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Medico sospeso perchè spingeva le pazienti a farsi operare di tumore privatamente e a pagamento

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Secondo gli inquirenti spingeva pazienti affette da tumore al seno a farsi operare privatamente, a pagamento, in una clinica anzichè in ospedale. Così dopo le indagini dei carabinieri e della polizia che hanno operato insieme è stato sospeso per 1 anno un dirigente medico dell’Istituto Pascale di Napoli, mentre la richiesta per un altro professionista è stata rigettata.

I Carabinieri del NAS di Napoli e gli agenti del Commissariato di PS Arenella hanno dato esecuzione all’ordinanza adottata in data 30 ottobre 2020 con la quale il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha disposto nei confronti del dottor Raffaele Tortoriello, indagato per diverse ipotesi di reato di concussione, la misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio di medico ospedaliero e vieta al predetto di svolgere la professione medica e le attività ad essa inerenti presso uffici e strutture pubbliche e private per la durata di 12 mesi.

Lo stesso Giudice per le indagini preliminari ha invece rigettato la richiesta di applicazione della misura cautelare nei confronti di un altro medico, coindagato del Tortoriello nelle medesime ipotesi di reati di concussione.

Al dottor Tortoriello vengono contestati quattro episodi di concussione posti in essere, negli anni, nella sua qualità di pubblico ufficiale (ovvero di Dirigente medico dell’Istituto Pascale di Napoli), ai danni di quattro pazienti affette da neoplasie al seno, realizzate attraverso la prospettazione dell’urgenza dell’intervento chirurgico e dell’impossibilità di eseguirlo in tempi brevi presso l’Istituto tumori Pascale di Napoli, con la conseguente necessità ad essere da lui stesso operate privatamente e a pagamento presso luna clinica privata di Posillipo, a Napoli.

 

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Catturato Francesco Cirillo, uno dei killer di Domenico Noviello: si nascondeva ad Acerra

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Si era dato alla macchia nel novembre scorso ma oggi i carabinieri di Caserta ad Acerra hanno catturato Francesco Cirillo, uno dei killer del gruppo di fuoco di Giuseppe Setola, capo dell’ala stravista del clan dei Casaleai. Cirillo alias Pasqualino Cosciafina, alla vista dei carabinieri ha. Recato di scappare arrampicandosi su un muro ma è stato prontamente bloccato

Ad operare i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta e personale della Polizia di Stato (Squadra Mobile Questura di Caserta e Commissariato Santa Maria C.V.), coordinati dalla DDA della Procura della Repubblica di Napoli, che a seguito di serrate indagini condotte in totale sinergia operativa, hanno rintracciato ed arrestato Cirillo che si era reso irreperibile dal 20 novembre 2020.
All’atto del rintraccio il latitante ha tentato di eludere la cattura arrampicandosi sulla facciata di un palazzo raggiungendo un terrazzo di altra abitazione dove è stato raggiunto e bloccato.
L’uomo dovrà scontare 30 anni di reclusione per l’omicidio di Domenico Noviello, avvenuto il 16 maggio del 2008 a Castel Volturno ad opera di un commando di killer guidati da Giuseppe Setola.
Il provvedimento eseguito in data odierna è stato emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Napoli, a seguito di pronunciamento della Corte Suprema di Cassazione.

Il mandante dell’omicidio Noviello è in fuga, Cirillo è scappato appena la Cassazione l’ha condannato a 30 anni di carcere

 

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Si fingevano marescialli o avvocati per truffare gli anziani

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La solita truffa odiosa in danno di persone fragili: le vittime avevano denunciato di aver ricevuto una telefonata da un sedicente maresciallo dei carabinieri o da un avvocato, il quale riferiva di un finto incidente stradale, in cui era rimasto coinvolto un parente della vittima e per cui era urgentemente necessaria una somma di denaro per risarcire il danno causato, paventando, in caso contrario, gravi conseguenze giudiziarie a carico del familiare. Quando la truffa andava a segno, con la vittima che cedeva alla paura ingenerata dalla messinscena, il fantomatico tutore dell´ordine (o avvocato) concludeva il colloquio indicando alla vittima una persona che si sarebbe recata presso la sua abitazione per ritirare il risarcimento. Per la vittima, persona anziana e sola nella maggior parte dei casi, il danno spesso si concretizzava non solo nella consegna dei soldi pattuiti ma, approfittando della distrazione della stessa, anche nel furto di preziosi e denaro presenti in casa.
Sette persone sono state colpite da un provvedimento cautelare, tra Napoli e Provincia, ad opera dei Carabinieri della Compagnia Roma Piazza Dante e dagli agenti del VII Distretto della Polizia di Stato di Roma San Giovanni. Tutte sono destinatarie di un’ordinanza, che dispone misure cautelari, emessa dal GIP del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura della Repubblica perché ritenute responsabili, a vario titolo, del reato di associazione per delinquere finalizzata all’estorsione, al furto, circonvenzione di persone incapaci e truffa, con l’aggravante della circostanza della minorata difesa in relazione all’età senile delle vittime.

L’indagine, convenzionalmente denominata “Scudo”, coordinata dal pool della Procura della Repubblica di Roma, che tratta tra l’altro i reati contro il patrimonio, diretto dal Procuratore Aggiunto Dott.ssa Lucia Lotti, ha consentito a Poliziotti e Carabinieri di fare luce su 39 casi di cosiddette “truffe agli anziani” di cui 33 nella Capitale e 6 nella Regione Friuli Venezia Giulia, per i quali gli accertamenti sono stati svolti dai Carabinieri della Compagnia di Monfalcone (GO).

Tutto è iniziato nel luglio 2018 da una meticolosa analisi di decine di truffe avvenute sull’intero territorio della Capitale e in particolare nei quartieri San Giovanni e Appio-Latino, è stata condotta dai Carabinieri della Compagnia Roma Piazza Dante e dagli agenti del VII Distretto della Polizia di Stato di Roma San Giovanni mediante indagini tecniche, servizi di osservazione e analisi dei traffici telefonici, che hanno consentito di definire il contorno del sodalizio criminale, costituito da sette soggetti di origine partenopea, tra loro consanguinei o legati da vincoli di parentela.

Il danno complessivo dei beni sottratti, ammonta a circa 40.000,00 euro in contanti e 100.000 circa di preziosi.

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Bambino 9 anni muore impiccato in casa a Bari

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Un gioco finito in tragedia o un suicidio. Ruota attorno a queste due ipotesi l’indagine sulla morte di un bambino di 9 anni trovato impiccato in casa con una cordicella avvolta attorno al collo appesa ad un attaccapanni. Se questo sia collegato ad una sfida online, come avvenuto pochi giorni fa a Palermo, saranno gli accertamenti tecnici disposti dalla magistratura a verificarlo. Al momento non ci sono elementi che colleghino l’episodio ad un gioco, come quelli che da tempo circolano su chat e social. Sul fatto indagano due Procure, quella ordinaria per gli accertamenti tecnici sulla morte e su eventuali responsabilita’ e quella minorile. La tragedia e’ avvenuta nel pomeriggio nel quartiere San Girolamo di Bari, sul lungomare nord del capoluogo pugliese. A dare l’allarme e’ stata la mamma del bambino, che in qualita’ di medico ha prestato i primi soccorsi al figlio in attesa che arrivasse il 118. Inutili i tentativi di rianimarlo e la corsa in ospedale, al pediatrico Giovanni XXIII, dove e’ arrivato ormai in arresto cardiaco. Nell’appartamento sono stati per ore al lavoro gli uomini della Questura di Bari, Volanti, Squadra mobile e scientifica, per effettuare i rilievi necessari a ricostruire la dinamica. E per sequestrare, come ordinato dal procuratore facente funzione di Bari Roberto Rossi con la pm di turno Angela Maria Morea, tutti i dispositivi elettronici presenti in casa, la play station e due cellulari. In particolare dall’analisi del contenuto dei dispositivi elettroni si cerchera’ di accertare se vi siano tracce che aiutino a ricostruire i minuti che hanno preceduto il gesto e se vi sia un eventuale collegamento con sfide attraverso social network. Dell’accaduto sono stati informati anche i magistrati minorili di Bari che si coordineranno con la Procura ordinaria. “Al momento non abbiamo elementi che colleghino questo episodio a giochi online” dice il procuratore del Tribunale per i Minorenni di Bari Ferruccio De Salvatore, secondo il quale pero’ “sicuramente c’e’ un problema con questi giochi che stanno circolando, da tempo ormai. Prima il Blue whale, poi Momo e adesso Tik Tok, possono essere molto rischiosi e noi dobbiamo tener conto che con riferimento a determinate fasce di eta’ lo spirito di emulazione e’ molto forte”. “Il problema c’e’ ed e’ stato esasperato dalla pandemia – continua De Salvatore – , perche’ molti giovani, soprattutto adolescenti, si sono rinchiusi in se stessi e sono diventati aggressivi con se stessi e gli altri. Sono aumentati i casi di cutting, cioe’ il taglio degli arti con lamette, e i tentativi di suicidi che coinvolgono fasce d’eta’ sempre piu’ basse”. Sulla pericolosita’ di questi giochi, con riferimento all’episodio siciliano, proprio oggi si era espresso, prima della tragedia barese, il garante pugliese per i diritti dei minori, parlando “un dolore che ci lascia tutti sgomenti perche’ non puo’ essere accettabile che nel luogo che riteniamo piu’ sicuro, la nostra casa, sotto forma di gioco, possa arrivare un invito a confrontarsi con la morte”. A Bari la Procura, che tramite la Polizia ha gia’ raccolto le prime dichiarazioni di chi era in casa, acquisito i dispositivi elettronici e nelle prossime ore disporra’ anche l’autopsia sul corpo del bambino, per il momento non ipotizza alcun reato, in attesa di conoscere l’esito dei primi accertamenti tecnici.

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