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Manuel Bortuzzo ringrazia gli amici “per il sostegno”. Il papà: è forte, tornerà forte come prima

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“Siete fantastici, siete ciò che mi faceva andare a dormire tranquillo la sera e ciò che mi faceva risvegliare con il sorriso”. E’ uno dei passaggi del messaggio che ieri sera Manuel Bortuzzo, il 19 enne ferito da un colpo di pistola una settimana fa alla periferia sud di Roma, ha pubblicato sul proprio profilo Instagram. “Buongiorno a tutti ragazzi – scrive il nuotatore -. Finalmente sono tornato in possesso del mio telefono e con calma potrò rispondere e ringraziare singolarmente ognuno di voi, quelle fantastiche persone che siete che non mi avete lasciato da solo un attimo. Grazie per il sostegno che mi avete dato. Credetemi, l’ho percepito da parte di chiunque. Siete fantastici, siete cio’ che mi faceva andare a dormire tranquillo la sera e cio’ che mi faceva risvegliare con il sorriso. Un abbraccio e un bacio a tutti. Presto ci ribecchiamo in giro. Manuel”.

“E’ stata una settimana difficile. E’ ancora in rianimazione. Gli hanno tolto le ultime suture anche se oggi era un po’ sofferente anche per il carico dei farmaci ma risponde a tutti gli amici di piscina dicendo che lui tornera’ in acqua, fara’ piu’ fatica a prenderli, ma li prendera’”. Queste le parole del papà di Manuel Bortuzzo intervistato a Non è l’Arena su La7. “Questa mattina ho sentito Manuel che mi ha detto: ‘Papa’ andiamo avanti’. E’ forte, tanto forte”, ha aggiunto. Franco Bortuzzo ricorda i momenti in cui hanno detto a lui e alla moglie del ferimento del figlio. “Ho chiesto immediatamente all’ispettore due cose: non raccontarmi la storia, voglio solo sapere se e’ vivo o morto. Questa e’ la cosa che mi interessava – ha sottolineato -. Mi risponde: E’ vivo. Siamo partiti subito e sono state cinque ore di viaggio davvero toste”.

“Ti rendi conto che la tua vita e’ cambiata, quindi la devi affrontare in maniera diversa e devi farti coraggio, devi dire avanti perche’ non e’ finita e soprattutto perche’ e’ vivo”, ha aggiunto il papa’ di Manuel che ha poi acconsentito alla messa in onda le immagini in cui il figlio viene colpito dal proiettile. “E’ giusto vederle, cosi’ qualcuno ci pensera’. Fa tanto male – ha detto – e’ una cosa insopportabile per un padre ma questa e’ la vita e bisogna affrontarla”. Il papa’ ha raccontato anche della solidarieta’ avuta dalle persone. “Una signora benestante – ha rivelato – mi ha detto: guardi, io ho una villa vicino a Casa Santa Lucia in modo che dalle finestre potra’ vedere suo figlio. Questa casa è sua per il tempo che ne avra’ bisogno’. Non ho parole”. In chiusura ha voluto anche ringraziare la Federnuoto che fin dal primo giorno ha offerto il suo sostegno al ragazzo. “Mio figlio stravede per questa grande famiglia del nuoto e ancora di piu’ si sente protetto e mi ripete: ‘abbiamo i mezzi per andare avanti’. Grazie a tutti e si va avanti a testa alta”, le sue parole.

 

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Ucciso a Capodanno, il killer è nullatenente e le spese di giustizia le accollano alla vittima: parla Valentina Sarpa

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Rimase vittima, a soli 24 anni, di un colpo di pistola esploso a Capodanno dalla figlia di un boss dei Quartieri Spagnoli di Napoli. L’assassina, nullatenente, non ha così liquidato le spese processuali e così la Giustizia ha pensato bene di accollarle, le spese processuali, alla famiglia della vittima. Parliamo di una cifra di quasi 18mila euro. A rendere nota la storia è l’avvocato Angelo Pisani, presidente di NoiConsumatori. La cartella esattoriale, con richiesta perentoria di 18.600,89 euro, è stata addebitata oggi alla famiglia Sarpa.

La colpa di questa famiglia, pesantemente colpita negli affetti con l’assassinio del loro giovane figlio a 24 anni, spiegano gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, è stata quella di “essersi costituita parte civile nel processo contro Emanuela Terracciano, all’epoca 22enne, figlia del defunto boss Salvatore detto “‘o niron” . La donna è stata condannata nel procedimento penale in via definitiva a 8 anni di reclusione e al risarcimento in sede civile di oltre 626mila euro e al pagamento delle spese processuali. “Ma siccome è nullatenente – fa sapere Angelo Pisani – a rispondere in solido ora è la famiglia”. Pisani spera in un intervento del Presidente della Repubblica e in una revisione della normativa anche fiscale che, sottolinea, “si sta rivelando una beffa per le vittime della criminalità”.

(nella foto in evidenza Angelo e Sergio Pisani, fratelli e avvocati che tutelano gli interessi della famiglia Sarpa)

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Marito e moglie trovati morti in casa vicino a Roma

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I cadaveri di due persone, marito e moglie, sono stati trovati in un appartamento ad Ariccia, ai Castelli Romani. Sul posto sono intervenuti i carabinieri dopo le segnalazioni di alcuni abitanti che hanno sentito colpi d’arma da fuoco. Arrivati in casa sono stati trovati i cadaveri di due pensionati. Sono in corso indagini per ricostruire l’accaduto.

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Raccontò abusi nel tema, patrigno condannato a 5 anni

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Un’odissea durata almeno un paio d’anni, a cominciare da quando la sfortunata vittima era appena entrata nell’eta’ adolescenziale. Poi, inaspettatamente, l’uscita da un gorgo di violenze grazie alle poche parole e alle descrizioni riportate in un compito d’italiano in classe. Un grido d’allarme, il suo, raccolto dalla scuola, grazie alla capacita’ di osservazione e sensibilita’ di uno degli insegnanti della terza media che all’epoca frequentava la ragazzina. E’ la vicenda di una bambina che sin dai 12 anni d’eta’ era stata costretta alle molestie da parte del patrigno, il compagno della madre. La storia di abusi sessuali risale al periodo tra il 2014 e il 2016, quando la vittima aveva, appunto, dai 12 ai 15 anni, e si consuma nella tranquilla provincia di Pordenone. L’uomo aveva cominciato a manifestare attenzioni nei confronti della piccola, che con il passare del tempo si erano trasformate in atteggiamenti morbosi crescenti. La ragazzina non aveva mai trovato il coraggio di confidarsi con qualcuno e men che meno con la mamma, che e’ sempre rimasta all’oscuro della vicenda. Pero’, in occasione di un compito in classe di italiano, la piccola – parlando in terza persona, senza far alcun esplicito riferimento alla situazione personale e probabilmente senza la consapevolezza di indurre attenzione sul suo caso – descrive le violenze che subisce da anni, non indugia ma nemmeno tace particolari che un occhio attento riconosce come abusi. Leggendo il componimento, la professoressa di Lettere si insospettisce. Chiede spiegazioni alla piccola allieva e non le sfuggono alcune cadute in contraddizione. La ragazzina si innervosisce, cerca di minimizzare. A quel punto l’insegnante decide di avvisare i Servizi sociali e gli investigatori, che immediatamente avviano discrete quanto puntuali indagini. Le forze dell’ordine accerteranno le pesanti molestie subite dalla piccola e individueranno nel patrigno il responsabile degli abusi. L’uomo si difendera’ sempre, anche in tribunale una volta cominciato il processo a suo carico, affermando che la ragazzina era consenziente. Il Gup del Tribunale di Pordenone non gli ha creduto e ha comunque giudicato determinante il fatto che all’epoca la vittima fosse minore di 14 anni: lo ha condannato, con rito abbreviato – che consente lo sconto di un terzo della pena – a 5 anni di reclusione per violenza sessuale su minore. Una pena piu’ dura di un anno rispetto alla richiesta fatta dalla Procura della Repubblica. Nel frattempo, la vittima – intorno alla quale e’ da sempre stretto un protettivo riserbo – e’ diventata maggiorenne e sta cercando di ricostruirsi una vita affettiva, seguita ancora da un’equipe di psicologi che la ascoltano e la consigliano.

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