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Mattarella agli under 35: l’Italia è figlia di migrazioni, libertà e Costituzione

Sergio Mattarella celebra gli 80 anni della Repubblica dialogando con un gruppo di giovani under 35. Il Presidente ricorda che il popolo italiano è il risultato di tante migrazioni, difende il multilateralismo, mette in guardia dai monopoli dell’intelligenza artificiale e richiama i valori della Costituzione.

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Sergio Mattarella sceglie il giorno degli 80 anni della Repubblica italiana per parlare non solo alla memoria del Paese, ma al suo futuro. Lo fa dialogando con un gruppo di giovani under 35, in un confronto trasmesso su Rai 1 e costruito come un botta e risposta sui temi più sensibili del presente: immigrazione, libertà, intelligenza artificiale, ambiente, lavoro, famiglia, pace e diritto internazionale.

Il Capo dello Stato non si limita alla celebrazione rituale del 2 giugno. Ricorda che la Repubblica nasce da una scelta popolare, da un voto che ha archiviato la monarchia e aperto un percorso fondato su libertà, diritti sociali, solidarietà e doveri costituzionali.

“Il popolo italiano è il risultato di tanti apporti”

Uno dei passaggi più forti riguarda l’immigrazione. Mattarella ricorda che gli italiani conoscono bene questo tema perché sono stati, per generazioni, un popolo di emigranti. Hanno dato seconde e terze generazioni a molti Paesi d’Europa e delle Americhe.

Poi allarga lo sguardo alla storia lunga della penisola. Dai Longobardi, arrivati con le armi e capaci di dare il nome alla Lombardia, agli Albanesi giunti pacificamente nel Mezzogiorno dopo secoli, fino ai tanti arrivi individuali che nel tempo hanno contribuito a formare la società italiana.

Il messaggio è netto: il popolo italiano è il risultato di tanti apporti. E questa storia, dice il Presidente, non dispiace affatto. Anzi, è motivo di orgoglio.

Immigrazione, disagio e valori nazionali

Mattarella non nega l’esistenza di tensioni, episodi di rifiuto o fenomeni di disagio su base etnica. Ma li definisce patologie della società, non la regola. Non vanno confusi con la storia reale del Paese né trasformati in una lettura deformata dell’identità nazionale.

Il Presidente si dice ottimista per il futuro perché ha fiducia nella solidità dei valori italiani. È un richiamo importante in una fase in cui il tema migratorio viene spesso ridotto a emergenza, paura o scontro politico.

Per Mattarella, invece, l’Italia non può dimenticare di essere stata costruita anche dall’incontro tra popoli, culture, lingue, fatiche e percorsi diversi.

Il monopolio dell’intelligenza artificiale e il rischio libertà

Nel dialogo con i giovani, Mattarella affronta anche il tema dell’intelligenza artificiale. Il Presidente non mette in discussione il valore dell’innovazione, ma lancia un allarme sul potere concentrato in pochissime mani.

Il punto critico, per il Capo dello Stato, è che alcuni soggetti privati, dotati di ricchezze enormi e di capacità tecnologiche fuori scala, rifiutano regole e controlli. Il rischio è uno scambio pericoloso: un servizio efficiente in cambio di un pezzo della libertà individuale.

È un passaggio che richiama direttamente la necessità di governance democratica delle nuove tecnologie. Nessuna innovazione può diventare un potere sovrano al di sopra degli Stati, delle leggi e dei cittadini.

Lo spazio non può diventare territorio di affari e guerre

La stessa preoccupazione vale per lo spazio. Mattarella osserva con inquietudine l’ingresso di grandi potentati finanziari in un ambito che non può essere ridotto a mercato, sfruttamento commerciale e competizione privata.

Secondo il Presidente, lo sfruttamento commerciale dello spazio apre un rischio ancora più grave: la sua militarizzazione. Fare dello spazio un nuovo scenario di conflitto significherebbe portare la logica della guerra in una dimensione che dovrebbe restare patrimonio comune dell’umanità.

È un richiamo alla responsabilità degli Stati e della comunità internazionale. Anche lo spazio, come l’intelligenza artificiale, non può essere consegnato senza regole ai più forti.

Multilateralismo contro il ritorno della forza

Mattarella torna poi su uno dei temi centrali del suo magistero istituzionale: la difesa del multilateralismo e del diritto internazionale.

Il Presidente denuncia il tentativo, sempre più evidente, di demolire o accantonare il sistema multilaterale per sostituirlo con la logica dei rapporti di forza. Sarebbe, avverte, un ritorno indietro nella storia, quasi una riconsegna alla barbarie dei rapporti internazionali.

Per l’Italia, invece, il multilateralismo resta indispensabile. Non è una formula diplomatica astratta, ma la condizione necessaria per evitare che crisi, guerre e tensioni vengano decise solo dalla potenza militare o economica dei singoli Stati.

L’allarme su clima, lavoro e denatalità

Nel confronto con i giovani, il Capo dello Stato richiama anche la necessità di non ignorare i danni del cambiamento climatico, ormai sotto gli occhi di tutti. È una responsabilità verso le generazioni future e verso un territorio nazionale sempre più esposto a eventi estremi.

Mattarella parla anche di lavoro, chiedendo di eliminare le zone franche dove ancora i diritti restano fragili o non pienamente garantiti. Il lavoro, nella visione costituzionale, non è solo reddito: è dignità, partecipazione, cittadinanza.

Infine la famiglia e la denatalità. Il Presidente sollecita politiche capaci di sostenere chi vuole mettere al mondo figli, perché il calo delle nascite non è soltanto un dato demografico, ma un problema sociale, economico e culturale.

Il 2 giugno come casa comune

Il cuore del messaggio resta però la Repubblica. Il 2 giugno 1946 gli italiani scelsero con il voto di aprire una nuova stagione. Non fu soltanto la fine della monarchia. Fu l’inizio di un percorso che avrebbe costruito istituzioni democratiche, diritti sociali, libertà civili e una Costituzione pensata come casa comune.

Mattarella richiama proprio questa immagine: la Costituzione come luogo condiviso, capace di garantire la vita della comunità nazionale, i diritti di ciascuno e i doveri di solidarietà che tengono insieme il Paese.

Una Repubblica fuori dal Palazzo

Il 2 giugno voluto da Mattarella è anche una festa fuori dal Palazzo, aperta alla gente. Non solo cerimonia istituzionale, ma racconto pubblico della Repubblica attraverso piazze, immagini, musica, testimonianze e memoria collettiva.

Il Presidente parla ai giovani perché sa che la Repubblica non vive di anniversari, ma di trasmissione. Ogni generazione deve ricevere il patrimonio costituzionale e decidere di farlo proprio.

Il messaggio agli smemorati

Il discorso di Mattarella contiene anche un richiamo agli smemorati. A chi dimentica che l’Italia è nata da incroci, migrazioni, mescolanze e aperture. A chi pensa che la libertà possa essere ceduta in cambio di efficienza tecnologica. A chi immagina un mondo senza regole comuni, dominato solo dai più forti.

Negli 80 anni della Repubblica, il Presidente indica una strada precisa: custodire la Costituzione, difendere il diritto internazionale, governare le nuove tecnologie, proteggere il lavoro, contrastare le disuguaglianze e riconoscere nella storia italiana una storia di incontri.

La Repubblica, nel messaggio di Mattarella, non è un monumento fermo. È una responsabilità quotidiana. E appartiene soprattutto a chi dovrà abitarla domani.

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Esteri

Trump ordina il blitz in Venezuela, ucciso Niño Guerrero leader del Tren de Aragua

Donald Trump annuncia l’uccisione in Venezuela di Niño Guerrero, leader del Tren de Aragua, in un’operazione del Comando Sud degli Stati Uniti. Il presidente rivendica il blitz come risposta alla criminalità transnazionale.

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La guerra americana contro i cartelli e le organizzazioni criminali transnazionali compie un salto di qualità. Donald Trump ha annunciato su Truth Social l’uccisione di Niño Guerrero, indicato come il famigerato leader del Tren de Aragua, organizzazione criminale venezuelana classificata dagli Stati Uniti come minaccia terroristica.

Il blitz ordinato da Trump

Secondo quanto scritto dal presidente americano, l’operazione è stata condotta dal Comando Sud degli Stati Uniti con un attacco rapido e letale in Venezuela. Trump ha rivendicato direttamente l’ordine dell’azione, presentandola come una risposta alla presenza e alle attività del Tren de Aragua anche sul territorio americano.

Nel suo messaggio, il presidente ha collegato l’operazione alla promessa fatta in campagna elettorale di colpire duramente cartelli, gang e reti criminali straniere accusate di violenze, traffici e omicidi.

L’accusa contro Biden e il tema del confine

Nel lungo post, Trump ha attaccato duramente Joe Biden, accusandolo di aver lasciato il confine meridionale degli Stati Uniti esposto all’ingresso di criminali clandestini. Il presidente ha citato alcune vittime di casi di cronaca divenuti simbolici nel dibattito americano sull’immigrazione e sulla sicurezza.

Il linguaggio usato da Trump è stato durissimo e fortemente politico. L’uccisione di Niño Guerrero viene presentata dalla Casa Bianca come un atto di giustizia verso le famiglie delle vittime e come un segnale rivolto alle organizzazioni criminali internazionali.

Il Tren de Aragua nel mirino degli Stati Uniti

Il Tren de Aragua è una delle organizzazioni criminali nate in Venezuela e cresciute negli ultimi anni anche fuori dai confini nazionali. È ritenuta coinvolta in traffici illeciti, estorsioni, narcotraffico, violenze e reti criminali diffuse in diversi Paesi.

Trump ha ricordato di aver classificato il gruppo come organizzazione terroristica straniera all’inizio della sua amministrazione e ha sostenuto che migliaia di affiliati sarebbero stati espulsi dagli Stati Uniti.

Cooperazione con il Venezuela

Uno degli elementi più rilevanti del messaggio riguarda il presunto coordinamento con le autorità venezuelane. Trump ha scritto che l’operazione sarebbe stata condotta in stretto contatto con “gli amici in Venezuela”, con i quali gli Stati Uniti starebbero collaborando “in modo eccellente”.

Questo passaggio apre una questione politica e diplomatica di grande rilievo, perché riguarda il livello di cooperazione tra Washington e Caracas su un’operazione militare mirata contro un leader criminale nel territorio venezuelano.

Sicurezza nazionale e uso della forza

L’annuncio conferma la linea scelta da Trump: trattare cartelli e gang transnazionali non solo come fenomeni criminali, ma come minacce alla sicurezza nazionale. È una impostazione che consente agli Stati Uniti di usare strumenti più aggressivi, anche militari, contro organizzazioni considerate terroristiche.

Resta il nodo delle verifiche indipendenti sull’operazione, sui dettagli del blitz e sul ruolo effettivo delle autorità venezuelane. Ma il messaggio politico è già chiaro: per Trump la lotta al Tren de Aragua diventa parte centrale della sua nuova dottrina sulla sicurezza, l’immigrazione e il controllo dei confini.

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Esteri

Usa bloccano i modelli più potenti di Anthropic, l’IA diventa questione di sicurezza nazionale

Il governo americano ha ordinato ad Anthropic di sospendere l’accesso ai modelli Fable 5 e Mythos 5 per motivi di sicurezza nazionale. La società contesta il metodo e parla di decisione opaca.

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La corsa all’intelligenza artificiale entra in una nuova fase, quella in cui i modelli più avanzati non sono più soltanto prodotti tecnologici, ma asset strategici sottoposti alla logica della sicurezza nazionale. Il governo degli Stati Uniti ha ordinato ad Anthropic di sospendere l’accesso ai suoi due modelli più potenti, Fable 5 e Mythos 5, a pochi giorni dal lancio commerciale.

Lo stop imposto da Washington

La decisione è stata adottata nell’ambito delle normative americane sul controllo delle esportazioni. Secondo quanto comunicato dalla società, l’ordine riguarda l’accesso ai modelli da parte di qualsiasi cittadino straniero, dentro o fuori dagli Stati Uniti, compresi i dipendenti stranieri della stessa Anthropic.

Di fronte all’impossibilità tecnica di filtrare in modo certo gli utenti in base alla nazionalità, la società ha scelto di disabilitare i due modelli per tutti i clienti. Gli altri modelli Claude, secondo Anthropic, non dovrebbero subire conseguenze.

I modelli al centro del caso

Fable 5 e Mythos 5 erano stati presentati come i sistemi più avanzati dell’azienda, con prestazioni elevate nei benchmark e capacità rafforzate nelle attività complesse. Mythos 5, in particolare, era legato a un programma ristretto per la cybersicurezza, con accesso riservato a partner selezionati.

Proprio le capacità in ambito cyber sembrano essere uno degli elementi al centro delle preoccupazioni americane. Il governo non ha però reso pubblici dettagli tecnici specifici sulle ragioni del provvedimento.

La protesta di Anthropic

Anthropic ha dichiarato di voler rispettare l’ordine, ma ha contestato il metodo seguito dall’amministrazione americana. La società sostiene che eventuali limitazioni ai modelli più rischiosi debbano avvenire attraverso procedure trasparenti, eque, chiare e fondate su dati tecnici verificabili.

Secondo l’azienda, questa decisione non rispetterebbe tali criteri. Il caso arriva in un momento delicato per Anthropic, che si prepara alla possibile quotazione a Wall Street e che già in passato aveva avuto tensioni con il governo americano sul rapporto tra IA avanzata, difesa e sicurezza nazionale.

L’IA come terreno di scontro geopolitico

Il blocco di Fable 5 e Mythos 5 conferma che la frontiera dell’IA generativa è ormai entrata nel perimetro delle tecnologie sensibili. Non si tratta più solo di concorrenza tra aziende, ma di controllo politico e strategico su strumenti che possono incidere su cybersicurezza, difesa, industria e informazione.

La vicenda apre un interrogativo più ampio: fino a che punto gli Stati possono limitare l’accesso ai modelli più potenti senza frenare innovazione, mercato e ricerca? La risposta, per ora, arriva dagli Stati Uniti con un segnale netto: l’intelligenza artificiale di frontiera è ormai materia di sicurezza nazionale.

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Esteri

Spagna, tesoro da 1,3 milioni di euro nella cassaforte di Zapatero: si allarga l’inchiesta

Un patrimonio di gioielli stimato in oltre 1,3 milioni di euro ritrovato in una cassaforte riconducibile all’ex premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero apre un nuovo fronte giudiziario nell’ambito dell’inchiesta Plus Ultra. L’ex leader socialista respinge ogni addebito e annuncia chiarimenti davanti ai magistrati.

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Un patrimonio composto da collane, bracciali, anelli e preziose parure potrebbe complicare la posizione giudiziaria dell’ex premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero.

Secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta Plus Ultra, il 19 maggio sarebbero stati rinvenuti in una cassaforte circa 120 gioielli il cui valore complessivo è stato stimato in oltre 1,3 milioni di euro da una perizia realizzata dalla casa d’aste Ansorena con il supporto dell’Istituto Gemmologico Spagnolo.

Tra i pezzi indicati figurano un girocollo di diamanti valutato circa 278 mila euro e una parure in oro bianco con zaffiri thailandesi e diamanti dal valore particolarmente elevato.

Nuovo filone dell’inchiesta

Il ritrovamento ha spinto il giudice José Antonio Calama dell’Audiencia Nacional ad aprire un ulteriore filone investigativo collegato all’inchiesta principale sul salvataggio pubblico della compagnia aerea Plus Ultra.

Secondo il magistrato, il possesso di beni di lusso di valore così rilevante e la presunta assenza di documentazione fiscale completa sulla loro acquisizione potrebbero rendere necessari ulteriori accertamenti sotto il profilo tributario e doganale.

Tra le ipotesi oggetto di verifica figurano presunti reati fiscali e possibili violazioni della normativa doganale. Si tratta, allo stato, di contestazioni ancora in fase investigativa e tutte da accertare nelle sedi giudiziarie competenti.

I rapporti economici al centro delle verifiche

L’inchiesta Plus Ultra sta già esaminando una serie di rapporti economici, consulenze e flussi finanziari che avrebbero coinvolto società e soggetti riconducibili all’entourage dell’ex capo del governo spagnolo.

Gli investigatori stanno verificando la natura e la destinazione di alcuni trasferimenti di denaro e di incarichi professionali ricevuti negli ultimi anni. Anche questi aspetti sono tuttora oggetto di approfondimento e non hanno ancora prodotto accertamenti definitivi.

La difesa di Zapatero

L’ex premier socialista respinge ogni accusa. Attraverso il proprio staff ha spiegato che i gioielli proverrebbero in parte da eredità familiari e in parte da regali ricevuti nel corso degli anni.

Zapatero ha annunciato la propria disponibilità a fornire chiarimenti davanti ai magistrati nel corso degli interrogatori fissati per il 17 e il 18 giugno, sostenendo di poter documentare la provenienza dei beni contestati.

Il riflesso politico sul governo Sanchez

La vicenda arriva in un momento delicato per il governo guidato da Pedro Sánchez e per il Partito Socialista Operaio Spagnolo, già alle prese con altre inchieste e polemiche politiche.

L’opposizione chiede chiarimenti immediati e torna a invocare elezioni anticipate. All’interno della maggioranza emergono segnali di preoccupazione, mentre il governo continua a ribadire la fiducia nell’operato della magistratura e nella possibilità che l’ex premier chiarisca la propria posizione.

Presunzione di innocenza e attesa degli sviluppi

Al momento non esistono condanne né accertamenti definitivi nei confronti di Zapatero in relazione ai fatti contestati. L’ex presidente del governo spagnolo continua a negare qualsiasi irregolarità e la sua posizione dovrà essere valutata nel corso delle indagini e degli eventuali successivi procedimenti giudiziari.

La vicenda, tuttavia, è destinata ad avere un forte impatto politico in Spagna, dove il caso è già diventato uno dei temi più discussi del confronto tra maggioranza e opposizione.

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