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Manovre al centro: Sala vede Di Maio, si apre il confronto

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Molti lo indicano come il federatore del nuovo centro riformista che potrebbe nascere e, anche se ha ribadito piu’ volte che vuole fare “solo il sindaco di Milano”, questa mattina Giuseppe Sala ha ricevuto nella sua casa in centro citta’ prima Luigi Di Maio, fresco di scissione dal Movimento 5 Stelle, e poi Benedetto Della Vedova, segretario di +Europa. Il Tribunale dei brevetti, che il capoluogo lombardo vorrebbe per se’, e’ stata la scusa dei due faccia a faccia, dietro ai quali sono pero’ evidenti le grandi manovre al centro in vista delle prossime elezioni politiche. Il faccia a faccia tra Di Maio e Sala e’ durato piu’ di un’ora e mezza e, anche se nessuno ha rilasciato dichiarazioni al riguardo, e’ chiaro che nell’appartamento di Brera si e’ parlato soprattutto di politica. Il ministro degli Esteri, dopo l’addio al Movimento 5 Stelle, e’ in cerca di alleati per Insieme per il Futuro e non e’ un mistero la sua intenzione di puntare sui primi cittadini. Una stima per altro ricambiata da Sala, che ha avuto modo di confrontarsi con il ministro degli Esteri in un recente viaggio a New York. “Un’interlocuzione c’e’, ci sentiamo”, ha ammesso nei giorni scorsi il sindaco di Milano. Fino al faccia a faccia di oggi che, non a caso, si e’ tenuto a casa di Sala e non in Comune, luogo quest’ultimo piu’ adatto se l’incontro fosse stato di natura istituzionale. “Abbiamo parlato di Tribunale dei Brevetti”, ha tagliato corto Sala lasciando l’abitazione per recarsi a Palazzo Marino. Certo, il feeling sembra sia nato tra il sindaco e il ministro degli esteri, si racconta in ambienti politici vicini ai due interlocutori. E sicuramente Di Maio non ha preclusioni di principio verso nessuno di quest’area.Tant’e’ – si ragiona in ambienti parlanentari – che per lui ora il tema principale consiste nel capire se si riesc a trovare delle convergenze per dare vita d un progetto innovativo che guardi a temi come l’ambiente e al futuro dei giovani, per esempio.

Che qualcosa si muova al centro lo dimostra anche l’arrivo del segretario di +Europa, Benedetto Della Vedova, a casa del sindaco Sala un’oretta dopo Di Maio, che la prossima settimana dovrebbe incontrare anche gli esponenti di ‘L’Italia c’e”, il nuovo soggetto centrista lanciato da Gianfranco Librandi. Il sottosegretario al ministero degli Esteri ha parlato di un incontro gia’ pianificato, per parlare del Tribunale dei Brevetti, ma non ha nascosto che il colloquio e’ servito anche a fare il punto sull’attuale situazione. “Abbiamo fatto due chiacchiere su temi piu’ politici e io ho spiegato al sindaco Sala quello che +Europa e Azione stanno facendo – ha detto -. Un progetto liberal-democratico ancorato ai liberali europei, autonomo dalle coalizioni, a maggior ragione fintanto che il Pd insistera’ ad avere come interlocutore principale il M5S di Conte”. Al momento per Di Maio non sembrerebbe esserci spazio con +Europa: “non so cosa stia facendo Insieme per il futuro, noi facciamo un’altra cosa – ha precisato Della Vedova -. Di Maio e’ il mio ministro, lavoro bene con lui ma sul piano politico abbiamo sempre avuto esperienze molto, e in alcuni momenti, moltissimo diverse” . A mettere il veto sul ministro degli Esteri e’ anche Carlo Calenda. “Davvero mi sfugge come Beppe Sala possa anche solo pensare che un tandem con Di Maio porti qualche beneficio a lui o al Paese – ha twittato il leader di Azione -. Il centrocome ricettacolo di ogni trasformismo non e’ un progetto politico, ma un ufficio di collocamento”. Quello che immagina Sala e’ un centro che guarda a sinistra, come ha spiegato di recente sulle sue pagine social, “perche’ non potrei mai stare con la destra ne’ coi populisti, ma solo con chi ha veramente un animo popolare”.

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Politica

Trump attacca Meloni: “Non aiuta nella guerra”. Scontro totale tra Usa e Italia

Trump accusa Meloni di non sostenere la guerra e critica l’Italia su Iran e Nato. Reazioni politiche compatte a difesa della sovranità nazionale.

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Lo scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni si fa frontale. In un’intervista telefonica al Corriere della Sera, il presidente americano accusa la premier italiana di non voler sostenere lo sforzo bellico nella crisi con l’Iran, dichiarandosi “scioccato” dal suo atteggiamento e mettendo in dubbio la sua determinazione.

Trump contesta apertamente la scelta italiana di non partecipare alle operazioni militari e critica la posizione del governo anche sul piano energetico e strategico.

Il nodo militare: Hormuz e basi italiane

Al centro della tensione c’è la richiesta americana di un maggiore coinvolgimento dell’Italia, anche con mezzi navali nello Stretto di Hormuz.

Trump sostiene di aver chiesto supporto agli alleati, ricevendo però risposte negative.

Secondo la ricostruzione politica, Roma avrebbe escluso l’uso di basi strategiche come Sigonella e Aviano per operazioni dirette, confermando una linea di prudenza e non intervento.

Lo scontro politico: Papa e autonomia italiana

La crisi si è aggravata dopo le dichiarazioni di Trump su Papa Leone XIV, alle quali Meloni ha risposto definendole “inaccettabili”.

Il presidente americano ha replicato con toni duri, accusando la premier di sottovalutare la minaccia iraniana e di non comprendere i rischi globali.

Un confronto che mette in evidenza due visioni opposte: da un lato una linea più prudente e legata ai principi costituzionali italiani, dall’altro una richiesta di allineamento pieno alle strategie statunitensi.

Il rischio economico: dazi e ritorsioni

Lo scontro rischia di avere conseguenze anche sul piano economico.

Dopo l’introduzione del dazio universale del 10% sui prodotti europei, si apre ora la possibilità di misure più mirate contro Paesi considerati non allineati.

Secondo stime industriali, eventuali tariffe al 15% o 20% potrebbero colpire settori chiave del Made in Italy, con impatti rilevanti sull’export.

Reazioni politiche: fronte interno compatto

Le dichiarazioni di Trump hanno provocato una reazione trasversale nel Parlamento italiano.

Il leader di Azione Carlo Calenda ha espresso sostegno alla premier, mentre Elly Schlein ha difeso in Aula la posizione del governo, richiamando il principio costituzionale del ripudio della guerra.

Sulla stessa linea anche Angelo Bonelli, che ha parlato di ingerenze inaccettabili e ribadito la sovranità italiana.

Un rapporto ormai compromesso

Il confronto segna un punto di rottura nei rapporti tra Roma e Washington, dopo una fase iniziale caratterizzata da sintonia personale tra i due leader.

Resta ora da capire se lo scontro potrà rientrare attraverso canali diplomatici o se si tradurrà in un raffreddamento strutturale delle relazioni tra Italia e Stati Uniti.

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Politica

Centrosinistra, primarie e leadership: il caso Salis agita il campo largo

Silvia Salis irrompe nel dibattito del centrosinistra: primarie sì o no, mentre Conte e Schlein si sfidano sulla leadership.

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Nel centrosinistra si consuma un confronto a distanza tra Giuseppe Conte e Elly Schlein. Il primo insiste sulla necessità delle primarie aperte per scegliere la leadership, mentre la seconda mantiene una posizione più prudente, concentrata sulla costruzione del programma.

Una differenza di visione che riflette le tensioni interne al cosiddetto campo largo.

Il fattore Salis

Nel dibattito si inserisce la figura di Silvia Salis, sindaca di Genova, sempre più al centro dell’attenzione mediatica e politica.

Salis ha più volte espresso perplessità sulle primarie, ritenute divisive, sostenendo invece che la guida del governo debba spettare alla figura più competitiva.

Una posizione che, pur non tradotta in una candidatura ufficiale, alimenta il dibattito interno.

Ipotesi e scenari politici

Secondo diverse ricostruzioni, nel campo progressista si valutano scenari alternativi nel caso in cui non si trovi un accordo tra le principali forze. Tra questi, anche l’ipotesi di una figura di mediazione capace di tenere insieme le diverse anime della coalizione.

In questo contesto, le parole di Salis sulla possibilità di una candidatura unitaria a Palazzo Chigi hanno suscitato reazioni fredde sia nel Partito Democratico sia nel Movimento 5 Stelle.

Il nodo delle primarie

Il tema delle primarie resta centrale. Conte le considera uno strumento indispensabile, mentre nel Pd emergono sensibilità diverse.

Molto dipenderà anche dalla legge elettorale: in assenza dell’obbligo di indicare un candidato premier prima del voto, potrebbe aprirsi uno scenario in cui la leadership verrebbe decisa solo dopo le elezioni.

Comunicazione e consenso

Parallelamente al dibattito politico, la figura di Salis continua a muoversi anche sul piano comunicativo, tra interviste, presenza sui social e partecipazione a eventi pubblici.

Una strategia che contribuisce a mantenerla al centro dell’attenzione, in una fase in cui il centrosinistra appare ancora alla ricerca di una sintesi sulla leadership e sulla proposta politica.

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M5S, scontro Conte-Di Maio sul libro: tensioni anche sul simbolo

Nuovo scontro tra Conte e Di Maio dopo il libro del leader M5S. Sullo sfondo anche la battaglia legale per il simbolo del Movimento.

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Si riaccende il confronto tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, con toni che richiamano le tensioni già emerse ai tempi del governo guidato da Mario Draghi.

Al centro del nuovo scontro c’è il libro di Conte, “Una nuova primavera”, in cui l’ex premier ricostruisce alcune dinamiche politiche legate alla crisi del Movimento e alla rielezione del presidente della Repubblica.

La replica di Di Maio

Di Maio ha contestato apertamente il racconto, parlando di episodi “completamente falsi” e rivendicando il proprio ruolo nella rielezione di Sergio Mattarella e nel sostegno all’esecutivo Draghi.

L’ex ministro ha inoltre criticato Conte per aver definito “congiurati” esponenti politici che oggi fanno parte dell’area del cosiddetto campo largo.

La controreplica del leader M5S

Conte ha replicato con toni più sfumati, invitando Di Maio a leggere integralmente il libro per comprendere meglio il contesto. Dal Movimento si parla di fraintendimenti e di attacchi strumentali.

Sul fondo resta il richiamo alle ricostruzioni già espresse in passato da Beppe Grillo, figura ancora centrale nella storia del Movimento.

Il nodo del simbolo

La vicenda assume un rilievo ulteriore per le possibili implicazioni legali. È infatti in corso una causa sul simbolo del Movimento 5 Stelle, e secondo alcune indiscrezioni Di Maio potrebbe avere ancora un ruolo formale in una delle associazioni legate alla struttura originaria del M5S.

In questo scenario, non si esclude che possa rivendicare diritti sul logo o intervenire nel contenzioso.

Scenari aperti

Il conflitto tra Conte e Di Maio si inserisce in una fase delicata per il Movimento, tra ricostruzione politica e battaglie legali.

Gli sviluppi della causa sul simbolo e gli equilibri interni potrebbero avere ripercussioni significative sul futuro del M5S e sui rapporti tra i suoi protagonisti.

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