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Economia

Meta frena, primo calo ricavi della sua storia

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Meta chiude il secondo trimestre con il primo calo dei ricavi della sua storia. A pesare il contesto macroeconomico ma anche la crescente concorrenza di TikTok che sta penalizzando soprattutto Instagram. I ricavi sono scesi dell’1% a 28,8 miliardi di dollari, sotto le attese degli analisti. In calo anche l’utile netto, sceso a 6,7 miliardi. Gli utenti giornalieri attivi pero’ salgono e raggiungono quota 1,97 miliari. Per il terzo trimestre la societa’ stima ricavi per 26-28,5 miliardi, meno delle previsioni del mercato. Nel comunicare i risultati, Meta annuncia che Susan Li sara’ il chief financial officer di Meta, mentre David Wehner sara’ il chief strategy officer. Alle prese con la rivoluzione del metaverso lanciata da Mark Zuckerberg, Meta risente del calo delle spese pubblicitarie ma anche di una concorrenza sempre piu’ aggressiva che la sta spingendo a rivedere le modalita’ di fruizione dei contenuti. Il social intende infatti usare l’intelligenza artificiale per raccomandare i contenuti agli utenti di Facebook e Instagram invece di mostrare, come accade ora, solo i contenuti degli account che un utente segue. Per Instagram in vista ci sono piu’ video e questo ha gia’ sollevato molte polemiche, con un appello condiviso anche da Kylie Jenner e Kim Kardashian per ‘Make Instagram Instagram Again’.

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Economia

Dall’albero al panettone: prezzi di Natale alle stelle

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Le prossime feste di Natale saranno all’insegna dei rincari. Non una novità considerando il tasso di inflazione che a novembre si è attestato all’11,8% su base annua, il perdurare delle tensioni sul fronte energetico e il conflitto ancora in corso in Ucraina. E se non bastasse – valuta Confcommercio – i consumi medi da tredicesime per le famiglie si riducono in termini reali nel 2022, arrivando ai minimi da 15 anni. L’organizzazione stima una media di 1.532 euro per famiglia in termini di potenziali consumi derivanti solo dalla tredicesima.

Pesa l’impatto delle bollette, così come nel 2021, nonostante il volume della tredicesima netta sia in crescita di pari passo con la crescita dell’occupazione dipendente. In ogni caso “nel 2022 gli italiani spenderanno 6,7 miliardi di euro per i regali di Natale. Una media di 157 euro pro capite, 540 per famiglia”. Non troppo in meno rispetto agli anni scorsi, anche se il rischio è che gran parte della spesa venga assorbita dai rincari dei prodotti a più largo consumo”. A lanciare un vero e proprio allarme però è il Codacons, che ha confrontato i listini prezzi del Natale 2021 con quelli attuali. Dati e cataloghi alla mano, si scopre che i due prodotti simbolo delle festività natalizie, panettone e pandoro, subiscono aumenti medi dei prezzi del 37%, con punte per alcune marche del 59%. Sarà un salasso anche comprare e addobbare l’albero di Natale: i listini di quello sintetico, secondo l’indagine del Codacons, aumentano mediamente del 40% rispetto allo scorso anno. Per luci, led, catene e decorazioni luminose da interno ed esterno occorre invece preventivare una maggiore spesa del 25%, mentre palline e decorazioni per la casa costano il 20% in più.

C’è poi il tradizionale pranzo di Natale: Assoutenti calcola che a parità di consumi per il cenone della Vigilia e il pranzo del 25 dicembre la spesa degli italiani salirà quest’anno a oltre 2,8 miliardi di euro, 340 milioni di euro in più rispetto allo scorso anno. E proprio per evitare un salasso, già tre famiglie su dieci si dicono pronte a tagliare la spesa relativa al Natale. L’associazione rileva poi come a causa dei rincari nel comparto alimentare, per imbandire le tavole natalizie si spenderà quest’anno il 10,5% in più per la carne, il 10% in più per il pesce, il 21,6% in più per le uova, il 41,7% in più per il burro. Il vino sale del 6%, i liquori del 5,3%, la birra del 10,3%. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, parla di “incertezza natalizia”, dovuta a caro-energia e inflazione, che resta alta, pur rallentando. Per rilanciare la crescita, afferma, “va rafforzata soprattutto la domanda interna, accelerando il patto fiscale annunciato dal Governo”.

Per il presidente di Codacons, Carlo Rienzi, invece, caro-energia e guerra in Ucraina “c’entrano poco: sui prezzi al dettaglio di alcuni prodotti pesano in modo evidente le speculazioni”. Questo perché “gli esercizi rimettono in commercio alberi e decorazioni natalizie degli scorsi anni, acquistati in grandi stock che non risentono dei maggiori costi di produzione”, quindi dovrebbe intervenire la Guardia di Finanza “con indagini su tutto il territorio per verificare le cause di tali abnormi rincari e sanzionare gli operatori scorretti”. La situazione dei prezzi è insostenibile anche secondo il presidente di Assoutenti, Furio Truzzi, convinto che si arriverà ad una riduzione dei consumi, perché “le recenti scelte del Governo non sembrano andare nella direzione di difendere il potere d’acquisto delle famiglie, considerando che l’aumento delle accise scattato lo scorso 1 dicembre provocherà un ulteriore rialzo dei prezzi al dettaglio e inciderà sulle tasche dei cittadini che si sposteranno in auto durante le prossime festività”.

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Confcommercio, consumi da tredicesime ai minimi da 15 anni

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I consumi medi da tredicesime per le famiglie si riducono in termini reali nel 2022, arrivando ai minimi da 15 anni. Emerge dall’analisi dei consumi di Natale e dell’utilizzo delle tredicesime a cura di Confcommercio, che stima una media di 1.532 euro per famiglia in termini di potenziali consumi derivanti solo dalla tredicesima. Pesa l’impatto delle bollette, così come nel 2021, nonostante il volume della tredicesima netta sia in crescita di pari passo con la crescita dell’occupazione dipendente.

La riduzione, però, secondo Confcommercio, non implica necessariamente minori consumi a dicembre: tutto dipenderà dalla fiducia delle famiglie – aumentata a novembre – e dai nuovi sostegni del governo. Se la fiducia dovesse confermarsi “potremmo avere un’ennesima bella sorpresa”, afferma il direttore del Centro Studi, Mariano Bella, secondo cui “nonostante i numeri e la disponibilità sia ridotta ci sono aspettative favorevoli”.

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Italia peggiore nel G20 per salari reali, -12% dal 2008

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I salari reali in Italia hanno perso 12 punti rispetto al 2008, dato peggiore tra i Paesi del G20. La stima arriva dall’Ilo, l’Organizzazione internazionale del Lavoro, che ha presentato il Rapporto sui salari 2022-23 a Roma segnalando come anche Giappone e Regno Unito abbiano registrato una performance negativa in termini di potere d’acquisto delle retribuzioni, ma con dati molto inferiori: rispettivamente una perdita del 2% e del 4%. Solo nel 2022 a causa dell’inflazione in Italia i salari reali hanno perso sei punti percentuali, oltre il doppio di quanto perso dalla media Ue. Ma il dato risente anche del declino della produttività. Guardando solo all’Ue tra il 2008 e il 2022, a fronte del calo delle retribuzioni reali italiane del 12% solo la Spagna ha registrato un calo (-6%), mentre negli altri Paesi c’è stata una crescita (+12% in Germania, +72% in Ungheria).

Il rapporto sottolinea che si è ampliato nei 52 Paesi considerati il divario tra l’andamento della produttività e quello dei salari,che ha raggiunto nel 2022 il 12,6%, il dato più alto dal 1999. Ma soprattutto si evidenzia come l’erosione dei salari penalizzi soprattutto le famiglie con i redditi più bassi. La produttività in Italia rispetto al 1999 è scesa di quasi cinque punti mentre nell’Ue a 27 nello stesso periodo è aumentata di oltre 21 punti.

“Mentre l’erosione dei salari reali colpisce tutti i salariati – si legge – sta avendo un maggiore impatto sulle famiglie a basso reddito che spendono una parte maggiore del loro reddito disponibile in beni e servizi essenziali, i cui prezzi stanno aumentando più velocemente di quelli non essenziali”. Il calo dei salari reali – sottolinea l’Ilo “si è aggiunto a significative perdite salariali subite dai lavoratori e le loro famiglie durante la crisi del Covid. Famiglie che sono state costrette ad indebitarsi per sbarcare il lunario durante la crisi Covid ora affrontano il doppio fardello di rimborsare i propri debiti a tassi di interesse più elevati pur guadagnando redditi inferiori”. L’organizzazione sottolinea ancora la necessità di “politiche compensative” perché in assenza di queste “il deterioramento dei redditi reali dei lavoratori dovrebbe continuare e portare a un calo aggregato della domanda.

Ciò aumenterebbe la probabilità di una recessione più profonda, un rischio che sta già peggiorando a causa delle politiche monetarie restrittive adottate dalle banche centrali nei loro sforzi per abbattere l’inflazione”. Così, secondo l’Ilo, si mette in pericolo l’economia e la ripresa occupazionale, “aumentando le disuguaglianze e alimentando disordini sociali”. “Purtroppo questi dati confermano le nostre preoccupazioni – ha detto il numero uno della Uil, Pierpaolo Bombardieri – le nostre richieste di ridurre il cuneo fiscale a lavoratori dipendenti e pensionati e di detassare le tredicesime, gli aumenti contrattuali e la contrattazione di secondo livello hanno un valore in termini non solo di giustizia sociale, ma anche di efficienza economica”.

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