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Economia

Manovra, torna l’ipotesi di riapertura del condono edilizio del 2003

Nella manovra riemerge la possibile riapertura del condono edilizio del 2003: sanabili diverse tipologie di abusi, con limiti stringenti e attuazione demandata alle Regioni.

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Resta aperta la possibilità di una riapertura del condono edilizio del 2003. Tra le riformulazioni degli emendamenti parlamentari alla manovra economica compare infatti la riscrittura della proposta di modifica sulla sanatoria edilizia, inizialmente presentata a prima firma Rastrelli (Fratelli d’Italia).

Quali abusi sarebbero sanabili

La nuova formulazione prevede la sanabilità di tutte le tipologie di illecito edilizio contemplate dalla normativa. Rientrerebbero quindi le opere realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo, così come gli interventi di manutenzione straordinaria e i restauri.
La sanatoria, tuttavia, non sarebbe generalizzata e prevede una serie di esclusioni esplicite.

I limiti alla sanatoria

Non potrebbero essere sanate le opere abusive riconducibili a proprietari condannati, né quelle per le quali non siano tecnicamente possibili interventi di adeguamento antisismico. Restano inoltre escluse le costruzioni sottoposte a vincoli legati alla gestione del territorio o realizzate su monumenti nazionali, a tutela del patrimonio storico e paesaggistico.

Il ruolo delle Regioni

Un elemento centrale della riformulazione riguarda l’attuazione della misura. L’eventuale riapertura del condono sarebbe infatti demandata alle Regioni, chiamate ad adottare una specifica legge di attuazione entro due mesi dall’entrata in vigore della manovra.
Si tratterebbe quindi di un quadro normativo che lascia ampi margini alle amministrazioni regionali, chiamate a declinare tempi, modalità e criteri applicativi della sanatoria.

Un tema destinato al confronto politico

La possibile riapertura del condono edilizio riporta al centro del dibattito un tema tradizionalmente divisivo, destinato a suscitare confronti politici e istituzionali. Al momento, la misura resta legata all’iter parlamentare della manovra e alle successive scelte delle Regioni, che avranno un ruolo decisivo nell’eventuale applicazione della sanatoria.

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Economia

Ferrari accelera sui conti: nel 2026 ricavi a 7,5 miliardi e margine Ebitda al 39%

Ferrari punta nel 2026 a ricavi per 7,5 miliardi e a un margine Ebitda del 39%. Superati con un anno di anticipo i target finanziari fissati al Capital Markets Day 2022.

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Ferrari punta a raggiungere nel 2026 ricavi pari a 7,50 miliardi di euro, con un margine Ebitda del 39%, sostenuta da un mix di prodotto definito robusto. Lo rende noto la casa di Maranello, delineando un quadro di crescita che conferma la solidità del modello industriale e commerciale del gruppo.

Ebitda, utile operativo e cassa

Per il 2026 Ferrari prevede un Ebitda adjusted superiore a 2,9 miliardi di euro, un utile operativo adjusted oltre i 2,2 miliardi e un free cash flow industriale maggiore di 1,5 miliardi. Indicatori che rafforzano la traiettoria di crescita del Cavallino Rampante e la capacità di generare valore anche in uno scenario complesso.

Target raggiunti in anticipo

La casa di Maranello sottolinea che gli obiettivi finanziari fissati per il 2025 sono stati non solo raggiunti, ma superati. Inoltre, i target finanziari per il 2026, delineati nel Capital Markets Day Ferrari 2022, sono stati conseguiti con un anno di anticipo, a testimonianza di una performance superiore alle attese.

Un contesto globale complesso

La performance viene definita straordinaria anche alla luce del contesto geopolitico e macroeconomico che ha caratterizzato il 2025. Ferrari ha dovuto gestire l’incertezza legata all’aumento dei dazi sulle auto dell’Unione europea importate negli Stati Uniti, oltre a significative oscillazioni valutarie sui mercati internazionali.

La resilienza del modello Ferrari

Secondo quanto evidenziato dall’azienda, i risultati confermano la resilienza del modello di business Ferrari, capace di mantenere redditività elevata e solidità finanziaria anche in una fase di forti tensioni economiche globali. Un modello che continua a puntare su esclusività, innovazione e valore del marchio come leve principali della crescita futura.

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Economia

Ferrari e Cina, Vigna: “Mercato rilevante, puntiamo sull’Amalfi e sugli 8 cilindri”

Ferrari registra un calo delle consegne in Cina nel 2025. L’ad Benedetto Vigna spiega le ragioni fiscali e annuncia il rilancio con l’Amalfi e i motori 8 cilindri.

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«Il mercato cinese per Ferrari non è irrilevante, ci lavorano tanti colleghi». Lo ha dichiarato Benedetto Vigna, amministratore delegato di Ferrari, nel corso di un incontro con la stampa dedicato ai conti 2025.

Il calo delle consegne nel 2025

Nel quarto trimestre del 2025 Ferrari ha registrato una flessione delle consegne in Cina, Hong Kong e Taiwan del 36%, con 182 unità consegnate. Su base annua, il calo è stato del 19%, a quota 941 vetture.

Differenze tra Cina e Taiwan

Vigna ha sottolineato la necessità di distinguere tra i diversi mercati dell’area. In Cina, ha spiegato, è in vigore un regime di tassazione particolarmente penalizzante per i modelli a 12 cilindri. «Il nostro portafoglio è impostato più per Taiwan e per il resto del mondo – ha aggiunto – e l’offerta 2024-25 non era in linea con la domanda dei clienti cinesi».

La strategia: Amalfi e motori 8 cilindri

L’obiettivo ora è rilanciare la presenza sul mercato cinese con modelli più adatti al contesto fiscale e alla domanda locale. «Puntiamo sull’Amalfi – ha spiegato l’ad – che ha un range di prezzo corretto, sull’8 cilindri che non è tassato come il 12, e sul tetto rigido». Una strategia mirata a intercettare una clientela più ampia, mantenendo il posizionamento del marchio.

L’espansione in Asia

Sempre in Asia, Ferrari ha aperto anche in Corea del Sud, dove, secondo Vigna, è stato raggiunto il numero critico di vendite. Un segnale di rafforzamento della presenza del Cavallino Rampante nell’area, nonostante le difficoltà registrate nel mercato cinese.

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Economia

UniCredit, accordo sul premio di produttività 2025: il Vap più alto del settore bancario

UniCredit chiude l’accordo sul Premio di Produttività 2025 per l’Italia: Vap più alto del settore bancario e rafforzamento del welfare aziendale.

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UniCredit ha raggiunto l’accordo sul Premio di Produttività relativo all’esercizio 2025 per il perimetro italiano. Un’intesa che arriva a pochi giorni dalla positiva conclusione della precedente trattativa sindacale e che, secondo la banca, rafforza ulteriormente un sistema di welfare già tra i più avanzati nel panorama nazionale.

Le parole dell’amministratore delegato

«Il nostro successo è la conseguenza diretta dell’impegno delle nostre persone, che sono il motore delle nostre performance record», afferma Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit. «A loro va tutta la nostra gratitudine. Siamo orgogliosi di essere l’istituto bancario che eroga il più alto Vap in Italia», aggiunge Orcel, sottolineando il valore strategico del contributo dei dipendenti ai risultati del gruppo.

Il dialogo con i sindacati

La responsabile People & Culture Italia e Coo Italia di UniCredit, Italia Dalla Riva, evidenzia come l’intesa rappresenti una «dimostrazione concreta dell’impegno di UniCredit a supporto dei nostri dipendenti» e metta in luce l’importanza di un dialogo costante e costruttivo con le organizzazioni sindacali. Un confronto che viene indicato come elemento centrale del modello di relazioni industriali adottato dal gruppo.

Vap e welfare aziendale

Secondo quanto spiegato dalla banca, l’accordo consolida UniCredit al vertice del settore bancario italiano per valore del premio di produttività. Le misure previste confermano l’impegno continuo dell’azienda nel sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori e nel migliorare le condizioni complessive del welfare aziendale, rafforzando un sistema che viene descritto come tra i più evoluti a livello nazionale.

Una strategia di lungo periodo

L’intesa sul premio di produttività 2025 si inserisce in un percorso più ampio di dialogo sociale e di attenzione alle persone, che UniCredit indica come leva fondamentale per la competitività e la sostenibilità del gruppo. Un modello che, nelle intenzioni dell’istituto, punta a coniugare risultati economici e valorizzazione del capitale umano.

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