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Messaggio del presidente Mattarella alla Federazione nazionale della Stampa: informazione bene pubblico ed irrinunciabile di una democrazia

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Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana, Giuseppe Giulietti, il seguente messaggio:
«Mi è gradito rivolgere a tutti i partecipanti al XXVIII congresso della Federazione Nazionale della Stampa Italiana il più sentito saluto, insieme all’augurio di buon lavoro.
Libertà di informazione e democrazia sono elementi inscindibili.
La vita della Repubblica e la nostra Costituzione sono profondamente segnate da questo principio.
La XVII norma transitoria della Costituzione affidava, in via del tutto eccezionale, alla stessa Assemblea Costituente il compito di varare una legge: quella sulla stampa, testimonianza della consapevolezza che i padri costituenti ebbero della centralità della libertà di informazione nel nuovo ordinamento.
Ai giornalisti è affidata una grande responsabilità nel saper corrispondere alla visione dell’informazione come bene pubblico, elemento irrinunciabile della vita democratica. Responsabilità pienamente confermata nella stagione che stiamo vivendo di importanti trasformazioni tecnologiche, fatta di informazione istantanea, ininterrotta, facilmente raggiungibile.
Per continuare a garantire una informazione indipendente, al servizio dei cittadini, è necessario che la professione giornalistica venga esercitata con consapevole autonomia, nell’aggiornamento della propria formazione e nella osservanza di rigorose regole deontologiche.
La rivoluzione digitale è una conquista e parte ormai di una acquisita quotidianità.
Nel luogo della rete la difficoltà di riconoscere news e fake news, di distinguere tra fatti e opinioni, porta a indebolire lo spirito critico, rischiando di asservirlo alla logica del like e del suo contrario.
L’articolo 21 della nostra Costituzione, riferimento fondamentale per il diritto/dovere del cittadino di attingere a una informazione libera per alimentare le proprie scelte in modo consapevole, non si arresta sulla soglia della rete, ma riguarda anche i luoghi digitali, perché non esistono extraterritorialità di fronte alla costituzione.
È, dunque, doveroso uno sforzo corale.
L’Unione Europea deve fare la sua parte a fronte di fenomeni e protagonisti globali.
Il mondo digitale costituisce una sfida per il diritto, proponendosi esso stesso come regolatore.
È importante che un soggetto come la UE, ribadisca, al contrario, anche su questo terreno, i valori liberaldemocratici del suo ordinamento».

 

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Anche Berlusconi molla Salvini perchè “bugiardo”, i forzisti trattano coi dem per evitare le urne

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L’azzardo della crisi di Governo non è piaciuta allo stato maggior della Lega. Matteo Salvini è contestato anche all’interno. Quello che lo fa più apertamente è Giancarlo Giorgetti. Ma anche il ministro Gianmarco Centinaio è molto critico. Tra ex alleati, poi, le cose non vanno meglio. Forza Italia e Silvio Berlusconi hanno perso la pazienza. Berlusconi definisce il leghista inaffidabile, al punto di avergli negato un incontro per siglare l’alleanza elettorale in caso di ritorno alle urne. La “scostumatezza” del “Capitano che si è fatto desiderare di persona e persino per telefono” ha ridato coraggio ai forzisti che non vogliono il voto. E non lo voglio anche perchè “di Salvini non ci si può fidare” perché bugiardo. E perchè, come dice il responsabile economico del partito Renato Brunetta, serve un governo istituzionale dati i rischi che incombono sull’ Italia: “Mentre l’ economia è in recessione, rischiando uno spread alle stelle e le banche in profondo rosso, aprire una crisi in agosto è stato un gesto da masochisti irresponsabili”, dice a La Stampa.
L’ ex ministro, peraltro, non vuole certo “un governo M5S-Pd” col quale “non ci sarebbe nessun passo avanti”: “Nascerebbe un altro mostro, tale e quale al governo M5S-Lega, mentre un ritorno di Salvini coi Cinquestelle sarebbe un mostro al quadrato”. Insomma, tradotto: in un futuro governo “istituzionale” deve esserci pure Forza Italia.
È il pensiero che corre da le file di Fi in Parlamento. A lavorare ad una ipotesi del genere  pare ci sia Gianni Letta: tra gli “azzurri” si dice che l’amico di  Berlusconi in persona abbia intavolato una discussione diretta con l’entourage di Nicola Zingaretti a cui ha provato a proporre persino nomi da spendere per Palazzo Chigi.
E sempre su Gianni Letta ha fatto affidamento, fin dall’ inizio della crisi al buio innescata dal Carroccio, Matteo Renzi: la sua stella sembrava tramontata per sempre, ma ora riluce di vita nuova proprio per aver per primo sdoganato l’ ipotesi di un’ alleanza tra democratici e grillini finalizzata a mandare a casa i ministri leghisti, primo tra tutti quello che sta al Viminale, Matteo Salvini. Una luce nuova, quella dell’ ex segretario dem, che da giorni lampeggia all’ indirizzo dei parlamentari forzisti, specie quelli che non si rassegnano a fare da ruota di scorta di Salvini.
Segnali di fumo che nelle ultime ore hanno preso la forma dell’ intervista al Giornale di famiglia, in cui Renzi – dalla prima pagina – si dispera: “Rimpiango Berlusconi”, che secondo l’ ex premier Pd ha un suo standing europeo mentre Salvini in Europa “è un appestato”. Non solo pure quanto a “rispetto delle istituzioni tra lui e Salvini c’ è un abisso”.
Corteggiamento che non è passato inosservato, almeno a Giorgia Meloni, che usa l’ arma dell’ ironia: “Al mercato delle vacche per due ministeri un piddino Di Maio comprò. Ma venne Renzi che inciuciò con ForzaItalia, che scaricò la Lega, che ruppe con il Mo’ Vi Mento, che flirtò con Leu, che amava Zingaretti che al mercato Di Maio comprò”.

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Beppe Grillo e Luigi Di Maio sferzanti con Salvini: sleale e traditore, mollato pure da Berlusconi

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“Da elevato posso solo parlare con il fondatore della Lega Umberto Bossi. Gli ho chiesto: e questo Salvini? Pensavo fosse un ragazzo tranquillo, credevo fosse abbastanza leale, con un livello medio di intelligenza ma non pensavo fosse proprio la slealtà e la pugnalata”. Usa l’arma tagliente dell’ironia Beppe Grillo in un video in cui svolge un breve dialogo immaginario con Umberto Bossi, al quale si fa spiegare che tipo è questo Matteo Salvini. E le risposte immaginarie dell’ex leader della Lega, che risponde con grugniti, insulti incomprensibili e altri fonemi indistinti emessi. “Volevo dirvi quello che sto pensando in questi momenti senza che voi pensiate che mi sia montato la testa – ha detto il comico – il momento è magico, strano, tragico. Qualsiasi aggettivo possiamo usare è la somma di una pugnalata in agosto al popolo italiano. Una cosa che mi ha sconvolto, ma non più di tanto. Ho incontrato i ragazzi – facendo riferimento al pranzo di oggi con Casaleggio, Di Maio, Fico, Di Battista, Taverna – stanno assorbendo bene tutta la situazione”.

Ma se Grillo usa l’arma dell’ironia, Luigi Di Maio è sferzante con Salvini, al quale contesta l’inaffidabilità e il fatto di avere lavorato per “fregare tutti”.  “Oggi ci siamo incontrati insieme a Beppe (Grillo – ndr), Davide (Casaleggio), Roberto (Fico), Alessandro (Di Battista), Paola (Taverna) e i capigruppo. Siamo forti e compatti e questo spaventa qualcuno”, si legge nell’attacco del post. “Non voglio scendere in polemiche – continua Di Maio – qui le cose sono molto chiare: 1. chi sapete voi (non voglio nemmeno nominarlo) ha sfiduciato il governo chiedendo di tornare al voto in pieno agosto, pugnalando alle spalle non solo il MoVimento 5 Stelle ma il Paese; 2. lo ha fatto perché non voleva tagliare i parlamentari e i loro stipendi, due proposte del MoVimento. Diceva persino che il taglio dei parlamentari era una Salva-Renzi; 3. quindi è tornato da Berlusconi e anche Berlusconi gli ha dato picche, perché nemmeno lui si fida più della sua parola; 4. quando ha capito di aver fatto un disastro è tornato sui suoi passi, iniziando ad offendere il sottoscritto e il MoVimento 5 Stelle e inventandosi la storia dell’accordo col Pd”. “Voi una persona che si comporta così – domanda Di Maio – come la definireste? Credereste ancora alla sua parola? La verità è che un governo c’era, era forte e quel qualcuno l’ha buttato giù per rincorrere i sondaggi. Mentre i ministri MoVimento 5 Stelle erano al lavoro, lui era in spiaggia a pensare come fregare tutti. Questi sono i fatti”. “Noi non rispondiamo alle offese – prosegue il post – noi pensiamo solo al Paese e a non far aumentare l’Iva perché con quel che hanno provocato c’è pure questo rischio. Così come rischiamo la chiusura di alcune fabbriche in tutta Italia perché non riusciamo ad approvare il decreto legge su Whirlpool, ex-Alcoa e simili. Il 20 saremo al fianco del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il MoVimento 5 Stelle – conclude Di Maio – non tradisce mai la parola data agli italiani!”.

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Premier e numeri, ecco tutte le incognite di un possibile governo M5S-Pd

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Mai più con la Lega. È questo il punto di partenza da cui ripartono Giuseppe Conte e il M5S dopo il voltafaccia di Salvini e la mozione di sfiducia presentata al Senato. Ed è lì, al Senato, che sentiremo il discorso del premier martedì. Sarà una puntuale contestazione delle ossessioni, della scaltrezza, della slealtà e della rincorsa del consenso ad ogni costo di Salvini.

Ma è sul dopo che si annidano contraddizioni e problemi. Un governo M5S-Pd pone una serie di nodi alle due forze politiche sia sul programma che sui nomi da mettere a capo dei ministeri e, soprattutto, di Palazzo Chigi. Ammesso che nasca un governo che abbia una qualche speranza di durare l’intera legislatura. Chi sarà premier di questa nuova squadra sarà’ l’elemento centrale della partita che si potrebbe aprire, con i dem pronti e decisi a rivendicare un nome forte e autorevole, anche e soprattutto a livello internazionale. Il secondo aspetto e’ quello della tenuta dei numeri, in particolare al Senato. Con il Pd, e questa sarebbe una delle preoccupazioni di Nicola Zingaretti, che rischierebbe di essere imprigionato dalle scelte dei renziani, che rappresentano al momento una buona fetta della squadra parlamentare Dem. Da qui anche l’ipotesi di coinvolgere Fi o una parte del gruppo azzurro. A monte il discorso che fara’ il capo del governo a palazzo Madama. Conte provera’ innanzitutto a fare un quadro degli ultimi giorni mettendo nero su bianco che il caos di questo surreale Ferragosto della politica ha un solo padre: Matteo Salvini. E’ a lui che Conte dovrebbe indirizzare il suo “j’accuse”. Poi, stando alle indiscrezioni delle ultime ore, dovrebbe dimettersi, salendo quindi al Colle. A quel punto, il presidente Sergio Mattarella, prendendo atto delle dimissioni del premier, sara’ chiamato a indire le consultazioni. E, al Quirinale, si aspettano di avere un quadro piuttosto chiaro sulle possibili nuove maggioranze. M5S e Pd, dovranno quindi trovarsi all’appuntamento con il presidente della Repubblica con uno schema ben chiaro. Anche qui diversi sono i nodi ancora da sciogliere. Il M5S, posto che Di Maio convinca tutti i suoi parlamentari dell’opportunita’ dell’alleanza con il Pd, non ha alcuna intenzione di sedersi al tavolo con Renzi o con i renziani. Nella strategia del Movimento l’unico interlocutore e’ Nicola Zingaretti e, al governo, non dovrebbe comparire nessun nome riconducibile a Renzi. Zingaretti persegue nella sua linea attendista. Il padre nobile dell’Ulivo e del Pd, Romano Prodi, che secondo alcune fonti parlamentari avrebbe dato la disponibilita’ a un incarico da premier, spinge per l’accordo, che una voce fuori dal coro come Carlo Calenda da’ gia’ per fatto. L’incognita, per Zingaretti, e’ proprio nelle strategie di Renzi: su quali provvedimenti e fino a quando gli uomini dell’ex premier daranno il loro assenso?, e’ la domanda che circola tra gli esponenti piu’ vicini al segretario Dem. Sul premier la trattativa non e’ ancora iniziata. Fermo restando la disponibilita’ di Prodi (non totalmente inviso al M5S, che lo introdusse nella rosa dei papabili per il Quirinale nel 2013) restano in lizza i nomi di Raffaele Cantone – gradito ai pentastellati – o di un esponente di area Dem come Enrico Letta. Un esponente europeista, di certo, che inneschi nel governo italiano una svolta in chiave dialogante con l’Ue su temi come l’immigrazione e l’economia. In questo schema, il dimissionario Conte non resterebbe, di certo, fuori dai giochi (si parla della Farnesina o dell’incarico di Commissario con deleghe forti). E anche Di Maio avrebbe un suo dicastero, con la suggestione del Viminale all’orizzonte. Sui temi il nuovo contratto di governo ha diversi punti di potenziale rottura. Sul reddito di cittadinanza il M5S non ammette deroghe mentre sul salario minimo, tra i pentastellati, l’apertura a un ripensamento ci potrebbe essere. Mentre sull’impianto della manovra l’impressione e’ che i punti di contatto tra M5S e Pd siano maggiori rispetto a quelli tra Movimento e Lega.

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