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Politica

Meloni, sulla mia manovra pronta a pagare costi elettorali

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Pronta a tutto “per fare quel che è giusto per la nazione”, anche a costo di pagare “in termini elettorali” alcune scelte. Come la stretta sul Reddito di cittadinanza. Giorgia Meloni ritiene che questa impostazione si rispecchi nella sua prima manovra, il cui testo finale è atteso alla Camera dopo un lungo lavoro per definire le coperture. Su questo aspetto sarà vigile Bruxelles, con cui intanto sono in corso “interlocuzioni” sul tetto oltre il quale scatta l’obbligo di accettare pagamenti con il Pos sotto i 60 euro. Da fine giugno erano possibili anche i mini-pagamenti con la carta. La novità è “una scelta scellerata”, secondo Enrico Letta, “un passo indietro” per Giuseppe Conte. E sulle ultime bozze del testo la bocciatura delle opposizioni è unanime. La Cisl lascia in sospeso il giudizio finale, la Uil punta a un’azione unitaria e per la Cgil “è necessaria una mobilitazione” contro una legge di bilancio da cambiare. Mancano le misure che negli ultimi anni hanno favorito investimenti e crescita, secondo il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che si attende “a breve un incontro per un confronto approfondito” sulla strategia di politica industriale. Intanto, in tarda mattinata domani la premier riceverà a Palazzo Chigi Carlo Calenda, che presentato la contromanovra del Terzo polo. Poi alle 15 ci sarà un momento di confronto interno, con i capigruppo di maggioranza: Meloni già nell’ultimo Consiglio dei ministri ha sottolineato l’importanza di una metodologia di lavoro per evitare di rendere dispersivo l’iter di approvazione, necessariamente rapido. Nella coalizione non mancano spinte a modificare alcune misure. Forza Italia, in particolare, punta a ritoccare l’aumento delle pensioni minime e la decontribuzione per l’assunzione degli under 36. E in parallelo prepara emendamenti al dl aiuti quater per recepire le richieste di Ance e Abi sui crediti del superbonus, e spostano di un mese, a fine anno, il termine per accedere al 110% presentando la Cila. Di fronte a un certo scetticismo, la manovra è difesa a spada tratta dal governo. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ribadisce l’impegno a “indirizzare le risorse laddove c’è maggior bisogno”, sottolineando che “l’accento di politica per la famiglia rappresenta una novità”. Per Meloni la manovra “scritta e presentata in tempi record”, è “coerente con gli impegni presi col popolo italiano”. Lo definisce l’inizio del “percorso per risollevare l’Italia, dopo anni di politiche fallimentari e dannose che l’hanno lasciata in ginocchio”. E davanti alla platea di Confindustria Veneto Est rilancia un cardine della visione del suo governo: “non disturbare chi produce”. “Non può esistere welfare se a monte non c’è chi genera ricchezza”, la tesi della leader di FdI, che rivendica innanzitutto l’abolizione dal 2024 del Reddito di cittadinanza per chi può lavorare: una scelta per “ricostruire una cultura e un’etica del lavoro”. Pazienza, se le dovesse costare voti. La difesa dell’interesse nazionale è l’imperativo di Meloni. Declinato sull’energia, significa che “l’Italia deve tornare a produrla, e quello che serve deve, banalmente, essere fatto”. Ci si può leggere un riferimento al rigassificatore di Piombino, contro cui il comune toscano guidato da un sindaco di FdI ha fatto ricorso al Tar. Ma la difesa dell’interesse nazionale, secondo la premier, vale anche e soprattutto sui tavoli europei. Ad esempio, la tutela del packaging, che spiega di aver trattato nelle “interlocuzioni con la Commissione Ue”. Il “piccolo segnale” arrivato da Bruxelles (si profila una revisione al ribasso dei target di riciclo), dice, è “anche grazie al lavoro del governo”. Oltre a quello sul tetto al prezzo del gas, il grande fronte europeo su cui Palazzo Chigi dovrà misurarsi è il Pnrr. “In assenza di una capacità di affrontare seriamente” il tema del caro materiali, “i soldi del Pnrr rischiano di non arrivare a terra”. Nei prossimi giorni è atteso un dl Pnrr mentre il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha promesso di portare il Codice degli appalti in Cdm “entro il Ponte dell’Immacolata”. “Deve diventare – chiarisce Meloni – un pilastro del rapporto tra Stato e imprese”.

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Riparto fondo Sanità da 125mld, priorità liste attesa

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Via libera al riparto del Fondo sanitario nazionale 2022 pari a 125 miliardi di euro tra le Regioni e Province autonome: il disco verde è arrivato oggi dal Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) e tra le prime misure annunciate dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, figurano lo smaltimento delle liste di attesa e la lotta al fenomeno dei medici a gettone con l’obiettivo di migliorare le condizioni lavorative degli operatori della sanità pubblica. Nuove risorse alla Sanità, dunque, e con un nuovo metodo di riparto utilizzato per la prima volta quest’anno e che punta a distribuire i finanziamenti tarandoli maggiormente sui bisogni dei territori. A chiarire il meccanismo è stato lo stesso ministro durante la conferenza stampa seguita alla riunione del Cipess: “Negli ultimi anni c’è stato un ampio dibattito sulla effettiva capacità dei criteri di riparto vigenti.

Questi dovrebbero rappresentare il bisogno di salute delle diverse regioni, e si è arrivati oggi a nuovi criteri”. Si prevede che la quota da ripartire “in funzione dei tassi di mortalità della popolazione over 75 anni sia pari allo 0,75% del totale delle risorse disponibili e che la quota da ripartire in funzione delle condizioni socioeconomiche dei territori (povertà relativa individuale, livello di bassa scolarizzazione, tasso di disoccupazione) sia anch’essa pari allo 0,75% del totale delle risorse disponibili”, ha precisato Schillaci. Tra i problemi da affrontare prioritariamente, anche alla luce del fondo sanitario per il 2022, ci sono dunque le liste di attesa: “Sono una priorità per la quale abbiamo una grande attenzione. E’ importante e urgente mettere in agenda l’offerta delle liste d’attesa riguardante sia il sistema pubblico che il sistema privato convenzionato, per dare la possibilità di scegliere ai cittadini. Bisogna razionalizzare tutto il percorso: va chiesto ai medici che hanno in cura i pazienti – ha affermato Schillaci – di seguirli a 360 gradi ed è il medico che deve dare un programma delle visite, degli interventi, delle indagini diagnostiche e dei follow-up da fare. Ci vuole un grande lavoro di razionalizzazione e di messa in comune dei dati”.

Quanto agli esami diagnostici, “va verificata l’appropriatezza in modo che chi ha patologie più gravi o un’urgenza abbia davvero la possibilità di accedere ai servizi nei tempi necessari, mentre ci sono altri esami che possono essere differiti nel tempo o anche non effettuati”. Tra i provvedimenti che riguardano anche il Sud c’è poi “la volontà di combattere il fenomeno dei medici gettonisti, che porta sconquasso nel sistema sanitario nazionale, con gli operatori stabili nel Ssn che si sentono trascurati. Vogliamo dare nuove prospettive a chi lavora nel Ssn e soprattutto a chi lavora in ambiti più complessi come la medicina dei Pronto soccorso”. Infine, riguardo alle restrizioni per il Covid ancora in vigore negli ospedali, Schillaci ha sottolineato come “l’incidenza è crollata e sono scesi anche i ricoveri in regime ordinario: seguiamo l’evoluzione con attenzione e se ci sarà da togliere qualche ulteriore paletto lo toglieremo ma ancora – ha concluso – non stiamo lavorando su questo”.

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Amadeus, il Quirinale ci ha chiesto il massimo riserbo

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“E’ tutto estremamente semplice nel raccontarlo, chi dice la verità non sbaglia mai. Le indicazione avute dal Quirinale sono state di mantenere il massimo riserbo. Ho ringraziato il consigliere Grasso e Lucio Presta, due persone che da un anno lavorano a stretto contatto affinché ciò che era nei nostri sogni si potesse realizzare. E’ venuto il presidente della Repubblica a Sanremo in forma privata, neanche istituzionale dal punto di vista formale: anche per motivi di sicurezza ci è stato chiesto che fossimo informati esclusivamente noi tre”. Così Amadeus sulla riservatezza relativa alla presenza di Mattarella ieri a Sanremo.

“Nel momento in cui ricevo un mandato dal Quirinale devo assolutamente rispettarlo – dice Amadeus rispondendo a una domanda sulla lettera inviata dal cda Rai alla presidente Soldi per lamentare di non essere stato informato – non è mancanza di rispetto né all’ad né al direttore Coletta, ma dovevo far sì che quello che mi è stato chiesto fosse rispettato”. In generale, “tutto il lavoro è condiviso con l’ad e con Coletta”, aggiunge.

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 Milleproroghe al voto, stop superbonus 110% villette

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Dehors liberi fino al 31 dicembre ma niente da fare per la proroga al 30 giugno, proposta da FdI, del superbonus al 110% per le villette così come per la proposta del governo sui pensionati della p.a. a incarichi (retribuiti) di vertice. Il decreto milleproroghe prende sempre più forma nell’esame in commissione a Palazzo Madama mentre si attende anche una possibile soluzione sulla questione delle concessioni balneari dopo il nuovo incontro di questa mattina tra le associazioni di categoria interessate e Fratelli d’Italia. Intanto a Palazzo Madama va in scena un nuovo caso Lotito. Quando i senatori sembrano sul punto di poter partire speditamente sulle votazioni, infatti, i lavori si interrompono – come raccontano anche le opposizioni – per il braccio di ferro su un emendamento a firma del senatore e presidente della Lazio che abroga la consulta dei tifosi nelle società sportive. Secondo quanto viene riferito sulla proposta di modifica si è registrato, tra l’altro, un duro botta e risposta con il senatore di FdI Marco Lisei attaccato da Lotito, reo di non avergli espresso parere favorevole all’emendamento. Sembra siano volate parole grosse poi la seduta è stata sospesa e la proposta di modifica accantonata. Alla ripresa dei lavori le commissioni Affari Costituzionali e Bilancio hanno proseguito l’esame speditamente arrivando fino a votare gli emendamenti a tutti gli articoli del provvedimento ma con una cinquantina di proposte accantonate.

Domani in mattinata sui nodi ancora da sciogliere si terrà una riunione di maggioranza e governo con il Tesoro prima che ripartano i lavori delle commissioni alle 12.30. Si punta, infatti, a chiudere il provvedimento entro domani. Il decreto, in scadenza il 27 febbraio, è previsto in Aula a Palazzo Madama tra il 14 e il 15 febbraio. Diversi i punti sui quali manca ancora una quadra definitiva. Secondo quanto viene riferito, infatti, sono in particolare tre i temi sui quali si attende una parola definitiva del governo: balneari, ma anche istruzione e salute. Su quest’ultimo fronte dovrebbe – secondo quanto riferito – probabilmente saltare la possibilità per i medici di andare in pensione a 72 anni su base volontaria (un’altra opzione è che venga prevista solo per alcune categorie). Confermata invece l’estensione delle ore di libera professione per infermieri e ostetriche così come la proroga dei fondi del piano oncologico nazionale. Il governo intanto ritira, anche per estraneità di materia, una serie di proposte di modifica.

Esce, come annunciato, la stretta sulle plusvalenze delle società sportive, che sarà oggetto di un altro provvedimento. Niente da fare anche per la proposta di modifica, che il governo ritira, che dava la possibilità, fino al 2026, di conferire incarichi di vertice presso enti, istituti o aziende di carattere nazionale, anche retribuiti e conferiti da organi costituzionali (previo parere delle commissioni parlamentari competenti) a personale in pensione della p.a. Più tempo – invece – per chiedere i mutui agevolati destinati ai giovani. Un emendamento riformulato dal governo proroga dal 31 marzo al 30 giugno di quest’anno il termine per presentare le domande di accesso alle garanzie potenziate del Fondo di garanzia prima casa per i mutui. Tra le novità di giornata anche la proroga del bonus decoder per il terzo settore e quella per i Comuni dell’utilizzo delle risorse in conto capitale per far fronte ai costi energetici. Intanto sul fronte del decreto carburante è stata rinviata a martedì la seduta prevista domani della Commissione Attività produttive della Camera per l’esame degli emendamenti al decreto sulla trasparenza dei prezzi della benzina. La decisione è stata presa durante una riunione di maggioranza che oggi a Montecitorio. Domani è previsto un nuovo incontro tecnico tra il governo e i sindacati dei gestori.

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