Cronache
Maxi scandalo dossieraggi a Napoli, 85 indagati: spiati vip, imprenditori e manager attraverso le banche dati dello Stato
La Procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri ha smantellato una presunta rete criminale specializzata nel traffico illecito di dati riservati ottenuti attraverso accessi abusivi alle banche dati dello Stato. Coinvolti poliziotti, funzionari pubblici e agenzie investigative private. Spiati anche vip, manager e calciatori.
Una gigantesca rete illegale capace di trasformare le banche dati pubbliche dello Stato in un mercato clandestino di informazioni riservate.
È il quadro delineato dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli guidata da Nicola Gratteri, culminata in una maxi ordinanza cautelare di quasi 1.900 pagine firmata dal gip Giovanni Vinciguerra.
L’operazione, eseguita dalla Squadra Mobile di Napoli insieme al Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Postale, ha coinvolto le province di Napoli, Roma, Ferrara, Belluno e Bolzano.
Un sistema illecito costruito dentro gli uffici pubblici
Secondo gli investigatori, il sistema si fondava su una rete di pubblici ufficiali e dipendenti infedeli che accedevano abusivamente ai database dello Stato per poi rivendere le informazioni a privati.
Tra gli indagati figurano appartenenti alle forze dell’ordine, funzionari dell’Agenzia delle Entrate e direttori di filiale di Poste Italiane.
L’accusa ipotizza reati di:
- associazione per delinquere
- accesso abusivo ai sistemi informatici
- corruzione
- rivelazione di segreto d’ufficio
Spiati vip, manager e imprenditori
Tra le persone finite nel sistema di dossieraggio emergono anche nomi noti del mondo dello spettacolo, dello sport e dell’imprenditoria.
Secondo quanto emerso dalle indagini sarebbero stati consultati dati relativi a:
- Alex Britti
- Lory Del Santo
- Alex Cordaz
- Julio Cesar
- Alberto Del Biondi
Oltre a manager, imprenditori, dirigenti aziendali e appartenenti a famiglie nobiliari.
Oltre 730mila accessi abusivi
Le dimensioni dell’inchiesta vengono definite impressionanti dagli stessi investigatori.
Secondo gli accertamenti, soltanto due poliziotti coinvolti avrebbero effettuato oltre 730mila accessi abusivi ai sistemi informatici pubblici.
L’obiettivo sarebbe stato esclusivamente economico.
Le informazioni venivano infatti cedute ad agenzie investigative private e ad altri soggetti interessati attraverso un vero e proprio tariffario.
Un “supermarket” di dati riservati
Le carte dell’inchiesta descrivono una rete organizzata come una struttura gerarchica stabile.
I dati sensibili — fiscali, bancari, contributivi, giudiziari e patrimoniali — sarebbero stati venduti a prezzi compresi tra 6 e 25 euro per singola pratica.
Prezzi apparentemente bassi ma capaci di generare profitti enormi grazie all’enorme volume di dati trattati.
Gli investigatori parlano di una sorta di “agenzia di intelligence parallela” che operava sfruttando banche dati strategiche dello Stato.
Arresti, misure cautelari e sequestri
Il bilancio dell’operazione conta:
- 85 indagati
- 29 misure cautelari eseguite
- 4 arresti in carcere
- 6 domiciliari
- 19 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria
- 10 sospensioni dalla pubblica funzione per sei mesi
È stato inoltre disposto un sequestro preventivo di beni per circa 1,3 milioni di euro.
Tra i destinatari della custodia cautelare in carcere figurano:
- Giovanni Maddaluno
- Mattia Galavotti
- Giuseppe Picariello
- Giuseppe Emendato
Il collegamento con l’inchiesta Equalize
Tra gli indagati compare anche Giuliano Schiano, già coinvolto nell’inchiesta Equalize della Procura di Milano.
Nell’attuale procedimento Schiano risulta indagato per una singola consultazione abusiva e il gip non ha disposto misure cautelari nei suoi confronti.
Un caso enorme sulla sicurezza dello Stato
L’inchiesta apre interrogativi pesantissimi sulla sicurezza delle banche dati pubbliche italiane e sulla vulnerabilità delle informazioni sensibili custodite dagli apparati statali.
Nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza, tutte le persone coinvolte devono essere considerate non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva.
Cronache
Metaponto, 18enne arrestato per la presunta violenza su una 17enne: lunedì davanti al gip
Un diciottenne sarà interrogato dal gip di Matera dopo l’arresto per la presunta violenza sessuale su una minorenne nella notte di Ferragosto a Metaponto. Sequestrati indumenti e telefono.
Cronache
Chiuso per caldo: sulle Alpi si scioglie anche lo sci d’estate
Le temperature troppo elevate hanno imposto la sospensione dello sci estivo sul ghiacciaio dello Stelvio. Con le chiusure già registrate al Cervino e negli altri comprensori alpini, in Europa le possibilità di sciare all’aperto sono ormai quasi scomparse.
A tremila metri di quota l’estate ha cancellato l’inverno. Dopo il Cervino e il comprensorio di Ponte di Legno-Tonale, anche sul ghiacciaio dello Stelvio gli sci sono stati riposti: fa troppo caldo per garantire piste praticabili e condizioni di sicurezza accettabili.
La sospensione è scattata a Ferragosto e resterà in vigore fino a quando le temperature non consentiranno di preparare nuovamente il terreno. Le funivie continueranno a trasportare turisti ed escursionisti verso il ghiacciaio, ma senza sci ai piedi.
Non è più sufficiente salire oltre i tremila metri per trovare neve compatta. Le temperature restano elevate durante il giorno e scendono troppo poco nelle ore notturne. Senza il necessario rigelo, la superficie perde consistenza, aumenta il rischio di cedimenti e diventa impossibile assicurare gli standard richiesti per lo sci.
La società che gestisce gli impianti dello Stelvio continuerà a controllare quotidianamente lo stato del ghiacciaio. Una riapertura resta possibile, ma dipenderà interamente da un abbassamento delle temperature. Non c’è, quindi, una data da indicare sul calendario.
Il domino delle chiusure
Lo Stelvio è soltanto l’ultimo tassello di una crisi che coinvolge ormai l’intero arco alpino.
Sul Cervino lo sci estivo era stato fermato già all’inizio di agosto dalla società svizzera che gestisce gli impianti del ghiacciaio del Teodulo e di Plateau Rosa. Dal versante italiano le funivie in partenza da Breuil-Cervinia hanno continuato a funzionare, ma esclusivamente per escursionisti e visitatori.
Anche sul Presena, nel comprensorio Ponte di Legno-Tonale, la stagione sulla neve si è conclusa. In Austria, persino Hintertux, a lungo presentato come il ghiacciaio sul quale era possibile sciare tutto l’anno, ha sospeso l’attività estiva, rinviando la ripresa all’autunno.
Il risultato è una geografia dello sci europeo estivo ridotta praticamente a zero. Chi vuole sciare deve rivolgersi alle strutture al coperto oppure spostarsi nell’emisfero australe.
Il caldo cambia anche l’alpinismo
Le conseguenze non riguardano soltanto le piste. Sul Monte Bianco l’aumento delle temperature ha accresciuto il pericolo di frane e cadute di pietre, imponendo limitazioni agli accessi e la chiusura di rifugi lungo alcune delle vie più frequentate.
Quando il ghiaccio che tiene insieme rocce e detriti si indebolisce, interi versanti diventano instabili. Sentieri, vie di arrampicata e percorsi un tempo considerati praticabili durante l’estate possono trasformarsi in poche ore.
La montagna continua a essere accessibile, ma non alle condizioni alle quali escursionisti, guide e gestori degli impianti erano abituati. Le stagioni si accorciano, i percorsi cambiano e le decisioni devono essere prese quasi giorno per giorno.
Nove gradi a tremila metri
Le temperature rilevate in alta quota spiegano meglio di qualsiasi immagine la situazione: circa 17 gradi nella zona del ghiacciaio dei Forni, oltre i duemila metri, e nove gradi nei pressi del Passo Marinelli, a circa tremila metri.
Sono valori incompatibili con la conservazione di una superficie adatta allo sci. Ma sono anche il segnale di un problema più ampio: i ghiacciai alpini stanno perdendo massa e spessore da anni, mentre le estati calde e prolungate accelerano lo scioglimento e riducono la neve capace di proteggerli.
Una singola ondata di caldo non basta, da sola, a raccontare il cambiamento climatico. La contemporanea chiusura dei principali comprensori glaciali, però, non può essere considerata un semplice incidente stagionale.
Lo sci estivo, nato sull’idea che in alta montagna l’inverno non finisse mai, sta diventando un’attività intermittente e sempre più fragile. Il cartello “chiuso per caldo” appeso idealmente sulle Alpi non rappresenta soltanto una stagione turistica compromessa. È l’immagine concreta di una montagna che sta cambiando più rapidamente delle abitudini costruite intorno ad essa.
Cronache
Ferragosto violento a Mondragone, rissa sulla spiaggia: cinque denunciati
Una rissa tra numerose persone è scoppiata sulla spiaggia libera di Fiumarella a Mondragone. Il video è stato pubblicato da Francesco Emilio Borrelli. I carabinieri hanno identificato e denunciato cinque persone, tra le quali un minorenne.
Una violenta rissa ha coinvolto numerose persone nella notte di Ferragosto sulla spiaggia libera di Fiumarella, a Mondragone. Le immagini dell’accaduto, pubblicate sui social dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, sono diventate rapidamente virali.
Secondo una prima ricostruzione, lo scontro sarebbe nato da un’accesa discussione tra due gruppi. In pochi istanti dalle parole si sarebbe passati alle aggressioni fisiche. La dinamica completa e le responsabilità individuali sono ancora in corso di accertamento.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Reparto territoriale di Mondragone. Cinque persone, tra le quali un minorenne, sono state identificate e denunciate. Le loro eventuali responsabilità dovranno essere valutate dall’autorità giudiziaria.
Borrelli: «Servono controlli più serrati»
«Una notte di festa trasformata nell’ennesimo teatro di violenza», ha commentato Borrelli, chiedendo un rafforzamento dei controlli sul litorale domizio.
Secondo il deputato, ordinanze e divieti non possono rimanere soltanto sulla carta: chi trasforma spiagge e luoghi pubblici in scenari di violenza deve essere individuato e sanzionato.


