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Politica

Meloni al Meeting di Rimini, primo intervento da premier tra politica estera, manovra e sfide europee

Giorgia Meloni interviene per la prima volta da premier al Meeting di Rimini: mezz’ora di discorso su crisi internazionali, manovra e sfide europee. Attesa anche la presenza di Salvini.

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Giorgia Meloni si prepara al suo primo intervento da presidente del Consiglio al Meeting di Rimini. Un ritorno atteso dopo l’estate, tra vacanze in Grecia e Puglia e il vertice con i leader europei a Washington. Il suo discorso, di circa mezz’ora, affronterà i principali nodi della ripresa politica: dalle crisi internazionali all’intesa sui dazi fino alla manovra economica.

Il confronto con gli altri leader politici

Tre anni fa Meloni era salita sul palco come leader di Fratelli d’Italia in corsa per Palazzo Chigi. Da allora gli inviti sono continuati, anche se nel 2024 a Rimini erano stati protagonisti solo i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. Quest’anno il leader di Forza Italia è già intervenuto, mentre per Salvini è previsto il turno nel pomeriggio, subito dopo la premier.

La concomitanza di impegni rende incerta la possibilità di un faccia a faccia tra i due leader, anche se fotografi e cameraman sono pronti a immortalare un incontro.

Il Meeting come apertura della stagione politica

Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato come il Meeting rappresenti “l’apertura di fatto della stagione politica”, definendolo un’occasione di confronto e dialogo. Un evento che piace a Fratelli d’Italia per le sue assonanze con Atreju, entrambe manifestazioni costruite sul volontariato e sul dibattito politico.

Meloni arriva a Rimini con la responsabilità di aprire la stagione autunnale del governo, segnata da dossier delicati come i conti pubblici, le relazioni internazionali e il confronto con gli alleati di maggioranza.

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Politica

Legge elettorale e Ucraina, il confronto alla festa del Foglio

La Festa dell’ottimismo a Firenze mette a confronto maggioranza e opposizioni su Ucraina e nuova legge elettorale. Crosetto apprezza la posizione di Schlein, mentre Appendino ribadisce il dissenso. Amoroso richiama i precedenti della Consulta, Amato critica il nodo firme e La Russa esclude un’alleanza con Vannacci. La data delle elezioni resta da definire.

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L’Ucraina divide ancora il centrosinistra, la nuova legge elettorale apre il confronto sulla sua costituzionalità e i partiti preparano le prossime alleanze senza conoscere la data del voto. Alla Festa dell’ottimismo del Foglio, a Firenze, maggioranza e opposizioni si misurano con i temi destinati a segnare la campagna elettorale: sostegno a Kiev, regole per le urne e composizione delle coalizioni.

La decima edizione della manifestazione riunisce ministri, leader politici ed esponenti delle istituzioni nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Sullo sfondo resta il carovita, alimentato dalle crisi internazionali e dai rincari energetici.

Il direttore Claudio Cerasa indica nell’Europa e nell’Ucraina i riferimenti della giornata, richiamando le stelle della bandiera europea e i colori giallo e blu di quella ucraina.

Crosetto apprezza Schlein, Appendino ribadisce il dissenso

Il sostegno all’Ucraina continua a evidenziare differenze dentro il centrosinistra e convergenze tra esponenti di schieramenti opposti.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto esprime apprezzamento per la posizione di Elly Schlein. La segretaria del Pd sostiene l’assistenza a Kiev, mentre Chiara Appendino, del M5s, ribadisce il proprio no a un’«economia di guerra».

Paolo Gentiloni sollecita una linea chiara del Partito democratico, sostenendo che sull’aiuto all’Ucraina «non si può transigere».

Il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto evita di entrare nelle dinamiche dei partiti italiani, ma richiama la dimensione comune della sicurezza: i confini estone e finlandese sono anche confini europei, sui quali occorre mantenere una posizione netta.

La questione resta uno dei nodi del campo largo, impegnato a costruire un programma condiviso nonostante le divergenze tra Pd e M5s.

La Consulta e i precedenti di Porcellum e Italicum

Un altro fronte riguarda la nuova legge elettorale, chiamata Stabilicum dai sostenitori e Melonellum dai critici.

Il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso, richiama i principi fissati nelle pronunce sul Porcellum e sull’Italicum. Saranno quei precedenti a orientare un’eventuale valutazione della riforma, qualora la questione venga portata davanti alla Consulta attraverso le procedure previste.

Le sue parole non anticipano un giudizio sulla nuova legge. Anche l’ipotesi di una decisione prima delle prossime elezioni dipenderà dai tempi e dall’ammissibilità delle questioni sollevate.

La Russa difende la riforma, Amato critica il nodo firme

Ignazio La Russa si dice fiducioso che la legge supererà un eventuale vaglio costituzionale. Il presidente del Senato interpreta la rapida promulgazione da parte di Sergio Mattarella come un segnale dell’assenza di evidenti motivi di incostituzionalità.

È una valutazione politica di La Russa: la promulgazione non impedisce un successivo controllo della Corte costituzionale, che conserva piena autonomia di giudizio.

Anche Giuliano Amato, già presidente del Consiglio e della Consulta, ritiene che la riforma possa funzionare. Contesta l’equivalenza tra dissenso politico e incostituzionalità, ma esprime una riserva sui requisiti per presentare le liste.

La richiesta di firme, secondo Amato, si colloca «ai margini dell’irragionevolezza». È un punto particolarmente rilevante per le nuove formazioni, impegnate a organizzarsi per partecipare alle politiche.

Il centrodestra chiude a Vannacci

Sul versante delle alleanze, La Russa assegna oggi «lo zero per cento» di probabilità a un’intesa tra il centrodestra e Roberto Vannacci. Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi esclude uno spazio per l’ex generale nella coalizione.

Crosetto evita invece di commentare, confermando la scelta di non intervenire sull’argomento.

Intanto procede il confronto tra Fratelli d’Italia e Sud Chiama Nord. Secondo Cateno De Luca, l’operazione potrebbe rendere elettoralmente ininfluente Futuro nazionale, la formazione di Vannacci. Una previsione politica che dovrà essere verificata con gli accordi definitivi e con il voto.

Nuove sigle in movimento, ma il calendario resta aperto

Le nuove formazioni cercano soluzioni organizzative e parlamentari per affrontare il nodo della presentazione delle liste. Si muovono Progetto Civico di Alessandro Onorato e Più Uno di Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, mentre De Luca prepara un’iniziativa da annunciare martedì.

Il cantiere elettorale è dunque avviato, ma manca ancora una data ufficiale per le urne.

La Russa indica ottobre 2027 come ipotesi più probabile, nel quadro della conclusione naturale della legislatura, ricordando che il calendario potrebbe estendersi fino a dicembre. Si tratta di una previsione, non della convocazione delle elezioni.

A Firenze emerge così una politica già proiettata verso il voto, con tre questioni ancora aperte: le regole elettorali, l’assetto delle alleanze e la capacità di trovare posizioni comuni sui principali dossier internazionali.

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Alla Festa dell’ottimismo del Foglio il confronto su Ucraina, legge elettorale e alleanze anticipa la campagna per le prossime politiche.

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Alla festa del Foglio, Ucraina e legge elettorale dominano il confronto. La Russa chiude a Vannacci e indica ottobre 2027 come ipotesi per il voto.

Riassunto SEO

La Festa dell’ottimismo a Firenze mette a confronto maggioranza e opposizioni su Ucraina e nuova legge elettorale. Crosetto apprezza la posizione di Schlein, mentre Appendino ribadisce il dissenso. Amoroso richiama i precedenti della Consulta, Amato critica il nodo firme e La Russa esclude un’alleanza con Vannacci. La data delle elezioni resta da definire.

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In Evidenza

Nasce Più Uno, un altro cespuglio nel campo largo

Ruffini e Gabrielli presentano Più Uno, nuova formazione centrista che guarda al centrosinistra e alle prossime elezioni. Il progetto si aggiunge a Progetto Civico di Onorato in un’area già occupata da Italia Viva e Più Europa. Tabacci lavora per agevolare la presentazione delle liste, mentre Ruffini auspica un candidato condiviso alternativo al duello Schlein-Conte.

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Il campo largo aggiunge un’altra sigla prima ancora di avere un programma condiviso e un candidato alla guida della coalizione. Si chiama Più Uno, è la nuova formazione di Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli (foto Imagoeconomica) e si prepara a partecipare alle prossime elezioni nell’area del centrosinistra. Accanto a Progetto Civico di Alessandro Onorato, rappresenta un altro potenziale “cespuglio” dell’alleanza in costruzione: una forza che punta ad allargarne il consenso, ma il cui peso elettorale deve ancora essere misurato.

La presentazione al Salone delle Colonne, all’Eur di Roma, dà un volto pubblico al progetto dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate e dell’ex capo della Polizia. Il partito c’è, il simbolo anche. Restano da definire gli strumenti per presentarsi alle urne e la collocazione concreta nella coalizione.

Più Uno e Progetto Civico: il centrosinistra moltiplica le sigle

Più Uno nasce in uno spazio politico già affollato. Nell’area centrista e riformista che guarda al centrosinistra si muovono Italia Viva, Più Europa e Progetto Civico, oltre alla nuova formazione di Ruffini e Gabrielli.

L’obiettivo dichiarato è intercettare cittadini che non si riconoscono nell’offerta esistente e recuperare una parte dell’astensione. La questione politica è se queste nuove organizzazioni riusciranno ad aggiungere elettori alla coalizione oppure si contenderanno soprattutto consensi nello stesso bacino.

È in questo senso che Più Uno si profila come un altro cespuglio del campo largo: una componente destinata, nelle intenzioni dei promotori, a concorrere alla costruzione dell’alternativa al centrodestra. L’ingresso nell’alleanza e gli eventuali accordi elettorali restano però da definire.

Una federazione potrebbe ridurre la frammentazione, ma al momento non emerge un’intesa in questa direzione. Anche il confronto sul possibile coinvolgimento di Matteo Renzi, per il quale Riccardo Magi ha chiesto garanzie, mostra quanto il cantiere sia ancora aperto.

Il nodo delle firme e il sostegno di Tabacci

Prima del confronto con gli elettori, le nuove formazioni devono affrontare il problema della raccolta delle firmenecessarie per presentare le liste.

Per Più Uno si è mosso Bruno Tabacci, mettendo a disposizione il contributo di Centro democratico e lavorando a una soluzione parlamentare che consenta di accedere a condizioni meno onerose. Il percorso richiede ulteriori adesioni e non risulta ancora completato.

«Ci sono 15 giorni, abbiate fede», ha rassicurato Tabacci. L’interlocuzione riguarda anche Più Europa e l’area riformista del Pd, senza che siano state annunciate tutte le adesioni necessarie.

Sul fronte di Progetto Civico, invece, il M5s ha favorito un percorso parlamentare volto ad agevolare la presentazione della nuova lista. Due progetti distinti, dunque, accomunati dalla ricerca di uno spazio nel centrosinistra e dalla necessità di organizzarsi per le prossime politiche.

Ruffini preferisce un terzo nome a Schlein e Conte

Il nuovo partito entra anche nel dibattito sulla leadership del campo largo, mentre prende forma l’ipotesi di una sfida alle primarie tra Elly Schlein e Giuseppe Conte.

Ruffini auspica una soluzione condivisa prima di arrivare alla competizione: «Spero ci sia un ultimo scatto di generosità e responsabilità» per individuare una terza figura.

La scelta del nome, precisa, deve essere preceduta dall’accordo sui contenuti e da un’offerta politica credibile. Se invece gli alleati confermeranno la strada delle primarie, Più Uno intende partecipare: «Se poi ci saranno le primarie è ovvio che dovremo esserci».

È una disponibilità che non equivale ancora all’annuncio di una candidatura.

Costituzione e partecipazione al centro del progetto

Ruffini indica nella Costituzione il riferimento dell’alleanza che immagina. A suo giudizio, le prossime elezioni rappresenteranno uno spartiacque sul rispetto dei valori costituzionali e della Resistenza.

È la lettura politica proposta dal fondatore di Più Uno, sintetizzata anche nello slogan del nuovo simbolo: «Uguali per Costituzione».

Il progetto richiama inoltre la partecipazione civica e l’ambizione di riportare al voto cittadini che si sono allontanati dalla politica. La sua capacità di raggiungerli sarà uno dei principali elementi con cui misurarne il risultato.

Le radici democristiane e il riferimento a Prodi

Ruffini e Gabrielli arrivano alla politica di partito dopo incarichi di primo piano nelle istituzioni. Il primo è figlio di Attilio Ruffini, esponente della Democrazia cristiana e più volte ministro. Il secondo rivendica il proprio passato nei giovani democristiani in Toscana.

Alle battute dei detrattori, che hanno ribattezzato la coppia «l’esattore e lo sbirro», Gabrielli risponde con un’altra battuta: «Sempre meglio dell’evasore e del delinquente».

Tra i riferimenti politici compare Romano Prodi, autore della prefazione al libro di Ruffini. Quest’ultimo chiarisce però che non si tratta di una benedizione al nuovo partito: Prodi, sostiene, resta un punto di riferimento per tutto il centrosinistra.

Il campo largo continua così ad allargarsi sul piano delle sigle. La verifica arriverà con il programma, gli accordi e il voto: solo allora si capirà se Più Uno e Progetto Civico avranno ampliato la coalizione anche in termini di consenso.

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Politica

Schlein e Conte, prove d’intesa su programma e primarie

Alla festa del Manifesto a Roma, Schlein e Conte mostrano disponibilità a costruire il programma del centrosinistra. La segretaria Pd indica l’obiettivo di fine anno, il presidente M5s propone un confronto di due settimane. Entrambi aprono alle primarie, sulle quali restano le riserve degli alleati. Ancora irrisolta la distanza sull’invio di armi all’Ucraina.

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Un abbraccio dopo giorni di tensioni e un’apertura sul percorso da seguire: prima il programma comune, poi la scelta della leadership. Elly Schlein e Giuseppe Conte si ritrovano sul palco della festa del Manifesto, a Roma, insieme ad Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi (foto Imagoeconomica). Il campo largo prova a trasformare la fotografia di gruppo in un progetto politico, ma restano da sciogliere le divergenze sull’Ucraina e le riserve sulle primarie del centrosinistra.

Il bacio davanti ai fotografi salta per il timore di trasmettersi il raffreddore, come spiegano i protagonisti. L’abbraccio, invece, arriva. Il confronto pubblico restituisce segnali di disponibilità reciproca, senza cancellare le distanze emerse negli ultimi giorni.

Programma comune: Schlein indica fine anno, Conte accelera

La segretaria del Pd pone un obiettivo: arrivare a un programma comune entro la fine dell’anno. Il presidente del M5spropone tempi più stretti: «È urgente mettersi attorno a un tavolo e definire. Facendo un confronto serio in un paio di settimane si chiude il programma».

Le due indicazioni esprimono la volontà di avviare il confronto, ma non costituiscono ancora un calendario condiviso. Il passaggio decisivo sarà tradurre le disponibilità dei leader in un tavolo di lavoro e in scelte concordate.

Schlein insiste sulla possibilità di una sintesi anche sui temi più divisivi: «Stiamo chiusi anche una notte intera, l’importante è uscire uniti».

Sull’Ucraina resta la distanza tra gli alleati

La frattura più evidente riguarda il sostegno militare a Kiev. Schlein e il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, confermano il favore all’invio di armi. Conte, Bonelli e Fratoianni ribadiscono la propria contrarietà.

Il leader del M5s invita a «cercare di capire quali sono gli interessi in gioco, anche della controparte» e richiama la presenza, in alcuni territori ucraini, di popolazioni russofone e di orientamento filorusso. È la lettura politica esposta da Conte, sulla quale il confronto tra gli alleati resta aperto.

Per Schlein, tuttavia, le differenze non impediscono un accordo. La segretaria dem sostiene la necessità di continuare ad aiutare il Paese aggredito e, insieme, di rafforzare l’iniziativa diplomatica europea.

Primarie, apertura di Schlein e Conte ma restano le riserve

Anche la scelta della leadership del centrosinistra richiede una mediazione. Bonelli e Fratoianni esprimono contrarietà alle primarie, mentre Magi manifesta una preferenza per una soluzione che consenta di evitarle.

Schlein ricorda il criterio sostenuto dal Pd: la guida della coalizione al partito che ottiene più voti. Conte contesta che questa soluzione possa essere fissata in partenza: «Non si può fare una scelta aprioristica».

Il presidente del M5s indica quindi la strada delle primarie, chiedendo che si svolgano «in modo non divisivo, con l’impegno di tutti a lavorare insieme». La segretaria dem conferma la propria disponibilità: «Se è uno strumento utile io sono disponibile anche alla strada delle primarie».

Si tratta di un’apertura dei due principali interlocutori della coalizione. Restano però da concordare modalità, tempi e adesione delle altre forze.

Il terzo nome e il no di Schlein alle larghe intese

Conte torna sulla proposta di un passo indietro reciproco, suo e di Schlein, per individuare una terza figura capace di riunire la coalizione. Una possibilità che, nella sua ricostruzione, non ha trovato disponibilità.

Schlein affronta il tema rivendicando l’autonomia del progetto progressista. «C’è un pezzo di establishment che non vuole un’alleanza progressista al governo del Paese», afferma, sostenendo di avere subito tentativi di indebolimento fin dalla sua elezione alla segreteria.

La sua presa di posizione è netta: «Mai più larghe intese». La leader dem respinge l’idea che per vincere serva una figura più rassicurante per determinati interessi o disponibile ad alleanze con gli avversari.

Parole che riprendono il ragionamento sviluppato in mattinata alla festa del Foglio, a Firenze, dove aveva denunciato tentativi di «commissariarmi, federarmi o farmi fuori».

L’abbraccio riapre il dialogo, l’accordo è ancora da costruire

Conte aggiunge una dichiarazione sul proprio ruolo: «Io ho fatto il presidente del Consiglio due volte, la terza volta non mi aggiunge nulla». Una frase che accompagna la disponibilità al confronto, senza risolvere la questione della candidatura.

Il dialogo a cinque termina con nuove fotografie di gruppo. Il campo largo mostra la volontà di lavorare insieme, ma la prova politica deve ancora arrivare: scrivere un programma condiviso, trovare una sintesi sull’Ucraina e stabilire come scegliere chi guiderà la coalizione.

 

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