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Marek Hamsik arriva in Cina, tappa a Shanghai prima di conoscere il team del Dalian Yifang

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“Niente recita di Natale a scuole per non urtare chi non è cattolico” ma la notizia è falsa

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“Il simbolo della Natività non offende nessuna sensibilità religiosa e anzi, spesso, nella sua storia, questo istituto ha consentito momenti di autentica inclusione interculturale, al di fuori di rigidi e precostituiti schemi mentali ed in questa prospettiva va concepito e andrà realizzata la recita nella scuola di Moie”. La dirigente scolastica della scuola dell’infanzia ‘Rodari’, Patrizia Leoni, mette a tacere le polemiche nate dopo il diffondersi della notizia dell’annullamento della tradizionale recita di Natale, per non offendere i bimbi non cristiani. La dirigente la definisce una “non notizia, che rischia di compromettere l’immagine di un corpo docenti che, nella sua globalità, sono fiera di guidare una scuola che per anni è stata il faro di iniziative all’avanguardia”.

Secondo quando ha riferito la dirigente, “nella tarda mattinata di ieri” i genitori avrebbero chiesto un colloquio “per individuare modalità condivise a proposito della recita di Natale” e “nessuna altra forma di comunicazione era pervenuta ne’ in modo formale nè informale da parte di istituzioni o singoli”. Pieno sostegno alla dirigente è stato espresso sia da parte della rappresentante del comitato dei genitori, Laura Borroni, sia dei sindaci dei Comuni di Maiolati Spontini, Castelplanio, Poggio San Marcello sui quali sono dislocate le otto scuole dell’istituto che include anche l’asilo di Moie. “Includere significa quindi aggiungere non togliere ciò che è espressione della cultura e di tradizioni universalmente apprezzate – ha concluso Leoni – E proprio poichè le buone notizie vanno divulgate con la medesima celerita’ delle non-notizie, sono lieta di annunciare l’incontro nel nostro istituto con la scrittrice Mariapia Veladiano, venerdì prossimo, in occasione del trentesimo anniversario della convenzione Onu sui diritti dell’infanzia: sarà l’occasione per riflettere insieme sulla necessità di educare le nuove generazioni alla complessita’ del vivere contemporaneo e ai valori del rispetto e del dialogo”.

 

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Arriva la legge e il numero emergenza (114) contro il bullismo

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Il ragazzo che compie atti di bullismo e che non modifica i propri comportamenti dopo un percorso di rieducazione, potrebbe essere allontanato dalla famiglia dal Tribunale dei minori e affidato a una casa famiglia se la permanenza con i genitori risulta controproducente alla sua rieducazione. E’ quanto prevede, per i casi piu’ gravi di bullismo, la legge che la Commissione Giustizia della Camera ha approvato e che arrivera’ in Aula lunedi’ prossimo. La legge istituisce anche un numero verde, il 114, per le vittime. In Commissione c’e’ stato un dibattito tra due impostazioni diverse: da una parte Fdi, sostenuto anche da Lega e Fi, puntava solo all’aspetto penale, introducendo uno specifico reato di Bullismo, con pene da sei mesi a quattro anni di carcere; dall’altra la proposta di M5s (a prima firma di Devis Dori) sostenuta dal Pd, che punta soprattutto alla prevenzione e al recupero educativo del “bullo”. Il testo approvato prevede una parte penale per i maggiorenni che accomuna il bullismo allo stalking (articolo 612 bis del codice penale). Molto piu’ articolata la parte rieducativa: nel caso in cui il bullo sia un minore, infatti, si interviene sul processo penale minorile.

 

La legge prevede che nei casi di bullismo che emergono in ambiente scolastico, il preside promuova un dialogo con il “bullo”, la sua famiglia ed anche con gli altri ragazzi della classe. Inoltre, se qualcuno segnala atti di bullismo al Procuratore, questi li gira al Tribunale dei minori che apre quindi un procedimento in cui stabilisce “gli obiettivi” di un percorso di rieducazione. I dettagli dei “progetti” rieducativi vengono invece definiti dai servizi sociali insieme alla famiglia del ragazzo o della ragazza. Concluso il “progetto”, e “comunque con scadenza annuale”, il servizio sociale “trasmette al Tribunale per i minorenni una relazione” sul percorso fatto dal ragazzo. Il Tribunale per i minorenni, puo’ a quel punto decidere tra quattro soluzioni: dichiarare concluso il processo rieducativo, farlo proseguire, “disporre l’affidamento del minorenne ai servizi sociali” o, infine, “disporre il collocamento del minorenne in una comunita’, qualora gli altri interventi “appaiano inadeguati”. La presidente della Commissione Francesca Businarolo (M5s), parla di “ottimo test” e di “gran lavoro” della Commissione, ma Fdi, con Carolina Varchi ribadisce il suo “no” chiedendo l’introduzione del reato autonomo e bocciando l’impostazione rieducativa della legge. “La destra perde l’occasione di dare un contributo nel contrasto a un fenomeno aggressivo e devastante per chi lo subisce”, ammonisce il proponente Dori.

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Cronache

Salvi è il nuovo Pg della Cassazione, ma il Csm si divide

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Alla prima prova importante dopo lo “scandalo nomine”, scoppiato alla fine della primavera con le intercettazioni delle indagini sul pm romano Luca Palamara e culminato con le dimissioni di cinque consiglieri, il Csm si divide. E lo fa proprio sulla nomina piu’ delicata, quella di Procuratore generale della Cassazione, il “capo” dei pm italiani, che ricopre anche la funzione di titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati e componente di diritto del Csm. Su quella poltrona, scoperta dal luglio scorso, con il pensionamento anticipato di Riccardo Fuzio -ulteriore strascico del caso Palamara- siedera’ per la prima volta un “papa straniero”, non un magistrato che ha svolto quasi tutta la sua carriera all’interno della Cassazione, come sinora era avvenuto. Alla soluzione interna che era rappresentata dall’avvocato generale della Cassazione Marcello Matera, il plenum ha preferito il Procuratore generale di Roma Giovanni Salvi, in passato procuratore capo a Catania e consigliere del Csm (eletto nelle liste di Magistratura democratica), che gia’ partiva come candidato favorito e che ha battuto anche il terzo concorrente, il Pg di Napoli Luigi Riello. Ma i consiglieri si sono divisi. E cosi’ Salvi e’ passato a maggioranza: 12 i voti a favore contro i quattro andati a Riello e i 3 ottenuti da Matera; cinque le astensioni, tra cui quella consueta del vice presidente del Csm David Ermini. A votare per Salvi e’ stata una maggioranza inedita: i togati di Area (il gruppo delle toghe progressiste in cui e’ confluita Md, senza sciogliersi), quelli di Autonomia e Indipendenza (la corrente di Davigo che a seguito del terremoto ha piu’ che raddoppiato la sua rappresentanza, da ultimo con l’elezione di Nino Di Matteo) e i laici del M5S. La seduta era presieduta dal capo dello Stato, che del Csm e’ il presidente e che a giugno, nel pieno della bufera che aveva investito Palazzo dei marescialli, aveva rivolto un duro monito ai consiglieri, parlando di un “quadro sconcertante e inaccettabile” emerso dall’inchiesta di Perugia e invocando anche una riforma interna per assicurare “regole puntuali e trasparenza” delle decisioni. Anche oggi, dopo aver espresso gli auguri di buon lavoro a Salvi e la certezza che il nuovo Pg “apportera’ un alto contributo di professionalita’ e capacita’ organizzativa” e dara’ un “contributo prezioso al funzionamento efficace e trasparente del Csm”, Sergio Mattarella ha rivolto ai consiglieri un richiamo: “il Consiglio ha oggi piu’ che mai la necessita’ di dover assicurare all’ordine giudiziario e alla Repubblica che le sue nomine siano guidate soltanto da indiscutibili criteri attinenti alle capacita’ professionali dei candidati”. Un solo passaggio esplicito alle vicende di questa estate, quando, nel ricordare l’attivita’ svolta da Fuzio nel ruolo di procuratore generale, Mattarella ha sottolineato anche “il senso delle istituzioni” manifestato con la sua scelta di lasciare l’incarico “in un momento particolarmente delicato e difficile per tutta la magistratura”. “La nomina del Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione e’ la prima,importante occasione per dare un segnale forte di un cambio di registro” aveva detto prima del voto il togato di Area Giuseppe Cascini, deluso dalla presenza di tre proposte alternative, segno della “difficolta’ di trovare attraverso il dialogo e il confronto soluzioni condivise nell’esclusivo interesse generale”. A breve un nuovo banco di prova, con la nomina del successore di Giuseppe Pignatone, al vertice della procura di Roma.

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