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Cronache

Maxi truffa con false fatture: sequestrati beni per 16 milioni in mezza Italia, 19 indagati

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Si chiama Operazione Gemma ed ha permesso di scoprire una maxi frode carosello nel settore hi-tech-computer, smartphone, accessori- e di sequestrare beni per 16 milioni di euro fra Campania, Lombardia, Lazio e Molise. Sono 19 le persone indagate e 16 le società coinvolte.
Ad operare i Finanzieri del Comando Provinciale di Napoli, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – Terza Sezione criminalità economica ed informatica

Si tratta di un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di beni del valore di circa 16 milioni di euro.
La misura cautelare patrimoniale è stata adottata dal GIP del Tribunale di Napoli al termine di una complessa attività investigativa, anche di natura tecnica, nel settore del commercio di prodotti tecnologici ed informatici, che ha portato il 1° Nucleo Operativo Metropolitano al sequestro di disponibilità finanziarie presenti su conti correnti, beni immobili, automezzi, quote e partecipazioni societarie, considerati profitto illecito della frode fiscale.
Gli accertamenti di natura economico-finanziaria hanno preso le mosse dall’approfondimento di una richiesta di mutua assistenza amministrativa in materia fiscale pervenuta dall’Organo collaterale olandese, tramite il Comando Generale – II Reparto del Corpo, ed hanno documentato l’esistenza di un sodalizio criminale che ha ideato una complessa frode nel settore della compravendita di prodotti informatici ed elettronici (smartphone e tablet Apple/Samsung/Huawei, personal computer e relativa componentistica, console Xbox 360/One, Sony Ps4, Nintendo Wii e connessi accessori/videogiochi, smart TV Samsung/LG, sistemi di memorizzazione esterna USB/SSD/microSD ecc.), mediante la creazione e l’interposizione fittizia di svariati soggetti economici (società cartiere), finalizzata all’evasione dell’imposta sul valore aggiunto nazionale e comunitaria, secondo il notorio meccanismo delle “frodi carosello”.

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Cronache

Incidenti stradali, ragazza muore, feriti gravemente due amici

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E’ di un morto e due feriti gravi il bilancio di un incidente stradale avvenuto alla contrada San Vito, a Benevento, in seguito al ribaltamento di un fuoristrada su cui viaggiava un gruppo di amici. A perdere la vita e’ stata una ragazza di 22 anni, di Arpaise, mentre tre suoi amici sono rimasti feriti, due dei quali in gravissime condizioni. Sono intervenuti i vigili del fuoco del Comando provinciale del capoluogo sannita e i sanitari del 118, ma per la ragazza non c’e’ stato nulla da fare. I giovani feriti sono stati portati negli ospedali cittadini. Sono stati fatti i rilievi anche per ricostruire l’esatta dinamica dell’episodio; sono intervenuti gli agenti della Polizia Municipale e quelli della Questura.

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Il video hard della maestra d’asilo, sentenza di condanna per diffamazione e morbosità

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Una vicenda in cui “l’intento denigratorio” nei confronti della persona offesa si mescola ad aspetti “morbosi” e “pruriginosi”. Questo il quadro che emerge dalle motivazioni della sentenza con cui un giudice del tribunale di Torino, Modestino Villani, ha pronunciato due condanne per il caso della maestra d’asilo che nel 2018 perse il lavoro dopo la diffusione non voluta di immagini intime. Il processo riguardava la direttrice dell’istituto (condannata a un anno e un mese) e una delle mamme (un anno). La giovane insegnante aveva mandato delle foto a un ragazzo che frequentava all’epoca, il quale le divulgo’ (senza avvertirla) su una chat di amici. Quando la notizia si sparse fu indotta a dimettersi. Nel passa-parola, che coinvolse la direttrice e le mamme dei piccoli frequentatori dell’istituto, il contenuto delle immagini fu ingigantito, con linguaggio crudo ed esplicito, fino a tentare di far passare la maestra come “persona capace di porre in essere atti di pornografia con diversi partecipanti immortalati in piu’ video” (cosa non vera) per “esporla al pubblico biasimo”. Il giudice ha annotato anche la conversazione in cui una donna – non imputata – ha chiesto “con insistenza” e “palese interesse pruriginoso” di avere i video; la mamma, imputata, le mando’ solo uno screenshot “dando soddisfazione alla morbosa curiosita’” descrivendo un gesto inesistente. Nella sentenza si da’ atto comunque che la direttrice fu “spinta a compiere il reato dal desiderio di proteggere la propria attivita’ lavorativa, circostanza che puo’ indubbiamente averne offuscato le capacita’ lavorative”. Per questo la pena finale e’ stata ridotta.

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Uccise figlio 3 anni, voleva fare incolpare padre del bimbo

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Voleva far accusare il padre del bimbo per la morte del piccolo, Giulia Stanganini, la donna accusata di avere ucciso anche il figlio di tre anni, gia’ in carcere con l’accusa di aver ucciso e fatto a pezzi la madre. E’ quanto emerge dall’inchiesta della squadra mobile di Genova, coordinata dai pubblici ministeri Sabrina Monteverde e Stefano Puppo. La donna, un mese prima dell’omicidio, oltre ad avere cercato su internet “come uccidere un bambino”, “asfissia” e “infanticidio”, aveva cercato anche pagine web su allergie ai pinoli, morti da choc anafilattici. Nei giorni precedenti, infatti, la donna aveva accusato il padre del bimbo e la ex suocera di avere fatto mangiare al piccolo una pasta al pesto e che avrebbero potuto causare una reazione ad Adam. Secondo gli inquirenti, dunque, la Stanganini stava premeditando l’uccisione del figlioletto ma avrebbe anche cercato di farla passare come una tragedia causata dall’ex compagno che lei odiava. “”L’elaborazione, la preparazione e l’esecuzione dell’omicidio – scrive il gip Riccardo Ghio – sono espressione di una mente assai lucida, capace di misurare gli effetti del proprio operato, di nascondere o cercare di celare le prove a suo carico, di dissimularle attraverso menzogne meditate e, nei casi estremi, opportune amnesie di comodo”. Lunedi’ e’ fissato l’interrogatorio davanti al gip.

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