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Mattel fa boom in Borsa ed incassa dalla vendita di Barbie oltre un miliardo di dollari

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Mattel sopra le attese degli analisti, con Barbie che torna a essere una bambola da un miliardo di dollari. Il colosso dei giocattoli chiude il quarto trimestre con un utile per azione di 4 centesimi, meglio delle previsioni del mercato, che scommetteva su una perdita di 14 centesimi. E’ la prima volta in tre anni che Mattel batte le attese sull’utile per azione. I ricavi sono risultati pari a 1,52 miliardi di dollari, sopra gli 1,44 miliardi di dollari previsti dal mercato. Barbie nel 2018 ha realizzato ricavi per 1,09 miliardi di dollari, e’ la prima volta che supera la soglia del miliardo dal 2014. I risultati sopra le attese fanno volare i titoli Mattel in Borsa, dove nelle contrattazioni after hours salgono del 16,83%.

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Cronache

Mattel lancia la prima Barbie non vedente

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All’insegna dell’inclusione, una bambola cieca entra per la prima volta nell’universo di Barbie: 60 anni dopo il debutto della Barbie originale nei negozi di giocattoli e un anno dopo il film campione di incassi con Margot Robbie e Ryan Gosling, la Mattel ha prodotto la sua prima bambola non vedente. Il colosso del giocattolo ha spiegato che la nuova Barbie, disponibile sia nei negozi che per l’acquisto online, è stata creata per far sentire bambini e bambine non vedenti o con gravi problemi di vista più rappresentati nella società.

“Siamo tutti consapevoli che Barbie è molto di più di una bambola: rappresenta un modo di esprimersi e può creare un senso di appartenenza per chi ci gioca”, ha commentato Krista Berger, vice presidente di Barbie e responsabile globale per le bambole. L’azienda di El Segundo, su cui nelle ultime ore ha messo addosso gli occhi il fondo di private equity L Catterton sostenuto da Lvmh, ha collaborato con la American Foundation for the Blind per assicurare che tutto, dagli abiti che indossa agli occhi della bambola, raffiguri accuratamente una ragazza non vedente.

La Barbie ha in mano un bastone bianco e rosso e rivolge lo sguardo leggermente verso l’alto “in modo da rappresentare accuratamente quello di un individuo non vedente”, spiega la Mattel. Dopo aver condotto test su bambine che non vedono o con gravi problemi di vista, l’azienda ha poi deciso di vestire la Barbie con abiti confezionati con stoffa dalla consistenza tattile. Dettagli come la vita con l’elastico della gonna di tulle viola sono stati aggiunti per rendere più facile alle bambine vestire e svestire la bambola. Anche la confezione è all’insegna dell’accessibilità, con la parola Barbie scritta sulla scatola in caratteri Braille.

La Barbie non è la prima rivolta a un pubblico di bambini con disabilità: del 2019 sono le bambole in sedia a rotelle o con una protesi alla gamba, mentre due anni fa è uscita la prima Barbie con l’apparecchio acustico accompagnata nello stesso anno da un Ken con la vitiligine. Quest’anno poi, assieme a una Barbie cieca, la Mattel si è associata con la National Down Syndrome Society per lanciare la prima bambola nera con la sindrome di Down che si è aggiunta a una versione dall’incarnato bianco uscita nel 2023.

Le bambole sono parte della linea Fashionistas lanciata originariamente nel 2009 con una piccola selezione di diversi tipi anatomici e colori della pelle. Nel 2019 la collana si è allargata a includere 176 bambole con nove differenti tipi di figura, 35 sfumature di colore e 94 stili di capelli.

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Cronache

La tragedia di Martina Guzzi, prima vittima italiana degli airbag difettosi di Takata

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Martina Guzzi, 24 anni, era una studentessa di Lettere piena di sogni e progetti per il futuro. Il 28 maggio, la sua vita è stata tragicamente interrotta in un incidente stradale, ma ora emergono nuove verità inquietanti sulle cause della sua morte.

Secondo la relazione preliminare dei consulenti della procura di Catanzaro, la dottoressa Isabella Aquila e l’ingegner Roberto Arcadia, non è stato l’incidente frontale a causare la morte di Martina, ma un malfunzionamento del sistema di detonazione dell’airbag. L’airbag, prodotto dalla ormai fallita casa costruttrice giapponese Takata, ha proiettato ad alta energia cinetica un corpo metallico, con modalità e lesività assimilabili a una ferita d’arma da fuoco.

Takata è stata al centro di uno dei più grandi scandali nella storia dell’automobile, con milioni di airbag difettosi installati in veicoli di numerose case automobilistiche in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, il malfunzionamento di questi dispositivi ha causato oltre 400 feriti e 27 morti, e sono stati sostituiti circa 45 milioni di airbag. In Giappone, si stima che nel mondo le auto coinvolte siano circa 100 milioni.

Martina guidava una Citroën C3 il giorno dell’incidente, una delle auto soggette a richiamo per gli airbag difettosi. Il suo ragazzo, proprietario dell’auto, aveva ricevuto una lettera di richiamo e aveva contattato la casa automobilistica per eseguire le verifiche necessarie e sostituire l’airbag. Tuttavia, non aveva ricevuto risposta.

Il 28 maggio, Martina stava andando in palestra quando l’incidente è avvenuto. Sua madre Concetta la ricorda sorridente mentre la salutava. Pochi minuti dopo, Martina è morta, non a causa dello schianto con un’altra auto che aveva invaso la sua corsia, ma per l’airbag difettoso che è esploso, proiettando un corpo metallico che l’ha uccisa.

Il caso di Martina Guzzi è il primo in Italia a essere ufficialmente collegato agli airbag mortali di Takata, aprendo un nuovo fronte di decessi nel paese. Finora, si contano anche una quindicina di feriti in Italia a causa di questi dispositivi difettosi.

Il sostituto procuratore Saverio Sapia sta portando avanti le indagini, e Andrea Rubini, che tutela i diritti della famiglia Guzzi con la sua Gesigroup, ha sottolineato la mancanza di risposta da parte della casa automobilistica.

Questa tragedia non solo sottolinea l’importanza di rispondere prontamente ai richiami di sicurezza da parte delle case automobilistiche, ma mette anche in luce la necessità di una maggiore vigilanza e controllo sui componenti critici per la sicurezza dei veicoli.

Martina Guzzi non potrà mai realizzare i suoi sogni, ma la sua storia potrebbe contribuire a salvare altre vite, spingendo le autorità e le case automobilistiche a prendere misure più rigorose per garantire la sicurezza dei loro veicoli.

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Cronache

Villa d’Elboeuf di Portici, ordinanza per l’abbattimento di opere abusive

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Asfalto su scogli.  E asfalto anche sulla spiaggia. Per questi motivi il Comune di Portici ha emesso un’ordinanza per l’abbattimento delle opere abusive realizzate senza permesso nella storica Villa d’Elboeuf. Tra gli abusi edilizi riscontrati vi è la costruzione di una banchina in cemento sul demanio pubblico. Opere che rappresentano un deturpamento del bene comune e della prima delle ville del Miglio d’Oro.

Costruita nel 1711 dal duca d’Elboeuf e appartenuta al re Carlo di Borbone, Villa d’Elboeuf è stata per lungo tempo un simbolo di magnificenza e amore per il territorio. Carlo di Borbone, infatti, era talmente innamorato della villa e di Portici da commissionare la realizzazione della Reggia Borbonica. Tuttavia, come molte dimore storiche, anche questa villa è passata dal sogno all’abbandono, trasformandosi in un luogo di abuso edilizio.

Nei giorni scorsi, il Comune di Portici, guidato dal sindaco Enzo Cuomo, ha riscontrato illeciti nella realizzazione di nuovi appartamenti di lusso all’interno della villa, acquistata dalla Curia da alcuni imprenditori. I controlli svolti da polizia municipale, Guardia costiera e personale del Comune hanno rivelato la costruzione di una banchina in cemento lungo la costa originaria, per un totale di circa 612 metri quadrati. Questo intervento rappresenta una grave violazione, poiché le aree attorno alla villa sono protette da vincoli culturali.

Il sindaco Enzo Cuomo ha ribadito la fermezza del Comune di Portici nel contrastare gli abusi edilizi: «A differenza di qualcuno, sugli abusi edilizi non ci tiriamo indietro. Villa d’Elboeuf è stata acquistata secondo norme di legge e gli imprenditori hanno il diritto di realizzare degli appartamenti, a patto che non vengano commessi abusi edilizi». L’ordinanza comunale obbliga ora i proprietari a demolire le opere abusive entro 90 giorni e a ripristinare lo stato originale del luogo.

La vicenda ha suscitato malumori, in particolare da parte dell’amministrazione comunale e dell’ex consigliere comunale dei Verdi, Franco Santomartino. Santomartino ha denunciato la colata d’asfalto illegale, richiedendo il rapido ripristino dello stato dei luoghi, in particolare della scogliera e della spiaggia, che Carlo di Borbone aveva destinato come approdo a mare.

Gli imprenditori dovranno ora ripristinare lo stato dei luoghi, attendere un eventuale dissequestro della struttura e proseguire con la riqualificazione della villa storica in conformità con la legge. Questo episodio sottolinea l’importanza di rispettare i vincoli culturali e ambientali nella gestione del patrimonio storico, per preservare la bellezza e l’integrità dei beni comuni per le future generazioni.

Ovviamente gli imprenditore che hanno comunque trasformato un’area e una Villa diventati zona degradata, possono ricorrere contro i sequestri e dimostrare di non aver commesso abusi di alcun genere. Quelle riportare in questo articolo sono accuse, contestazioni e non sentenze.

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