Collegati con noi

Esteri

Messico, Sheinbaum chiede un rapporto sulla cattura di “El Mayo” Zambada

La presidente messicana Claudia Sheinbaum chiede alla Procura un rapporto sulla cattura di Ismael “El Mayo” Zambada, dopo le nuove informazioni sul ruolo dell’Fbi nell’operazione che portò il boss del cartello di Sinaloa negli Stati Uniti.

Pubblicato

del

La cattura di Ismael “El Mayo” Zambada García torna a scuotere i rapporti tra Messico e Stati Uniti. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha chiesto alla Procura generale della Repubblica un rapporto dettagliato sull’operazione che portò negli Usa lo storico fondatore del cartello di Sinaloa, dopo le informazioni sulla presunta partecipazione dell’Fbi. La detenzione di Zambada, avvenuta nel luglio 2024 in Texas, aveva già provocato tensioni diplomatiche perché avvenuta senza il coinvolgimento diretto delle autorità messicane.

Il dossier chiesto da Sheinbaum

Al rapporto parteciperanno anche il ministero degli Esteri e la consulenza giuridica del governo. L’obiettivo è chiarire quali informazioni furono fornite all’allora procuratore Alejandro Gertz Manero e quali elementi risultino dagli atti dell’inchiesta aperta in Messico.

Per il governo messicano il punto resta delicato: capire se la cattura sia stata il risultato di una collaborazione regolare tra autorità oppure se vi siano state operazioni non concordate sul territorio nazionale.

Il processo negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti, intanto, si avvicina la sentenza per Zambada davanti al giudice federale Brian Cogan, lo stesso magistrato che condannò Joaquín “El Chapo” Guzmán. L’udienza è stata rinviata al 20 luglio, dopo una richiesta della difesa per avere più tempo nella preparazione della documentazione.

Zambada si è dichiarato colpevole a Brooklyn di essere stato uno dei principali leader di una organizzazione criminale continuativa e di accuse legate al racket. Il Dipartimento di Giustizia americano lo indica come cofondatore e figura di vertice del cartello di Sinaloa.

Il rischio dell’ergastolo

“El Mayo”, oggi anziano e con problemi di salute, rischia una condanna all’ergastolo. Nell’udienza in cui ha ammesso le proprie responsabilità, ha riconosciuto il danno causato dal traffico di droga negli Stati Uniti e in Messico.

La sua vicenda resta una delle più sensibili nella cooperazione antidroga tra Washington e Città del Messico: da un lato la giustizia americana rivendica un risultato storico contro il cartello di Sinaloa, dall’altro il Messico chiede piena chiarezza su come uno dei boss più ricercati sia stato portato oltre confine.

Advertisement

Esteri

Caos nei cieli britannici, guasto al sistema di controllo: cancellati 625 voli

Caos negli aeroporti del Regno Unito per un guasto al sistema di elaborazione dei piani di volo di Nats. Cancellati almeno 625 collegamenti e coinvolti decine di migliaia di passeggeri.

Pubblicato

del

Ritorna l’incubo del caos aereo nel Regno Unito. Un guasto al sistema nazionale di gestione del traffico ha provocato la cancellazione di almeno 625 voli, coinvolgendo Heathrow, Gatwick e numerosi altri aeroporti britannici.

Il problema ha colpito il sistema utilizzato da Nats, il gestore del controllo aereo del Regno Unito, per elaborare i piani di volo. Lo spazio aereo è rimasto formalmente aperto, ma la capacità operativa si è drasticamente ridotta, con centinaia di partenze cancellate o rinviate.

Coinvolti i principali aeroporti

I disagi hanno interessato gli scali londinesi di Heathrow, Gatwick, Stansted, London City e Southend, oltre agli aeroporti di Manchester, Birmingham, Bristol, Edimburgo, Glasgow, Aberdeen, Isola di Man e Jersey.

Le ripercussioni si sono estese anche ai collegamenti internazionali con Dublino, Parigi e numerose altre città europee. Tra le compagnie maggiormente coinvolte figurano British Airways, easyJet e Ryanair. Secondo Flightradar24, le cancellazioni hanno superato quota 600.

Nats riavvia il sistema

Gli ingegneri di Nats sono intervenuti sul sistema di elaborazione dei voli e nel tardo pomeriggio hanno applicato una soluzione tecnica. Il servizio ha quindi iniziato un graduale ritorno alla normalità.

L’ente ha presentato le proprie scuse ai passeggeri, avvertendo però che lo smaltimento degli effetti del blocco avrebbe richiesto tempo. Anche dopo il riavvio sono proseguiti ritardi e cancellazioni, a causa degli aeromobili e degli equipaggi rimasti fuori posizione.

La causa originaria del malfunzionamento non è stata ancora resa pubblica. Non sono emersi elementi che consentano di collegare l’incidente a un attacco informatico o ad attività riconducibili alla cosiddetta guerra ibrida.

Oltre 65 mila passeggeri Ryanair coinvolti

Decine di migliaia di viaggiatori sono rimasti bloccati negli aeroporti nel pieno degli spostamenti di fine estate. La sola Ryanair ha dichiarato che il guasto ha coinvolto oltre 65 mila passeggeri, con ritardi arrivati fino a otto ore.

Tra le persone interessate figurano anche molti italiani. Il volo dell’Arsenal diretto a Napoli, dove la squadra inglese deve disputare una partita di Champions League, ha accumulato ritardo.

Dagli aeroporti sono arrivate testimonianze di passeggeri rimasti per ore a bordo degli aerei o davanti ai tabelloni delle partenze. Un comandante bloccato a Heathrow ha dichiarato di non avere mai assistito a una situazione simile durante la propria carriera.

L’Autorità per l’aviazione chiede un rapporto

La ministra britannica dei Trasporti Heidi Alexander ha riconosciuto la gravità dei disagi e ha chiesto garanzie affinché dall’incidente vengano tratte le necessarie lezioni.

L’Autorità per l’aviazione civile ha domandato a Nats una relazione completa sul malfunzionamento. Dopo averla esaminata, valuterà se siano necessari ulteriori interventi per garantire l’affidabilità del sistema britannico di controllo del traffico aereo.

La protesta delle compagnie

Molto dura la reazione di Ryanair e Wizz Air. Quest’ultima ha definito Nats inadeguata al compito, sostenendo che un gestore di infrastrutture nazionali critiche non possa paralizzare ripetutamente il sistema aereo.

Ryanair ha chiesto le dimissioni dell’amministratore delegato di Nats, Martin Rolfe, ricordando che dopo il grave blocco del 2023 erano stati promessi interventi per migliorare la resilienza tecnologica.

Nel marzo 2025 Heathrow era rimasto paralizzato per circa 18 ore a causa dell’incendio nella sottostazione elettrica di North Hyde. Il nuovo incidente riapre il dibattito sull’affidabilità delle infrastrutture che sostengono uno dei sistemi aeroportuali più trafficati d’Europa.

Continua a leggere

Esteri

Gli Usa distruggono cinque petroliere iraniane, sale la tensione nel Golfo

Le forze statunitensi hanno annunciato la distruzione di cinque petroliere iraniane dopo due tentativi di attacco contro una nave da guerra americana. Gli equipaggi sarebbero stati fatti evacuare prima delle operazioni.

Pubblicato

del

Le forze armate degli Stati Uniti hanno annunciato di aver distrutto cinque petroliere iraniane in risposta ai tentativi delle Guardie Rivoluzionarie di colpire una nave da guerra americana con missili balistici.

Gli attacchi sarebbero stati condotti martedì 8 settembre nel Golfo di Oman e nelle acque vicine all’isola iraniana di Kharg. Il Comando centrale militare statunitense ha diffuso anche un video delle operazioni.

La nave americana evita i missili

Secondo la ricostruzione statunitense, le Guardie Rivoluzionarie avrebbero tentato per due volte, nel corso degli ultimi giorni, di colpire un’unità della Marina americana.

La nave sarebbe riuscita a evitare i missili e avrebbe proseguito il pattugliamento delle acque della regione. Nessun militare statunitense sarebbe rimasto ferito.

Colpite cinque petroliere

Le petroliere indicate dagli Stati Uniti sono la M/T Kaviz, la M/T Charminar, la M/T Horizon 1 e la M/T Riesco, colpite nel Golfo di Oman, oltre alla M/T Derya, attaccata nei pressi dell’isola di Kharg.

Le forze americane sostengono di aver ordinato agli equipaggi di abbandonare le imbarcazioni prima di colpirle e renderle inservibili. Non sono state diffuse informazioni complete sulle condizioni dei marittimi.

Washington afferma che le navi facevano parte di una rete utilizzata per finanziare le Guardie Rivoluzionarie e i gruppi alleati di Teheran nella regione. Si tratta della versione fornita dagli Stati Uniti, mentre non sono ancora disponibili riscontri indipendenti su tutti i dettagli dell’operazione.

Otto petroliere iraniane colpite in pochi giorni

Il 5 settembre le forze statunitensi avevano già annunciato la distruzione di altre tre petroliere iraniane, dopo un presunto tentativo delle Guardie Rivoluzionarie di attaccare una portaerei e un cacciatorpediniere lanciamissili americani.

Sale così a otto il numero delle petroliere iraniane che gli Stati Uniti dichiarano di aver distrutto in pochi giorni. Una sequenza di attacchi e rappresaglie che aumenta il rischio di un conflitto ancora più esteso e di gravi conseguenze per la navigazione e per il mercato energetico internazionale.

Continua a leggere

Esteri

Kiev ordina mille missili Patriot con il prestito Ue, ma le consegne richiederanno anni

L’Ucraina utilizzerà il prestito europeo per acquistare circa mille missili Patriot. Poiché le consegne inizieranno nei prossimi anni, Kiev chiede agli alleati di cedere immediatamente 300 intercettori dalle proprie scorte.

Pubblicato

del

L’Ucraina sta firmando contratti per acquistare circa mille missili intercettori Patriot utilizzando una parte del prestito da 90 miliardi di euro concesso dall’Unione Europea. Le consegne, tuttavia, inizieranno soltanto nei prossimi anni.

Ad annunciarlo è stato il ministro della Difesa ucraino Yevgeny Khmara durante una riunione del Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina, tenuta nel formato Ramstein.

La richiesta immediata agli alleati

I nuovi contratti non consentiranno di soddisfare le esigenze più urgenti della difesa aerea ucraina. Kiev chiede quindi ai Paesi alleati di trasferire subito i missili disponibili nei propri arsenali, ricevendo in futuro intercettori nuovi e tecnologicamente più avanzati.

Secondo il governo ucraino, nell’immediato servono 300 missili Patriot, 500 missili aria-aria e ulteriori sistemi portatili di difesa antiaerea. Kiev domanda inoltre finanziamenti per due miliardi di dollari da destinare alla produzione e all’acquisto di droni.

Un deficit da 27 miliardi

Il ministro ha quantificato in 27 miliardi di dollari il deficit del bilancio ucraino per la difesa, sollecitando i partner ad assumere rapidamente le necessarie decisioni finanziarie.

L’obiettivo è rafforzare la capacità di intercettare missili e droni russi, soprattutto in vista di nuove offensive contro le infrastrutture energetiche e le principali città del Paese.

La deroga concessa dall’Unione Europea

I Paesi dell’Unione hanno approvato una deroga che permette a Kiev di utilizzare il prestito comunitario anche per comprare missili Patriot di fabbricazione statunitense.

Il programma europeo privilegia normalmente gli acquisti presso imprese della difesa europee. L’Ucraina aveva pertanto chiesto un’autorizzazione specifica per rivolgersi ai produttori americani del sistema Patriot.

La disponibilità immediata degli intercettori resta però il principale problema: i contratti garantiscono una copertura futura, mentre Kiev chiede agli alleati di colmare adesso il vuoto attingendo alle proprie scorte.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto