inter lavora per rinforzare la squadra di Cristian Chivu.

Il principale obiettivo per la difesa è Oumar Solet. Il centrale francese dovrebbe prima prolungare il contratto con l’Udinese e successivamente trasferirsi ai nerazzurri con la formula del prestito oneroso e dell’obbligo di riscatto.

La valutazione complessiva dell’operazione si aggirerebbe intorno ai 25 milioni di euro.

L’archiviazione del procedimento penale nel quale il calciatore era stato coinvolto ha contribuito a sbloccare una trattativa già avviata da tempo.

Il Como frena su Cambiaso e Chiesa

Il presidente del Como, Mirwan Suwarso, ha invece ridimensionato le possibilità di arrivare ad Andrea Cambiaso e Federico Chiesa.

Entrambi i calciatori sono considerati fuori dal normale parametro economico adottato dal club lariano.

Il Como continuerà a investire, ma senza abbandonare il proprio modello fondato sulla sostenibilità e sulla crescita progressiva.

Italiano riparte dal Besiktas

È invece ufficiale il futuro di Vincenzo Italiano.

L’ex allenatore del Bologna è stato presentato dal Besiktas e ha firmato un contratto fino al 2028. Per lui si tratta della prima esperienza professionale all’estero.

Il tecnico lascia la Serie A dopo aver consolidato la propria reputazione attraverso un calcio offensivo e risultati importanti.

Il Milan non può più aspettare

Il nodo resta a Casa Milan. La scelta tra Rangnick e Pochettino non riguarda soltanto il nome del prossimo allenatore, ma l’intero assetto del club.

Ogni giorno di attesa riduce il tempo disponibile per programmare il mercato, rassicurare i giocatori e costruire la nuova stagione.

Cardinale deve decidere se affidare il potere tecnico a un’unica figura forte come Rangnick oppure scegliere una struttura più tradizionale con Planes direttore sportivo e Pochettino in panchina.

Nel frattempo, il raduno si avvicina e la squadra attende di conoscere il proprio futuro. La nebbia non si è ancora alzata, ma il Milan non può permettersi di arrivare a luglio senza avere scelto la rotta.

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Terremoto alla FIFA: licenziato Kevin Lamour dopo l’attacco frontale a Infantino

La FIFA ha ufficializzato il licenziamento del direttore operativo Kevin Lamour. Il dirigente francese pagato le sanzioni per aver criticato pubblicamente il presidente Gianni Infantino sul progetto, poi ritirato, di cedere quote dei Mondiali a fondi privati.

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Si consuma una rottura traumatica ai vertici del calcio mondiale. La FIFA ha licenziato con effetto immediato il suo direttore operativo (COO), il dirigente francese Kevin Lamour. La decisione arriva a poche settimane dalle dure prese di posizione pubbliche dello stesso Lamour contro il controverso piano del presidente Gianni Infantino di cedere il 20% delle quote commerciali dei Mondiali a investitori privati.

La nota inviata ai membri del Consiglio FIFA formalizza la fine del rapporto di lavoro spiegando che «la decisione è stata presa dopo un’attenta valutazione e con grande rispetto per Kevin».

La frattura tra il numero tre della federazione e il presidente era ormai insanabile. Nelle scorse settimane Lamour aveva denunciato pubblicamente la gestione del progetto sui diritti dei Mondiali, affermando che lo staff dell’organizzazione era stato «ingannato» e definendo la trattativa come «il progetto di una sola persona». Consapevole dei rischi legati alle sue esternazioni, il dirigente transalpino aveva dichiarato in una lettera aperta di essere pronto ad assumersi le proprie responsabilità, affermando: «Se questo significa perdere il mio incarico, così sia».

Nonostante il piano di vendita ai fondi d’investimento sia stato successivamente ritirato da Infantino a causa della fortissima opposizione interna e delle principali confederazioni internazionali, il prezzo politico pagato da Lamour è stato l’estromissione immediata dall’organigramma di Zurigo.

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Scontro sul vivaio Milan, Filippo Galli replica a Maldini: «Nessuno ha mai vietato di dribblare»

L’ex responsabile del settore giovanile del Milan Filippo Galli ha replicato alle accuse di Paolo Maldini, secondo cui nel vivaio rossonero si privilegerebbe la tattica a scapito del talento. Galli ha difeso il lavoro svolto dal 2009 al 2018 incentrato sulla crescita dei ragazzi.

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Tensione tra due leggende del Milan sulla gestione dei giovani talenti. Filippo Galli, pilastro della difesa rossonera negli anni d’oro, ha risposto per le rime attraverso un post sul proprio blog (filippogalli.com) alle recenti dichiarazioni dell’ex compagno di squadra e capitano Paolo Maldini, critico nei confronti dei metodi utilizzati nel vivaio del club.

Maldini aveva lanciato una stoccata diretta al sistema di formazione giovanile rossonero: «Qualcosa non funziona a livello sistemico. I miei figli l’hanno visto nelle giovanili del Milan: si parla solo di tattica; se un ragazzo ha talento, è un problema».

Parole che non sono passate inosservate a Filippo Galli, responsabile del Settore Giovanile rossonero dal 2009 al 2018. «Quelle affermazioni mi riguardano direttamente», ha sottolineato l’ex difensore. «In quegli anni costruimmo un approccio lontano dalla ricerca esasperata del risultato, fondato sull’idea di un calcio propositivo che ponesse ciascun ragazzo nelle condizioni di essere il principale protagonista del proprio percorso: sostenendolo nella creatività, restituendo all’errore la sua funzione di tappa e non di colpa. Nessuno ha mai vietato, a nessun giocatore, di saltare l’uomo in dribbling: tutt’altro».

Galli ha poi evidenziato come Maldini non abbia vissuto in prima persona la quotidianità del vivaio milanista: «Non posso muovergli una colpa per non avere, negli anni da dirigente, seguito da vicino il Settore Giovanile. Capisco quanto la prima squadra assorba ogni energia. Gli muovo, semmai, l’osservazione che non si possa parlare della formazione dei giovani senza aver mai attraversato da dentro quel lavoro. Avrò certamente commesso degli errori, ma non posso lasciar passare una descrizione così distante da ciò che è stato quel percorso».

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Zverev domina i tie-break: Atmane piegato, il tedesco vola agli ottavi a Cincinnati

Alexander Zverev accede agli ottavi del Masters 1000 di Cincinnati battendo Terence Atmane 7-6, 7-6 dopo una partita lottata e decisa nei tie-break. Il tedesco prosegue il suo cammino da favorito nel torneo.

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Un successo di pura potenza ed esperienza. Alexander Zverev, numero tre del mondo e prima testa di serie del tabellone, conquista l’accesso agli ottavi di finale del Masters 1000 di Cincinnati superando il transalpino Terence Atmane con il punteggio di 7-6 (7/4), 7-6 (7/6).

Non è stata una serata semplice per il tennista tedesco. Nella calda e umida notte del Midwest americano, il ventiquattrenne mancino francese ha messo a dura prova la testa di serie numero uno del torneo, affidandosi a un dritto chirurgico e a un uso sapiente delle palle corte. Nei momenti chiave del match, tuttavia, la maggiore lucidezza di Zverev ha fatto la differenza. Nel primo tie-break Atmane ha pagato a caro prezzo un errore di dritto, mentre nel secondo il tedesco ha alzato la barra della qualità: due discese a rete immediate e un passante di rovescio da applausi hanno chiuso definitivamente i conti.

Al termine dell’incontro, Zverev ha speso parole d’elogio per l’avversario: «Ha giocato benissimo, è stato estremamente aggressivo e ha servito in modo incredibile. Sono davvero felice di averla portata a casa», ha dichiarato a caldo, scherzando poi sulla fatica e sul sudore lasciato in campo.

Il recente campione del Roland Garros prosegue così la sua marcia da principale favorito sul cemento statunitense, complici le assenze di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz e l’uscita di scena prematura di Novak Djokovic. Agli ottavi di finale Zverev attende ora il vincente della sfida tra l’americano Tommy Paul e il paraguaiano Adolfo Vallejo.

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