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Milan ko e tifosi già in ansia, Leao e Theo le delusioni

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C’è amarezza ma anche e soprattutto preoccupazione. Il Milan crolla al Tardini e i tifosi rossoneri vedono solo nubi all’orizzonte. Serviva una prova, una dimostrazione di solidità dopo il pari in extremis contro il Torino e invece i problemi del Diavolo sono ben lontani dall’essere risolti. Certo, è solo la seconda giornata. Ci sono carichi da smaltire come in tutte le squadre. Tanti giocatori sono tornati a Milanello a ridosso del campionato, nella prima estate in cui si giocava sia l’Europeo che la Copa America, e servirà tempo per ritrovare la condizione migliore ma è l’atteggiamento di alcuni giocatori simbolo del Milan a non piacere. Le due grandi delusioni per i tifosi sono state Rafael Leao e Theo Hernandez. Sui social in tanti si sfogano e si lamentano. Leao, pur avendo servito l’assist a Pulisic, troppo spesso ha commesso errori evidenti che mettono in difficoltà i compagni, fino a lanciare il contropiede sul raddoppio del Parma.

Il portoghese ha avuto anche una reazione stizzita verso il settore dei tifosi rossoneri dopo il momentaneo 1-1, zittendo platealmente un tifoso, e a notte fonda ha spiegato sui social l’accaduto, spiegando di non essersi rivolto alla Curva Sud. “Loro mi hanno sempre sostenuto nei momenti più difficili. Probabilmente sono gli unici veri tifosi che ci accompagnano nei momenti difficili. Il gesto è andato a un tifoso specifico che nel momento in cui stavamo perdendo ha fatto un commento negativo, nessun giocatore del Milan entra in campo per giocare male apposta. Onoriamo questa maglia dall’inizio alla fine di ogni partita”, scrive l’esterno. Ma per molti non c’è stato un atteggiamento da leader, da ‘giocatore fondamentale’, come lo ha definito Fonseca. Anzi, spesso Leao ha passeggiato per il campo come il suo compagno di fascia Theo Hernandez.

Il terzino sui gol era sempre fuori posizione e la differenza di passo con Cancellieri è stata evidente e preoccupante. Probabilmente non è in condizione e la decisione dell’allenatore di escluderlo dai titolari contro il Torino ora è comprensibile. Ma anche se le gambe sono pesanti, deve scattare quella forza mentale che permette di compensare i limiti fisici. Soprattutto se vuoi diventare un campione. Leo e Theo Hernandez non sono gli unici responsabili del tracollo del Milan. L’ammissione di colpa di Paulo Fonseca a fine partita è un evento raro per la Serie A.

Il tecnico ha difeso la squadra ma ha anche ammesso che, pur lavorando bene in allenamento, in partita i giocatori dimenticano o faticano a replicare quanto preparato durante la settimana. Tanti dubbi e poche certezze nelle parole del tecnico. Così cresce l’ansia nel popolo rossonero tanto che alcuni rimpiangono Pioli. Sabato c’è la Lazio, reduce dalla sconfitta contro l’Udinese. Due squadre, due cantieri aperti ma il Milan è già in crisi ed è obbligato a vincere per ritrovare morale prima della sosta ed evitare ennesime rivoluzioni che possono compromettere la stagione.

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Lazio, 40mila firme contro Lotito: sciopero della Curva Nord e replica del presidente

Oltre 40mila firme contro Claudio Lotito. Sciopero della Curva Nord per Lazio-Atalanta. Il presidente annuncia il progetto Flaminio e il piano “Lazio 2032”.

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Una petizione con oltre 40mila firme chiede a Claudio Lotito di lasciare la guida della SS Lazio dopo quasi 22 anni di presidenza. La contestazione si traduce anche in uno sciopero annunciato dalla Curva Nord per la gara contro l’Atalanta: tifosi fuori dallo stadio Olimpico e raduno a Ponte Milvio.

Firme trasversali e clima politico

Tra i firmatari figurano personalità del mondo dell’informazione e della politica. Alcuni hanno precisato di aver aderito a titolo personale, come semplici tifosi. La vicenda ha generato commenti anche tra parlamentari notoriamente vicini alla società biancoceleste.

Il malcontento si concentra su un rapporto ritenuto logorato tra parte della tifoseria e la proprietà, accusata di aver smarrito il legame emotivo con la storia e l’identità del club.

Lo sciopero e la contestazione

La Curva Nord ha confermato l’assenza sugli spalti per Lazio-Atalanta, replicando una forma di protesta già adottata in passato. Una mobilitazione che arriva nonostante i risultati sportivi recenti, tra cui l’accesso alla semifinale di Coppa Italia.

La contestazione, secondo alcuni esponenti del tifo, non riguarda solo i risultati ma la visione complessiva della società e il rapporto con l’ambiente.

La replica di Lotito

Il presidente ha risposto con toni misurati, affermando che il dissenso fa parte della passione sportiva e va rispettato. Ha annunciato la prossima presentazione pubblica del progetto per lo stadio Flaminio, già consegnato al Comune, e del piano strategico “Lazio 2032”, definito come un programma quinquennale di rilancio.

Lotito ha ribadito di voler rispondere con i fatti, escludendo l’ipotesi di un passo indietro. Intanto la protesta della tifoseria prosegue, in attesa di verificare se i nuovi progetti riusciranno a ricucire una frattura che appare profonda.

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De Laurentiis in Antimafia, audizione secretata: “Stadio di proprietà per più controllo”

Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ascoltato dalla Commissione Antimafia: audizione secretata e richiamo al Modello 231 e allo stadio di proprietà come strumento di controllo.

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Aurelio De Laurentiis ha chiesto la secretazione della propria audizione davanti al comitato “Sport e Curve” della Commissione parlamentare antimafia. La richiesta, formalmente consentita, è stata accolta nonostante, secondo quanto emerso, non siano state formulate accuse né rivelati elementi inediti rispetto a quanto già dichiarato in passato.

Il presidente del Napoli, accompagnato dal legale Fabio Fulgeri, ha risposto per circa 45 minuti alle domande dei parlamentari, ribadendo la linea mantenuta in oltre vent’anni di presidenza: allontanamento della criminalità dagli stadi e contrasto a ogni forma di infiltrazione.

Il tema delle infiltrazioni nelle curve

L’audizione si inserisce nel filone di approfondimento avviato dalla Commissione sulle infiltrazioni mafiose nelle manifestazioni sportive, anche alla luce dell’inchiesta “Doppia Curva” della DDA di Milano, che ha accertato un sistema di infiltrazioni nelle curve di Inter e Milan. Nel giugno 2025 i capi ultras coinvolti sono stati condannati.

De Laurentiis ha sostenuto che uno stadio di proprietà garantirebbe una maggiore capacità di controllo diretto sui rischi di infiltrazione nelle curve, posizione condivisa da altri dirigenti ascoltati nelle settimane precedenti. Davanti alla Commissione sono già intervenuti i vertici di Juventus, Roma e Inter.

Le difficoltà fuori dallo stadio

Nel corso degli anni il presidente azzurro ha denunciato minacce, tentativi di estorsione e contestazioni. Ha ricordato di aver eliminato privilegi e ingressi gratuiti agli ultras e di aver adottato misure restrittive nei rapporti con la tifoseria organizzata.

Resta, secondo quanto più volte dichiarato, il problema del merchandising abusivo e dei parcheggi irregolari nelle aree circostanti lo stadio, ambiti che sfuggono al controllo diretto del club.

Il Modello 231 e il codice etico

Davanti alla Commissione, De Laurentiis ha richiamato l’adozione, nel 2014, di un protocollo comportamentale interno, noto come “Modello 231”, redatto dallo studio Fulgeri e aggiornato nel 2016.

Il codice etico, tradotto in quattro lingue e consegnato a calciatori e dipendenti, impone il divieto di rapporti con soggetti legati alla criminalità e prevede sanzioni contrattuali in caso di violazioni. L’articolo dedicato all’attività sportiva vieta comportamenti contrari allo spirito sportivo o finalizzati ad alterare competizioni, con esplicito richiamo alla lotta al doping e alla violenza.

In materia di rapporti con la tifoseria, il club si astiene dal contribuire alla costituzione o al mantenimento di gruppi organizzati di tifosi, limitando la partecipazione dei tesserati a eventi ufficiali legati agli sponsor.

L’audizione si colloca in un percorso di approfondimento parlamentare destinato a proseguire con altri club, mentre il dibattito sul controllo delle curve e sul ruolo degli stadi di proprietà resta aperto.

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Napoli, McTominay in dubbio per la Roma: segnali positivi dallo staff medico

McTominay resta in dubbio per Napoli-Roma per un’infiammazione al tendine. Nessuna sanzione per Conte. Amichevole 4-0 contro l’Ischia.

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È una corsa contro il tempo per Scott McTominay. Il centrocampista resta in dubbio per la sfida contro la Roma a causa di un’infiammazione al tendine. Nella giornata di ieri ha svolto lavoro differenziato, tra riposo e palestra, evitando sia l’allenamento con l’Ischia sia la seduta con il resto del gruppo.

L’infiammazione non viene considerata preoccupante, ma richiede prudenza per evitare ricadute. Lo staff medico guidato da Raffaele Canonico continua a inviare segnali di ottimismo ad Antonio Conte, ma la priorità resta il recupero completo.

Il caso Conte e il giudice sportivo

Nel referto del giudice sportivo non compare alcuna sanzione per Conte. La frase captata dalle telecamere durante la gara precedente non è stata riportata nei documenti ufficiali: né dal quarto uomo né dagli assistenti o dagli ispettori federali.

Nel club prevale la convinzione che difficilmente si arriverà all’apertura di un fascicolo. L’eventuale utilizzo della prova tv, di norma applicato per bestemmie o condotte violente, appare al momento escluso.

L’amichevole con l’Ischia

Intanto a Castel Volturno il Napoli ha disputato un’amichevole contro l’Ischia, formazione di Serie D, chiusa sul 4-0. In gol Romelu Lukaku con una doppietta, Olivera e Cimmaruta. Non hanno preso parte alla gara i titolari impegnati in Coppa Italia.

Contro la Roma è previsto il rientro dal primo minuto di Politano, mentre sulla fascia opposta Spinazzola appare in vantaggio su Gutierrez e Olivera. Beukema ha accusato solo qualche linea di febbre, senza particolari preoccupazioni.

Lo stadio si avvia verso il tutto esaurito, con circa 50mila spettatori attesi per una sfida che può pesare in modo significativo sul cammino in campionato.

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