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Maradona, il Cotugno: Diego Junior si è auto-dimesso ed ha lasciato l’ospedale ma è ancora in condizioni gravi

Olga Fernandes

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Quello che leggete di seguito è il comunicato dell’ospedale Cotugno sulle condizioni di salute di Diego Maradona Junior e le prescrizioni imposte al figlio del campione argentino deceduto in queste ore prima delle dimissioni che lui ha voluto. Vengono sottolineate le difficile condizioni di salute e la necessità e urgenza di osservare le indicazioni mediche perchè il momento è delicato per la salute di Diego Jr che può decidere di auto dimettersi ma deve pensare alla sua salute ancora molto cagionevole. I medici hanno voluto emettere questo comunicato per sottolineare che un suo viaggio in Argentina è non  solo da sconsigliare ma da vietare perchè i parametri vitali e il futuro buon decorso della malattia (la polmonite) dipendono dalla perfetta esecuzione delle cure che deve osservare. Il comunicato stampa reca la firma del dottor Valerio Parrella che ha fatto un autentico miracolo per strappare il giovane figlio di Maradona da una condizione di salute quasi irrimediabilmente compromessa.

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“Adolescenti in era Covid drogati dal virtuale”

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Una generazione “drogata dal virtuale” e sempre piu’ incapace di distinguere il gioco dalla realta’ effettiva. Sono gli adolescenti ed i giovanissimi dell’era Covid: la pandemia, avvertono gli psichiatri, ha acuito l’isolamento portando a rifugiarsi sempre di piu’ in un mondo virtuale nel quale la violenza e’ un gioco e spingendo a replicare questo schemi anche nella vita quotidiana, senza avere pero’ percezione delle conseguenze dei propri atti. Come dimostrano, affermano, recenti episodi di cronaca, ultimo dei quali l’omicidio di una ragazzina per mano di 4 sue coetanee in Usa e trasmesso in diretta sui social. “Siamo dinanzi ad una generazione di giovanissimi drogati dal virtuale – spiega il presidente della Societa’ italiana di psichiatria (Sip) Massimo Di Giannantonio -. Una situazione gia’ esplosa nel recente passato ma che e’ stata ora pericolosamente acuita dalla pandemia. Proprio la pandemia, infatti, ha chiuso i ragazzi a casa, ha impedito le relazioni ed ha portato soprattutto i giovanissimi a chiudersi sempre piu’ in se stessi, creando un terribile circolo vizioso”. E’ come se, afferma, “i giovani vivessero in un contenitore chiuso dove la mancanza di confronto porta a pensare che tutto sia possibile. C’e’ una sorta di senso di onnipotenza e si vive una realta’ virtuale in cui la percezione della morte, ad esempio, e’ falsata, perche’ tutti muoiono ma possono poi rialzarsi come nulla fosse. Alla fine si perde il senso della distinzione tra realta’ effettiva e mondo virtuale e la violenza dei giochi puo’ essere replicata nel mondo reale ma perdendo la percezione di cio’ che effettivamente si sta facendo e delle sue conseguenze concrete”. Anche secondo il co-presidente Sip Enrico Zanalda la pandemia ha sicuramente pesato molto, incentivando l’isolamento e l’utilizzo dei social media in modo eccessivo. Non va pero’ dimenticato, rileva, “che gli adolescenti, come dimostra la tragica morte della ragazzina in Usa, possono essere molto crudeli ‘naturalmente’: hanno cioe’ una minore capacita’ di comprendere la differenza tra vita e morte ed anche una maggiore propensione a rischiare la propria vita, e questo perche’ la morte appare lontana e ancora intangibile. E l’esistenza in remoto a cui la pandemia ha costretto ha acuito questo distacco dalla realta’”. A cio’, aggiunge, “si somma anche una componente di emulazione e protagonismo, come credo sia accaduto nel caso della ragazzina uccisa negli Stati Uniti, in cui la violenza del gioco si riporta nella realta’ anche per distinguersi dagli altri”. La soluzione non e’ semplice ma sicuramente “tutto questo rende chiara la necessita’ di non abbandonare i giovani a se stessi ed al loro mondo di app e social, tanto piu’ in questo periodo difficile. I cellulari dei giovanissimi vanno controllati da parte dei genitori e lo sforzo maggiore – conclude Di Giannantonio – deve essere quello di ricostruire relazioni vere con gli adolescenti, ritrovando una dimensione di contatto interpersonale e non virtuale”.

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Le varianti possono ingannare i farmaci anti Covid

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Sale l’allerta per le varianti del virus SarsCoV2 in Italia, dopo i tre casi di positivita’ a quella brasiliana scoperti in Abruzzo che si vanno ad aggiungere al primo caso registrato a Malpensa del paziente ricoverato a Varese e alle decine di casi di variante inglese segnalate negli ultimi giorni in diverse Regioni. A preoccupare non e’ solo la loro capacita’ di eludere i vaccini anti-Covid, ma anche quella di sfuggire agli anticorpi monoclonali che si stanno affacciando sul mercato, una questione delicata su cui stanno provando a fare luce diversi studi. Il rischio, infatti, e’ che vengano deluse le attese generate dai risultati promettenti ottenuti finora nelle sperimentazioni, come quelli annunciati dall’azienda Eli Lilly, che dichiara una riduzione del 70% del rischio di ospedalizzazione e morte nei pazienti Covid ad alto rischio trattati con gli anticorpi monoclonali bamlanivimab (LY-CoV555) ed etesevimab (LY-CoV016). Le mutazioni che potrebbero rendere inefficaci gli anticorpi monoclonali stanno gia’ circolando, anche se a bassi livelli, come dimostra uno studio americano pubblicato su Science e coordinato dal Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle. I ricercatori hanno usato una nuova tecnica di mappatura per valutare quali mutazioni della proteina virale Spike (in particolare quelle della porzione chiamata ‘RBD’) influiscono sul riconoscimento da parte degli anticorpi monoclonali in commercio, ovvero il cocktail REGN-COV2 della Regeneron (usato anche da Trump) e l’anticorpo LY-CoV016 della Eli Lilly. In questo modo sono emerse diverse mutazioni che permettono al virus di rendersi invisibile: addirittura una singola mutazione riuscirebbe a ingannare entrambi gli anticorpi presenti nel mix della Regeneron. “Questo metodo di mappatura delle mutazioni sara’ utilissimo per selezionare meglio gli anticorpi contro le nuove varianti”, commenta Giuseppe Novelli, genetista dell’Universita’ di Roma Tor Vergata. “Sapevamo fin dall’inizio che il virus poteva mutare e che sarebbero emerse forme resistenti: per questo e’ importante che i governi diversifichino gli investimenti puntando su vari tipi di anticorpi, cosi’ come e’ stato fatto coi vaccini”. Intanto la ricerca continua anche sugli anticorpi ad ampio spettro diretti contro piu’ coronavirus, come quello sviluppato negli Stati Uniti dall’azienda biotech Adagio Therapeutics, che presenta i primi risultati su Science annunciando l’avvio dei test clinici entro pochi mesi. Il nuovo anticorpo, denominato ADG-2, e’ stato selezionato e ingegnerizzato a partire dagli anticorpi prodotti naturalmente da un paziente sopravvissuto alla Sars nel 2003. I primi test su cellule in provetta e topi “dimostrano che ha una capacita’ neutralizzante nei confronti di SarsCoV2 che e’ paragonabile o addirittura superiore a quello degli altri anticorpi attualmente in via di sviluppo per Covid-19, inoltre – afferma Laura Walker di Adagio Therapeutics – si lega in modo efficace a tutte le piu’ comuni varianti di SarsCoV2 in circolazione, dunque non dovrebbe essere influenzato dalle mutazioni note che danno resistenza”. Riconoscendo una porzione del virus evolutivamente conservata, l’anticorpo potrebbe offrire protezione anche dai nuovi ceppi emergenti di SarsCoV-2 e da altri coronavirus ‘parenti’ che in futuro potrebbero causare nuove pandemie.

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La Gran Bretagna supera 100mila morti, prima in Europa

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Le mutazioni del coronavirus fanno sempre piu’ paura e mentre nei palazzi europei si combatte la guerra dei vaccini sul campo i governi valutano misure restrittive ancora piu’ rigide, come la chiusura delle frontiere. Anche perche’ vittime e contagi continuano a salire in modo inarrestabile. I contagi da Covid-19 nel mondo sono arrivati ormai a 100 milioni e la Gran Bretagna diventa il primo Paese europeo a sfondare quota 100 mila morti dall’inizio della pandemia: il doppio delle vittime dei bombardamenti nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. “Un dolore difficile da esprimere” per il premier britannico Boris Johnson, che senza riconoscere apertamente errori nella gestione dell’emergenza si e’ comunque assunto “la responsabilita’ di tutto cio’ che ha fatto il governo”, rivolgendo le proprie condoglianze a tutti coloro che hanno perduto i propri cari “nella piu’ grande crisi dalla Seconda guerra mondiale”. E’ stato invece il leader dei Laburisti, Keir Starmer, a far notare che il numero dei morti e’ piu’ del doppio di quello del ‘Blitz’, come e’ chiamata la campagna di bombardamenti nazisti subita dal Regno Unito dal settembre del 1940 al maggio del 1941. Downing Street in queste ore sta mettendo a punto una nuova stretta ai confini che include l’obbligo per alcuni viaggiatori arrivati nel Regno Unito di isolarsi fino a 10 giorni in hotel sorvegliati, anche in assenza di sintomi. Il provvedimento mira a scongiurare l’importazione di varianti del coronavirus potenzialmente piu’ contagiose o piu’ resistenti ai vaccini anche della mutazione ‘interna’, in primis quella sudafricana e quella brasiliana. L’annuncio ufficiale e’ atteso per domani ma secondo la Bbc l’obbligo di quarantena riguardera’ per ora chi arriva o rientra dai Paesi sudamericani e dell’Africa australe, oltre che dal Portogallo tenuto conto che molti voli fra il Brasile e l’isola fanno scalo a Lisbona. Al momento chi viaggia nel Regno da qualunque Paese del mondo deve presentare un certificato di test Covid negativo eseguito entro le 72 ore precedenti, compilare un modulo online per poter essere tracciato e isolarsi in quarantena a domicilio per 10 giorni. Anche la Germania sta studiando nuovi provvedimenti contro il virus e la variante inglese in particolare, che per Angela Merkel e’ una “polveriera”. In una riunione con i Laender nei giorni scorsi la cancelliera ha chiesto di fare in modo che “la circolazione degli aerei sia talmente limitata che non si possa piu’ andare da nessuna parte”. Ne’ soprattutto arrivare in Germania. E anche il ministro dell’Interno Horst Seehofer ha confermato alla Bild che il governo sta prendendo in considerazione misure piu’ drastiche, da controlli piu’ severi alle frontiere con i Paesi ad alto rischio fino alla chiusura totale dei confini tedeschi. Il Paese che invece per ora non ha intenzione di varare nuove misure contro il coronavirus e’ la Francia. Dopo che nei giorni scorsi si era parlato della possibilita’ di un terzo lockdown, oggi il segretario di Stato francese al Commercio Agne’s Pannier-Runacher lo ha escluso. Si aspetta di valutare gli effetti del coprifuoco alle 18, imposto due settimane fa. Il presidente Emmanuel Macron presiedera’ domani all’Eliseo un nuovo consiglio di difesa sanitario per fare il punto della situazione ma, contrariamente a quanto ipotizzato in un primo tempo, non sono previsti annunci in tv. Intanto il numero di persone contagiate dal Covid-19 e’ arrivato ormai a 100 milioni, secondo i dati forniti dalla Johns Hopkins University. Il Paese con il numero piu’ alto di casi restano gli Stati Uniti (oltre 25 milioni), seguiti da India, Brasile, Russia e Regno Unito. Il primo Paese Ue per numero di contagi e’ la Francia con 3.116.363 casi.

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