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Cronache

Massoneria e mafia, quando la mafia dei colletti bianchi entra nelle istituzioni

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Le dichiarazioni del sindaco Luigi de Magistris sono state rilasciate a margine del convegno sulle “masso-mafie” nell’epoca contemporanea”. Un interessante dibattito organizzato dal Comune di Napoli al teatro Mercadante. Un convegno in cui si é discusso di rapporti tra mafia e politica ed i legami oscuri tra mafie e istituzioni che condizionano la vita democratica del nostro Paese. Tra i temi del dibattito anche il difficile lavoro svolto nelle indagini calabresi dalla magistratura che agisce in territori di frontiera, le testimonianze e le storie di quanti lottano contro le mafie. Al convegno c’erano come relatori cil Sindaco Luigi de Magistris, il Procuratore Nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, il giornalista de Il Fatto Quotidiano Antonio Massari, l’avvocato Fabio Repici, impegnato nella difesa delle vittime di stragi mafiose ed il magistrato componente del CSM Michele Ciambellini. Modera la giornalista di Micromega ed Articolo 21 Rossella Guadagnini. Erano presenti gli studenti delle ultime classi degli istituti superiori della città.

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Cronache

Carceri allo sbando, l’altra drammatica emergenza nazionale: subito soggetti capaci con i poteri necessari, altrimenti salta tutto

Catello Maresca

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Oggi anche il Santo Padre ha chiesto di intervenire sulla questione delle carceri.
Si sono già espressi magistrati, avvocati, sindacati della polizia penitenziaria, garanti e associazioni di varia natura ed estrazione.  Negli ultimi giorni abbiamo assistito a rivolte in tutte le carceri d’Italia. Abbiamo contato 14 detenuti morti nei tumulti. Assistito a fughe di massa di detenuti e alla devastazione di penitenziari con danni accertati per milioni di euro. Visto in tv agenti della polizia penitenziaria feriti o sequestrati da delinquenti che poi sono evasi. Appreso di detenuti positivi al covid 19 lasciati nelle celle come se nulla fosse, agenti infettati e in qualche caso deceduti per effetto del contagio.

Carceri polveriere. Momenti delle rivolte delle settimane scorse

Che cosa si sta aspettando?
Non c’è bisogno di avere capacità politiche, cultura, lungimiranza e sapienza (ingredienti indispensabili del buon politico, come ben detto in un articolo del Riformista dal titolo “A rischio rovina/ Il dramma di avere un Paese in mano agli sconosciuti di Piero Sansonetti, per capire che si deve intervenire “ieri”, perché oggi già è troppo tardi.
Mi sembra davvero assurdo che a distanza di due mesi dalla dichiarazione dell’emergenza sanitaria non esista ancora un piano strategico sulla questione carceraria.
Bisogna nominare subito un comitato tecnico o un commissario per l’emergenza.  Ma soprattutto si devono prevedere poteri speciali di intervento. Non c’è bisogno di indulti o di amnistie, ma di un po’ di buon senso e di lungimiranza.
Le misure previste dagli artt. 83 e 123 del D.l. del 18 marzo (il cosiddetto “Cura Italia”), aldilà del titolo, non curano proprio niente.
Le misure non hanno avuto l’impatto “sperato” come molti di noi prevedevano.
Pochi detenuti stanno uscendo dal carcere, peraltro, senza un ordine o una strategia chiara. Dal penitenziario di Milano Opera è stato liberato il primo ex detenuto al 41 bis. E molti anche ergastolani aspirano alla detenzione domiciliare. Ma il problema del sovraffollamento resta. Chi conosce l’ambito carcerario sa che anche scarcerando 20 mila detenuti le condizioni sostanzialmente non muterebbero.
E noi rischiamo di fare la fine della Colombia.
Bisogna agire subito, con un piano straordinario per le carceri, su alcuni profili tecnici.
Me ne vengono subito in mente alcuni che riguardano:


Ambito organizzativo/sanitario
1. Prioritaria è la tutela delle vite umane ( personale della polizia penitenziaria e platea dei reclusi) attraverso presidi sanitari idonei; tra questi la necessità di avviare immediatamente un piano di test massivi con tamponi su tutta la popolazione carceraria, anche ricorrendo a laboratori privati esterni (che hanno già in più Regioni dichiarato la propria disponibilità);
2. Si devono prevedere misure organizzative generali, con piani di rimodulazione della dislocazione dei detenuti su tutto il territorio nazionale; verificando anche la possibilità di riutilizzare Istituti dismessi come Pianosa o l’Asinara; nell’ambito di tale intervento bisogna prevedere specifiche misure per i detenuti in regime di 41 bis ed alta sicurezza;
3. Bisogna poi prevedere misure organizzative interne con presidi medici adeguati ( i cosiddetti Centri Diagnostici Terapeutici o CDT) e sezioni detentive dove poter trasportare e curare i detenuti dichiarati positivi al virus, nonché strutture idonee alla quarantena con isolamento per i casi asintomatici.  Analoga previsione deve valere per il personale della polizia penitenziaria.

Il carcere di Poggioreale. Uno dei tanti corridoi della struttura di reclusione napoletana in una foto di archivio di Mario Laporta

Fronte di ordine pubblico
1. Sul piano, invece, della necessità di ripristinare e di garantire l’ordine pubblico, occorre riportare la disciplina nelle carceri attraverso la previsione di specifici delitti di danneggiamento e sommossa, e la previsione di aggravanti speciali per i reati (resistenza, lesioni, etc.) se commessi ai danni della polizia penitenziaria e all’interno di Istituti di detenzione e pena;
2. Bisogna individuare specifici protocolli di sicurezza distinti per tipologia di detenuti;
3. Si devono prevedere incentivi e premi (già previsti nel settore) per il personale di polizia penitenziaria per l’attuazione di specifici protocolli di gestione dell’ordine interno alle strutture carcerarie.

Amministrazione penitenziaria. Il ministro Guardasigilli Bonafede con il capo del Dap Basentini e un poliziotto della penitenziaria

La storia ci insegna che il carcere è spia del disagio sociale e spesso ciò che accade in carcere anticipa gli eventi esterni. Questo dovrebbe spingere ad intervenire con ancora maggiore tempestività ed efficacia.Vi prego, ve lo chiedo da uomo di diritto, individuate soggetti tecnicamente attrezzati e date loro i poteri necessari per intervenire prima che sia troppo tardi.

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Diego, 3 anni, scivola nel fiume e muore: suo nonno in zona rossa ad Ariano non potrà salutarlo

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Il suo corpicino è stato trovato in un canneto vicino al fiume Bradano: Diego, tre anni appena si era allontanato dalla sua casa in contrada Marinella, Metaponto, quasi al confine con la provincia di Taranto. Stava giocando con i cani quando è sparito: di lui si sono perse le tracce per 24 ore. Era riuscito ad aprire il cancello e ad uscire: quando la mamma si è accorta che sia il bambino che i cani non c’erano più ha iniziato a cercarlo urlando il suo nome, dopo poco sono arrivati anche il padre del bambino ed altre persone. Niente. Nessuna traccia del piccolo. Lanciato l’allarme sul posto arrivano forze dell’ordine,vigili del fuoco e volontari. Provano a raggiungere il paesino dove il bambino andava all’asilo, Ginosa Marina ma Diego non si trova, passano le ore e i cani che nel frattempo sono tornati vanno sempre al fiume.
Fino al tragico ritrovamento. Il bimbo non ce l’ha fatta, forse è scivolato nell’acqua ed è annegato. Il presidente della regione Basilicata Vito Bardi parla di una “tragedia che ci coglie impreparati”, una tragedia che ha colpito anche la conduttrice del TgR Basilicata, Maria Vittoria Morano, che mentre leggeva la notizia si è messa a piangere.
Suo nonno invece non potrà neppure vedere il suo nipotino per l’ultima volta: vive ad Ariano Irpino, paese dichiarato zona rossa

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Cronache

Epidemia e crisi sociale al sud, De Luca e de Magistris paghino anni di arretrati ai volontari del terzo settore che aiutano i bisognosi

Ciro Corona

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Nulla era scontato ma tutto prevedibile. Mentre il mondo è alle prese con misure di restrizioni per contrastare il COVID-19, nel sud dell’Italia la Pandemia si è già trasformata in carestia e siamo appena alla terza settimana di restrizioni. Gli Italiani, dopo aver esaurito l’entusiasmo motivante e folcloristico dei canti ai balconi, degli hastag sui social e delle ricette culinarie scaricate dalla rete, ora si ritrovano con le tasche vuote, hanno difficoltà a mettere il piatto a tavola, a progettare la sopravvivenza della singola giornata, a fare la spesa. Il problema sociale e quello economico si presentano in modo problematico.
Vanno apprezzati gli sforzi Istituzionali del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte alle prese con gli equilibri economici e politici europei, le proposte degli schieramenti politici ma il Sud, l’Italia, necessita di azioni di sussistenza urgenti e seri. Il “Cura Italia” ad oggi non è incisivo. A Palermo e Napoli, le due capitali del sud, si sono già verificati diversi episodi di “disobbedienza” dettati dalle necessità economiche, manifestati col rifiuto di pagare la spesa nei supermercati e con le richieste di aiuto economico alle forze dell’ordine. La scelta diventa violare la Costituzione per sopravvivere, rinunciare al diritto alla salute per quello alla sopravvivenza. Lo spettro delle mafie per comperare aziende in crisi e riciclare soldi o di incentivare prestiti e usura è alla porta. A lanciare l’allarme è il Procuratore  Nicola Gratteri.

La denuncia di Gratteri. Le mafie potrebbero soffiare sulla protesta sociale al Sud 

In serie difficoltà i professionisti con partita Iva, “mercatari”, venditori ambulanti, disoccupati, operatori sociali. Il sostegno economico diretto, speciale e temporaneo, potrebbe essere la risposta immediata, andando nel contempo a potenziare il servizio INPS. Un discorso a parte merita il sostegno al terzo settore, lasciato a morire nonostante sia attivo gratuitamente anche in questo periodo di quarantena, con la distribuzione delle spese solidali, per esempio. Centinaia di realtà sociali che assistono disabili, anziani, migranti, minori, dopo l’emergenza non riapriranno con la conseguente mancanza di assistenza per le fasce più “a rischio” e il licenziamento di centinaia di operatori. Alla misura di elemosina solidale emanata con l’ultimo decreto, per questi ultimi, bisogna rispondere con un impegno politico dei Comuni e delle Regioni. In caso di concessione di sforamento del Patto di stabilità infatti, il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris e il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, possono fare da “apripista” per l’intero sud, azzerare la lista del “cronologico” dei pagamenti e pagare i due anni di arretrati alle realtà sociali. Soldi che al terzo settore spettano per prestazioni effettuate, molte ancora in corso, da due anni. Centinaia di migliaia d’euro che permetterebbero al terzo settore di pagare stipendi arretrati, far partire progetto di sostegno sociale, evitare licenziamenti e chiusure. Occorre agire. Il Governo faccia la sua parte, i Comuni e le Regioni, con le ASL, la loro.

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