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Mattarella, subito price cap: nostri sacrifici per libertà

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Superare le ultime resistenze europee – vedi Germania ed Ungheria – e trovare velocissimamente un accordo sul price cap perche’ l’inverno e’ alle porte e famiglie e imprese sono in ginocchio. E prepararsi a sacrifici che valgono tutto il loro peso di fronte ai valori intoccabili dell’Unione europea minacciati dalla Russia: liberta’, solidarieta’ ed integrazione. Tocca a Sergio Mattarella caricarsi sulle spalle l’onere di parlare chiaro al Paese, di dire verita’ scomode che i partiti non vogliono esplicitare in una campagna elettorale che sembra piu’ concentrata su precoci dibattitti tarati su presidenzialismi di vario taglio o indicazioni di voti piu’ o meno utili. Il richiamo del presidente della Repubblica esce forte e chiaro dalla Macedonia del nord e a soli 15 giorni dalle elezioni sembra tracciare i confini invalicabili della politica estera italiana, paletti fissati per chiunque sara’ chiamato dai cittadini a guidare il Paese. In un denso intervento all’assemblea macedone il capo dello Stato rivendica con orgoglio come l’idea di fissare un tetto al prezzo del gas sia stata proprio italiana e per di piu’ lanciata “ben quattro mesi fa”. “La crisi sta mettendo in grave preoccupazione famiglie e imprese e di fronte a questo sconsiderato aumento delle tariffe energetiche l’Italia ha da tempo proposto, quattro mesi fa, il price cap che altri paesi hanno iniziato ora a seguire. E’ urgentissimo procedere superando le ultime resistenze: significa porre le famiglie italiane al riparo dalle speculazioni”, ragiona a Skopje poco prima di entrare nell’aula del Parlamento macedone. Non manca poi un plauso alla strategia del governo Draghi sulla diversificazione energetica ritenuta dal Quirinale ormai l’unica via: L’Italia, spiega Mattarella agli amici macedoni, sta compiendo velocemente un’opera di “affrancamento dal gas russo per evitare che il gas e l’energia divengano, non piu’ un elemento di contrattazione economica, ma uno strumento di pressione politica o di speculazioni”. insomma, bisogna annullare per sempre il ricatto energetico di Mosca. Quello sull’introduzione del price cap e’ un appello non casuale visto che la battaglia sull’introduzione all’interno dell’Unione e’ in queste ore violentissima e, soprattutto, determinera’ il livello delle risposte europee all’aggressione russa in Ucraina. Su questo punto Mattarella ha le idee chiarissime e le riversa su quanti, anche in Italia, limano, tentennano, sfumano: Putin “ha riportato l’incubo della guerra nel nostro Continente: quanto sta avvenendo in Ucraina costituisce una minaccia ai valori fondanti della comunita’ internazionale e la risposta della famiglia euro-atlantica e’ stata all’altezza della sfida posta dall’avventura bellicista intrapresa da Mosca”. Un riferimento chiaro anche alle sanzioni sulle quali si e’ aperto un dibattito revisionista sia in Europa che nel nostro Paese. Quindi la parte piu’ difficile dell’analisi presidenziale e’ dedicata ai cittadini e si puo’ sintetizzare con la famosissima frase americana “freedom is not free” incisa nel marmo del Memoriale dei caduti nella guerra di Corea a Washington, traducibile con “la liberta’ non e’ mai gratis”: “la resistenza – si’, usa proprio la parola resistenza il presidente – nei confronti del disegno imperialista manifestato dalla Federazione Russa richiedera’ un impegno di lunga durata e sta gia’ imponendo sacrifici rilevanti alle nostre popolazioni, a cominciare dal rincaro dei prezzi dell’energia e dei beni alimentari. Ma sono costi immensamente minori di quelli che dovremmo subire se non venisse fermata subito questa logica di aggressione, che ripropone gli scenari di guerre devastanti dei secoli passati”. Infine il paletto dell’Europa, la cui strada e’ tracciata, ineludibile e senza ritorno. E lo dimostra anche il fortissimo sostegno che l’Italia da e dara’ all’integrazione dei Balcani occidentali nell’Unione europea. L’Italia “sara’ sempre al vostro fianco”, ha ripetuto il presidente della Repubblica in questa sua missione tra Albania e Macedonia, due Paesi con i quali l’Italia vuole rapporti strettissimi. Anche per contrastare “potenze esterne che desiderano assumere influenza nell’area, portatori di una vocazione di potenza”. Un’altra ragione per rimanere inflessibili nel contrasto all’aggressione russa.

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Kiev, Mosca verso nuovo esercito privato ‘anti-Wagner’

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Mosca ha nominato un nuovo “guardiano” per le carceri in Russia e nei territori dell’Ucraina occupati con il compito di creare una nuova “compagnia militare privata” per cercare di contrastare il monopolio detenuto in questo settore da Evgenij Viktorovic Prigozhin, proprietario del Gruppo Wagner, de facto l’esercito privato (PMC) di Putin. Lo riferisce l’Odessa Journal. Secondo il capo dell’intelligence della Difesa ucraina, un criminale di Horlivka vicino alla famiglia dell’ex presidente fuggitivo Viktor Yanukovych – Armen Sarkisyan – è diventato la nuova “guardia” per le carceri della Federazione Russa e dei territori ucraini occupati. L’Odessa Journal ricorda che Sarkisyan è sulla lista dei ricercati ucraini come uno degli organizzatori degli omicidi di Maidan (gli ucraini definiscono “Cento eroi celesti” i connazionali che hanno perso la vita durante le proteste antigovernative nel 2013-14). “Uno degli scopi principali della sua attività è la creazione di una nuova ‘compagnia militare privata’ – scrive l’intelligence della Difesa ucraina -. Si ipotizza che entro un tempo limitato la nuova struttura recluterà un numero significativo di ‘reclute'”. Il modello del progetto dovrebbe essere il famigerato Gruppo Wagner e le nuove forze saranno reclutate nelle carceri. Il “progetto”, commenta l’intelligence, dovrebbe rafforzare il contingente di occupazione e creare concorrenza interna tra gli eserciti privati russi. Il nuovo PMC è stato sponsorizzato dall’uomo d’affari russo-armeno Samvel Karapetyan, fedele di Putin di origine armena, uno degli sponsor dell’invasione russa in Ucraina. I servizi d’intelligence di Kiev commentano infine che una “nuova struttura è un tentativo di contrastare l’effettivo monopolio di Evgenij Viktorovic Prigozhin nel campo delle PMC in Russia”.

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Kiev, russi si preparano a lasciare centrale Zaporizhzhia

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 Secondo il presidente dell’agenzia nucleare ucraina Energoatom Petr Kotin ci sarebbero segnali che l’esercito russo si starebbe preparando a lasciare la centrale nucleare di Zaporizhzhia: “Nelle ultime settimane abbiamo effettivamente avuto informazioni secondo cui ci sono segnali che i russi potrebbero lasciare la centrale di Zaporizhzhia”, ha detto alla tv nazionale, citato da Ukrainska Pravda. Kotin ha sottolineato che “è troppo presto per dire che l’esercito russo stia lasciando l’impianto”, ma si può dire che si stanno “preparando”, “c’è l’impressione che stiano facendo le valigie e rubando tutto quello che riescono a trovare”.

Kotin ha anche sottolineato che “sulla stampa russa viene indicato che potrebbe valere la pena di abbandonare la centrale di Zaporìzhzhia e di porla sotto il controllo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea)”. Il presidente di Energoatom infine ha ricordato che i russi “hanno stipato tutto quello che potevano nell’impianto di Zaporizhzhia: attrezzature militari, il personale, camion, probabilmente con armi ed esplosivi” e hanno messo trappole esplosive nel territorio della centrale.

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Madri dei soldati russi lanciano petizione contro la guerra

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Un gruppo di madri di soldati russi si è unito ad un gruppo di attiviste per chiedere il ritiro delle truppe di Mosca dall’Ucraina, lanciando domenica una petizione online. lo riporta la Cnn. La campagna, organizzata dal gruppo russo Resistenza femminista contro la guerra, coincide con la festa della mamma che si celebra oggi in Russia. La petizione è pubblicata su Change.org e indirizzata ai parlamentari delle commissioni competenti della Duma e del Consiglio della Federazione. La petizione aveva oltre 1.800 firme alle 16.30 italiane. “Da nove mesi va avanti la cosiddetta ‘operazione militare speciale’, che porta distruzione, dolore, sangue e lacrime”, si legge nella petizione. “Tutto ciò che accade in Ucraina e in Russia preoccupa i nostri cuori. Indipendentemente da nazionalità, religione o stato sociale, noi – le madri della Russia – siamo unite da un desiderio: vivere in pace e armonia, crescere i nostri figli in un ambiente pacifico e non aver paura per il loro futuro”. “In molte regioni le famiglie dei mobilitati hanno dovuto provvedere autonomamente alla raccolta dell’equipaggiamento per i propri uomini da mandare a morire, comprando tutto a proprie spese, anche i giubbotti antiproiettile. Chi provvederà alle famiglie che hanno perso i loro capifamiglia? Conosciamo la risposta. Tutte queste difficoltà saranno un peso aggiuntivo sulle spalle già sovraccariche delle madri!”, continua la petizione. L’iniziativa descrive le madri dei coscritti e dei soldati mobilitati come “costrette a bussare alle soglie delle amministrazioni cittadine” per tentare di riportare a casa i loro uomini. Organizzano sit-in, scrivono appelli collettivi, depositano petizioni, ma “nessuno le ascolta”. “Siamo contrarie alla partecipazione dei nostri figli, fratelli, mariti, padri. Il vostro dovere è proteggere i diritti e le libertà delle madri e dei bambini, non dovresti chiudere un occhio davanti a tutto questo”, si legge nella petizione.

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