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Politica

Migranti in Albania, la Corte Ue apre al modello italiano ma chiede garanzie

L’avvocata generale della Corte Ue Laila Medina ritiene legittimi i centri per migranti in Albania, ma chiede garanzie chiare sui diritti dei richiedenti asilo.

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Il modello Albania supera un altro passaggio europeo, ma resta sotto osservazione sul terreno decisivo dei diritti. Nelle conclusioni presentate alla Corte di giustizia dell’Unione europea, l’avvocata generale Laila Medina ritiene compatibile con il diritto Ue la possibilità per uno Stato membro di localizzare fuori dall’Unione centri destinati alla gestione dei migranti, come previsto dal protocollo tra Italia e Albania. Ma il via libera non è senza condizioni: le garanzie per i richiedenti asilo devono essere effettive, chiare e verificabili.

Il parere riguarda i ricorsi di due migranti trattenuti in Albania e il quesito sollevato dalla Corte d’Appello di Roma sulla compatibilità del sistema italiano con l’ordinamento europeo. Le conclusioni dell’avvocata generale non sono vincolanti, ma spesso anticipano l’orientamento della sentenza che arriverà nei prossimi mesi.

Il nodo delle tutele per i richiedenti asilo

Medina riconosce la legittimità dell’impianto, ma entra nel merito delle garanzie. Secondo il parere, le norme italiane non sembrano contenere disposizioni sufficientemente precise per assicurare pienamente i diritti previsti dal diritto europeo, dalla difesa al rispetto della vita privata e familiare fino al rilascio immediato dopo la mancata convalida del trattenimento.

Per questo, il punto centrale viene rimesso ai giudici nazionali: spetterà a loro verificare che nei centri in Albania sia garantito lo stesso livello di tutela previsto sul territorio italiano. È il passaggio che tiene insieme apertura e prudenza: il protocollo può reggere, ma non può diventare una zona grigia fuori dal controllo giurisdizionale.

Meloni rivendica la linea italiana

Giorgia Meloni legge il nuovo passaggio di Lussemburgo come una conferma politica. Per la premier, l’Europa starebbe imboccando la strada indicata dall’Italia: una soluzione inizialmente contestata che oggi diventa uno strumento a disposizione dell’intera Unione.

La rivendicazione arriva in un momento favorevole per il governo, perché il nuovo Patto Ue su migrazione e asilorafforza le procedure di frontiera e rende più flessibile la gestione dei Paesi sicuri, uno dei punti centrali dello scontro giuridico degli ultimi mesi. Il quadro europeo, dunque, si muove nella direzione di un maggiore controllo delle frontiere esterne, pur dentro il perimetro della Carta dei diritti fondamentali e del principio di non respingimento.

L’Europa cambia passo su asilo e rimpatri

Il confronto sui centri in Albania si incrocia con il voto europeo sul regolamento rimpatri, che apre alla possibilità di strutture in Paesi terzi con cui gli Stati membri abbiano accordi. Le nuove norme prevedono anche obblighi di collaborazione per i cittadini di Paesi terzi destinatari di una decisione di rimpatrio e la possibilità di trattenimento sulla base di una valutazione individuale.

Per i sostenitori del protocollo Italia-Albania, è la conferma dell’europeizzazione di un modello nato come iniziativa bilaterale. Per le opposizioni di sinistra e per molte organizzazioni umanitarie, invece, è il segnale di una “fortezza Europa” sempre più orientata all’esternalizzazione delle procedure.

Una partita ancora aperta

Il pronunciamento definitivo della Corte Ue sarà decisivo per capire fino a che punto il modello italiano potrà essere applicato senza correttivi. Il principio che emerge dalle conclusioni di Medina è netto: i centri fuori dall’Unione possono essere legittimi, ma non possono ridurre le garanzie dei migranti.

La partita, quindi, non è chiusa. Il governo incassa un’apertura importante sul piano politico e giuridico, ma la vera prova sarà nella gestione concreta dei centri, nel controllo dei giudici e nella capacità di assicurare ai richiedenti asilo diritti effettivi, non soltanto formali.

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Politica

Salvini torna da Roggero nel carcere di Bollate

Matteo Salvini visita per la terza volta Mario Roggero nel carcere di Bollate. Il gioielliere sta scontando una condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi.

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Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini è arrivato nel carcere di Bollate, nel Milanese, per incontrare nuovamente Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione.

Roggero è stato riconosciuto colpevole dell’uccisione di due rapinatori e del ferimento di un terzo dopo l’assalto alla sua gioielleria di Grinzane Cavour, avvenuto nel 2021. I giudici hanno escluso la legittima difesa, ritenendo che al momento degli spari il pericolo non fosse più attuale.

La terza visita in poche settimane

È la terza volta che Salvini incontra Roggero nel penitenziario. Il vicepremier si era recato a Bollate già il 18 luglio, dopo la prima notte trascorsa in cella dal gioielliere, tornando anche il giorno successivo.

Il leader della Lega ha più volte espresso vicinanza a Roggero e sostenuto la possibilità di un provvedimento di clemenza. La richiesta di grazia è stata avanzata dalla moglie del detenuto, ma la decisione spetta esclusivamente al presidente della Repubblica.

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Politica

Campi Flegrei, scontro tra Musumeci e i sindaci: la tregua istituzionale dura un giorno

Musumeci attacca i sindaci dei Campi Flegrei, Della Ragione replica: «Date risposte alla gente». Manzoni chiede risorse, hub e procedure rapide.

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Il Governo ricuce e il Governo strappa. A meno di ventiquattr’ore dalla mediazione condotta dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con istituzioni locali, sindaci e comitati di cittadini, la tregua sui Campi Flegrei va subito in frantumi. A riaccendere lo scontro sono le parole pronunciate alla Camera dal ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, che attacca, senza nominarlo, uno dei primi cittadini dell’area flegrea. Il sindaco di Bacoli, Josi Della Ragione, si riconosce nel destinatario dell’affondo e replica duramente.

L’attacco di Musumeci alla Camera

Durante l’informativa urgente sugli eventi sismici nei Campi Flegrei, Musumeci difende l’azione dell’esecutivo e rivendica le misure adottate, compreso lo stanziamento di 100 milioni di euro per gli interventi sugli edifici danneggiati.

Poi il ministro abbandona il terreno tecnico e passa all’attacco politico.

«I sindaci dicono: facciamo presto. Noi siamo accanto ai sindaci da sempre, anche accanto a quelli che si sono iscritti al partito di Nicodemo delle Sacre Scritture, quello che di giorno stava con Cristo e di notte con i farisei», afferma.

Musumeci non indica alcun nome, ma rende ancora più esplicito il riferimento con un secondo affondo: «C’è un sindaco che quando viene a Roma fa inchini e abbonda negli elogi al Governo e poi, quando torna sul territorio, alle televisioni private continua a vomitare veleno contro il Governo».

Della Ragione: «Io sto con la gente»

La replica di Josi Della Ragione arriva quasi immediatamente attraverso i social.

«Sì, signor ministro, ha ragione lei: io sto con i farisei. Perché faccio il sindaco, perché sono flegreo. Io sto con la gente, senza casa e senza acqua, che attende risposte urgenti. Non più promesse, ma fatti», scrive il primo cittadino di Bacoli.

Della Ragione accusa Musumeci di aver utilizzato un’informativa parlamentare per colpire personalmente un amministratore impegnato in un territorio in piena emergenza.

«Ha deciso che la sua priorità non è mettere in sicurezza i Campi Flegrei. Ma ha ritenuto necessario investire tempo in Parlamento per attaccare il sindaco di Bacoli. Senza contraddittorio e con tanta ira».

Il sindaco respinge anche l’accusa di tenere atteggiamenti diversi a Roma e sul territorio. Il rispetto istituzionale, sostiene, non può essere confuso con il silenzio o con il servilismo.

«Fate il vostro dovere, date risposte alla gente e mantenete le promesse», incalza Della Ragione. «I Campi Flegrei non si accontentano di elemosine. Noi vogliamo tutto quello che ci spetta».

Manzoni: «L’emergenza corre più veloce della burocrazia»

Mentre infuria lo scontro tra Musumeci e Della Ragione, da Pozzuoli arriva un appello dai toni diversi, ma non meno severi.

Il sindaco Luigi Manzoni definisce la situazione «estremamente grave» e chiede un deciso cambio di passo. Riconosce il lavoro svolto dal Governo, dalla Regione, dalla Prefettura e dalla Protezione civile, ma avverte che la collaborazione istituzionale, da sola, non è più sufficiente.

«Servono decisioni rapide, risorse straordinarie e procedure accelerate. L’emergenza continua a correre più veloce della burocrazia», afferma Manzoni.

Il sindaco sollecita la realizzazione degli hub di accoglienza previsti dal piano per il bradisismo, l’accelerazione degli interventi sui costoni e nelle aree maggiormente esposte, sopralluoghi più rapidi e contributi immediati per le famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni.

Chiede inoltre misure di sostegno per le attività economiche che stanno subendo le conseguenze della crisi e il completamento delle opere già programmate.

«Non è più il tempo delle promesse. È il tempo delle decisioni», conclude.

Il Partito democratico attacca il Governo

Sulla vicenda interviene anche il Partito democratico. Il deputato e segretario regionale campano Piero De Luca definisce «vergognoso» l’intervento del ministro e accusa l’esecutivo di non aver fornito risposte adeguate alle comunità colpite.

«Il Governo è immobile e prova a scaricare le proprie responsabilità, attaccando persino i sindaci e le comunità locali», sostiene De Luca.

Il parlamentare richiama i danni provocati dalle continue scosse e chiede che il contributo statale per gli interventi di adeguamento sismico venga portato al 100 per cento. Sollecita inoltre l’immediata realizzazione degli hub di emergenza.

Duro anche il deputato napoletano Marco Sarracino, che si rivolge direttamente a Musumeci: «Viene qui e attacca i sindaci dei Campi Flegrei, in particolar modo quello di Bacoli, Josi Della Ragione, che ha avuto la sola colpa di evidenziare i limiti del decreto che avete messo in campo».

Lo scontro politico mentre cresce l’emergenza

La polemica arriva nel momento più delicato per le popolazioni flegree. Centinaia di famiglie sono state allontanate dalle proprie abitazioni, proseguono le verifiche di agibilità e restano aperti i problemi legati all’acqua, alla sistemazione degli sfollati e alla sicurezza degli edifici.

Dopo l’incontro in Prefettura guidato da Piantedosi, l’obiettivo dichiarato era quello di ricostruire un fronte istituzionale comune. Le parole pronunciate da Musumeci e la reazione dei sindaci mostrano, invece, una frattura ancora profonda.

E mentre Governo e amministratori locali si scambiano accuse, dai Campi Flegrei arriva una richiesta comune: ridurre i tempi della burocrazia e trasformare gli stanziamenti annunciati in interventi visibili, risposte certe e assistenza concreta.

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Manovra, Salvini rilancia il contributo delle banche. Forza Italia frena

Dopo il vertice di maggioranza, Salvini propone di recuperare risorse dagli utili bancari. Forza Italia resta contraria, mentre il Mef guarda al negoziato con Bruxelles.

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Un incontro dal clima disteso, prima della pausa estiva, ma con alcuni nodi politici già destinati a riemergere a settembre. Il vertice tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi è servito a fare il punto sulle prossime scadenze e sulla preparazione della legge di Bilancio.

L’intesa raggiunta prevede che, alla ripresa dei lavori, ogni partito della maggioranza presenti le proprie proposte per la manovra. Il confronto vero inizierà dunque a settembre, quando il governo dovrà trasformare le priorità politiche in misure compatibili con le risorse disponibili.

Salvini, tuttavia, ha già riaperto uno dei fronti più delicati per il centrodestra: quello di un possibile intervento sugli utili delle banche.

Salvini torna a chiedere risorse agli istituti di credito

Il leader della Lega sostiene che una parte dei guadagni realizzati dagli istituti di credito debba essere destinata al sostegno delle famiglie e delle imprese in difficoltà.

Secondo i dati citati dal vicepremier, Intesa Sanpaolo e UniCredit avrebbero ottenuto complessivamente più di 12 miliardi di euro di utili nel primo semestre dell’anno. Una parte di questi risultati, ha osservato Salvini, deriverebbe anche dai rapporti con i correntisti italiani.

Il segretario leghista esclude che la proposta debba essere considerata una nuova tassa. L’obiettivo sarebbe piuttosto quello di individuare una forma di contributo o di restituzione da parte di un settore che continua a registrare risultati particolarmente positivi.

Salvini ha precisato di parlare a nome della Lega e non dell’intera coalizione. Il partito organizzerà all’inizio di settembre a Roma una due giorni dedicata all’economia, durante la quale saranno definite le proposte da presentare per la legge di Bilancio. L’intervento sulle banche farà parte del pacchetto leghista.

Forza Italia conferma il suo no

La posizione di Forza Italia resta distante. Gli azzurri si sono sempre opposti a nuove imposte sugli extraprofitti bancari, sostenendo che misure di questo tipo potrebbero produrre effetti negativi sul credito, sugli investimenti e sulla stabilità del sistema finanziario.

La linea del partito guidato da Antonio Tajani rimane quella del “mai nuove tasse”. Per Forza Italia la questione sarebbe già stata affrontata e superata nei precedenti confronti interni alla maggioranza.

Anche in Fratelli d’Italia prevale la cautela. Un nuovo intervento sugli istituti di credito potrebbe riaprire tensioni politiche ed esporre il governo a contestazioni sul piano europeo. La questione, quindi, non appare destinata a essere risolta prima della ripresa autunnale.

Giorgetti guarda al negoziato con Bruxelles

Al ministero dell’Economia l’attenzione è concentrata soprattutto sui rapporti con l’Unione europea. L’eventuale uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo, insieme ai margini di flessibilità collegati alle spese per energia e difesa, potrebbe liberare risorse e ridurre la necessità di ricorrere a interventi straordinari.

Giancarlo Giorgetti deve però fare i conti con le richieste già presentate dai diversi ministeri. La prossima sarà l’ultima manovra completa prima delle elezioni politiche previste nel 2027, salvo cambiamenti del calendario, e le pressioni per finanziare nuove misure sono destinate ad aumentare.

La linea condivisa con Palazzo Chigi resta quella della prudenza: mantenere i conti pubblici sotto controllo e non compromettere il percorso concordato con Bruxelles. Le proposte dei partiti dovranno quindi essere accompagnate dall’indicazione delle relative coperture.

Il nodo Vannacci e le elezioni del 2027

Nel vertice sarebbe stato affrontato anche il futuro perimetro della coalizione. Secondo quanto filtra, non ci sarebbero al momento aperture nei confronti di Roberto Vannacci e del suo movimento Futuro Nazionale, neppure in vista delle elezioni comunali del 2027.

Non risulta però una decisione formalizzata. Il tema rimane politicamente rilevante perché una corsa autonoma di Vannacci potrebbe sottrarre voti soprattutto alla Lega e, in alcuni territori, rendere più difficile la vittoria dei candidati del centrodestra.

Meloni non sembrerebbe comunque intenzionata a modificare la propria posizione. Il rischio di una dispersione dei consensi viene valutato, ma per il momento non sarebbe sufficiente a determinare un’apertura.

La presidente del Consiglio si concederà ora alcuni giorni di riposo. Il prossimo appuntamento pubblico previsto è il 21 agosto a Taranto, per l’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo. A settembre, però, il confronto ripartirà dalle due questioni lasciate sul tavolo: le risorse per la manovra e i confini elettorali del centrodestra.

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