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Michele Emiliano non rinnova la tessera del Pd ma continua a essere del Pd, così rispetta la sentenza della Consulta

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Il governatore della Puglia, Michele Emiliano ha deciso di non rinnovare l’iscrizione al Pd, “in ossequio alla recente sentenza della Consulta in materia”. Lo ha comunicato egli stesso al circolo PD Murat San Nicola, in merito al rinnovo annuale della tessera del partito. “Per ragioni legate al mio ruolo di magistrato, sia pure in aspettativa per mandato elettorale, devo comunicare – dice – la mia decisione, dolorosa ma inevitabile, di non rinnovare l’iscrizione al PD”.

“Continuerò a supportare il PD in ogni modo in cui mi venga richiesto – assicura Emiliano – e continuerò a frequentare il mio circolo ed ogni istanza di partito alla quale riterrò di intervenire”. “Vi è infatti – conclude – che il mio ruolo di capo politico della coalizione di centrosinistra della Regione Puglia è per me coessenziale alla mia militanza nel PD al quale sarò sempre legato”.

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Premier e numeri, ecco tutte le incognite di un possibile governo M5S-Pd

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Mai più con la Lega. È questo il punto di partenza da cui ripartono Giuseppe Conte e il M5S dopo il voltafaccia di Salvini e la mozione di sfiducia presentata al Senato. Ed è lì, al Senato, che sentiremo il discorso del premier martedì. Sarà una puntuale contestazione delle ossessioni, della scaltrezza, della slealtà e della rincorsa del consenso ad ogni costo di Salvini.

Ma è sul dopo che si annidano contraddizioni e problemi. Un governo M5S-Pd pone una serie di nodi alle due forze politiche sia sul programma che sui nomi da mettere a capo dei ministeri e, soprattutto, di Palazzo Chigi. Ammesso che nasca un governo che abbia una qualche speranza di durare l’intera legislatura. Chi sarà premier di questa nuova squadra sarà’ l’elemento centrale della partita che si potrebbe aprire, con i dem pronti e decisi a rivendicare un nome forte e autorevole, anche e soprattutto a livello internazionale. Il secondo aspetto e’ quello della tenuta dei numeri, in particolare al Senato. Con il Pd, e questa sarebbe una delle preoccupazioni di Nicola Zingaretti, che rischierebbe di essere imprigionato dalle scelte dei renziani, che rappresentano al momento una buona fetta della squadra parlamentare Dem. Da qui anche l’ipotesi di coinvolgere Fi o una parte del gruppo azzurro. A monte il discorso che fara’ il capo del governo a palazzo Madama. Conte provera’ innanzitutto a fare un quadro degli ultimi giorni mettendo nero su bianco che il caos di questo surreale Ferragosto della politica ha un solo padre: Matteo Salvini. E’ a lui che Conte dovrebbe indirizzare il suo “j’accuse”. Poi, stando alle indiscrezioni delle ultime ore, dovrebbe dimettersi, salendo quindi al Colle. A quel punto, il presidente Sergio Mattarella, prendendo atto delle dimissioni del premier, sara’ chiamato a indire le consultazioni. E, al Quirinale, si aspettano di avere un quadro piuttosto chiaro sulle possibili nuove maggioranze. M5S e Pd, dovranno quindi trovarsi all’appuntamento con il presidente della Repubblica con uno schema ben chiaro. Anche qui diversi sono i nodi ancora da sciogliere. Il M5S, posto che Di Maio convinca tutti i suoi parlamentari dell’opportunita’ dell’alleanza con il Pd, non ha alcuna intenzione di sedersi al tavolo con Renzi o con i renziani. Nella strategia del Movimento l’unico interlocutore e’ Nicola Zingaretti e, al governo, non dovrebbe comparire nessun nome riconducibile a Renzi. Zingaretti persegue nella sua linea attendista. Il padre nobile dell’Ulivo e del Pd, Romano Prodi, che secondo alcune fonti parlamentari avrebbe dato la disponibilita’ a un incarico da premier, spinge per l’accordo, che una voce fuori dal coro come Carlo Calenda da’ gia’ per fatto. L’incognita, per Zingaretti, e’ proprio nelle strategie di Renzi: su quali provvedimenti e fino a quando gli uomini dell’ex premier daranno il loro assenso?, e’ la domanda che circola tra gli esponenti piu’ vicini al segretario Dem. Sul premier la trattativa non e’ ancora iniziata. Fermo restando la disponibilita’ di Prodi (non totalmente inviso al M5S, che lo introdusse nella rosa dei papabili per il Quirinale nel 2013) restano in lizza i nomi di Raffaele Cantone – gradito ai pentastellati – o di un esponente di area Dem come Enrico Letta. Un esponente europeista, di certo, che inneschi nel governo italiano una svolta in chiave dialogante con l’Ue su temi come l’immigrazione e l’economia. In questo schema, il dimissionario Conte non resterebbe, di certo, fuori dai giochi (si parla della Farnesina o dell’incarico di Commissario con deleghe forti). E anche Di Maio avrebbe un suo dicastero, con la suggestione del Viminale all’orizzonte. Sui temi il nuovo contratto di governo ha diversi punti di potenziale rottura. Sul reddito di cittadinanza il M5S non ammette deroghe mentre sul salario minimo, tra i pentastellati, l’apertura a un ripensamento ci potrebbe essere. Mentre sull’impianto della manovra l’impressione e’ che i punti di contatto tra M5S e Pd siano maggiori rispetto a quelli tra Movimento e Lega.

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Sfiducia a Salvini e nuovo Governo con la benedizione di Mattarella, la decisione di Di Maio e dei vertici del M5S da Grillo

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La partita è dura. E i comportamenti del ministro dell’Interno Matteo Salvini sono alquanto estrosi in  questi giorni. Ha fatto la crisi. Ha fatto presentare la mozione di sfiducia al premier Conte al Senato. Voleva che si andasse al voto in quattro giorni. Continua a non dimettersi né lui né la delegazioni della Lega. E allora meglio prevedere ogni variante in questa crisi per chiudere bene e in fretta i conti con un alleato che improvvisamente si è rivelato essere malfidato e soprattutto capace di tradire una alleanza e un contratto di governo al solo scopo di capitalizzare sondaggi che gli assegnerebbero messe di voti. I vertici del M5S si sono riuniti a Bibbona, nella villa di Marina di Bibbona, dove risiede Beppe Grillo, per poter discutere del futuro del Paese, del Governo del Paese e del Movimento. L’incontro all’ora di pranzo tra Beppe Grillo, Luigi Di Maio, Davide Casaleggio, Roberto Fico e Alessandro Dibbattista nella villa di Marina di Bibbona del garante del movimento. All’incontro sarebbero stati invitato e sono presenti anche i capigruppo M5s di Camera e Senato, Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli e la vicepresidente di Palazzo Madama, Paola Taverna. Di che cosa si è discusso? Della discussione in aula della mozione di sfiducia. Il premier Giuseppe Conte ha già scritto le sue comunicazioni, il suo discorso ai senatori per martedì 20 agosto quando è caledarizzata la riunione del senato con all’ordine del giorno la mozione di sfiducia della Lega. E sembra, da quel che trapela, sia un atto di accusa durissimo sulla inaffidabilità, la spregiudicatezza, la doppiezza e la ossessività del ministro Salvini che l’ha trascinato a tradimento sul banco del Senato per sfiduciarlo salvo poi fare retromarce perchè ha scoperto che nel Parlamento italiano ci sono possibili nuove maggioranze che possono prescindere dalla Lega e che in ogni caso le elezioni le convoca il Capo dello Stato solo se e quando accerta che non ci sono esecutivi che possano godere della fiducia delle due Camere. All’Italia aspettano giorni difficili. La posizione dei 5 stelle di chiusura netta a Matteo Salvini è stata espressa al termine dell’incontro incontro a Marina di Bibbona con  una nota ufficiale che ha solo ratificato quanto pensano oramai da dieci giorni i vertici del M5S. Nella nota c’è scritto che “Salvini è un interlocutore non più credibile”. E c’è la spiegazione. Prima la sua mossa di staccare la spina al Governo del cambiamento l’8 agosto tra un mojito e un tuffo. “Poi la vergognosa retromarcia in cui tenta di dettare condizioni senza alcuna credibilità, fanno di lui un interlocutore inaffidabile, dispiace per il gruppo parlamentare della Lega con cui è stato fatto un buon lavoro in questi 14 mesi. Il Movimento sarà in Aula aula al Senato al fianco di Giuseppe Conte il 20 agosto”.

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Salvini parla di migranti e governo: la Open Arms va in Spagna perchè ho tenuto duro, lascio il Viminale solo se ci sono elezioni

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