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Mentre il premier Conte prova a cucire la tela diplomatica di una nova conferenza di pace per la Libia, due suoi ministri si fanno la guerra

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Sulla Libia c’è un premier, Giuseppe Conte, che con serietà e intelligenza sta provando a mediare tra le due fazioni in lotta, quella di Al Serraj (leader riconosciuto dall’Onu) e Khalifa Haftar (signore della Cirenaica), che rischiano di sprofondare il Paese in una guerra civile, di fatto già in atto sebbene a bassa intensità. “Stiamo sempre seguendo l’evoluzione in Libia, oggi è una giornata molto impegnativa, siamo preoccupati, dobbiamo assolutamente scongiurare che possa proseguire questo conflitto armato. Abbiamo una precisa strategia, vogliamo una soluzione politica, farò di tutto perchè tutti gli attori libici, ivi compresi gli esponenti della comunità internazionale, lavorino con noi per una soluzione pacifica” dice il presidente del Consiglio Conte che sta provando a coinvolgere Francia, Egitto e Arabia Saudita (supporter anche militari del generale Khalifa Haftar) in una soluzione pacifica.

 

E così mentre Conte prova a cucire la tela diplomatica di una conferenza di pace per far tacere le armi in Libia, in Italia ci sono due suoi ministri, Matteo Salvini e Elisabetta Trenta, che si scambiano accuse e polemizzano su un tema serio che è la guerra in Libia e la concreta possibilità che sulle coste italiane possano arrivare migliaia di “rifugiati”.  Non più migranti ma persone che scappano dalla guerra civile e dunque rifugiati da accogliere.  A dare la stura alle ultime polemiche il ministro dell’Interno, Salvini. “Rispetto il lavoro del collega di Maio che si occupa di lavoro, ma sui temi di controllo dei confini e di criminalità organizzata sono io a decidere”. E qui Salvini rispondeva al ministro del Lavoro secondo il quale la chiusura dei porti è una soluzione “solo temporanea”. “Se il ministro Di Maio e Trenta (la responsabile della Difesa) la pensano in modo diverso lo dicano in Cdm e faremo una franca discussione – ha proseguito – I porti con me rimangono indisponibili chiusi e sigillati ai mercanti di esseri umani” spiega a Monza in una conferenza stampa con accanto a lui il capo della polizia e i comandanti generali della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri.

La risposta della signora Trenta è immediata. E arriva in una breve intervista in radio. “In caso di una nuova guerra non avremmo migranti ma rifugiati. E i rifugiati si accolgono. Chi dice che pensa al possibile attacco in Libia per risolvere il problema dei migranti sta facendo un errore enorme” spiega la ministra della Difesa Trenta, a ‘Circo Massimo su Radio Capital, aggiungendo che “le conseguenze in termini di destabilizzazione ricadrebbero soprattutto sull’Italia”.  “Oggi vedo che la Lega e qualche movimento di estrema destra (Fdi aveva accusato con Giorgia Meloni la Trenta di “analfabetismo giuridico sui migranti)) sono partiti all’attacco della sottoscritta. Posso invitarli tutti da me, al ministero, così gli spiego un po’ di diritto internazionale e magari capiscono cosa possono produrre i loro toni aggressivi sulla Libia” dice il ministro Trenta sottolineando poi il “paradosso” che “gli stessi che gridano alla guerra, dalla Lega a Fdi, sono gli stessi che fanno propaganda sui migranti”. “Chi fugge oggi dalla Libia è un rifugiato”, ha sottolineato.

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Difesa e Viminale, ora i dispetucci sono sugli straordinari ai militari di Strade sicure

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Il Viminale intende dire no ad un emendamento al Decreto sicurezza bis che stanzia 7 milioni di euro per gli straordinari dei militari di Strade sicure e il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, si infuria: “voglio una spiegazione di questa ingiustizia, i nostri militari meritano rispetto”, scrive su Facebook. “I nostri ragazzi di Strade Sicure – scrive il ministro della Difesa su Fb – vigilano ogni giorno per la nostra sicurezza. Sono uomini e donne che meritano rispetto. E lo ripeto: rispetto! Fanno turni stancanti, pesanti e solo una piccolissima parte di straordinari possono essergli riconosciuti. Sono 7 milioni di euro, la Difesa ce li ha e io ho deciso, attraverso un emendamento al Dl Sicurezza bis, di metterli sul piatto per riconoscere a questi ragazzi quello che, piu’ semplicemente, rappresenta un loro diritto. Se ti spacchi la schiena e lavori il doppio per la sicurezza del Paese, rischiando a volte la vita stessa, lo Stato non si puo’ girare dall’altra parte”.

“Ma proprio in questo momento dal Viminale, che ha competenza in materia, ci e’ stato comunicato – continua Trenta – che c’e’ l’orientamento ad esprimere parere negativo sull’emendamento, che tra l’altro ha gia’ avuto il parere positivo di altri dicasteri dopo essere stato rivisto dal Mef. Ed ora voglio capire il perche’. Lo esigo! Voglio capire se esistono figli e figliastri, visto che nemmeno due giorni fa ho sentito alzare la voce sulla presunta inammissibilita’ di altri emendamenti per i corpi di polizia civile, fortunatamente poi passati. Mi aspetto una risposta chiara. Io i miei ragazzi non li lascio soli. Io voglio una spiegazione a questa ingiustizia. Il Viminale spieghi”.

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Salvini, nuova riunione con le parti sociali ad inizio agosto

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Ci riconvochiamo nella prima settimana di agosto, il 6 o il 7: identica riunione con le stesse 43 associazione e non escludo con altre. Se decine di associazioni ci dicono ‘grazie per averci ascoltato’ qualcuno dovrebbe farsi una domanda e darsi una risposta. Useremo luglio e agosto per preparare una manovra basata sulla crescita e il taglio delle tasse”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, dopo l’incontro al Viminale con le parti sociali.

Anche il prossimo incontro al Viminale? “Certo”, ha risposto Salvini. “Sono vicepresidente del consiglio e ministro dell’Interno non vedo dove sia il problema. Se altri faranno lo stesso avremmo reso un buon servizio al Paese. Nessuno fa niente di nascosto”.

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Manovra, Salvini incontra le parti sociali al Viminale assieme a Siri: infuriati il premier Conte e i 5Stelle

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Quale natura dare ad un incontro delle parti sociali con il ministro dell’Interno Matteo Salvini al Viminale? Un avvio delle trattative per definire i contorni della manovra? Una riunione di una parte politica in un palazzo istituzionale per capire come avviare la discussione della manovra economica? O che cos’altro? Di sicuro  l’incontro con le parti sociali è partito. L’ha voluto il ministro dell’Interno MatteoSalvini, per una “giornata di ascolto, confronto e proposta”. Al tavolo al Viminale col mnisatro ci sono Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, Confartigianato, Abi, Confedilizia, Legacoop, Confcooperative, l’Ania e altre 4o sigle sindacali. Quel che è certo è che l’incontro non ha alcun carattere istituzionale. Non è il Governo che incontra le parti sociali. A giudicare da quello che riferiscono quelli del M5S si tratta di una riunione politica della Lega con alcune delle parti sociali. E non potrebbe essere altrimenti già che alla riunione c’era anche l’ex sottosegretario ai Trasporti Armando Siri, già allontanato dal Governo per una delicata inchiesta della procura di Roma su mafie, appalti ed energie pulite.

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