Sport
Messi in lacrime dopo la finale persa: l’abbraccio a Yamal e il coro dei tifosi argentini
Lionel Messi non ha trattenuto le lacrime dopo la sconfitta dell’Argentina contro la Spagna nella finale dei Mondiali. Dopo la medaglia d’argento, il capitano ha raggiunto i tifosi che cantavano il suo nome.
Lionel Messi in lacrime davanti ai tifosi argentini dopo la finale dei Mondiali persa contro la Spagna. Il capitano dell’Albiceleste non è riuscito a trattenere l’emozione al termine di una partita che potrebbe aver segnato la conclusione della sua straordinaria avventura nella competizione.
Dopo il fischio finale Messi è rimasto a lungo seduto sul terreno di gioco, mentre gli spagnoli festeggiavano la vittoria per 1-0, arrivata ai tempi supplementari grazie al gol di Ferran Torres.
Le congratulazioni a Lamine Yamal
Prima della cerimonia di premiazione, il fuoriclasse argentino si è avvicinato a Lamine Yamal per congratularsi con il giovane talento spagnolo.
L’abbraccio tra i due è diventato una delle immagini simboliche della finale: da una parte il campione che ha dominato il calcio mondiale per oltre vent’anni, dall’altra il giocatore indicato come uno dei protagonisti della nuova generazione.
La medaglia consegnata da Trump
Messi ha ricevuto la medaglia d’argento durante la cerimonia alla quale hanno partecipato il presidente statunitense Donald Trump e il numero uno della Fifa Gianni Infantino.
Subito dopo si è diretto verso il settore occupato dai sostenitori argentini. Quando dagli spalti si è alzato il coro con il suo nome, il capitano si è abbandonato al pianto, mostrando tutta la delusione per il titolo sfumato e il legame profondo con la propria nazionale.
L’ultimo Mondiale di Messi
A 39 anni, quella contro la Spagna potrebbe essere stata l’ultima partita di Messi in un Mondiale. L’argentino lascia comunque la competizione dopo aver conquistato il titolo nel 2022 e aver condotto nuovamente la sua nazionale fino alla finale.
La sconfitta non ha cancellato l’omaggio del pubblico argentino. I tifosi hanno continuato a cantare il suo nome anche durante la festa spagnola, trasformando le lacrime del capitano nell’immagine più commovente della notte americana.
Sport
Sara Curtis riscrive il nuoto: oro europeo e record mondiale nei 50 dorso
Sara Curtis ha stabilito il record mondiale dei 50 dorso in 26’’56, migliorando il primato realizzato il giorno precedente. La gara entrerà nel programma olimpico a Los Angeles 2028.
Sport
Xavi ct dei Paesi Bassi: il calcio totale torna a parlare catalano
Xavi Hernández succede a Ronald Koeman sulla panchina dei Paesi Bassi. È il primo ct straniero degli Orange dal 1978 e vuole rilanciare la tradizione del calcio totale attraverso possesso, creatività e gioco offensivo.
I canali di Amsterdam distano più di 1.500 chilometri dalle spiagge di Barcellona. Eppure, i cuori calcistici dei Paesi Bassi e della Catalogna battono da decenni allo stesso ritmo, legati da una rivoluzione culturale chiamata totaalvoetbal: il calcio totale.
L’ultimo erede di questa dinastia fondata non sul sangue, ma sull’idea del bel gioco, è Xavi Hernández. L’ex regista del Barcellona e della Spagna è stato nominato nuovo commissario tecnico degli Orange, firmando un contratto fino al Mondiale del 2030.
Subentra a Ronald Koeman, altro protagonista del gemellaggio tra Ajax e Barcellona, dopo l’eliminazione dei Paesi Bassi ai Mondiali 2026.
«Sono un figlio del calcio olandese»
Xavi è il primo allenatore straniero a guidare la nazionale olandese dopo l’austriaco Ernst Happel, che lasciò l’incarico nel 1978.
«È un enorme onore diventare commissario tecnico dei Paesi Bassi», ha dichiarato il nuovo ct. «Essendo cresciuto nel settore giovanile del Barcellona, con le forti influenze di Johan Cruyff e Rinus Michels, sento un legame speciale con il calcio olandese. Si potrebbe dire che ne sono un po’ figlio».
Cruyff e Michels sono i miti fondativi della sua idea di calcio. Nel decennio compreso tra il 1965 e il 1975, sulle panchine di Ajax e Barcellona, Michels costruì un sistema nel quale i giocatori diventavano interscambiabili, le distanze si accorciavano e lo spazio veniva dominato attraverso pressing, possesso e velocità di pensiero.
Cruyff ne fu l’incarnazione in campo e successivamente il grande divulgatore. Portò quella filosofia da Amsterdam a Barcellona, trasformandola in una scuola destinata a influenzare generazioni di allenatori e calciatori.
Da Cruyff a Guardiola
Da quella stessa genealogia calcistica sono passati Ronald Koeman, Louis van Gaal e Frank Rijkaard. Ma l’erede più rivoluzionario è stato Pep Guardiola, capace di trasformare il calcio del Barcellona e di contribuire indirettamente ai successi della nazionale spagnola.
Xavi fu il regista di quella squadra: apparentemente immobile, ma capace di controllare pallone, tempi e geometrie. Ora dovrà trasferire lo stesso patrimonio tecnico e culturale alla nazionale che contribuì a generarlo.
«I Paesi Bassi hanno una ricca cultura calcistica e una visione chiara che mi attrae molto: un calcio offensivo, basato sul possesso, con creatività, passione e convinzione», ha spiegato.
L’obiettivo principale resta vincere, ma senza rinunciare all’identità: «Preferisco farlo in un modo nel quale queste caratteristiche siano riconoscibili e possano divertire il pubblico».
Kluivert possibile collaboratore
La KNVB completerà nelle prossime settimane lo staff tecnico, nel quale Xavi vuole inserire anche competenze olandesi. Tra i nomi indicati dalle indiscrezioni figura Patrick Kluivert, altro simbolo del legame tra Ajax e Barcellona, ma la sua nomina non è ancora ufficiale.
Dopo aver lanciato in prima squadra talenti come Lamine Yamal e Pau Cubarsí e valorizzato Gavi, Xavi affronta la sua prima esperienza alla guida di una nazionale. Il debutto è previsto il 24 settembre contro la Germania, in Nations League.
Questa volta sarà Barcellona a migrare idealmente verso Amsterdam. Da Michels a Cruyff, da Guardiola a Xavi: la dinastia del calcio totale continua.
Sport
Amorim fa piazza pulita: mezzo Milan è in vendita, mercato bloccato dagli esuberi
Il Milan deve sfoltire una rosa composta da 33 giocatori prima di completare il mercato. Ruben Amorim avrebbe aperto alla cessione di diversi elementi importanti, tra cui Tomori, Fofana, Nkunku e Santiago Gimenez.
La tournée senza vittorie ha fatto scattare l’allarme in casa Milan. Nel vertice di mercato a Milanello, Ruben Amorim avrebbe presentato a Gerry Cardinale una valutazione netta della rosa: pochi calciatori sono considerati indispensabili, mentre molti altri possono partire.
A dieci giorni dall’inizio della Serie A e a diciotto dalla chiusura del mercato, il Milan si trova però in una situazione complicata. Prima di acquistare deve vendere, liberando posti e soprattutto risorse economiche.
Quattro big tra i sacrificabili
Gli arrivi di Gonçalo Ramos, Mario Gila — attualmente fermo per un problema muscolare — e Sankhoun Diawara non bastano ancora per costruire la squadra immaginata da Amorim. Il tecnico portoghese chiede giocatori tecnici, capaci di interpretare il suo calcio e adattarsi rapidamente ai suoi principi tattici.
Tra i nomi più importanti finiti nella lista dei possibili partenti figurano Fikayo Tomori, Youssouf Fofana, Christopher Nkunku e Santiago Gimenez. La loro eventuale cessione potrebbe garantire al Milan una cifra complessiva vicina ai cento milioni di euro, da reinvestire su elementi ritenuti maggiormente funzionali.
«Sarà la settimana delle decisioni», aveva annunciato Amorim dopo la pesante sconfitta contro il Chelsea. Il confronto con Cardinale sarebbe servito proprio a trasformare quelle parole in precise indicazioni operative.
Una rosa di 33 giocatori
La vera emergenza è rappresentata dalle dimensioni dell’organico. Dopo la risoluzione consensuale del contratto con Ismaël Bennacer, la rosa conta ancora 33 calciatori: troppi per lavorare con continuità e incompatibili con le esigenze regolamentari.
Zachary Athekame dovrebbe trasferirsi in prestito al Lione allenato da Paulo Fonseca, mentre Alphadjo Cissè è destinato al Torino di Ignazio Abate. Entrambi gli allenatori hanno un passato rossonero.
Restano in cerca di sistemazione anche David Odogu, Pervis Estupiñán, Filippo Terracciano, Warren Bondo e Yunus Musah. Una situazione che inevitabilmente condiziona gli allenamenti, con numerosi giocatori impegnati insieme ai propri procuratori nella ricerca di una nuova squadra.
I casi Leao e Maignan
Da risolvere resta anche il futuro di Rafael Leao. Dopo le indiscrezioni circolate per settimane sulla stampa portoghese, l’attaccante sarebbe ora orientato a restare. Le proposte ricevute, compresa quella del Galatasaray, non lo avrebbero convinto.
Intanto continuano le polemiche sulle vacanze prolungate di Mike Maignan e Adrien Rabiot, attesi a Milanello il 16 agosto, all’indomani dell’amichevole di Breslavia contro il Manchester United. L’assenza del capitano ai funerali di Franco Baresi aveva già suscitato malumori tra una parte dei tifosi.
Il campionato è ormai alle porte, ma il nuovo Milan resta un cantiere affollato. Amorim ha indicato chi può partire. Ora tocca alla società trovare acquirenti e consegnargli, in pochi giorni, una squadra finalmente costruita secondo le sue idee.


