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Politica

Meloni apre il 2026 con una maratona di risposte alla stampa: da Fiorello a Trump passando per Maduro

Giorgia Meloni apre l’anno davanti alla stampa parlamentare con una conferenza durata quasi tre ore: rilanci su dossier internazionali, autocitazioni e risposte critiche alla stampa.

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Una maratona di 41 domande in quasi tre ore ha segnato l’apertura ufficiale dell’anno giornalistico per Giorgia Meloni, che ha affrontato ieri a Montecitorio la stampa parlamentare in una conferenza stampa dai toni intensi e vari. Dalla geopolitica alle questioni interne, passando per un tocco di umorismo, la presidente del Consiglio ha cercato di scandagliare territori molto diversi senza lasciare nulla di intentato.

Temi istituzionali e internazionali

La conferenza si è aperta con questioni di politica estera e diritti umani, tra cui il rilascio dei detenuti italiani in Venezuela e l’attesa per la scarcerazione di Alberto Trentini, cooperante italiano fermato in Sudamerica nel 2024. La vicenda del suo arresto ha attirato attenzione internazionale e, come noto, coinvolge le relazioni tra Roma e Caracas.

Meloni ha proseguito rispondendo a domande che hanno toccato altri dossier globali, da Groenlandia, a Ucraina, Stati Uniti e Russia, con un linguaggio che ha oscillato tra concretezza istituzionale e tono più leggero nel corso dell’incontro.

Autocitazioni e ironia

Tra le domande più commentate quella sull’eventualità di un suo futuro al Quirinale: Meloni ha sdrammatizzato con una battuta, dicendo di desiderare piuttosto di lavorare «con Fiorello a pagamento», riferendosi al noto conduttore televisivo con cui ha un legame personale risalente ai tempi in cui faceva da babysitter alla figlia di Fiorello. Ha aggiunto però con serietà che «le basta e la appassiona quello che sta facendo».

Sui tradizionali auguri di inizio anno da parte di Radio Radicale Meloni si è mostrata più sarcastica, ricordando di aver detto che il 2026 sarebbe stato «peggio» del 2025, definito «già un anno tosto».

CONFERENZA STAMPA DI INIZIO ANNO DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MELONI, GIORNALISTI DA 10 ANNI SENZA CONTRATTO (foto Imagoeconomica) 

Critiche alla stampa e polemiche sulle notizie false

La premier ha risposto anche a quesiti più duri rivolti dalla stampa. A una domanda sul presunto spionaggio del suo capo di gabinetto Gaetano Caputi — come riportato da alcuni organi di informazione — Meloni ha reagito con fermezza, definendo “menzogne” le notizie diffuse e invitando i giornalisti a considerare la veridicità dei fatti prima di avanzare accuse gravi.

In un altro passaggio, parlando di una vicenda di presunti scoop giornalistici sul suo patrimonio, ha osservato che nella sua vita non ha trovato che «i miei conti in banca spiati», rimarcando la differenza con altri casi mediatici.

FABRIZIO ALFANO, PORTAVOCE DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIORGIA MELONI (foto Imagoeconomica) 

Sulla contestazione degli striscioni esposti in sala dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana relativi al mancato rinnovo dei contratti dei giornalisti, Meloni ha chiarito che si trattava di una questione contrattuale «che non dipende dal governo», cercando così di circoscrivere la responsabilità istituzionale.

Un nuovo appuntamento con la stampa

Con una conferenza stampa lunga e densa di temi, Meloni ha inaugurato il 2026 davanti alla stampa parlamentare, una tradizione che ha definito una novità rispetto alle annuali dichiarazioni di fine anno. L’occasione ha offerto un quadro delle priorità del governo, dalle dinamiche internazionali alle questioni interne e mediatiche, segnando l’avvio di un nuovo ciclo di confronto con i giornalisti nel pieno delle attività istituzionali.


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Politica

Pd, tensioni interne e fronte riformista: Picierno chiama Schlein, Boccia avverte sui rischi per l’unità

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Nel dibattito interno al Partito Democratico l’eurodeputata Pina Picierno torna a sollevare il tema del rapporto tra maggioranza e area riformista. Parla di un “clima irrespirabile per i riformisti” e chiama direttamente in causa la segretaria Elly Schlein, chiedendole di “fare chiarezza”.

La replica di Francesco Boccia

La risposta arriva dal capogruppo Pd al Senato, Francesco Boccia, che avverte sui rischi di una dialettica che diventa frattura: “Chi mina l’unità interna del Pd indebolisce l’opposizione nel suo complesso e finisce, consapevolmente o meno, per aiutare la destra”. Il richiamo è alla responsabilità del partito in una fase definita “storica”.

La mappa delle correnti

La geografia interna appare semplificata: l’unica minoranza strutturata è quella dei riformisti, usciti dall’area “Energia popolare” guidata da Stefano Bonaccini e Alessandro Alfieri. Un malessere non nuovo, emerso anche con la presenza dell’ex ministra Marianna Madia a un’iniziativa milanese del leader di Italia Viva Matteo Renzi.

Il tema del confronto politico

Tra i riformisti interviene il senatore Filippo Sensi, che rivendica il valore del confronto: “È il sale del Pd”. Sensi chiarisce la propria posizione sul referendum sulla giustizia – “io sono per il No” – ma sottolinea che chi sostiene il Sì deve avere “piena cittadinanza” nel partito, senza essere ostracizzato.

Sulla stessa linea la senatrice Simona Malpezzi: il tema riformista “non va derubricato”, perché “esprimere le proprie posizioni aiuta il partito a essere più grande”, mentre la confusione tra discussione e frattura rischia di impoverire il dibattito.

Il caso Salerno e l’ombra di De Luca

Le tensioni non riguardano solo i riformisti. A pesare è anche la vicenda di Salerno, con le dimissioni del sindaco Vincenzo Napoli e la prospettiva di un ritorno in Municipio dell’ex governatore Vincenzo De Luca. Una prospettiva criticata dall’europarlamentare Sandro Ruotolo, membro della segreteria Schlein, che parla di “aria di nuovo feudalesimo” e invoca un percorso condiviso per individuare un candidato “che unisce, non che divide”.

Le mosse del centrodestra

Sul fronte istituzionale, anche il centrodestra si è attivato con interrogazioni di Forza Italia e Fratelli d’Italia al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Gli azzurri hanno presentato un esposto al prefetto per verificare eventuali condizionamenti esterni e valutare una possibile trasmissione degli atti alla Procura.

Presunzione di pluralismo

Il confronto nel Pd resta aperto. La linea che emerge dalle diverse voci è la stessa: dibattito sì, fratture no, nella consapevolezza che l’unità dell’opposizione passa anche dalla capacità di far convivere posizioni diverse senza trasformarle in scontri permanenti.

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Politica

Trump, Groenlandia e Gaza: il doppio dossier che mette in difficoltà Palazzo Chigi

Le mosse di Trump su Groenlandia e Board per Gaza spiazzano il governo italiano. Meloni punta alla mediazione per evitare l’escalation Usa-Ue.

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Dopo le minacce di dazi agli europei che sostengono la Groenlandia, un’altra iniziativa di Donald Trump crea imbarazzo a Roma: l’ipotesi di un Board per Gaza che includa anche Vladimir Putin. Secondo fonti di governo, la combinazione dei due dossier rischia di mettere in difficoltà la premier Giorgia Meloni.

Contatti europei e ricerca della de-escalation

Durante il viaggio di rientro dall’Asia, Meloni ha avuto numerosi contatti con altri leader europei per spingere verso una de-escalation sull’asse transatlantico. I temi potrebbero essere al centro anche di un confronto con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, alla vigilia del Consiglio dei ministri.

Gaza e l’invito a Mosca

Dopo l’invito degli Usa al Cremlino, la Francia si è già sfilata dall’organismo pensato da Washington per costruire una pace duratura in Medio Oriente. “Abbiamo ricevuto l’invito, il presidente del Consiglio è all’estero, ne parleremo”, ha spiegato Tajani, osservando che Putin “non è un campione della pace”, ma che un suo cambio di passo sarebbe auspicabile. A Roma si attendono segnali concreti da Mosca, soprattutto sul fronte ucraino.

Davos e l’asse transatlantico

I dossier saranno al centro dell’attenzione al World Economic Forum di Davos, dove è atteso Trump. Al momento non è previsto un viaggio di Meloni. Intanto, le tensioni Usa-Ue hanno pesato anche sui mercati: la Borsa Italiana ha chiuso in calo dell’1,32%, bruciando 14,4 miliardi di capitalizzazione.

La linea italiana: mediazione e Nato

In vista del vertice straordinario Ue di giovedì a Bruxelles, Meloni sembra orientata a sostenere una linea di mediazioneper evitare l’escalation. La sicurezza della Groenlandia, secondo Palazzo Chigi, va affrontata in ambito NATO, lo stesso quadro cui l’Italia vincola ogni ipotesi di partecipazione militare nel territorio artico danese.

No ai controdazi

Sui controdazi europei è netto il ministro della Difesa Guido Crosetto: “È il modo peggiore per rispondere. Innescare una gara a chi fa più male all’altro tra alleati porta solo a disastri. Servono ragionamento e memoria dei 76 anni di alleanza”.

Pressing delle opposizioni

Le opposizioni hanno scritto ai presidenti di Camera e Senato chiedendo che la premier riferisca in Parlamento prima del vertice di Bruxelles. I capigruppo di M5s, Pd, Avs, Iv, Azione e +Europa chiedono l’esame dell’atto di indirizzo del governo in sede Ue. Al momento, per i tempi stretti, l’ipotesi appare difficile.

In sintesi: Roma prova a tenere il punto tra fermezza e dialogo, evitando rotture con Washington mentre crescono le tensioni su Groenlandia e Medio Oriente. Il margine di manovra della premier passa dalla mediazione europea e dal perimetro Nato.

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Politica

Referendum sulla giustizia, scontro politico aperto: Landini attacca, il governo replica

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Da Napoli, Maurizio Landini entra con toni duri nella campagna referendaria sulla separazione delle carriere. Il segretario della CGIL sostiene che il referendum “non c’entra nulla con la riforma della giustizia” e risponderebbe a “una logica totalmente politica”, criticando l’idea stessa della riforma e ricorrendo a provocazioni sul sorteggio delle cariche elettive. Landini ha inoltre acceso i riflettori sui circa 12 mila lavoratori precari della giustizia assunti con il Pnrr, richiamando la necessità di investimenti strutturali in personale e tecnologie.

La reazione del centrodestra

Immediata la replica del centrodestra. Il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto ha criticato i toni del sindacalista, parlando di “turpiloquio” e di slogan che non rafforzerebbero il merito del confronto. Ancora più duro Giorgio Mulè, secondo cui le affermazioni di Landini dimostrerebbero una confusione tra la legittimazione elettiva dei parlamentari e il ruolo dei magistrati negli organi di autogoverno.

La linea del governo

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha rivendicato la possibilità di modificare la Costituzione seguendo le procedure previste, escludendo caratteri “eversivi” della riforma. Nordio ha inoltre criticato l’Associazione Nazionale Magistrati per il rifiuto di un confronto pubblico, interpretato come una scelta di sottrarsi al dibattito politico. Sul merito, il Guardasigilli ha richiamato il progetto storico attribuito a Giuliano Vassalli.

Le critiche dell’opposizione

Il riferimento a Vassalli è stato giudicato “inammissibile” dal Partito Democratico, con Dario Parrini che ha invitato il ministro a “tenere le mani lontane dalla Resistenza”. Nel dibattito è intervenuto anche Giovanni Bachelet, che ha accusato il governo di aver innescato lo scontro politico prima riducendo il confronto parlamentare e poi fissando la data del referendum mentre la raccolta firme è ancora in corso.

Il tema dei fuorisede

Parallelamente, Più Europa ha lanciato un appello a maggioranza e opposizione in Commissione Affari Costituzionali della Camera per garantire il voto ai cittadini fuorisede. Il segretario Riccardo Magi ha chiesto di sostenere gli emendamenti al decreto Referendum che consentirebbero a studenti e lavoratori fuori sede di votare.

Il quadro

Il confronto sulla separazione delle carriere entra così in una fase di forte polarizzazione politica. Le posizioni restano distanti, mentre il dibattito si sposta sempre più dal merito tecnico della riforma alla dinamica dello scontro tra governo, opposizioni e parti sociali, in vista dell’appuntamento referendario.

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