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Maresca parla degli “impresentabili” e spiega perché il loro uso è un’arma di distrazione del sistema politico che non vuole cambiare

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Una volta c’erano le cosiddette “fughe di notizie” sui nomi di persone indagate ma candidabili offerte al pubblico ludibrio. Una vicenda politico-giornalistica un po’ caotica che serviva a presentare-demolire i candidati “impresentabili” con la scusa di costruire una democrazia italiana più matura. Ma chi sono gli impresentabili? E perché la loro impresentabilità dovrebbe essere certificata da una Commissione parlamentare, l’Antimafia? Come si può pensare che una Commissione formata da rappresentanti dei partiti, quei partiti che selezionano i candidati, possa affrontare il tema dello screening di legalità senza far sorgere il dubbio che persino le loro valutazioni sono frutto di manovre politiche o peggio di partito?

Comissione parlamentare antimafia. A “pescare” gli “impresentabili” nelle liste elettorali sono i membri della Commissione parlamentare Antimafia

La Commissione Antimafia anche in questa tornata elettorale ha pubblicato l’elenco dei candidati alle regionali considerati impresentabili. Questa volta ne abbiamo 13 di impresentabili candidati. Nove su tredici sono in Campania. Cinque nelle liste che supportano De Luca e 4 che appoggiano Caldoro. Abbiamo provato a parlare di questo tema assai delicato con un magistrato, Catello Maresca,  oggi sostituto procuratore generale al Tribunale di Napoli, per 12 anni pm alla procura distrettuale antimafia di Napoli, nemico pubblico numero uno della mafia casalese, autore di catture di boss di mafia tra i più spietati, sanguinari e pericolosi. Mafiosi latitanti da sempre come Michele Zagaria, Antonio Iovine, Giuseppe Setola.

Catello Maresca. Sostituto procuratore generale al Tribunale di Napoli

Catello Maresca non ama l’ipocrisia e non si perde in discussioni accademiche inutili. Con lui andiamo subito al punto, senza girarci intorno.

Dottore, lei che cosa ne pensa di questa storia degli impresentabili che ad ogni tornata elettorale vengono esposti in pubblico dall’Antimafia?

Credo che in punto di diritto ci sia poco da fare e da dire. La presunzione di non colpevolezza è il principio secondo cui un imputato è innocente fino a prova contraria. In particolare, l’articolo 27, comma 2, della Costituzione afferma che “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. E questo è un principio fondamentale di civiltà giuridica ed umana rispetto al quale non si possono e non si devono fare passi indietro. Degli impresentabili che sono finiti sui giornali mi sembra che tutti, tranne uno forse, siano ancora a giudizio in primo o secondo grado. Questo, ripeto, in base a quel che leggo da voi giornalisti che immagini abbiate tirato fuori questi 13 nomi dopo la conferenza stampa del presidente della Commissione Antimafia.

Quindi, secondo lei, in nome della presunzione di innocenza dobbiamo tenerci tutto e tutti?

Non ho detto questo. Ma se mi chiede una opinione e sa di chiederla ad un magistrato, immagino che lei voglia una valutazione di ordine giuridico. Ed io quella valutazione le ho fatto. Poi nel nostro Paese l’opinione pubblica, spesso sollecitata da una stampa più o meno faziosa, tende ad anticipare il giudizio, confondendo la responsabilità penale con altre categorie. Io non faccio il moralista o il moralizzatore ma sono un magistrato. Nella mia attività professionale sono stato chiamato, come servitore dello Stato nella magistratura, a perseguire reati, talvolta anche con la restrizione della libertà personale dei rei. Questo è richiesto ad un magistrato. Vengo però alla sua domanda e le dico che non ho espresso valutazioni etiche sui cosiddetti “impresentabili”, non ho emesso sentenze morali. Certo, poi, ciascuno è libero di farlo.

Posso chiederle allora una valutazione da cittadino sulla presenza nelle liste elettorali di persone indagate, imputate in attesa di giudizio, spesso anche per reati gravi?

Certo che può, ma è un altro discorso! Non voglio sottrarmi alla domanda. In politica dovrebbe vigere, come valore assoluto, il principio della trasparenza e del rispetto per gli elettori chiamati a scegliere. E qui non si tratta solo di valori morali, ma di un discorso di serietà e di affidabilità di persone che diventeranno sindaci, consiglieri comunali, regionali, deputati, senatori.

Impresentabili. Sono 13 i candidati che hanno pendenze con la Giustizia in questa tornata elettorale

Può essere più preciso?

Certo, le faccio un esempio. Così ci capiamo meglio. Se nel programma con cui mi presento alle elezioni sostengo con forza la rettitudine, il rispetto delle regole, la cosiddetta legalità come valori da portare avanti ed affermare con forza, non mi sembra coerente poi affidare l’esecuzione di quel programma a chi non ha ancora definito con la giustizia delle pendenze, quantomeno imbarazzanti. Ma se anche quei valori non fossero nel progetto politico del gruppo di riferimento, certo non è sintomo di serietà non riuscire a fare una selezione decente di persone candidabili. Sotto questo profilo, immagino che anche lei, come tutti, da elettore consapevole, doverosamente si farà qualche domanda.

Che tipo di domanda si fa lei quando va a votare?

Immagino la domanda di tutti. Lei affiderebbe i propri risparmi ad un promotore finanziario sotto processo per truffa? Lei si farebbe costruire la casa da un ingegnere accusato di disastro ambientale? Personalmente cerco in quelle liste elettorali gli interlocutori affidabili capaci di ispirare fiducia nelle persone che entreranno nelle istituzioni. Altrimenti mi viene il legittimo sospetto che dietro ci possa essere altro. Strani accordi? Colpevoli omissioni?

Mi perdoni se insisto ancora, quindi l’incensuratezza o comunque la mancanza di carichi pendenti con la giustizia non sono una garanzia per chi fa politica?

A questa domanda le rispondo da giurista: no, assolutamente non ho detto questo. Secondo me l’incensuratezza, l’assenza di pendenze con la giustizia  sono la premessa, il presupposto indispensabile ed indiscutibile. Se vuoi fare politica devi prima dissipare tutti i dubbi sulla tua rettitudine e sulla tua onorabilità. Per questo penso che soprattutto i processi contro chi fa politica debbano essere rapidi ed efficaci. Poi ci vuole tutto il resto.

E che cosa intende lei per tutto il resto?

Intendo le capacità, la preparazione tecnica, la dimostrazione di saper fare, di essersi già messi alla prova e di non aver fallito. Ci vogliono coerenza e capacità comprovate. Non solo chiacchiere e promesse, come spesso vediamo in giro.

Abbiamo pochi politici con queste caratteristiche.

Non sarei così drastico ma certamente da questo punto di vista la politica è diventata un ambiente ostile per le persone capaci e volenterose.

Addirittura ambiente ostile?

Eh sì, così la penso. Ho visto anche io tanti politici partire con grandi progetti e forti, autentiche aspirazioni a far bene, poi sgonfiarsi, quasi irretiti da un sistema ingessante, mortificante dove tutto diventa una melassa indistinta.

Non crede di essere un po’ troppo duro?

Duro? Non mi pare. Direi realistico. Ma secondo lei perché quasi la metà degli elettori ormai ha rinunciato ad esercitare il proprio diritto a partecipare al voto? Perché più della metà degli elettori scelgono “non scegliere” da chi farsi amministrare? Secondo lei perché dell’altra metà del corpo elettorale, quelli che vanno al voto, molti scelgono il male minore, tanti entrano in cabina elettorale “turandosi il naso” come diceva Indro Montanelli. Trovo molto più triste e pericoloso questo che il più che legittimo dibattito intorno ai cosiddetti impresentabili. Non deve stupirci poi che ci troviamo spesso una classe politica che non è rappresentativa del Paese e che quindi inevitabilmente non ne sa interpretare le volontà e assecondarne i bisogni.

Qual è la sua ricetta, ammesso che ce ne sia una?

Ah, guardi, se ce l’avessi questa ricetta già sarei sceso in prima persona in piazza per sostenerla e farla valere, come facevo da ragazzo prima di diventare magistrato. La questione però è molto più complessa e non credo che bastino poche persone di buona volontà e dotate di capacità e buon senso per risolverla. Molti dei programmi e delle proposte dei politici di turno sembrano buoni e condivisibili, ma poi chiunque governa difficilmente riesce a realizzarli. La scriminante tra la politica qualunque, qualunque politica e la buona politica è tutta in una formuletta facile: promettere e poi mantenere le promesse. Forse si deve proprio partire da qui, dalla consapevolezza dei propri limiti per creare un nuovo metodo politico, più concreto e concretamente realizzabile.

Basterebbe, allora, secondo lei un metodo nuovo?

Sarebbe un buon inizio. Ma non credo sia sufficiente. Oggi, avere una ideologia sembra quasi una colpa, una sorta di peccato originale. Meglio addirittura essere totalmente vergini, fino ad arrivare al vuoto pneumatico. Dire nulla mentre si parla. E in giro c’è tanta gente impegnata in politica capace di dire per ore “nulla”. Forse bisognerebbe ritornare non solo a non rinnegare le proprie ideologie-idee, ma ad esserne fieri portatori e sostenitori convinti. Magari iniziando a costruire una nuova ideologia più moderna, adeguata ai tempi, ma nello stesso tempo ancorata alla accezione originale del termine, come complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un gruppo sociale. Ideologia come “scienza delle idee e delle sensazioni” e come dottrina capace di orientare le scelte strategiche per il Paese non è una bestemmia.

Tutto molto bello. Ma secondo lei chi potrebbe oggi, nel nostro panorama politico, farsi portatore di un progetto così profondo e complicato?

Come sempre lei è bravissimo a portarmi su un campo per me insidioso, approfittando della mia passione per la politica, nel senso più alto del termine, intesa come soluzione dei problemi della gente. Ma le ricordo che io faccio un altro mestiere, e lo continuerò a fare fin quando avrò forza e voglia di applicare questi valori in cui credo nel campo della giustizia. Al più posso azzardare un identikit, così restando nel mio contesto professionale, del politico ideale per un progetto del genere: un giovane, una giovane promettente, onesto/a e con autentica passione per la politica, serio/a, profondo/a, riflessivo/a e volitivo/a al tempo stesso, con la buona dose di esperienza operativa e tanto buon senso. Uno o una che riesca a riaccendere la passione e la voglia di partecipazione della gente attorno ad un sistema di valori e di progetti realmente realizzabile.

E allora non ci resta che aspettare?

Direi di sì, ma cercando nel contempo di metterci il nostro per creare le giuste condizioni perché possa nascere o forse solo crescere una generazione di donne ed uomini capaci di guidare il nostro Paese fuori dal pantano attuale e riportarlo ai fasti che merita. Nella speranza che torneremo presto a parlare non di impresentabili ma di valori, di programmi, di progetti realizzabili e di prospettive di crescita.

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Effetto Luca Abete e Striscia la Notizia: parcheggiatori abusivi con reddito cittadinanza come se piovesse, raffica di denunce a Napoli

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Siamo sicuri, anzi siamo quasi sicuri, che non c’è alcuna attinenza tra lo sforzo informativo di Striscia la Notizia con Luca Abete nel denunciare il fenomeno criminale dei parcheggiatori abusivi a Napoli e il moltiplicarsi delle attività di contrasto recenti delle forze dell’ordine. Ma se anche ci fosse una attinenza, ne saremmo felici perchè così si restituisce o meglio si riconosce un ruolo alla buona informazione che fa conoscere problemi da risolvere. Oggi altri Parcheggiatori abusivi sono stati scovati e denunciati. In questo caso i signori in questione oltre al guadagno con la sosta abusiva percepivano anche sostanziosi assegni con il reddito di cittadinanza. Sono stati scoperti dai carabinieri  nell’ambito di un’operazione di controllo del territorio. Due sono stati denunciati, tre segnalati all’Inps. La denuncia è scattata per due uomini – un 61enne ed un 46enne -, entrambi napoletani. I due erano diretti beneficiari del reddito di cittadinanza, avendo omesso di comunicare all’ente previdenziale la variazione del proprio reddito o patrimonio, anche se proveniente da attività irregolari. I carabinieri hanno accertato che all’interno dei nuclei familiari dei tre parcheggiatori abusivi sanzionati c’è una persona che beneficiava del reddito di cittadinanza, tra l’altro in questo caso anche maggiorato visto lo status di disoccupati dei membri degli stessi nuclei. I militari hanno infine avviato la procedura di revoca e recupero delle somme indebitamente percepite per un importo complessivo di 32mila euro.

“Striscia la Notizia” costringe il Questore a “dare i numeri” sui parcheggiatori abusivi che infestano Napoli

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Covid, lo sfascio giustizia nell’analisi dell’avvocato Giovanni Siniscalchi: il virus ha solo esasperato atavici ed irrisolti problemi

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“Il Covid ha esasperato gli antichi problemi del settore giustizia”, è il commento lucido di Giovanni Siniscalchi, avvocato penalista e segretario generale della Fondazione Castel Capuano. Scarsa organizzazione, carenza di personale nelle cancellerie, strutture e tecnologie non all’altezza, sono alcuni dei problemi atavici che affliggono la giustizia italiana. A complicare ulteriormente le cose ci ha pensato il Covid-19, che si è abbattuto come un uragano sui nostri tribunali. L’avvocato Siniscalchi ci aiuta allora a fare chiarezza sul delicato momento della giustizia, fra processi a distanza e in presenza, problematiche organizzative, ritardi e rallentamenti. In attesa dell’imminente decreto del ministro Bonafede, che proverà a salvaguardare la salute di tutti e al contempo ad evitare la paralisi dell’attività giudiziaria. 

Avvocato, qual è ad oggi la situazione nelle aule dei tribunali?

Non è un momento facile. Assistiamo ad un’estensione del contagio fra avvocati, magistrati, cancellieri, personale della polizia giudiziaria. Il virus si sta estendendo a macchia d’olio. Nelle aule la priorità viene accordata sempre ai processi con detenuti, ma si stanno celebrando anche processi con imputati liberi; il numero è ridotto e si cerca di rispettare il più possibile le norme di sicurezza. Non sappiamo di qui a poco cosa accadrà. Aspettiamo il decreto del ministro Bonafede, che dovrebbe introdurre una serie di modifiche per fronteggiare la seconda ondata. 

Quali sono le principali carenze del sistema giustizia messe in evidenza dall’emergenza?

È un tema antico: sono anni che noi avvocati, i penalisti in particolare, sosteniamo la necessità di investire risorse nel comparto per implementare il personale di cancelleria, migliorare la qualità delle strutture, investire in tecnologie. Il Covid-19 non ha fatto altro che amplificare problemi preesistenti. 

Crede che il processo penale a distanza sia una pista percorribile?

Noi penalisti stigmatizziamo questa scelta. Svuotando l’aula di giustizia, si lede l’umanità del processo penale, che dovrebbe svolgersi alla presenza di tutte le parti, difensori, imputati, giudice e testimoni. Il processo penale è un faticoso percorso di ricerca della verità processuale, che si può raggiungere solo con il contraddittorio tra le parti. In questo senso, la presenza fisica è fondamentale; l’avvocato, soprattutto se autorevole, può comunicare al giudice con efficacia le ragioni del suo assistito, oppure saggiare la credibilità di un testimone dall’inflessione della sua voce, dalla gestualità, dal linguaggio non verbale. So che il provvedimento del ministro dovrebbe andare nella direzione di tutelare il processo in presenza nei momenti topici: la discussione (arringa) dell’avvocato, l’esame di un testimone. La segmentazione fra processo in presenza e da remoto però, snatura il processo penale e su questo noi non faremo mai passi indietro. 

E per gli altri tipi di processi?

Il discorso cambia se parliamo del settore civile o amministrativo; lì sono molto più avanti di noi con le piattaforme digitali. Il processo civile telematico è una realtà già da un po’ di tempo, soprattutto perché la sua natura consente un ricorso maggiore al processo a distanza. Si tratta di un processo scritto, in cui l’oralità occupa uno spazio residuale; in quei casi un’accelerazione della digitalizzazione non può che essere una manna dal cielo. 

Ci sono altri provvedimenti che potrebbero facilitare il vostro lavoro?

Da tempo invochiamo la possibilità di richiedere la copia integrale del fascicolo da una piattaforma telematica penale, senza dover mandare un collaboratore a fare lunghe file per ottenere una copia degli atti. Allo stesso modo, sarebbe utile poter presentare istanze e ricorsi con una Pec e non in presenza. Ancora, fino ad oggi i cancellieri non possono operare in smart working perché, per ragioni di privacy, non possono accedere ai registri. L’auspicio è che il decreto del ministro della giustizia possa soddisfare alcune di queste richieste. Nei processi più delicati, la difficoltà che vive il cliente è forte; c’è una sempre maggiore disaffezione e sfiducia verso il settore giustizia nella sua totalità.

Crede che dopo la prima ondata ci sia stata sufficiente programmazione nei tribunali?

Non metto il dubbio che dopo la prima ondata il tema sia stato posto. Credo però che si poteva fare di più. Oggi si tenta di mettere una toppa di fronte ad una situazione emergenziale, ma c’è molto pressappochismo. Non si è programmato in maniera ragionata, rigorosa, come il nostro settore avrebbe richiesto. Non è un caso che noi battiamo su questi temi da molti anni e il Covid non ha fatto altro che esasperarli. Sulla giustizia si investe male, i temi sarebbero tanti… per ora ci limitiamo ad affrontare l’emergenza.

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Uccide marito, dopo 48 ore chiama polizia e confessa

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Debiti e gelosie. Sembrano essere questi i motivi dell’omicidio avvenuto a Casale Monferrato, in un alloggio al primo piano di via Caccia 104. Vittima Fabio Spiga, 43enne originario di Recco (Genova), colpito dal marito Luca Meloni, coetaneo e originario di Cagliari, al culmine di un litigio. Una trentina le coltellate, secondo le informazioni che trapelano dalle indagini della polizia coordinate da Davide Pretti, magistrato in forza alla procura di Vercelli, competente sul territorio di Casale (Alessandria). La violenza risalirebbe a due giorni fa. Ad avvisare questa mattina le forze dell’ordine sarebbe stato lo stesso Meloni, a lungo interrogato dagli inquirenti. “Venite, ho ucciso mio marito”, la richiesta di aiuto dell’uomo al numero di emergenza del commissariato. Gli agenti, una volta sul posto, lo hanno trovato in forte stato di agitazione nell’appartamento. Il cadavere del compagno, sposato civilmente nel 2017, era in una pozza di sangue in camera da letto. Secondo una prima ricostruzione, lunedi’ sera dopo un litigio Meloni era uscito di casa per distrarsi, soffermandosi in un bar ed incontrando alcuni amici. Al suo rientro, intorno alle 22, la discussione era ripresa tra accuse e insulti reciproci, fino alle coltellate, inferte su tutto il corpo della vittima con un coltello da cucina. Sotto choc, l’omicida ha trovato comunque la forza di incontrarsi con degli amici e di trascorrere la notte a casa di uno di questi, alternando ore in casa e fuori fino a questa mattina. Quando, stremato, ha chiamato la polizia.  La vittima era dipendente del supermercato Eurospin di Casale, dove era diventato responsabile delle vendite. Aveva lavorato un anno in Inghilterra e parlava molto bene l’inglese. Appassionato d’arte, aveva fatto il liceo artistico e frequentato per qualche anno l’Universita’. I conoscenti lo descrivono come una persona colta. Sconvolti per quanto accaduto i suoi colleghi come i compagni di scuola. “Voglio ricordarti cosi’ Fabietto, spensierato e sorridente” scrive su Facebook Giorgia Rea postando una foto di gruppo di una recente rimpatriata con gli ex compagni. “Non mi sembra vero, penso alla scuola, al treno a tutte le volte che studiavamo insieme a casa tua. Una tragedia”, commenta Licia Lagomarsino. Tra cuoricini e faccine che piangono traspare il ricordo “di un’anima buona”, come scrive Gina Cusumano. Nessuno sembra fosse al corrente dei problemi col marito, ancora sotto interrogatorio. Gli inquirenti continuano infatti a lavorare per verificare la fondatezza della ricostruzione e emettere la misura cautelare nei confronti dell’omicida. (

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