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Corona Virus

Maresca: attenti all’esasperazione sociale, Governo nomini un commissario alla sanità che in Campania è fuori controllo da mesi

Catello Maresca

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“Siamo ad un passo dalla tragedia….chiudiamo tutto”. Ha tuonato ieri il presidente della Regione Campania. Io aggiungerei che siamo anche ad un passo dalla esasperazione sociale e che la rabbia della gente ormai è montata ed è pronta ad esplodere.
La questione non è solo di natura sanitaria.
È diventato un problema di ordine pubblico e molto probabilmente la criminalità sta soffiando sul vento delle rivolte, creando confusione e accrescendo il clima di nervosismo e lo stato di malcontento e malanimo diffusi. Fatte queste premesse che sono di sostanza, veniamo ora a questioni altrettanto serie.

Notte di guerriglia a Napoli contro il coprifuoco: i video e le foto della protesta e delle violenze

In questo contesto, nessuno può pensare di nascondere le sue colpe e fingersi casto e puro.
Non dubito che ormai la situazione sia sfuggita di mano e che l’unica soluzione possibile sia quella più drastica. Ma questo è solo l’ultimo stadio di una storia, nata male e proseguita peggio. Ma aldilà delle operazioni da avanspettacolo politichese, la verità è che tutta la vicenda ha un solo unico protagonista. Se questo valeva nel bene quando la Campania sembrava fosse solo marginalmente sfiorata dal virus, deve ovviamente valere anche nel male. A meno di non voler replicare quello sketch dell’avvocato compiaciuto che quando si vinceva la causa se ne prendeva il merito e quando si perdeva lo imputava al solo povero cliente.


La situazione, definita dallo stesso presidente tragica, purtroppo dimostra in maniera impietosa il fallimento totale di una gestione della sanità che da oltre 5 anni è in mano a lui, anche come commissario.
E che negli ultimi 6 mesi dopo il lockdown, sempre lui ha continuato a gestire in maniera almeno approssimativa.
Ormai il bluff del governatore sceriffo in grado di “proteggere” i campani dal virus è stato scoperto.
Solo che questa non è una partita di carte, qui parliamo della nostra pelle, della nostra salute, della salute pubblica.
Lungi da me la volontà di partecipare allo “sciacallaggio mediatico”, che lo stesso presidente lamenta con insistenza di subire e che, essendo tanto diffuso, invece dovrebbe far riflettere lui e i suoi consulenti sulle scelte adottate per fronteggiare la crisi.
Ma per onore della verità non ci si può esimere dal mettere in evidenza alcune palesi contraddizioni.
Numero uno: De Luca parla su Facebook senza contraddittorio come se si fosse appena insediato sulla poltrona di palazzo Santa Lucia, dimenticando forse che la sua gestione è iniziata nel lontano 2015. E se ancora oggi con milioni di euro investiti (a leggere i dati Anac recentemente diffusi sulla spesa media regionale per pazienti covid: sperperati) ci troviamo in questa drammatica condizione, non sarà solo e sempre colpa degli altri, del Governo nazionale o del destino.

Numero due: Se è vero che il tracciamento dei contagi è fuori controllo da tempo, da quando – prima delle elezioni – il dato dei positivi cresceva inesorabilmente e del governatore impegnato in campagna elettorale si erano perse le tracce, perché si interviene solo oggi con tre ordinanze in quattro giorni? Peraltro, contraddittorie e già superate dagli eventi, come lo stesso De Luca ha dovuto ammettere.
Ma, ascoltando il suo intervento Facebook assai simile alla “cazziata” preventiva del genitore che sa di aver sbagliato, quasi quasi viene da chiedersi: ma chi le ha emanate quelle ordinanze superate?
Ti viene quasi il dubbio che la firma sotto non sia dello stesso De Luca dei video su Facebook.

Emergenza Covid, De Luca chiede il lockdown ma Conte per ora ha detto no

Numero tre: Ci sono modi e modi. Le manifestazioni di protesta, che personalmente mi preoccupano più della dissociazione tra il De Luca arrabbiato su Facebook e quello che amministra la Sanità regionale, dimostrano che la gente è stanca di essere presa in giro.
Qualche settimana fa, mentre la curva dei contagi saliva inesorabile, si faceva finta di non vedere discoteche stracolme, matrimoni e feste varie con più di duecento persone ed assembramenti notturni ovunque. Oggi lo sceriffo è tornato tuonando e minacciando coprifuoco e chiusure totali. Ma forse l’unica cosa che ci piacerebbe sapere è di chi è la responsabilità. Perché forse non è solo la nostra. E magari potremo affrontare un periodo che si annuncia ancora più duro, almeno senza un immotivato senso di colpa.
E poi, visto che questa storia prima o poi finirà, immaginiamo sia il caso di togliere la sanità dalle mani di chi ha dato ampia prova di incompetenza e cattiva gestione.
Il Governo nomini in fretta un commissario capace e competente in grado di gestire l’emergenza ed il dopo emergenza. Perché, su questo siamo d’accordo: ora dobbiamo stringere i denti tutti insieme e soffrire, ma abbiamo anche il diritto di sperare in un futuro migliore.

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Coronavirus, in Italia cala il tasso di positività: 12.415 nuovi contagi e 377 morti

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Sono 12.415 i test positivi al coronavirus registrati nelle ultime 24 ore in Italia, secondo i dati del ministero della Salute, su 211.778 i test per il coronavirus, sia molecolari che antigenici, e questo vuol dire che il tasso di positività  è al 5,9%, e sia pure lentamente sta scendendo.Le vittime sono 377 mentre nelle 24 ore precedenti i positivi erano stati 16.310 e i morti 475.
Calano, anche questi lentamente, i ricoveri nelle terapie intensive ed anche i ricoveri ospedalieri.

 

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Covid, Campania: meno vittime, scende numero di positivi al virus

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Sono 1.021, di cui 57 sintomatici, i nuovi positivi al Covid 19 in Campania, su un totale di 14.588 tamponi di cui 1.009 antigenici. L’incidenza contagi-test e’ dunque del 6,99%, rispetto al 7,74 di ieri. In calo anche il numero delle vittime, 12, di cui sei risalenti alle ultime 48 ore e altrettante decedute in precedenza ma registrate in ritardo. Il bollettino dell’Unita’ di crisi, aggiornato alla mezzanotte scorsa, segnala inoltre 452 guariti. I posti di terapia intensiva occupati sono 94, tre in meno di ieri, mentre si attesta a 1.460 (+28) il numero delle degenze.

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La ripartizione dei vaccini Pfizer regione per regione dopo i tagli unilaterali della casa farmaceutica

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Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta sono le uniche regioni che non avranno tagli nella distribuzione dei vaccini Pfizer-BioNTech. E’ quanto emerge dalla ripartizione delle dosi (considerate ormai su 6 per ogni fiala e non piu’ 5) resa nota dall’ufficio del Commissario straordinario Domenico Arcuri. L’Emilia Romagna, Lombardia e Veneto con circa 25mila dosi sono le regioni piu’ penalizzate, poi il Lazio con 12 mila la Puglia con 11.700. Dalla prossima settimana, quindi, a fronte delle 562.770 dosi previste, verranno consegnate 397.800 dosi (-29%). Ecco la ripartizione per regioni (fonte Commissario straordinario per l’emergenza)

Regione  Previsioni  Modifiche  Differenze

  • Abruzzo 9.360 9.360 – 0%
  • Basilicata 3.510 3.510 – 0%
  • Calabria 15.210 9.360 -5.850 -38,4%
  • Campania 43.290 38.610 -4.680 -10.8%
  • Emilia Romagna 52.650 26.910 -25.740 -48,8%
  • Friuli Venezia Giulia 15.210 7.020 -8.190 -53,8%
  • Lazio 51.480 38.610 -12.870 -25%
  • Liguria 21.060 18.720 -2.340 -11,1%
  • Lombardia 95.940 70.200 -25.740 -26,8%
  • Marche 10.530 10.530 – 0%
  • Molise 3.510 3.510 – 0%
  • Provincia di Bolzano 8.190 3.510 -4.680 -57,1%
  • Provincia di Trento 5.850 2.340 -3.510 -60%
  • Piemonte 50.310 44.460 -5.850 -11,6%
  • Puglia 30.420 18.720 -11.700 -38,4%
  • Sardegna 14.040 7.020 -7.020 -50%
  • Sicilia 49.140 37.440 -11.700 -23,8%
  • Toscana 29.250 18.720 -10.530 -36%
  • Umbria 5.850 5.850 – 0%
  • Valle d’Aosta 1.170 1.170 – 0%
  • Veneto 46.800 22.230 -24.570 -52,5%

Totale Italia 562.770 397.800 -164.970 -29,3%

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