Collegati con noi

Ben'essere

Miglior Sommelier del mondo? Ad Anversa l’Italia è in gara con Daniele Arcangeli

Avatar

Pubblicato

del

È Daniele Arcangeli l’unico candidato italiano a competere per il titolo di Miglior Sommelier del Mondo. Il concorso, giunto alla sedicesima edizione e organizzato da Asi – Association de la Sommellerie Internationale, è in programma ad Anversa dal 10 al 15 marzo. La gara, calendarizzata ogni tre anni, ha in competizione 66 sommelier provenienti da tutto il mondo, uno per ciascuno dei 63 Paesi delle associazioni nazionali affiliate all’Asi e tre vincitori dei titoli continentali. Il candidato italiano – riferisce una nota – e’ gia’ vincitore del titolo di Miglior Sommelier d’Italia Aspi nel 2015. Nella giuria internazionale del concorso sara’ presente l’italiano Giuseppe Vaccarini, Miglior Sommelier del Mondo Asi 1978 e presidente di Aspi- Associazione della Sommellerie Professionale Italiana. Il calendario della gara prevede lunedi’ 11 e martedi’ 12 marzo le prove tecniche e i test pratici che determineranno l’accesso alla semifinale in programma mercoledi’ 13, giorno con il quale saranno decretati i nomi dei finalisti che si contenderanno il titolo di Miglior Sommelier del Mondo 2019. La finale si terra’ venerdi’ 15 marzo presso l’Elisabeth Center di Anversa.

Advertisement
Continua a leggere

Ben'essere

Obesità, ricerca sugli stili di vita: in campagna oggi si ingrassa di più. E Neuromed finisce su Nature, la bibbia delle riviste scientifiche

Avatar

Pubblicato

del

Il reddito basso, l’arrivo della ‘modernità’, fattori culturali, meno movimento hanno fatto sì che negli ultimi anni l’obesità aumentasse più rapidamente in campagna rispetto alla città. È il risultato di una grande ricerca internazionale, alla quale partecipa il Progetto Moli-sani dell’I.R.C.C.S. Neuromed,  che evidenzia come il problema dell’obesità stia colpendo in modo molto più grave chi vive in aree rurali. L’obesità sta aumentando più rapidamente nelle aree rurali del mondo rispetto alle città. a questo dato si è giunti partendo da un’indagine scientifica che ha coinvolto oltre mille ricercatori in tutto il mondo, analizzando i dati di 112 milioni di adulti in 200 Paesi tra il 1985 e il 2017.

Guidata dall’Imperial College di Londra, e con la partecipazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la ricerca ha visto il contributo dei dati raccolti dal Progetto Moli-sani dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, Isernia. Pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature, lo studio ha valutato peso e altezza di tutte le persone che hanno partecipato alle varie indagini. In questo modo è stato possibile calcolare l’Indice di massa corporea (BMI), un numero espresso come chilogrammi su metro quadrato. Le analisi hanno mostrato che dal 1985 al 2017 l’indice di massa corporea è aumentato in media a livello mondiale di 2,0 kg/m2 nelle donne e di 2,2 kg/m2 negli uomini, equivalente a un aumento individuale di peso di circa 5-6 chili.

Il dato più interessante è che oltre la metà dell’aumento globale in questi 33 anni è dovuta all’incremento dell’indice di massa corporea nelle zone rurali. I ricercatori hanno infatti rilevato che il BMI medio nelle aree rurali è aumentato di 2,1 kg/m2 sia nelle donne che negli uomini. Ma nelle città l’aumento è stato decisamente inferiore: rispettivamente di 1,3 kg/m2 e di 1,6 kg/m2.La geografia mondiale dell’obesità sta insomma cambiando profondamente.

“I risultati di questo massiccio studio globale – dice Majid Ezzati, professore nell’Imperial College di Londra e principale autore dello studio – ribaltano la percezione comune secondo la quale l’aumento globale dell’obesità è dovuto soprattutto alle persone che vivono nelle città. Ciò significa che dobbiamo ripensare a come affrontare questo problema di salute globale”. Il gruppo di studio ha anche riscontrato importanti differenze in base al reddito medio. Nei paesi ad alto reddito, infatti, l’aumento dell’indice di massa corporea è stato più sostenuto nelle zone rurali, soprattutto per quanto riguarda le donne. I ricercatori suggeriscono che ciò possa essere dovuto agli svantaggi sperimentati da coloro che vivono fuori città: reddito e istruzione inferiori, prezzo più elevato di cibi sani e meno strutture per lo svago e lo sport. “Le discussioni sulla salute pubblica tendono a concentrarsi maggiormente sugli aspetti negativi della vita nelle città” – continua Ezzati – ma proprio le città offrono opportunità migliori per uno stile di vita sano, opportunità spesso difficili da trovare nelle aree rurali “.  Al di là delle allarmanti differenze tra campagna e città, una analisi complessiva dei dati per singolo Paese mostra anche situazioni positive, come nel caso delle donne europee. In dodici Paesi del continente (Italia, Grecia, Spagna, Lituania, Repubblica Ceca, Portogallo, Serbia, Francia, Malta), infatti, il loro BMI è leggermente diminuito. Per gli uomini le cose vanno diversamente: l’aumento è stato generale in tutto il mondo.

 

“Valutare la situazione dell’obesità – dice Licia Iacoviello, Direttore del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed e professore di Igiene e Sanità Pubblica all’Università dell’Insubria – è un obiettivo cruciale. Si tratta di un problema enorme a livello mondiale per la salute dei cittadini. Conoscere quanto sia diffusa, e quanto gli interventi siano efficaci nel ridurne l’incidenza, significa affrontare meglio quella che è una vera e propria emergenza sanitaria. Ed è importante sottolineare che le possibili soluzioni al problema sono a portata di mano: fare più attività fisica, mangiare meno e meglio. In altri termini, meno zuccheri semplici, meno grassi animali e maggiore adesione alla dieta Mediterranea”. Ma i dati di questo studio indicano anche una importante strada per il futuro: combattere le differenze socioeconomiche tra vari strati della popolazione. “I livelli più bassi – continua Iacoviello – sono quelli che maggiormente stanno risentendo dei cambiamenti. La sfida è grande, ma tutto sommato semplice: fare in modo che tutti i cittadini, indipendentemente dal loro livello di istruzione o da quanto guadagnano, possano condurre una vita sana”.

Lo Studio Moli-sani, con i suoi 25.000 partecipanti, tutti residenti in Molise, ha raccolto dati preziosi che hanno arricchito in modo significativo queste osservazioni condotte in tutto il mondo. “È un grande contributo quello che la gente del Molise sta dando alla medicina mondiale. – commenta Giovanni de Gaetano, Presidente di Neuromed – È una scommessa partita più di dieci anni fa: fare del Molise un grande laboratorio scientifico, assieme ai cittadini. E offrire risposte ai ricercatori di tutto il mondo”.

 

Continua a leggere

Ben'essere

La dieta mediterranea allunga la vita anche agli over 65: parlano i ricercatori del Neuromed di Pozzilli

Avatar

Pubblicato

del

Uno studio dei ricercatori dell’Istituto Neuromed di Pozzilli ha rivelato che il modello alimentare più famoso al mondo riduce del 25 per cento il rischio di mortalità nelle fasce più anziane della popolazione. La dieta mediterranea come segreto di lunga vita. La ricerca del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, in Molise, che è stata pubblicata sulla rivista British Journal of Nutrition, ha analizzato il rapporto tra alimentazione mediterranea e mortalità in un campione di oltre 5mila persone di età superiore a 65 anni, reclutate nell’ambito dello studio Moli-sani. I ricercatori hanno anche passato al setaccio altri studi epidemiologici pubblicati finora in diversi Paesi del mondo, per un totale di dodicimila soggetti analizzati. I risultati indicano chiaramente che la dieta mediterranea resta un autentico scudo salvavita, in grado di ridurre sensibilmente il rischio di mortalità anche nelle persone meno giovani.

E questo nonostante la dieta mediterranea sia notevolmente cambiata nel corso degli anni, per via dell’ingresso nelle nostre dispense di prodotti della grande distribuzione alimentare e di uno stile di vita profondamente diverso da quello dei contadini del Mediterraneo ai quali la dieta mediterranea di fatto appartiene. “La novità del nostro studio sta nell’aver puntato la lente d’ingrandimento su popolazioni over 65 – spiega Marialaura Bonaccio, epidemiologa del Dipartimento e primo autore dello studio –  Sappiamo da tempo che la dieta mediterranea è efficace nella riduzione del rischio di mortalità nella popolazione generale, ma non sapevamo ancora quanto potesse esserlo anche per gli anziani. I dati dello studio Moli-sani mostrano chiaramente che un modello tradizionale di dieta mediterranea, ricco di frutta, verdura, pesce, legumi, olio di oliva e cereali, poca carne e latticini e un moderato consumo di vino ai pasti, si associa a una importante riduzione media del 25 per cento della mortalità per tutte le cause, con vantaggi, in particolare, per la mortalità cardiovascolare e cerebrovascolare. Le nostre ricerche considerano l’alimentazione nel suo insieme, ma è comunque interessante capire quali sono i cibi che ‘trainano’ l’effetto della dieta mediterranea – spiega Bonaccio – I nostri dati confermano quanto già osservato in numerosi studi epidemiologici e meta-analisi condotte sull’argomento, e cioè che il consumo moderato di bevande alcoliche, se inserito in un contesto alimentare di tipo mediterraneo, rappresenta un fattore di protezione per la nostra salute”.

“I nostri dati lanciano un messaggio importante in termini di salute pubblica – commenta Giovanni de Gaetano, direttore del Dipartimento, presidente Neuromed –  Con l’invecchiamento progressivo della popolazione mondiale, sappiamo che tra qualche anno gli over 65 rappresenteranno circa un quarto della popolazione europea. Ecco perché è necessario studiare e identificare quei fattori modificabili che possono garantire non solo lunga vita, ma anche una qualità di vita accettabile. Ci piace dire che dobbiamo aggiungere vita agli anni, non solo anni alla vita. Il nostro studio rappresenta una base solida per incoraggiare un sano modello alimentare ispirato ai principi della dieta mediterranea anche tra le persone più anziane”. Lo studio Moli-sani ha coinvolto circa 25.000 cittadini, residenti in Molise, per conoscere i fattori ambientali e genetici alla base delle malattie cardiovascolari e dei tumori. Lo studio Moli-sani, oggi basato presso l’IRCCS Neuromed, ha trasformato un’intera Regione italiana in un grande laboratorio scientifico.

Continua a leggere

Ambiente

Successo al Vinitaly per la Carta dei vini del Parco del CIlento con 60 cantine. E arrivano i “Vitigni del Parco”

Avatar

Pubblicato

del

“La nostra Carta dei vini comprende oltre 60 cantine e consentirà a turisti e visitatori di orientarsi nella scelta di vini di qualità e legati al territorio” – commenta Tommaso Pellegrino, il presidente dell’Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Una bella affermazione per i vini del Parco al Vinitaly, la più rappresentativa fiera internazionale dedicata ai vini e ai distillati: “Un momento molto positivo per le nostre aziende che ormai , ha detto Pellegrino, riescono ad ottenere importanti riconoscimenti e premi di livello nazionale ed internazionale. La collaborazione con il Parco del Vesuvio ha l’obiettivo di valorizzare e promuovere al meglio, attraverso eventi ed iniziative diffuse,  i vini dei parchi nazionali campani, puntando essenzialmente sulla loro territorialità”.  Alla conferenza erano presenti, oltre al presidente del Parco nazionale del Vesuvio Agostino Casillo,  il delegato regionale all’agricoltura Franco Alfieri, il direttore del PNCVDA Romano Gregorio, il consigliere del PNCVDA Rosario Carione, il presidente del Consorzio Vesuvio dop Consorzio Tutela vini, Ciro Giordano e  Luigi Scorziello del Consorzio Vita Salernum vites   “Siamo fieri del successo delle cantine del nostro territorio al Vinitaly– commenta il consigliere Carione e sindaco di Trentinara -, per noi è un vanto poter rappresentare le nostre eccellenze con una Carta dei vini del nostro Parco. Buyers provenienti da svariati paesi esteri hanno mostrato in questi giorni grande interesse per il nostro territorio e per le nostre produzioni e questo ci riempie di orgoglio”.

Nell’ambito della manifestazione veronese è stato presentato, inoltre, il progetto “Valorizzazione e salvaguardia della biodiversità viticola del territorio del Parco”, promuovendo la descrizione dei vitigni minori a rischio di scomparsa presenti nel territorio. L’iniziativa, coordinata dall’Ufficio Conservazione Natura del Parco ha permesso di individuare e recuperare ben 49 tipi di vitigni al fine di identificare quali fossero le produzioni vitivinicole locali e renderle conosciute sul mercato, così da offrire ai produttori una maggiore possibilità di commercializzazione ed ai consumatori delle varietà nuove e dallo spiccato sapore territoriale.  Nell’elenco delle varietà esaminate, ve ne sono 17 riconducibili a ben 7 nuovi profili nuovi, cioè assenti da qualsiasi catalogo. Il prossimo obiettivo, dunque, sarà quello di completare la caratterizzazione morfologica di questi tipi, che possono essere già definiti “Vitigni del Parco”, così da mettere i produttori nelle condizioni di avviare le coltivazioni per la commercializzazione. “Un valore aggiunto – dichiara il direttore del Parco del Cilento Romano Gregorio – che sa di storia, di cultura, di tradizione e di territorio. Un legame ulteriore con la nostra meravigliosa terra, che rappresenta sempre una garanzia di attenzione verso i prodotti locali”.

Continua a leggere

In rilievo