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Meloni arriva ultima al vertice Nato di Ankara, ma finisce al tavolo con Trump: “Rapporti cordiali”

Giorgia Meloni arriva in ritardo alla cena del vertice Nato di Ankara, ma viene accompagnata al tavolo principale con Trump, Erdogan, Macron, Merz, Starmer e Rutte. Dopo settimane di tensioni, la premier parla di “rapporti cordiali” con il presidente Usa.

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Arriva per ultima, quando la cena del vertice Nato è già iniziata e il protocollo turco ha quasi chiuso la scena ufficiale degli arrivi. Ma alla fine Giorgia Meloni non resta ai margini. Viene accompagnata al tavolo più importante, quello con Donald Trump, Recep Tayyip Erdogan, Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Keir Starmer e il segretario generale della Nato Mark Rutte. Dopo giorni di tensione con la Casa Bianca, il bilancio ufficiale della premier è misurato ma significativo: “Rapporti cordiali”.

L’arrivo in ritardo ad Ankara

La presidente del Consiglio è decollata da Ciampino quando mancavano venti minuti alle sei, ora di Ankara. In quei minuti stavano già arrivando nella capitale turca il premier spagnolo Pedro Sánchez, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e il britannico Keir Starmer.

Meloni è atterrata alle 19.46, dopo poco più di due ore di volo. Ai piedi della scaletta dell’aereo di Stato una rappresentante del protocollo turco le ha consegnato un mazzo di rose. Ma intanto, al Palazzo presidenziale di Erdogan, la cena di apertura del vertice Nato era già cominciata.

Il tavolo dei leader

Nonostante il ritardo, la premier italiana viene accolta dal vicepresidente turco e scortata nel grande salone. Qui, contro alcune previsioni, viene fatta accomodare al tavolo principale, insieme ai leader del G7 presenti e ai vertici dell’Alleanza atlantica.

Al tavolo ci sono Erdogan, Macron, Merz, Starmer, Rutte e Trump. Non Meloni accanto al presidente americano, ma comunque nello stesso perimetro politico e diplomatico. Una scelta che lo staff italiano legge come legata al peso del G7 più che a un gesto personale del presidente Usa.

Le tensioni con Trump

Il contesto resta delicato. Nelle ultime settimane Trump ha attaccato più volte la premier italiana, anche con toni personali e messaggi sui social giudicati offensivi. Poco prima della cena, il presidente americano ha nuovamente criticato Italia, Francia e Germania, accusandole di avergli “voltato le spalle” nella crisi con l’Iran.

Ha anche rilanciato temi controversi, dal controllo della Groenlandia alla possibile riduzione della presenza militare americana in Europa. Tuttavia, parlando di Meloni, ha usato parole meno dure: “È una brava persona, mi piace, ma ha sbagliato a rifiutare di aiutarci sull’Iran”.

“Rapporti cordiali”

Quando, dopo le 23, Meloni rientra in albergo, si limita a una battuta davanti ai cronisti. Alla domanda su come sia andata con Trump, risponde: “Rapporti cordiali”. A chi insiste chiedendo se ci sia stato un chiarimento dopo gli attacchi dei giorni precedenti, la premier chiude: “Ho già risposto”.

Nessun incidente diplomatico, dunque. Nessuna rottura plateale. Semmai una piccola correzione di rotta da parte di Trump, che dopo giorni di attacchi ha ricollocato Meloni nel perimetro degli alleati europei critici, ma non più soltanto nel registro dello scontro personale.

Il gelo non è sciolto, ma ad Ankara la realpolitik ha imposto la sua grammatica: Meloni arriva ultima, ma siede al tavolo che conta.

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Intelligence Usa: possibile test russo alla Nato

Rapporti dell’intelligence statunitense valutano il rischio di un’azione russa limitata contro la Nato. Un’incursione terrestre resta poco probabile.

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Vladimir Putin potrebbe tentare di mettere alla prova la coesione della Nato con un’azione limitata contro uno dei Paesi alleati. È lo scenario contenuto in valutazioni dell’intelligence statunitense descritte da funzionari americani al Wall Street Journal.

Le ipotesi considerate comprendono un attacco informatico, l’impiego di gruppi armati senza insegne oppure un’incursione terrestre circoscritta sul fianco orientale dell’Alleanza. La finestra temporale indicata va dall’autunno del 2026 al 2029.

Non si tratta di informazioni su un attacco già deciso. Secondo i rapporti citati dal quotidiano, l’ipotesi più grave, quella di un’incursione militare, conserva una probabilità bassa, anche se potrebbe aumentare nel tempo.

L’obiettivo di dividere gli alleati

In precedenza Washington riteneva improbabile che Mosca provocasse direttamente un Paese Nato mentre prosegue la guerra in Ucraina. La valutazione sarebbe cambiata all’inizio dell’anno, anche per le difficoltà russe sul fronte e per gli attacchi ucraini contro obiettivi militari ed energetici.

L’eventuale obiettivo del Cremlino sarebbe verificare la disponibilità degli Stati Uniti a intervenire e creare divisioni tra gli alleati, soprattutto attraverso azioni ibride per le quali la risposta collettiva potrebbe risultare meno immediata. La Russia ha ripetutamente negato di voler attaccare la Nato.

Le scorte americane

Le valutazioni arrivano mentre negli Stati Uniti cresce la preoccupazione per le disponibilità di alcune munizioni strategiche, ridotte dai trasferimenti all’Ucraina e dal conflitto con l’Iran. Tra i sistemi indicati figurano PrSM, Atacms e missili antiaerei Stinger.

Pentagono e comando Nato non hanno commentato le informazioni classificate. Un portavoce dell’Alleanza ha ribadito che la Nato valuta costantemente gli scenari di rischio ed è pronta a difendere i Paesi membri.

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Iran, mistero sulla salute di Mojtaba Khamenei

IranWire riferisce che Mojtaba Khamenei sarebbe in condizioni critiche. La notizia proviene da fonti anonime e non ha conferme indipendenti.

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Mojtaba Khamenei sarebbe in condizioni di salute estremamente gravi. A riferirlo è IranWire, sito con sede a Londra vicino all’opposizione iraniana, citando due fonti anonime legate all’amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian.

Secondo le fonti, nessun componente del governo avrebbe incontrato la Guida Suprema dopo l’attacco del 28 febbraio nel quale furono uccisi suo padre Ali Khamenei e altri familiari. Negli ambienti del regime circolerebbero voci su un possibile rapido peggioramento.

Le indiscrezioni non sono state confermate dalle autorità iraniane né verificate in modo indipendente.

Informazioni contrastanti sulla salute

Mojtaba Khamenei non è mai apparso pubblicamente dopo la sua nomina a terza Guida Suprema della Repubblica islamica. Le comunicazioni attribuitegli sono state diffuse esclusivamente in forma scritta, alimentando dubbi sulle sue condizioni e sull’effettivo esercizio del potere.

Ad aprile, finti internazionali hanno riferito, citando fonti vicine alla leadership, che Khamenei stava recuperando da gravi ferite al volto e alle gambe. A maggio, invece, fonti ufficiali iraniane lo avevano descritto come pienamente operativo e in buone condizioni.

In assenza di immagini recenti, interventi pubblici o comunicazioni mediche verificabili, non è possibile stabilire quale sia attualmente il suo reale stato di salute.

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Zelensky accelera sullo scudo Freyja

Zelensky chiede progressi concreti entro la fine del 2026 per Freyja, il progetto europeo di difesa contro i missili balistici.

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L’Ucraina punta a ottenere entro la fine del 2026 risultati concreti nello sviluppo di Freyja, il progetto congiunto per un sistema europeo di difesa contro i missili balistici. L’obiettivo successivo sarebbe arrivare a un prototipo entro la metà del 2027.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha riferito di aver discusso con i vertici militari e industriali le modalità per accelerare il programma, al quale partecipano attualmente dieci Paesi.

Secondo il piano illustrato da Kiev, l’Ucraina potrebbe produrre il missile intercettore e il relativo lanciatore, mentre i partner europei fornirebbero componenti essenziali come radar e sensori. Freyja viene presentato come un’alternativa meno costosa ai sistemi statunitensi Patriot, ma si trova ancora nella fase di sviluppo e non è operativo.

Kiev lavora anche a missili offensivi

Zelensky ha annunciato anche progressi nella realizzazione di missili balistici ucraini. «I test hanno mostrato un grande potenziale. Dobbiamo trasformarlo in un’arma reale», ha affermato nel suo intervento del 6 agosto.

Non sono stati diffusi dettagli tecnici indipendentemente verificabili sui test. La priorità di Kiev resta rafforzare la protezione contro gli attacchi russi, riducendo la dipendenza dalle forniture americane di intercettori Patriot.

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