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Politica

Meloni al G7 di Evian, primo confronto con Trump dopo le tensioni

Giorgia Meloni arriva al G7 di Evian-les-Bains per il suo quarto vertice dei Grandi. Al centro il possibile confronto con Donald Trump, l’Ucraina, la crisi iraniana e il ruolo dell’Italia nella sicurezza dello Stretto di Hormuz.

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Giorgia Meloni arriva al G7 di Evian-les-Bains con un’agenda carica di dossier delicati e una questione politica sopra le altre: il possibile confronto con Donald Trump, dopo settimane segnate da tensioni e attacchi del presidente americano nei confronti degli alleati europei.

Il vertice francese si apre in un clima blindato, con guerre e sicurezza internazionale al centro dei lavori. L’agenda comprende Ucraina, Medio Oriente, Iran, Stretto di Hormuz, economia globale, intelligenza artificiale e migrazioni.

Il rapporto con Trump e l’unità dell’Occidente

Non risulta al momento un bilaterale formale tra Meloni e Trump, ma nei tre giorni del summit potrebbero esserci occasioni di confronto diretto. Fonti italiane ribadiscono che per la premier resta centrale l’unità dell’Occidente, senza rinunciare alla difesa degli interessi nazionali.

Meloni punta a riaffermare una linea chiara: l’Europa deve evitare dispersioni eccessive di formati diplomatici e parlare con una sola voce, soprattutto sull’Ucraina. In vista del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio ha già indicato il vertice di Evian come un passaggio importante per il confronto con i partner internazionali.

L’incontro con Takaichi prima del vertice

Prima della partenza per la Francia, Meloni ha incontrato a Villa Doria Pamphilj la premier giapponese Sanae Takaichi, impegnata in un viaggio europeo che comprende Regno Unito, Italia e partecipazione al G7 di Evian.

Il rapporto con Tokyo resta uno dei dossier strategici della politica estera italiana, tra Indo-Pacifico, sicurezza economica, catene di approvvigionamento e cooperazione industriale.

Ucraina, possibile rilancio del mediatore europeo

Il dossier ucraino sarà uno dei punti centrali del vertice. A Evian è atteso anche Volodymyr Zelensky, mentre gli europei sperano in un ritorno di attenzione americana sulla guerra scatenata dalla Russia.

Meloni potrebbe rilanciare la proposta di un mediatore europeo per Kiev, tema destinato a tornare anche al Consiglio europeo di Bruxelles. La linea italiana resta quella del sostegno all’Ucraina, ma dentro una cornice diplomatica più coordinata tra Ue, Stati Uniti e partner del G7.

Hormuz, l’Italia pronta ma con condizioni precise

Molto dipenderà dagli sviluppi sull’Iran e dall’eventuale firma del protocollo tra Washington e Teheran. Al G7 si discuterà anche dello Stretto di Hormuz, nodo strategico per il traffico energetico mondiale e per la sicurezza della navigazione.

Roma ha già dato disponibilità all’invio di cacciamine, ma solo in presenza di condizioni precise: cessate il fuoco, quadro di sicurezza definito e mandato parlamentare. Anche Stati Uniti, Regno Unito e Francia stanno valutando un possibile ruolo degli alleati nelle attività di sminamento e garanzia della navigazione.

Evian come banco di prova della diplomazia italiana

Per Meloni il G7 francese è un passaggio di equilibrio. Da un lato il rapporto con Trump, essenziale per il fronte occidentale ma reso più complesso dalle tensioni degli ultimi mesi. Dall’altro la necessità di mantenere l’Italia dentro il cuore delle decisioni su Ucraina, Medio Oriente e sicurezza energetica.

La premier arriva a Evian con una linea prudente: attendere i fatti sull’Iran, difendere la compattezza occidentale, chiedere più efficacia all’Europa e provare a pesare nei dossier dove Roma può offrire un contributo concreto. Il vertice dirà se questa strategia riuscirà a reggere dentro un G7 segnato da guerre, diplomazia fragile e rapporti transatlantici più incerti del passato.

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Campo largo, D’Alema boccia le primarie: «Una follia». Schlein e Conte restano in trincea

Massimo D’Alema chiede al Campo largo di evitare le primarie tra Elly Schlein e Giuseppe Conte e di trovare un candidato premier di mediazione. Nel centrosinistra restano però distanti le posizioni sulla leadership.

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Massimo D’Alema boccia senza mezzi termini le primarie per scegliere il candidato premier del Campo largo. «In questo contesto sono una follia», sostiene l’ex presidente del Consiglio, secondo il quale sarebbe necessario un «processo ordinato» per individuare una figura condivisa.

Il ragionamento è politico ed elettorale: una competizione diretta tra Elly Schlein e Giuseppe Conte rischierebbe di trasformarsi in una resa dei conti tra Pd e Movimento 5 Stelle. «Le primarie tra due leader di partito producono la crisi del partito che perde», è la convinzione di D’Alema. Una sfida combattuta potrebbe quindi indebolire la coalizione prima ancora dell’apertura delle urne.

Schlein non rinuncia alla candidatura

La segretaria del Pd, almeno per ora, non sembra intenzionata a fare un passo indietro. Nel suo gruppo dirigente prevale la convinzione che Schlein possa vincere le primarie e rivendicare così la guida dell’eventuale governo di centrosinistra.

Attorno alla contesa si muovono però interessi e ambizioni differenti. Secondo ricostruzioni interne al Pd, una candidatura di Schlein a Palazzo Chigi potrebbe modificare anche gli equilibri futuri nella corsa al Quirinale. Si tratta di valutazioni affidate a fonti anonime e non accompagnate, al momento, da prese di posizione pubbliche dei diretti interessati.

La difficile ricerca di un terzo nome

Una parte del centrosinistra continua a esplorare la possibilità di un candidato di mediazione. Tra i nomi evocati figura quello di Pier Luigi Bersani, sul quale avrebbe lavorato anche Roberto Speranza. Conte nutre stima per l’ex segretario del Pd, ma non risulta disponibile a cedergli la candidatura.

Nel dibattito vengono citati anche Ernesto Maria Ruffini, Franco Gabrielli e Paolo Gentiloni. Nessuno di loro, tuttavia, avrebbe finora manifestato la volontà di esporsi in una competizione che si annuncia particolarmente aspra.

L’area più attiva nella ricerca di una soluzione alternativa viene individuata attorno alla rivista Rinascita, guidata da Goffredo Bettini e con Andrea Orlando alla direzione scientifica. Sullo sfondo resta l’influenza politica di D’Alema.

Conte aspetta e marca le differenze

Il leader del Movimento 5 Stelle continua intanto a muoversi autonomamente sui temi più divisivi per la coalizione: politica estera, difesa, sicurezza e immigrazione. Conte si considera preparato e affidabile per tornare a Palazzo Chigi e non sembra intenzionato a rinunciare senza una vera competizione.

Il tempo, però, stringe. Il Campo largo deve ancora stabilire regole, programma e leadership. D’Alema indica la strada dell’accordo, Schlein punta sulle primarie e Conte mantiene aperta la sfida. Prima di affrontare il centrodestra, il centrosinistra dovrà decidere come evitare che la scelta del candidato si trasformi nella sua prima sconfitta.

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Politica

De Luca attacca Ranucci: «Nessuna credibilità, facciamolo commendatore»

Vincenzo De Luca ha duramente attaccato Sigfrido Ranucci durante la sua trasmissione settimanale. Senza entrare nel merito dell’inchiesta giudiziaria, il sindaco di Salerno ha contestato al giornalista i rapporti con Valter Lavitola e ha ironicamente proposto una raccolta di firme per nominarlo commendatore della Repubblica.

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«Ranucci non ha nessuna credibilità e nessun titolo per aprire bocca». Vincenzo De Luca torna all’attacco del giornalista ed ex conduttore di Report, accusando il mondo progressista di essere impegnato in un «processo di beatificazione» nei suoi confronti.

Il sindaco di Salerno è intervenuto durante la consueta trasmissione settimanale, partendo dalla fotografia che ritrae il sottosegretario Andrea Delmastro accanto a una persona indicata come esponente della criminalità.

«Niente foto con delinquenti»

«Non puoi avere né dimenticanze, né distrazioni, né fotografie in comune con delinquenti. È una ragione di stile», ha affermato De Luca, invocando maggiore attenzione da parte di chi ricopre incarichi pubblici.

Il sindaco ha poi spostato il ragionamento sulla vicenda che coinvolge Ranucci e sui suoi rapporti con Valter Lavitola, sottolineando di non voler entrare nel merito dell’inchiesta giudiziaria.

«Non dico mezza parola sulla vicenda giudiziaria, ma su una questione che riguarda lo stile personale, la credibilità e la coerenza di vita», ha precisato.

L’affondo sui rapporti con Lavitola

Secondo De Luca, Ranucci avrebbe dovuto prendere pubblicamente le distanze dalle condotte attribuite a Lavitola. «Ci si aspetterebbe che qualcuno dicesse: “Prendo le distanze da comportamenti che considero irresponsabili e criminali”», ha osservato.

Il sindaco ha quindi ricordato che il giornalista ha definito Lavitola un suo «amico fraterno», traendone un giudizio durissimo sulla sua credibilità personale.

Le valutazioni di De Luca riguardano il comportamento pubblico del giornalista e non incidono sugli accertamenti giudiziari ancora in corso.

La provocazione del commendatore

L’intervento si è concluso con una provocazione sarcastica. De Luca ha proposto di promuovere una raccolta di firme da inviare al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per nominare Ranucci commendatore.

«Se qualcuno vuole seguirmi, facciamo un’associazione per la nomina di Ranucci a commendatore della Repubblica», ha ironizzato. Poi la chiusura: «Commendator Ranucci: suona pure bene».

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Di Battista lascia Cuba in aeroambulanza: domani il rientro a Roma

Alessandro Di Battista è partito da Cuba a bordo di un’aeroambulanza dopo l’intervento chirurgico d’urgenza subito all’Avana. L’ex parlamentare, colpito da un malore mentre realizzava un reportage, dovrebbe arrivare domani a Roma ed essere trasferito al Policlinico Gemelli per proseguire cure e riabilitazione.

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Alessandro Di Battista ha lasciato Cuba a bordo di un’aeroambulanza diretta in Italia. Dopo il tentativo di trasferimento non riuscito il 4 settembre, l’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle è riuscito a partire dall’Avana e dovrebbe arrivare domani a Roma.

Il viaggio viene effettuato seguendo un protocollo sanitario adeguato alle sue condizioni. Secondo quanto riferito, il volo dovrebbe mantenere una quota più bassa del normale e prevedere uno o più scali.

Il malore durante il reportage

Di Battista si trovava a Cuba per realizzare un reportage quando, il 28 agosto, ha accusato forti dolori alla testa. Inizialmente è stato visitato nell’ospedale di Santa Clara, la struttura più vicina al luogo nel quale si trovava.

La serietà del quadro clinico ha successivamente reso necessario il trasferimento all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana, dove la scorsa settimana è stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza.

L’équipe del Gemelli arrivata a Cuba

Un neurochirurgo e un rianimatore del Policlinico Agostino Gemelli avevano raggiunto Cuba per assistere Di Battista e valutarne il trasferimento. Dopo l’arrivo nella Capitale, l’ex deputato potrebbe essere accompagnato direttamente nell’ospedale romano.

Comincerà così una nuova fase del percorso sanitario, dedicata alle cure, alla riabilitazione e alla convalescenza.

I ringraziamenti ai medici cubani

In queste settimane Di Battista è stato assistito dalla compagna Sahra, con la quale ha due figli, e da Luca Di Giuseppe, amico e presidente dell’associazione Schierarsi. Quest’ultimo ha gestito anche la comunicazione, cercando di conciliare l’interesse pubblico con la richiesta di riservatezza avanzata dalla famiglia.

Prima della partenza, Schierarsi aveva ringraziato medici, infermieri e fisioterapisti cubani per l’assistenza prestata. Di Giuseppe ha poi pubblicato una fotografia dell’aeroambulanza accompagnandola con un messaggio: «Buon rientro, fratello mio. Ci rivediamo a Roma tra qualche ora».

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