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Milan nel caos: Leao verso l’addio, rivoluzione totale dopo Allegri e futuro ancora senza guida
Il Milan vive una delle fasi più incerte della sua storia recente. Dopo l’uscita di scena di Allegri e dei principali dirigenti, anche Rafael Leao apre pubblicamente all’addio. Tra dirigenti da scegliere, allenatore da individuare e possibili partenze eccellenti, il club rossonero affronta una profonda ricostruzione.
Al primo giugno, il Milan si presenta in una situazione senza precedenti negli ultimi anni.
Nel giro di pochi giorni il club ha perso contemporaneamente allenatore, direttore sportivo, amministratore delegato e direttore tecnico. Una rivoluzione totale che lascia la società priva di gran parte delle figure che ne hanno guidato la gestione sportiva e strategica.
A rendere ancora più delicato il momento arrivano le parole di Rafael Leão, simbolo tecnico della squadra, che dal ritiro della nazionale portoghese ha lasciato intendere di essere pronto a una nuova esperienza all’estero.
Leao apre alla cessione
Le dichiarazioni dell’attaccante portoghese hanno il sapore di un addio annunciato.
Leao ha spiegato di ritenere concluso un ciclo e di essere attratto dall’idea di confrontarsi con un nuovo campionato.
Per il Milan si tratta di un passaggio delicatissimo. Non solo per il valore tecnico del giocatore, ma anche perché la sua eventuale partenza rischierebbe di rappresentare il primo tassello di un esodo ben più ampio.
Da Maignan a Modric, nessuno è intoccabile
Le incertezze non riguardano soltanto Leao.
Anche Mike Maignan potrebbe lasciare Milano nonostante il recente rinnovo contrattuale.
Sul fronte dei veterani, il futuro di Luka Modrić appare sempre più lontano dal Milan. Le ultime dichiarazioni del centrocampista hanno alimentato le voci di un possibile ritiro dal calcio giocato o di un ingresso nello staff tecnico del Real Madrid.
Discorso simile per Adrien Rabiot, il cui nome viene accostato con insistenza al Napoli e a un possibile ricongiungimento con Massimiliano Allegri.
Cardinale cerca la nuova guida tecnica
Nel frattempo il proprietario del club, Gerry Cardinale, è impegnato nella ricerca delle figure chiamate a ricostruire il Milan.
La scelta del nuovo direttore sportivo e del nuovo direttore tecnico rappresenta il primo passaggio fondamentale per definire la strategia futura.
Ibrahimovic contro Rangnick
Uno dei principali nodi riguarda la governance sportiva.
Da una parte c’è Zlatan Ibrahimović, che continua ad avere un ruolo centrale nelle decisioni del club.
Dall’altra emerge la candidatura di Ralf Rangnick, profilo da tempo associato al Milan e sostenuto da una parte della dirigenza.
Secondo le indiscrezioni, Rangnick sarebbe disponibile ad accettare l’incarico soltanto a fronte di ampi poteri decisionali, compresa la scelta dell’allenatore.
Una prospettiva che non convincerebbe del tutto Ibrahimovic.
La panchina resta senza padrone
Anche sul fronte tecnico regna l’incertezza.
Tra i nomi che circolano figurano Matthias Jaissle, attualmente all’Al Ahli, e Oliver Glasner, protagonista delle recenti stagioni del Crystal Palace.
Ibrahimovic, invece, guarderebbe con interesse a profili internazionali come Arne Slot e Mauricio Pochettino.
Una ricostruzione ancora tutta da scrivere
La sensazione è che il Milan stia vivendo una fase di transizione molto più profonda rispetto a un semplice cambio di allenatore.
La mancata qualificazione alla Champions League ha aperto una crisi tecnica, economica e progettuale che coinvolge ogni livello della società.
Il rischio è quello di perdere alcuni dei giocatori più rappresentativi senza avere ancora definito chi guiderà il nuovo corso.
Per questo le prossime settimane saranno decisive.
Perché il Milan non deve soltanto scegliere un allenatore o un dirigente. Deve decidere quale identità avrà nel futuro.
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Processo Maradona, lite furiosa tra gli avvocati: udienza sospesa e intervento della sicurezza
Alta tensione al processo per la morte di Diego Armando Maradona. Gli avvocati Fernando Burlando e Francisco Oneto si sono affrontati tra insulti e minacce durante la deposizione di un testimone. Il giudice ha sospeso l’udienza e ammonito entrambi i legali.
Alta tensione nell’aula del tribunale di San Isidro, nella provincia di Buenos Aires, dove è in corso il nuovo processo sulla morte di Diego Armando Maradona. Un acceso scontro tra due avvocati ha costretto il giudice a sospendere temporaneamente l’udienza e a richiedere l’intervento del personale di sicurezza.
Protagonisti del diverbio sono stati Fernando Burlando, legale che rappresenta le figlie Dalma e Giannina Maradona, e Francisco Oneto, difensore del neurochirurgo Leopoldo Luque, uno dei principali imputati.
La deposizione e i continui «non ricordo»
La tensione è esplosa durante la testimonianza di un uomo che, sollecitato dalle domande della parte civile, avrebbe risposto ripetutamente di non ricordare circostanze considerate rilevanti.
Burlando ha manifestato apertamente la propria insofferenza per la reticenza del testimone. Ne è nato un duro confronto con Oneto, che ha contestato le modalità dell’interrogatorio e la condotta del collega.
Dagli scambi verbali si è rapidamente passati agli insulti e alle minacce. Secondo le ricostruzioni dei media argentini, uno dei legali avrebbe urlato «cretino, vieni fuori», ricevendo come risposta l’appellativo di «pagliaccio».
Lo scontro prosegue fuori dall’aula
Il tribunale ha disposto una pausa nel tentativo di ristabilire l’ordine, ma il confronto sarebbe proseguito anche nei corridoi del palazzo di giustizia.
I due avvocati sarebbero arrivati quasi al contatto fisico, rendendo necessario l’intervento degli addetti alla sicurezza per separarli. Successivamente sono stati convocati e ammoniti dai giudici, che hanno prospettato una possibile espulsione dal processo qualora si verificassero nuovi episodi simili.
Il dibattimento è ripreso dopo oltre un’ora, in un clima rimasto comunque molto teso.
Sette sanitari sotto processo
Il procedimento, iniziato nuovamente nell’aprile 2026 dopo l’annullamento del primo dibattimento, riguarda sette componenti dello staff sanitario che assistette Maradona durante il ricovero domiciliare successivo all’intervento chirurgico per la rimozione di un ematoma subdurale.
Tra gli imputati figurano il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov e altri professionisti coinvolti nell’organizzazione e nella gestione dell’assistenza. Sono accusati di omicidio con dolo eventuale, contestazione che dovrà essere valutata dal tribunale nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.
L’accusa: «Un’indifferenza letale»
Maradona morì il 25 novembre 2020, a sessant’anni, nella casa di Tigre dove era stato trasferito dopo l’operazione. Secondo l’accusa, le condizioni dell’ex capitano del Napoli sarebbero progressivamente peggiorate senza che venisse disposto il trasferimento in una struttura adeguatamente attrezzata.
Nella presentazione del caso, i pubblici ministeri hanno descritto il ricovero domiciliare come segnato da gravi carenze, sostenendo che Maradona avrebbe mostrato segnali critici molte ore prima della morte e che un intervento tempestivo avrebbe potuto salvarlo.
Si tratta della tesi dell’accusa, contestata dalle difese e ancora sottoposta all’esame del tribunale.
Il nuovo processo dopo lo scandalo del 2025
Il primo processo era stato annullato nel maggio 2025 dopo lo scandalo che aveva coinvolto la giudice Julieta Makintach, accusata di avere partecipato senza autorizzazione alla realizzazione di una produzione audiovisiva sul procedimento.
Il nuovo dibattimento è ripartito da zero davanti a un diverso collegio giudicante. Dopo quattro mesi di deposizioni, il processo si avvicina alle sue fasi conclusive, ma lo scontro tra gli avvocati conferma il clima estremamente acceso nel quale si sta cercando di accertare la verità sulle ultime ore di Diego Armando Maradona.
In Evidenza
Mondiali 2026, la Spagna vola in finale: Francia battuta 2-0, Yamal trascina le Furie Rosse
La Spagna conquista la finale della Coppa del Mondo battendo 2-0 la Francia a Dallas. Decisivi Oyarzabal su rigore e Pedro Porro nella ripresa. Lamine Yamal è ancora protagonista, mentre la squadra di De la Fuente raggiunge la finale con il record di 37 partite consecutive senza sconfitte.
La Spagna torna a giocarsi il titolo mondiale sedici anni dopo l’ultima volta. Nella prima semifinale della Coppa del Mondo 2026, disputata a Dallas davanti a oltre 70 mila spettatori, la nazionale di Luis de la Fuente supera con autorità la Francia per 2-0, conquistando con pieno merito l’accesso alla finale.
A decidere l’incontro sono il rigore trasformato da Mikel Oyarzabal nel primo tempo e il raddoppio del difensore Pedro Porro nella ripresa. Ma il volto della serata è ancora una volta Lamine Yamal, imprendibile per la difesa francese e protagonista dell’azione che ha sbloccato il match.
Yamal illumina, Oyarzabal non sbaglia
La Spagna parte con il consueto possesso palla, mentre la Francia prova ad aggredire alta. I Bleus si rendono pericolosi nei primi minuti con Barcola e Mbappé, ma senza riuscire a impensierire realmente Unai Simón.
La svolta arriva al 20′. Yamal anticipa Digne su un pallone in area e viene colpito in ritardo dal difensore francese. L’arbitro indica il dischetto e Oyarzabal trasforma con freddezza il rigore dell’1-0, firmando il suo quinto gol nel torneo.
La rete mette definitivamente la partita sui binari preferiti dagli spagnoli, che continuano a gestire il possesso e sfiorano il raddoppio prima dell’intervallo.

Francia senza idee, Pedro Porro chiude i conti
Nella ripresa Didier Deschamps prova a cambiare volto alla squadra con alcune sostituzioni, ma la Francia continua a soffrire il palleggio delle Furie Rosse.
Il colpo del definitivo 2-0 arriva al 58′. Pedro Porro dialoga con Dani Olmo, si inserisce nell’area francese e batte Maignan con una conclusione potente e precisa.
La Spagna controlla senza particolari affanni. Yamal trova anche la rete del possibile 3-0, annullata per fuorigioco, mentre Mbappé resta l’unico a tentare una reazione per una Francia apparsa irriconoscibile rispetto alle precedenti uscite del torneo.
De la Fuente eguaglia il record dell’Italia di Mancini
Con questo successo, la nazionale iberica raggiunge la finale mondiale confermando il suo straordinario momento di forma. Luis de la Fuente arriva infatti a 37 partite consecutive senza sconfitte, eguagliando il primato stabilito dall’Italia di Roberto Mancini.
Il commissario tecnico raccoglie i frutti di un progetto tecnico fondato sul possesso palla, sull’intensità e sull’esplosione di una nuova generazione di talenti, guidata proprio da Lamine Yamal.
Ora la finale
Per la Spagna sarà la prima finale mondiale dopo il trionfo del 2010 in Sudafrica. Gli iberici attendono ora di conoscere l’avversaria che uscirà dalla seconda semifinale tra Argentina e Inghilterra.
Per la Francia, invece, termina una corsa che alla vigilia sembrava poter portare fino all’ultimo atto. Mbappé e compagni escono dal torneo senza riuscire a esprimere il calcio brillante mostrato nei turni precedenti, neutralizzati dalla superiorità tecnica e tattica di una Spagna che si conferma una delle grandi protagoniste del calcio mondiale.
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Inghilterra-Argentina, Tuchel elogia Messi ma avverte: «Siamo pronti, giocheremo secondo il nostro stile»
Thomas Tuchel riconosce il ruolo decisivo di Lionel Messi alla vigilia della semifinale mondiale tra Inghilterra e Argentina, ma rivendica l’ambizione e la forza della sua squadra: «Non ci accontentiamo, siamo pronti».
Thomas Tuchel riconosce la grandezza di Lionel Messi, ma assicura che l’Inghilterra non affronterà la semifinale mondiale contro l’Argentina con timore reverenziale.
Alla vigilia di una delle partite più attese dei Mondiali 2026, il commissario tecnico inglese ha definito il capitano argentino un calciatore «incredibile», capace di diventare il leader e l’uomo più importante di qualsiasi squadra nella quale giochi.
Tuchel: «Messi è il leader, ma siamo pronti»
«È il leader e il giocatore più importante in qualsiasi squadra giochi, ma noi siamo pronti», ha dichiarato Tuchel.
Il tecnico ha riconosciuto che l’Argentina presenta numerosi elementi capaci di creare preoccupazione, ma ha ribadito che l’Inghilterra non intende modificare la propria identità per contenere esclusivamente Messi.
«Siamo qui per giocare secondo il nostro stile e puntare sui nostri punti di forza», ha spiegato l’allenatore, sottolineando la fiducia nelle qualità tecniche e mentali della sua squadra.
«Nessuno si accontenta»
Tuchel ha insistito soprattutto sull’ambizione del gruppo inglese, arrivato alla semifinale con l’obiettivo di conquistare la prima finale mondiale della nazionale dopo sessant’anni.
«I giocatori sono ambiziosi. Nessuno si accontenta», ha affermato il commissario tecnico. Un atteggiamento che, secondo Tuchel, rappresenta «il mix perfetto» per offrire la prestazione necessaria contro i campioni del mondo in carica.
L’allenatore tedesco ha descritto i suoi calciatori come un gruppo capace di reagire alle difficoltà e di sostenere la pressione delle grandi occasioni.
Una rivalità piena di momenti iconici
La partita porta con sé il peso di una rivalità che ha attraversato la storia dei Mondiali, segnata da episodi rimasti nella memoria collettiva del calcio.
«I giocatori sanno esattamente cosa significa questa partita», ha spiegato Tuchel. «Quando un incontro del genere ha regalato così tanti momenti iconici, è difficile definirlo semplicemente un’altra partita di calcio».
Il tecnico ha però invitato la squadra a non farsi condizionare dal passato. L’Inghilterra vuole concentrarsi sul presente, sulla preparazione tattica e sulla possibilità di imporre il proprio gioco, senza trasformare la storia delle sfide con l’Argentina in un peso emotivo.
Messi contro l’Inghilterra, una sfida inedita
Per Messi sarà una partita particolare. Nonostante una carriera internazionale durata oltre vent’anni e le numerose sfide contro le principali potenze calcistiche, il fuoriclasse argentino non aveva ancora affrontato l’Inghilterra in una partita della Coppa del Mondo.
La semifinale mette quindi di fronte la squadra campione in carica e una nazionale inglese che sente di avere finalmente la maturità necessaria per tornare a giocarsi il titolo. Messi resta il principale pericolo, ma il messaggio di Tuchel è chiaro: rispetto assoluto per il campione argentino, nessuna rinuncia alle ambizioni inglesi.


