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Politica

Migranti, l’Europa si spacca su Ceuta: la Spagna attacca l’Italia e chiede lo stop ai controlli Schengen

Il vertice straordinario dei ministri dell’Interno dell’Unione europea sulla crisi migratoria di Ceuta si conclude con la solidarietà alla Spagna, ma lascia aperto lo scontro con l’Italia. Madrid chiede la revoca dei controlli aggiuntivi alle frontiere, mentre Roma difende la scelta cautelare e rilancia rimpatri e centri nei Paesi terzi.

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Doveva durare un paio d’ore. È andata avanti per tre ore e mezza. Più che un vertice operativo sull’emergenza migratoria di Ceuta, la videoconferenza dei ministri dell’Interno dell’Unione europea è sembrata una lunga seduta di autocoscienza di un’Europa preoccupata, divisa e ancora incapace di parlare con una sola voce sulle migrazioni.

Alla fine alcuni punti fermi sono emersi. La risposta della Spagna alla crisi è stata giudicata rapida ed efficace, la grande maggioranza delle persone entrate irregolarmente è stata ricondotta indietro e non si sono registrati movimenti verso la Spagna continentale o gli altri Paesi dell’area Schengen. Il Consiglio Ue ha inoltre ribadito la necessità di rafforzare le frontiere esterne, accelerare i rimpatri e intensificare la cooperazione con i Paesi terzi.

Ma dietro la solidarietà formale a Madrid sono rimaste tutte le divisioni politiche. E soprattutto non si è ricomposto lo scontro tra Spagna e Italia.

Madrid: «I controlli italiani sono incomprensibili»

Il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha aperto la riunione rivendicando l’efficacia dell’intervento di Madrid e denunciando la scarsa solidarietà ricevuta nei primi giorni della crisi.

Secondo i dati illustrati dalla delegazione spagnola, delle circa 72mila persone entrate irregolarmente a Ceuta, quasi 70mila sarebbero già rientrate. Grande-Marlaska ha ricordato inoltre che l’exclave applica dal 1991 un regime particolare di controllo, che impedisce di raggiungere liberamente la Spagna continentale senza ulteriori verifiche.

Da qui la richiesta rivolta all’Italia di eliminare rapidamente i controlli aggiuntivi introdotti alle frontiere. Una misura giudicata da Madrid priva di necessità e proporzionalità e adottata, secondo il governo spagnolo, senza che lo spazio Schengen fosse realmente minacciato.

L’Ue: nessun migrante è arrivato nello spazio Schengen

Anche la Commissione europea ha confermato che non si sono verificati spostamenti da Ceuta verso altri territori dell’Unione. Il commissario europeo agli Affari interni, Magnus Brunner, ha sottolineato che l’area Schengen è rimasta protetta.

Bruxelles ha però evitato di condannare apertamente la decisione italiana. La misura sarà valutata alla luce dell’evoluzione dell’emergenza e delle informazioni disponibili nel momento in cui Roma ha deciso di rafforzare i controlli.

La Commissione ha riconosciuto anche una parte delle preoccupazioni espresse dal governo italiano sulla recente regolarizzazione di migranti decisa da Madrid. Una scelta che, pur non essendo collegata direttamente alla crisi di Ceuta, secondo Bruxelles potrebbe inviare un messaggio problematico agli altri Paesi europei.

Piantedosi abbassa i toni ma difende la scelta italiana

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha utilizzato toni più prudenti rispetto alle dichiarazioni arrivate nei giorni precedenti da altri esponenti del governo.

Piantedosi ha espresso solidarietà alla Spagna e ha precisato che i controlli non rappresentano una misura ostile verso Madrid, ma una decisione cautelare e organizzativa adottata per prevenire eventuali conseguenze sulla sicurezza delle frontiere italiane.

Sul piano politico, tuttavia, il ministro ha confermato la linea rigorosa del governo. L’Italia chiede rimpatri più efficaci e forti condizionalità nei confronti dei Paesi che rifiutano di collaborare alla riammissione dei propri cittadini.

Roma insiste anche sulla possibilità di utilizzare tutte le leve diplomatiche, economiche e commerciali dell’Unione europea per convincere i Paesi di origine a cooperare.

L’Italia assume 500 poliziotti per rafforzare le frontiere

Il governo italiano ha inoltre annunciato l’assunzione straordinaria di 500 agenti di polizia a partire dal dicembre 2026.

Il personale sarà destinato al potenziamento dei servizi di controllo delle frontiere e delle questure, con particolare attenzione alle verifiche di identità e sicurezza e alle operazioni di identificazione e rilevamento delle impronte digitali.

Piantedosi ha rilanciato anche il modello dei centri per migranti nei Paesi terzi, ricordando l’accordo sottoscritto dall’Italia con l’Albania. Una proposta che, tuttavia, non avrebbe occupato una posizione centrale nel vertice europeo e sarebbe stata sostenuta soltanto da un numero limitato di Stati.

Solidarietà alla Spagna, ma l’unità resta lontana

Il comunicato finale del Consiglio Ue descrive un’Europa unita nel sostegno alla Spagna e nella difesa delle frontiere esterne. I ministri hanno concordato sulla necessità di contrastare le reti dei trafficanti, rafforzare i rimpatri, migliorare i sistemi di allerta e sviluppare partnership più solide con i Paesi terzi.

È stata sottolineata anche l’esigenza di comunicare in maniera più tempestiva e coerente durante le crisi, per evitare che informazioni incomplete o contraddittorie possano alimentare manipolazioni e interferenze esterne.

La riunione, secondo fonti diplomatiche, è finita meglio di come era cominciata. Ma parlare di un’Europa davvero compatta sarebbe eccessivo.

La crisi di Ceuta ha mostrato ancora una volta che, davanti a un’emergenza migratoria, ogni governo tende prima a proteggere i propri confini e soltanto dopo a invocare una risposta comune. La solidarietà europea è stata ricostruita nelle dichiarazioni ufficiali. Le divisioni politiche, invece, sono rimaste tutte sul tavolo.

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Politica

Burgio: «Milano insicura». E apre al passo indietro per il centrodestra

L’ex generale dei carabinieri Carmelo Burgio, candidato sindaco di Futuro Nazionale, definisce Milano una città insicura e critica Sala sul caso Ramy. Ma si dice pronto a ritirarsi qualora il centrodestra trovasse un candidato unitario.

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La sicurezza sarà il tema centrale della campagna elettorale di Carmelo Burgio (nella foto Imagoeconomica assieme a Vannacci), l’ex generale dei carabinieri scelto da Roberto Vannacci come candidato di Futuro Nazionale alle elezioni comunali di Milano del 2027.

«Milano è una città insicura», afferma Burgio in un’intervista al Giorno, richiamando anche un episodio personale avvenuto nei pressi della Stazione Centrale.

«Per anni sono arrivato nel capoluogo lombardo alla Stazione Centrale. Un giorno un immigrato ha provato ad aggredirmi», racconta il generale in pensione. L’uomo si sarebbe allontanato dopo avere compreso di trovarsi davanti a un carabiniere.

Si tratta di un’esperienza personale che Burgio utilizza per motivare il giudizio sulla città. La percezione della sicurezza resta tuttavia un dato distinto dall’andamento statistico dei reati, sul quale il candidato non fornisce numeri.

L’attacco a Sala sul caso Ramy

Burgio critica il sindaco Giuseppe Sala anche per la posizione assunta dopo la morte di Ramy Elgaml, il diciannovenne deceduto nel novembre 2024 durante un inseguimento dei carabinieri allo scooter sul quale viaggiava come passeggero.

«Sala voleva persino premiare il papà di Ramy», sostiene il candidato, contestando anche l’educazione impartita al ragazzo e denunciando quella che considera una mancata difesa dei militari coinvolti nell’inseguimento.

Il riconoscimento ricevuto da Yehia Elgaml, padre di Ramy, non venne però assegnato personalmente dal sindaco. Si trattava del “Panettone d’oro”, premio alla virtù civica promosso dal Coordinamento dei comitati milanesi con il patrocinio del Comune.

La motivazione richiamava gli appelli del padre di Ramy alla calma, il rifiuto delle violenze scoppiate al Corvetto e la fiducia espressa nell’operato della magistratura. Sala aveva ricevuto la famiglia a Palazzo Marino e manifestato apprezzamento per il comportamento mantenuto dopo la tragedia.

«Difendere le forze dell’ordine»

Burgio sostiene che il Comune non abbia tutelato adeguatamente i carabinieri coinvolti nel caso. «Io sono sceso in campo anche per questo: bisogna difendere le forze dell’ordine», afferma.

La candidatura dell’ex generale conferma così l’intenzione di Futuro Nazionale di costruire la propria proposta milanese attorno ai temi della sicurezza, dell’ordine pubblico e del contrasto alla criminalità.

Burgio, 69 anni, è nato ad Anzio e ha alle spalle una lunga carriera nell’Arma dei carabinieri e nei reparti paracadutisti. La sua limitata conoscenza diretta di Milano è già diventata uno degli argomenti utilizzati dagli avversari politici per contestarne la candidatura.

Il rapporto con Vannacci

Il legame con Roberto Vannacci risale agli anni trascorsi nei reparti militari. Burgio racconta di avere conosciuto l’attuale leader di Futuro Nazionale quando quest’ultimo comandava una Compagnia Incursori.

«Alcuni miei cari amici del suo reparto mi parlavano bene di lui: persona perbene, preparata e professionale», afferma.

L’ex generale ricorda inoltre di avere difeso pubblicamente Vannacci dopo la pubblicazione del libro che lo ha reso un personaggio politico nazionale e durante le inchieste riguardanti alcuni aspetti della sua carriera militare, poi archiviate.

L’apertura al centrodestra

La candidatura di Burgio potrebbe non arrivare necessariamente fino al voto. L’ex generale si dice disponibile a fare un passo indietro qualora Futuro Nazionale raggiungesse un accordo con gli altri partiti del centrodestra.

«Se si raggiungesse un’intesa per cui Futuro Nazionale decidesse di aiutare un altro candidato, per me andrebbe benissimo. L’importante è vincere», conclude.

La disponibilità conferma che il nome di Burgio rappresenta anche uno strumento negoziale nella partita per la scelta del candidato unitario. Futuro Nazionale annuncia di essere pronto a correre da solo, ma lascia aperta la porta a un’intesa con Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.

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Politica

+Europa, Rotella presidente: cambiano i rapporti di forza nel partito

Tommaso Rotella, sostenuto dall’area di Benedetto Della Vedova e Matteo Hallissey, è il nuovo presidente dell’Assemblea nazionale di +Europa. L’elezione rovescia i rapporti di forza interni e riapre la partita sul congresso anticipato e sulle alleanze.

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C’è voluta una decisione del Tribunale civile di Roma per sbloccare la paralisi di +Europa e consentire all’Assemblea nazionale di eleggere il proprio presidente.

La scelta è caduta su Tommaso Rotella, esponente dell’area che fa riferimento a Benedetto Della Vedova e al presidente del partito Matteo Hallissey. Rotella ha ottenuto 60 voti favorevoli e quattro astensioni, mentre i delegati vicini al segretario Riccardo Magi non hanno partecipato alla votazione.

L’elezione rappresenta l’ultimo atto di un braccio di ferro interno che dura da mesi e che ha ormai superato i confini del confronto politico, arrivando nelle aule giudiziarie.

La sentenza che ha sbloccato l’Assemblea

Dopo le dimissioni della precedente presidente dell’Assemblea, Agnese Balducci, la nuova maggioranza aveva chiesto di procedere con l’elezione del successore. Il voto era però rimasto bloccato.

Della Vedova, Hallissey e gli altri esponenti dell’opposizione interna avevano quindi presentato un ricorso d’urgenza. Il Tribunale di Roma ha accolto la loro richiesta, consentendo la convocazione dell’organismo e l’elezione della nuova presidenza.

Una decisione che non interviene direttamente sulla guida politica del partito, affidata fino al 2028 a Riccardo Magi, ma che modifica profondamente gli equilibri negli organismi dirigenti.

Il bilancio approvato

L’Assemblea si è chiusa con l’approvazione del bilancio consuntivo. Lo stesso documento era stato bocciato a maggio dalla nuova maggioranza, intenzionata a inviare un segnale politico di sfiducia alla segreteria.

Questa volta non sono state approvate mozioni sul congresso o sulle alleanze. Il voto sul bilancio ha permesso al partito di superare una scadenza delicata, ma non ha ricomposto la frattura.

La maggioranza dell’Assemblea è ormai nelle mani dell’area critica verso Magi. Il segretario conserva la propria carica, ma dovrà confrontarsi con un organismo nazionale guidato dai suoi oppositori.

Due linee per il centrosinistra

Dietro lo scontro sulle regole esiste una distanza politica sulla futura collocazione di +Europa.

L’area di Della Vedova e Hallissey guarda alla costruzione di una più ampia aggregazione liberale e riformista, nella quale potrebbe trovare spazio anche Italia viva di Matteo Renzi. L’obiettivo sarebbe quello di presentare nella coalizione di centrosinistra un blocco centrista più consistente e dotato di maggiore forza negoziale.

Magi difende invece l’autonomia politica e organizzativa di +Europa. Secondo questa impostazione, il partito deve conservare il proprio simbolo e la propria identità radicale, europeista e liberale, mantenendo riconoscibile l’impegno sui diritti civili senza confluire in un contenitore centrista più moderato.

La partita del congresso

L’elezione di Rotella può riportare all’ordine del giorno la richiesta di un congresso straordinario. Il nuovo presidente dell’Assemblea potrà favorire la discussione, ma la convocazione dovrà rispettare le maggioranze e le procedure previste dallo statuto.

Magi ha già espresso la propria contrarietà a un nuovo congresso, essendo stato rieletto segretario nel febbraio 2025 con un mandato triennale. Un’eventuale forzatura potrebbe quindi produrre altri ricorsi e prolungare lo scontro legale.

Per il momento la segreteria resta al suo posto. Politicamente, però, i rapporti di forza sono cambiati: l’opposizione interna controlla l’Assemblea e può condizionare le scelte sulla linea, sulle alleanze e sul futuro stesso di +Europa.

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Politica

Vannacci apre a Meloni, ma Forza Italia chiude: «Non lo vogliamo in coalizione»

Vannacci attende una telefonata di Giorgia Meloni e propone Futuro Nazionale come alleato del centrodestra. Forza Italia chiude la porta, mentre nella Lega aumentano i timori per una nuova perdita di consensi.

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Roberto Vannacci corregge la rotta e apre a un’alleanza con Giorgia Meloni. Dopo aver presentato alla Versiliana Futuro Nazionale come un partito pronto a «correre come un treno per vincere, da solo o in compagnia», l’ex generale lancia un messaggio alla presidente del Consiglio.

L’ipotesi di un ingresso nella coalizione incontra però il netto rifiuto di Forza Italia e alimenta le preoccupazioni della Lega, già attraversata dal confronto interno sulla leadership di Matteo Salvini.

«Aspetto una telefonata di Meloni»

Intervistato dalla Verità, Vannacci afferma di non avere avuto ancora alcun colloquio con esponenti del governo, ma di attendere una telefonata della premier.

«Considero Giorgia Meloni la padrona di casa e mi aspetto che parli con tutte le persone che si trovano all’ingresso della sua casa», spiega il leader di Futuro Nazionale.

Vannacci rivendica per il proprio partito il ruolo di «principale interlocutore del centrodestra», senza rinunciare alle critiche verso l’esecutivo. Accusa il governo di portare avanti politiche simili a quelle della sinistra e cita, tra i punti di contrasto, le scelte fiscali europee e il mancato sostegno agli emendamenti sulla legittima difesa.

Il no di Roberto Occhiuto

La risposta più dura arriva da Roberto Occhiuto, presidente della Calabria e vicesegretario di Forza Italia. Intervistato dal Foglio, il governatore esclude un’alleanza con Futuro Nazionale.

«Con Vannacci in coalizione, Meloni, che è la nostra risorsa più importante, sarebbe costretta a ribattere a un generale che le sparerebbe ogni giorno sempre più grosse», afferma Occhiuto.

Secondo il presidente calabrese, un’intesa sposterebbe la campagna elettorale su un terreno populista, mettendo in difficoltà la premier e allontanando l’elettorato moderato. È una posizione coerente con la linea adottata finora da Forza Italia.

Il silenzio preoccupato della Lega

La Lega per ora non replica pubblicamente. L’avanzata del partito dell’ex generale viene però osservata con crescente preoccupazione, soprattutto nei territori settentrionali.

Nel Carroccio è aperto il confronto sulla perdita d’identità e sulla necessità di tornare a parlare di autonomia, federalismo e amministrazioni locali. Dal direttivo lombardo sono emerse critiche alla strategia nazionale e alla rincorsa di Fratelli d’Italia e dello stesso Vannacci sui temi della sicurezza.

Un’eventuale alleanza tra Meloni e Futuro Nazionale potrebbe accentuare la concorrenza sulla base elettorale leghista, già segnalata dai dirigenti di province come Monza, Varese e Bergamo.

I gadget “identitari” sulla spiaggia

Vannacci prosegue intanto la propria campagna elettorale. A Lido di Camaiore è arrivato in bicicletta per partecipare a un gazebo allestito sul lungomare.

Nel comizio ha contestato il richiamo al «voto utile», invitando gli elettori a giudicare i risultati ottenuti dal governo su immigrazione, sicurezza e difesa dell’identità nazionale. Ha poi rilanciato la proposta della «tolleranza zero», evocando pattuglie impegnate a controllare le strade.

L’iniziativa si è conclusa con la distribuzione ai bambini di un kit da spiaggia trasformato in messaggio politico: paletta e secchiello per simboleggiare la costruzione di case e imprese italiane, una pistola ad acqua per rappresentarne la difesa.

Una comunicazione destinata a far discutere, mentre la vera partita resta quella dell’alleanza con il centrodestra. Vannacci attende Meloni, ma almeno per ora Forza Italia ha già chiuso la porta.

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