Politica
Meloni vola in Ue, Fdi credibile e pronta a governo
“Le nostre posizioni sono serie, credibili e meditate, come abbiamo dimostrato con la guerra in Ucraina”: Giorgia Meloni vola in Europa e, in una mattinata al Parlamento europeo a Strasburgo, prova a cancellare le perplessita’ (definite “stra-provinciali” in Fdi) di chi in Italia teorizza una Bruxelles in allarme per l’ascesa di Fratelli d’Italia. La verve istituzionale della tappa di Meloni emergeva del resto gia’ dall’agenda: prima un incontro con il premier ceco Petr Fiala, che ha la presidenza di turno dell’Ue e milita proprio nei Conservatori e Riformisti; poi il faccia a faccia con tanto di photo-op con la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola, sostenuta anche dal gruppo Ecr. Alla tappa strasburghese ha lavorato per settimane il capodelegazione di Fdi all’Eurocamera, Raffaele Fitto. Con un’attenzione particolare al timing: Meloni e’ arrivata nell’ultima sessione della Plenaria prima delle ferie estive e nel giorno in cui Fiala ha presentato le priorita’ della presidenza di turno di Praga. “Con lui abbiamo una grande comunanza di obiettivi, ad esempio su temi come energia e immigrazione”, ha raccontato Fitto. Fiala, dopo il polacco Mateusz Morawiecki, e’ il secondo premier in carica a militare in Ecr, partito presieduto proprio da Meloni. “La presidenza ceca e’ una grande occasione per noi, puntiamo ad essere protagonisti con il pragmatismo di cui siamo sempre stati portatori”; ha spiegato lei dopo l’incontro. Ma c’e’ un altro timing che ha avuto un suo peso nella missione di Meloni: l’ultimo suo viaggio all’estero e’ stato in Andalusia, alla convention di Vox. E il video della leader che arringa la folla elencando i suoi “no” e’ stato criticatissimo dal Pd e non solo. “Ma il racconto dell’impresentabilita’ rispetto a un governo di centrodestra a guida Fdi e’ totalmente campato in aria”, ha sottolineato Meloni, accennando anche alla sua idea di Europa: “Io vorrei una Ue confederale, che faccia meno e faccia meglio, che rispetti il principio di sussidiarieta’ e che piuttosto di normare come cucinare gli insetti si occupi di strategia energetica, politica estera, politica di difesa”. Ai cronisti si e’ detta pronto al voto, anche in ottobre. E, nel training da candidata premier, la tappa europea non poteva mancare. Anzi, ha spiegato, le elezioni farebbero bene anche al ruolo dell’Italia in Ue perche’, nonostante ci sia Mario Draghi, il governo in Europa “balbetta e non possiamo permettercelo”. Il motivo, per la presidente di Fdi, e’ che con “con questo Parlamento l’esecutivo non puo’ dare risposte e la situazione puo’ solo peggiorare”.
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Politica
Decreto Primo Maggio, governo al lavoro contro il lavoro povero: tre ipotesi sul tavolo
Governo al lavoro sul decreto Primo Maggio contro il lavoro povero. Tre ipotesi in campo, sindacati uniti sulla contrattazione.
Il governo prepara il decreto del Primo Maggio con l’obiettivo di contrastare il lavoro povero e rafforzare la contrattazione collettiva. Il confronto è ancora aperto e la scelta finale sarà politica, con almeno tre ipotesi attualmente allo studio.
Sindacati uniti: “Non toccare la rappresentanza”
Le sigle sindacali CGIL, CISL e UIL si sono espresse in modo compatto.
La richiesta è chiara: non intervenire sulla rappresentanza e lasciare alle parti sociali il compito di definire un accordo, contrastando in modo deciso i cosiddetti contratti pirata.
Le tre ipotesi sul tavolo
Il governo valuta tre possibili strade:
- Attuare la delega sulla retribuzione equa e sulla contrattazione, in scadenza il 18 aprile
- Rinviare il tema, lasciando spazio a un accordo tra sindacati e imprese da recepire successivamente
- Inserire nel decreto anche il tema della rappresentanza, da definire poi in Parlamento
La seconda opzione appare al momento la più percorribile.
Le misure possibili nel decreto
Se la contrattazione dovesse essere rinviata, il decreto potrebbe concentrarsi su altri interventi:
- detassazione degli aumenti contrattuali
- misure a sostegno dei working poor
- proroga dei bonus per l’occupazione giovanile e nelle aree Zes
Il confronto con le parti sociali
I sindacati chiedono tempo per arrivare a una sintesi condivisa.
Maurizio Landini ha ribadito che il governo non deve sostituirsi alle parti sociali, mentre Pierpaolo Bombardieri ha indicato sei mesi come orizzonte per un accordo.
Sulla stessa linea Daniela Fumarola, che ha sottolineato il valore dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative.
Anche le imprese chiedono chiarezza
Dal fronte delle imprese, Confcommercio evidenzia la necessità di contrastare il dumping contrattuale, definito una “piaga sociale” che abbassa salari e diritti.
La posizione del governo
Il sottosegretario Claudio Durigon ha assicurato che non c’è intenzione di intervenire sulla rappresentanza con il decreto.
L’obiettivo resta quello di intervenire sul lavoro povero con le risorse disponibili, puntando in particolare su giovani e donne.
Una decisione ancora aperta
Il dossier resta in evoluzione.
Il decreto Primo Maggio sarà il primo banco di prova per misurare la capacità del governo di intervenire su salari e lavoro, mantenendo l’equilibrio con le parti sociali.


