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Milan a -8 da Napoli con vittoria al veleno, Juve da tris
Il Milan non molla la rincorsa al Napoli, ma ci riesce a fatica e tra le polemiche perchè il gol che doma una Fiorentina spigliata è un’autorete che, nel recupero, provoca l’ira dei toscani che invocano un fallo di Rebic su Terracciano. La Var conferma e i rossoneri si portano a -8 dalla capolista mentre la serie A va in letargo fino a gennaio. Alle spalle avanza la Juventus che continua a vincere (e Kean a segnare) e rifilando tre gol alla Lazio si issa al terzo posto, scavalcando i biancocelesti. Insomma, per Allegri è proprio una serata da tris. Si fa minacciosa anche l’Inter di Inzaghi che, aspettando Lukaku, ritrova uno Dzeko implacabile, si porta in zona secondo posto e ribalta la sfida nerazzurra con l’Atalanta, ormai ridimensionata col terzo ko consecutivo. Gasperini è il grande deluso di giornata, insieme a Mourinho, espulso in una caotica gara col Torino che la confusa Roma, risvegliata dall’ingresso di Dybala, pareggia al 94′ dopo avere sbagliato un rigore con l’ex Belotti. Svolta spietata ma chiarificatrice in zona retrocessione. Dopo Cremonese e Sampdoria resta al palo anche il Verona sconfitto in rimonta dallo Spezia, e che rimane malinconicamente ultimo col decimo ko di fila. Risale il Monza che dispone facilmente di una scialba Salernitana. Un gol contestato allo scadere regala tre punti al Milan in una bella gara equilibrata. A lungo i rossoneri sbattono contro il muro dinamico della Fiorentina. Inizio spettacolare al Meazza con gol lampo di Leao dopo una sgroppata vincente su assist di Giroud dopo. Sembra l’inizio di una passeggiata, ma la Fiorentina prende il controllo della gara con manovra avvolgenti. Palo di Biraghi e pareggio di Barak con deviazione di Thiaw. Cresce il Milan, ma i toscani si battono sempre con lucidita’. Leao si mangia un gol, Tomori salva sulla linea sul tiro di Ikone e questo episodio risulta decisivo. Nel recupero infatti c’e’ un autogol di Milenkovic, dopo un contrasto tra Rebic e Terracciano, che la Var convalida. La crisi è ormai un pallido ricordo. Dopo il recupero in Champions l’Inter si fa sotto anche in campionato. La sconfitta con la Juve e’ stato un incidente di percorso. Dopo la goleada al Bologna i nerazzurri non tremano dopo il vantaggio di Lookman. Dzeko, da ‘rapinatore’ d’area vecchio stampo, ribalta la gara. Poi entra in scena Palomino, alla prima da titolare dopo la squalifica, che segna un autogol e poi regala una speranza non concretizzata. L’Atalanta non sembra in grado di agganciare la zona Champions. Un po’ come la Roma, che ha però un organico più ricco. I giallorossi, due punti in tre gare, lasciano al suo destino Karsdorp, dopo lo sfogo di Mourinho. Il Toro è un ostacolo tosto che mette in difficoltà la Roma senza dare punti di riferimento in attacco e passa in vantaggio con Linetty. Mourinho viene cacciato dopo avere cambiato mezza squadra inserendo Dybala, che fa la differenza. Tanta confusione, occasioni sprecate, poi un rigore che Belotti stampa sul tampo. Sembra finita, ma Dybala colpisce la traversa e Matic pareggia da fuori area. Troppo poco comunque per una Roma deludente e fischiata dai tifosi, accorsi per il 17/o sold out. Continua a sbandare il Verona che paga lo smantellamento dell’attacco da 40 gol dello scorso anno (Barak-Simeone-Caprari) e appare debole e rassegnato. Passa in vantaggio con Verdi e sembra un’altra squadra, ma lo Spezia ribalta la gara alla distanza col suo miglior giocatore, Nzola, che con una doppietta porta i liguri a +6 sulla terzultima. Unico pesante cruccio è il serio infortunio di Dragowski che esce in barella e dovrà rinunciare al Mondiale. Un punto in 4 partite: la Salernitana sembra con la testa gia’ in vacanza e ne approfitta il Monza che comanda le operazioni con tre gol e tre legni. La coppia d’attacco Carlos Augusto e Mota Carvalho, con un gol e un assist fanno la differenza, poi chiude Pessina su rigore. Palladino festeggia: da quando e’ arrivato il Monza ha conquistato 15 punti in 9 gare.
In Evidenza
Il Napoli saluta Decibel Bellini dopo 16 anni: «De Laurentiis mi ha comunicato l’addio»
Daniele “Decibel” Bellini non sarà più lo speaker ufficiale del Napoli. Ad annunciargli il mancato rinnovo è stato il presidente Aurelio De Laurentiis. Si chiude dopo sedici anni un rapporto diventato parte della storia recente del club azzurro.
Questa volta sembra davvero finita. Daniele “Decibel” Bellini, la voce che per sedici anni ha accompagnato le partite del Napoli allo stadio San Paolo, poi diventato Diego Armando Maradona, non sarà più lo speaker ufficiale del club azzurro.
A comunicarlo è stato lo stesso Bellini attraverso una storia pubblicata su Instagram. Lo speaker ha spiegato di essere stato contattato direttamente dal presidente Aurelio De Laurentiis, che gli ha annunciato la decisione di non rinnovare il contratto.
«Non esiste un modo facile per dirlo. Ieri il presidente Aurelio De Laurentiis mi ha comunicato la volontà di non rinnovare il mio contratto. Per questo motivo non potrò più ricoprire il ruolo di speaker del Napoli», ha scritto Bellini.
Stavolta non sono previste retromarce
Anche un anno fa il rapporto tra Bellini e il Napoli sembrava arrivato al capolinea. La società aveva deciso di affidare a Geolier la direzione artistica dell’intrattenimento durante le partite interne, una scelta che avrebbe coinvolto anche il ruolo dello speaker.
La notizia provocò una forte reazione tra i tifosi. Lo stesso Geolier decise di fare un passo indietro e il Napoli reintegrò Bellini, consentendogli di continuare a scandire con la sua voce le serate del Maradona.
Questa volta, però, non sembrano esserci all’orizzonte ripensamenti. La nuova gestione artistica degli eventi allo stadio dovrebbe essere affidata a Radio Kiss Kiss, con un conseguente cambiamento anche nell’organizzazione dell’intrattenimento durante le gare casalinghe.
Sedici anni di gol, vittorie e delusioni
Bellini lascia dopo sedici stagioni trascorse accanto alla squadra e ai tifosi. Una voce diventata immediatamente riconoscibile, soprattutto nell’annuncio dei gol e nella ripetizione dei nomi dei calciatori, trasformata nel tempo in uno dei simboli dell’atmosfera dello stadio napoletano.
«Per sedici anni ho avuto l’onore di dare voce a uno stadio unico al mondo, vivendo da una posizione privilegiata gioie, delusioni, vittorie indimenticabili e momenti che porterò con me per sempre», ha raccontato.
Il ringraziamento più sentito è rivolto ai sostenitori azzurri: «Il grazie più grande va a voi tifosi. Perché sempre, in ogni partita, con il freddo o sotto la pioggia, contro qualsiasi avversario, avete sostenuto questa maglia con un amore infinito».
La notte dello scudetto a Udine
Tra i ricordi destinati a restare per sempre c’è quello del 4 maggio 2023, quando il Napoli conquistò matematicamente il terzo scudetto della propria storia pareggiando contro l’Udinese.
Bellini ha ricordato la frase pronunciata quella sera e diventata parte della memoria collettiva dei tifosi: «Sono le 22.37 del 4 maggio 2023. Abbracciatevi forte, perché dopo 33 anni il Napoli è campione d’Italia».
«Brividi, anche solo a rileggerla. Uno dei momenti più belli della storia del nostro Napoli», ha aggiunto lo speaker, ricordando una notte nella quale la sua voce arrivò dal campo del Maradona a una città interamente in festa.
«Il mio amore per questi colori non cambierà»
Nel suo messaggio Bellini non nasconde il dispiacere, ma evita polemiche nei confronti della società e del presidente.
«A volte le strade si dividono. Fa parte della vita. Porto con me l’orgoglio di aver rappresentato il Napoli con rispetto, passione e dedizione, dando ogni volta tutto me stesso», ha scritto.
Poi la promessa ai tifosi: «Il mio amore per questi colori non cambierà mai. Ci rivedremo, magari in un’altra veste, magari in un altro luogo. Ma sempre con la stessa voce e lo stesso cuore».
Si chiude così un pezzo della storia recente del Napoli. Cambieranno la regia artistica, la musica e la voce dello stadio. Ai tifosi resteranno gli annunci dei gol, le notti europee e quel grido dello scudetto arrivato dopo trentatré anni di attesa.
«Grazie per avermi fatto vivere un sogno lungo sedici anni. Sempre e comunque, forza Napoli».
Sport
Tour sconvolto: Vingegaard cade e si ritira, Evenepoel vince davanti a Pogacar
Remco Evenepoel conquista la quindicesima tappa del Tour de France sul Plateau de Solaison. Jonas Vingegaard è costretto al ritiro dopo una caduta, mentre Pogacar conserva saldamente la maglia gialla.
Una caduta, un ritiro doloroso e una classifica generale improvvisamente ridisegnata. La quindicesima tappa del Tour de France, da Champagnole al Plateau de Solaison, sconvolge ruoli e destini della Grande Boucle.
Jonas Vingegaard, secondo nella generale e principale rivale di Tadej Pogacar, è caduto a circa 21 chilometri dal traguardo mentre la Visma-Lease a Bike guidava il gruppo all’uscita da una rotonda. Il danese ha perso il controllo della bicicletta ed è stato costretto ad abbandonare la corsa, lasciando il Tour con il braccio immobilizzato.
Le prime informazioni parlano di un possibile problema alla clavicola, ma al momento non risulta ancora diffuso un bollettino medico ufficiale che confermi la necessità di un intervento chirurgico.
Evenepoel vince sul Plateau de Solaison
Ad approfittare della giornata più drammatica del Tour è stato Remco Evenepoel, capace di conquistare la sua prima vittoria in una tappa in linea della corsa francese.
Il belga della Red Bull-Bora-hansgrohe ha resistito sull’ascesa finale all’accelerazione di Pogacar e Isaac Del Toro, rimanendo l’unico avversario capace di seguire la coppia della Uae Team Emirates-XRG.
Nel finale Evenepoel ha sfruttato il proprio spunto veloce, superando Pogacar e conquistando il successo in 4 ore, 23 minuti e 9 secondi. Del Toro ha chiuso al terzo posto.
Pogacar lavora per Del Toro
Pogacar ha affrontato gli ultimi chilometri più da gregario che da dominatore. Lo sloveno ha imposto il ritmo soprattutto per favorire la classifica del compagno Del Toro, senza cercare con decisione il quinto successo personale in questa edizione.
Il messicano, coinvolto senza gravi conseguenze nella caduta che ha eliminato Vingegaard, è riuscito a ripartire e a restare con i migliori sull’ultima salita. Con il terzo posto di tappa ha conquistato anche la maglia bianca di miglior giovane, superando Paul Seixas.
Dopo il traguardo Pogacar ha consolato il compagno con una pacca sul casco, mentre Evenepoel celebrava una delle vittorie più significative della propria carriera.
Evenepoel secondo nella generale
Il ritiro di Vingegaard modifica radicalmente la classifica. Pogacar resta saldamente in maglia gialla, mentre Evenepoel sale al secondo posto con un ritardo di cinque minuti.
Del Toro è terzo a 5 minuti e 58 secondi e indossa la maglia bianca. Seixas ha chiuso la tappa al quarto posto, perdendo 58 secondi dai primi tre.
«Vincere in montagna contro Pogacar significa molto»
«È fantastico, sono sopraffatto dalle emozioni», ha raccontato Evenepoel dopo il successo.
Il belga ha sottolineato il valore della propria prestazione in salita: «Sto correndo contro il corridore più forte di tutti i tempi. Vincere al Tour in montagna contro di lui è difficilissimo. Ho ricevuto tante critiche perché non riuscivo a tenere sulle salite più dure: questa vittoria ha un grandissimo significato per me e per chi mi sta intorno».
Evenepoel guarda ora alla cronometro di martedì, 26 chilometri nei quali partirà da favorito e proverà a ridurre il distacco dalla maglia gialla.
Pogacar: «Difficile vedere Jonas abbandonare»
Pogacar ha dedicato le prime parole al rivale costretto al ritiro.
«È molto triste che Jonas sia fuori. Dal 2021 battagliamo qui. All’inizio non avevamo un buon rapporto, ma negli ultimi due anni siamo diventati buoni rivali e, in qualche modo, amici», ha detto lo sloveno.
Pogacar ha ricordato anche i controlli antidoping notturni ai quali entrambi sarebbero stati sottoposti, ipotizzando che il riposo insufficiente possa avere inciso sulla concentrazione. Si tratta, tuttavia, di una valutazione personale del corridore e non di una causa accertata dell’incidente.
Dopo il giorno di riposo, il Tour ripartirà martedì con la cronometro da Évian-les-Bains a Thonon-les-Bains. Evenepoel proverà ad attaccare, mentre a Pogacar basterà amministrare un vantaggio che, dopo l’uscita di scena di Vingegaard, appare ancora più solido.
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Antonelli trionfa a Spa, Ferrari sul podio con Leclerc: l’italiano allunga nel Mondiale
Kimi Antonelli conquista il Gran Premio del Belgio davanti alla Ferrari di Charles Leclerc e alla Red Bull di Max Verstappen. Il pilota Mercedes ottiene la sesta vittoria stagionale e porta a 45 punti il vantaggio nel Mondiale su Lewis Hamilton.
Sorpassi, colpi di scena e tanta velocità italiana nel tempio della Formula 1. Kimi Antonelli conquista il Gran Premio del Belgio sul circuito di Spa-Francorchamps, centrando la sesta vittoria della stagione e consolidando la leadership nel Mondiale.
Il pilota della Mercedes ha preceduto la Ferrari di Charles Leclerc e la Red Bull di Max Verstappen. Quarto Lewis Hamilton con l’altra Rossa, nonostante i cinque secondi di penalità ricevuti per il contatto al via con George Russell.
Russell fuori al primo giro
Antonelli, partito dalla pole position, è stato subito impegnato in un acceso duello con Verstappen. L’olandese è riuscito per qualche istante a portarsi davanti, mentre alle loro spalle si è verificato l’episodio che ha modificato la corsa e la classifica iridata.
Russell è finito nella ghiaia dopo un contatto con Hamilton ed è stato costretto al ritiro già nel primo giro. I commissari hanno attribuito la responsabilità dell’incidente al ferrarista, penalizzato di cinque secondi.
Leclerc ha approfittato delle fasi concitate per superare Verstappen all’esterno a Les Combes e inserirsi nella lotta per la vittoria.
La virtual safety car favorisce Leclerc
La Ferrari ha giocato bene la propria carta strategica. Leclerc ha ritardato il cambio gomme e ha sfruttato una virtual safety car provocata dalla presenza di detriti sulla pista, riuscendo a portarsi davanti ad Antonelli a parità di soste.
Il pilota italiano ha però iniziato una lunga rimonta, riducendo rapidamente il distacco di circa tre secondi. A dieci giri dalla conclusione ha sferrato l’attacco decisivo, superando la Ferrari e involandosi verso la vittoria.
Leclerc ha chiuso a meno di due secondi dal vincitore, regalando alla Ferrari un secondo posto importante. Verstappen ha completato il podio, il numero 300 della Red Bull in Formula 1.
Hamilton quarto tra penalità e paura ai box
Hamilton ha recuperato fino alla quarta posizione e, grazie al ritiro di Russell, è salito al secondo posto nella classifica mondiale.
Durante il pit stop, il sette volte campione del mondo è stato anche coinvolto in un episodio pericoloso: la Ferrari è stata sottoposta a indagine per un’uscita non sicura dai box dopo che la monoposto aveva urtato un meccanico. L’uomo non ha riportato conseguenze gravi.
Alle spalle di Hamilton si sono classificati Oscar Piastri, Isack Hadjar, Lando Norris, Gabriel Bortoleto, Arvid Lindblad e Franco Colapinto.
Antonelli: «Una battaglia dura con Leclerc»
«È stato bellissimo tornare sul podio dopo una serie di tappe difficili», ha dichiarato Antonelli al termine della gara.
Il pilota della Mercedes ha riconosciuto il valore dell’avversario: «È stata una battaglia dura con Leclerc perché andava forte. Lo slancio l’ho sempre avuto, ma non riuscivo a portare a casa i risultati per vari motivi. Dobbiamo continuare così e vedere cosa succederà a fine anno».
Antonelli porta così a 45 punti il vantaggio su Hamilton e a 50 quello su Russell. La vittoria di Spa è la sesta della sua carriera e della stagione.
La Russa: «Kimi è un fuoriclasse»
Soddisfazione anche da parte dell’Automobile Club d’Italia. Il presidente Geronimo La Russa ha celebrato la prova del pilota cresciuto nel vivaio di Aci Sport e il secondo posto della Ferrari.
«Kimi si conferma un fuoriclasse. Un’altra domenica eccezionale per i colori italiani, impreziosita dalla grande prestazione della Ferrari di Charles Leclerc, che rende il nostro Paese sempre più protagonista della Formula 1», ha dichiarato.


