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Economia

Meccanica, alimentare, ottica: timore dazi da Nord a Sud

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Vino, mozzarella, grana padano, denominazioni dop e igp. Il settore agroalimentare teme l’impatto dei dazi di Trump come una condanna. Ma a soffrire dello scoppio della guerra commerciale tra Usa e Ue sarebbero anche meccanica, componentistica auto, farmaceutica, occhialeria. Tantissimi settori al top della produzione Made in Italy che chiedono a una sola voce di trattare con l’amministrazione Trump con autorevolezza e in modo compatto a livello europeo. Da Nord a Sud l’effetto dei dazi al 30% non risparmierebbe nessuno, grandi e piccole imprese. Si parte dalla meccanica delle Regioni settentrionali con un tessuto di pmi che per crescere guarda da sempre all’estero.

“Gli Stati Uniti – spiega il presidente della Cna Dario Costantini – rappresentano il secondo mercato di riferimento per il sistema delle imprese italiane, con una quota del 10,4% dell’export, alla pari con la Germania. Ma se ci concentriamo sul mondo che Cna rappresenta, quello delle piccole e medie imprese, la quota sale al 14%, e in Piemonte addirittura oltre: basti pensare al peso di materiali e macchinari destinati al settore automotive americano. Se si smonta una macchina tedesca, dentro c’è tanto Piemonte”. Guardando al Nord est è il settore dell’ottica a dichiarare grande preoccupazione.

“Il nostro territorio è fortemente esposto – evidenzia Lorraine Berton, Presidente di Confindustria Belluno Dolomiti e di Anfao (Occhialeria) -. I dazi rappresenterebbero un colpo duro per tutto il sistema produttivo bellunese, non solo per l’occhialeria ma anche per l’intera filiera industriale che guarda con determinazione ai mercati esteri. Le imprese chiedono chiarezza, regole e fiducia: non possono operare in un clima di incertezza e instabilità”.

Al Sud spiccano i timori dell’agroalimentare, ma non solo. Le Regioni meriodionali sono la patria anche di siti di farmaceutica, elettronica e auto. Il tessuto industriale, meno radicato rispetto al Nord, richia proprio per questo di essere penalizzato in misura ancora maggiore, a danno di alcune eccellenze che dinamizzano e rendono internazionale l’intersa economia dell’area. Sicuramente sarebbero colpiti olio, formaggi, vino. La Cia vede in pericolo tutta l’Italia: Chianti, Amarone, Barbera, Friulano, Ribolla, Prosecco. Ma c’è anche il pecorino romano prodotto in Sardegna.

“Gli Stati Uniti – sottolinea l’associazione Origin Italia – rappresentano il principale mercato extra-Ue per le produzioni Dop e Igp italiane, assorbendo circa il 25% dell’export totale del comparto certificato”. In valore assoluto, si tratta di quasi 3 miliardi di euro, su un totale di oltre 12 miliardi di esportazioni mondiali del settore nel 2024. L’allarme è generalizzato e Confesercenti teme anche un impatto sul mercato interno. Il rallentamento della crescita e i possibili effetti sull’occupazione rischiano infatti, secondo l’associazione, di riflettersi negativamente pure sui consumi, con una riduzione della spesa delle famiglie di 11,9 miliardi di euro in due anni.

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Economia

Mps e Mediobanca volano in Borsa: mercato scommette su fusioni

Mps e Mediobanca in forte rialzo a Piazza Affari dopo l’assemblea del Monte. Crescono le attese su possibili fusioni nel settore bancario.

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Prosegue la corsa a Piazza Affari di Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca. Il titolo Mps sale del 3% a 9,06 euro, mentre Mediobanca guadagna il 3,4% a 20,3 euro, riportandosi sui massimi degli ultimi mesi.

Effetto assemblea e governance

Il mercato reagisce positivamente all’esito dell’assemblea del Monte, che ha visto prevalere la lista di Plt Holding con la riconferma dell’ex amministratore delegato Luigi Lovaglio.

La stabilizzazione della governance viene interpretata dagli investitori come un fattore di certezza dopo mesi di incertezza.

Crescita a doppia cifra in pochi giorni

In tre sedute, Mps è passata da 8,22 a 9,06 euro, con un incremento complessivo del 10,2% e un aumento della capitalizzazione di circa 2,5 miliardi.

Nello stesso periodo, Mediobanca ha guadagnato il 10,9%, recuperando oltre 1,6 miliardi di valore.

Mercato scommette sulle fusioni

Gli analisti indicano come possibile driver del rialzo le prospettive di operazioni di fusione e acquisizione.

Secondo valutazioni di mercato, il nuovo assetto potrebbe favorire una partecipazione di Mps alla prossima fase di consolidamento del settore bancario italiano.

Il ruolo di Banco Bpm

Tra i possibili partner emerge Banco BPM, anch’essa in crescita a Piazza Affari.

Il voto favorevole all’assemblea e i segnali di interesse per operazioni straordinarie alimentano le aspettative su possibili integrazioni.

Scenario aperto nel settore bancario

Il comparto bancario italiano entra in una fase di potenziale riassetto.

Le prossime mosse strategiche saranno decisive per capire se il rally attuale rappresenta l’inizio di un nuovo ciclo di consolidamento.

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Economia

Occupazione, Sud in crescita ma resta tra le peggiori in Europa

Eurostat: cresce l’occupazione al Sud, ma Calabria, Campania e Sicilia restano tra le peggiori in Ue. Critico il dato sull’occupazione femminile.

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Secondo gli ultimi dati Eurostat, il tasso di occupazione nel Mezzogiorno mostra segnali di miglioramento, ma resta tra i più bassi in Europa. Nel 2025, dopo la Guyane francese, tra le cinque regioni peggiori dell’Ue figurano Calabria (46,4%), Campania (46,7%) e Sicilia (47,3%).

Progressi ma divario ancora ampio

Tutte e tre le regioni registrano un miglioramento rispetto all’anno precedente, segnale di una crescita in atto.

Tuttavia, il divario rispetto alla media europea resta significativo, confermando una difficoltà strutturale del mercato del lavoro nel Sud.

Occupazione femminile: Italia fanalino di coda

Il quadro è ancora più critico sul fronte dell’occupazione femminile.

Le quattro regioni con i tassi più bassi nell’Unione europea sono tutte italiane: Campania (33,9%), Sicilia (34,6%), Calabria (34,9%) e Puglia (37,9%).

Il confronto con il Nord

Il divario interno al Paese resta marcato.

Nella provincia autonoma di Bolzano il tasso di occupazione femminile raggiunge il 68,5%, mentre in Emilia-Romagna si attesta al 64,7%.

Tendenze e criticità

Campania, Calabria e Puglia mostrano segnali di miglioramento nell’occupazione femminile, mentre la Sicilia registra un lieve arretramento.

I dati confermano una dinamica a due velocità del mercato del lavoro italiano, con progressi al Sud ancora insufficienti a colmare il gap con il resto d’Europa.

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Economia

Bankitalia: guerra in Medio Oriente pesa su crescita e consumi

Bankitalia avverte: la guerra in Medio Oriente frena crescita, consumi e credito. Pil 2026 a +0,5%, ma rischio stagnazione.

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La Banca d’Italia segnala l’impatto negativo della guerra in Medio Oriente sulle prospettive economiche italiane ed europee.

Nel bollettino economico, l’istituto conferma una crescita del Pil pari allo 0,5% per il 2026, con il rischio di una stagnazione in caso di scenario avverso legato a prezzi energetici elevati.

Energia e incertezza frenano i consumi

L’aumento dei costi dell’energia e il clima di incertezza hanno già inciso sulla spesa delle famiglie nei primi mesi dell’anno.

Il rallentamento dei consumi rappresenta uno dei principali fattori di debolezza per l’economia, in un contesto globale instabile.

Credito più difficile

Il protrarsi del conflitto potrebbe inoltre influenzare il sistema bancario.

Secondo Bankitalia, la percezione di un rischio più elevato potrebbe spingere le banche a ridurre la concessione di prestiti, con effetti negativi su investimenti e attività economica.

Scenario legato al prezzo del petrolio

Un elemento chiave resta l’andamento del prezzo del petrolio: se i costi energetici dovessero rimanere elevati a lungo, la crescita potrebbe azzerarsi.

Il legame tra geopolitica ed economia emerge con forza, evidenziando la vulnerabilità delle economie europee agli shock esterni.

Un quadro fragile

Il bollettino conferma un contesto economico fragile, in cui guerra, inflazione e condizioni finanziarie restrittive si combinano.

Le prospettive restano quindi condizionate dall’evoluzione del conflitto e dalla capacità di contenere gli effetti sui mercati energetici e finanziari.

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