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Cronache

Maltempo sull’Italia: allerta arancione nel Lazio, fiumi sorvegliati e gelo al Nord

Piogge intense e allagamenti nel Centro-Sud, allerta arancione nel Lazio e in Molise. Gelo al Nord e crolli di alberi nelle Marche.

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Pioggia persistente in Abruzzo, Molise e soprattutto a Roma e nel Lazio, con numerosi allagamenti, strade chiuse e fiumi sotto osservazione. La Protezione Civile ha emesso un’allerta arancione nel Lazio e in Molise e gialla in dieci regioni, dalle Marche alla Sicilia.

Nel Lazio l’allerta arancione è scattata già nel pomeriggio di lunedì. Si registrano esondazioni e allagamenti: l’Aniene ha superato gli argini a Ponte Lucano, nel comune di Tivoli, e nel quartiere La Rustica, coinvolgendo tratti della via Collatina. Il Tevere ha superato i 7 metri, oltre le banchine—chiuse per sicurezza—con piste ciclabili allagate lungo le sponde. A Roma, nei primi giorni dell’anno, è caduta pioggia pari alla media dell’intero mese di gennaio.

Soccorsi nella Capitale

A Trigoria due ragazze di 21 e 24 anni sono rimaste intrappolate in un appartamento seminterrato, invaso dall’acqua fino a 50 centimetri dal soffitto. Sono state salvate dai vigili del fuoco e dai sommozzatori, in stato di ipotermia. Due camionisti sono rimasti bloccati in via Ardeatina per l’allagamento; un’auto è stata trovata sommersa su una banchina del Tevere nel quartiere Prati. Forti allagamenti anche sul litorale romano.

Il sindaco Roberto Gualtieri ha disposto per martedì il divieto di accesso a parchi e ville storiche, la sospensione di attività ludico-ricreative non agonistiche, la chiusura dei cimiteri e raccomandazioni alla prudenza, anche su balconi e alla guida.

Alberi crollati e neve a bassa quota

Nelle Marche si registra una “strage” di alberi per il peso della neve; episodi analoghi a bassa quota in Toscana. A Ancona un grosso pino è crollato in centro, danneggiando un muro e colpendo due auto ferme al semaforo; a Falconara Marittima altri due alberi hanno bloccato una strada. Ceduta anche una porzione del muro di recinzione del carcere di Barcaglione, tra Ancona e Falconara. A Roma, in via dei Fori Imperiali, è crollato un pino secolare: l’assessora Sabrina Alfonsi ha spiegato che l’albero non era malato, ma appesantito dalle piogge.

Gelo al Nord e bora a Trieste

Al Nord, freddo intenso: in Alto Adige registrata la notte più fredda dell’inverno con -20°C a San Giacomo in Val di Vizze e -19°C a Sesto Pusteria, paese del tennista Jannik Sinner. Primi fiocchi a Trieste, con raffiche di bora.

Epifania: crollo termico e neve in collina

Per l’Epifania è atteso un generale calo delle temperature, con piogge e temporali al Centro-Sud—specie sulle regioni tirreniche—e neve anche in collina nelle regioni centrali. In Molise l’Università ha sospeso le attività didattiche per mercoledì; a Roma annullata, per sicurezza, la tradizionale discesa della Befana dei vigili del fuoco in piazza Navona.

Altri interventi e criticità

In Abruzzo il fiume Aterno ha superato la soglia di guardia nell’Alta Valle fino a L’Aquila. Nel Foggiano, a Serracapriola, il sindaco Michele Leombruno ha soccorso una donna di 60 anni in ipotermia. Le autorità raccomandano massima prudenza e il rispetto delle indicazioni di sicurezza nelle aree interessate.

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Cronache

Gratteri contro la politica dei decreti: “Legislazione schizofrenica, servono riforme vere”

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Il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri boccia senza mezzi termini la linea del governo in materia penale, definendola una “legislazione schizofrenica”. L’intervento è arrivato nel corso della trasmissione Otto e mezzo su La7, dove il magistrato ha messo in discussione l’efficacia della produzione continua di decreti emergenziali.

Critica ai nuovi reati introdotti a ripetizione

Secondo Gratteri, è inutile introdurre ogni due o tre mesi un nuovo reato attraverso decreti legge. Se l’obiettivo politico è aumentare il numero delle persone detenute, la strada corretta sarebbe quella di intervenire direttamente sul codice penale, con una riforma organica e coerente, e non con misure episodiche dettate dall’urgenza o dall’emotività del momento.

Garantismo per i colletti bianchi, durezza per il dissenso

Il procuratore evidenzia una asimmetria evidente nell’approccio legislativo: da un lato un’impostazione garantista nei confronti dei reati dei cosiddetti colletti bianchi, dall’altro una linea molto più severa verso i manifestanti, arrivando a ipotizzare strumenti come il fermo preventivo. Una contraddizione che, a suo giudizio, mina la credibilità complessiva del sistema penale.

Le priorità secondo Gratteri

Per uscire dall’impasse, Gratteri indica una serie di interventi strutturali:

  • concorsi regolari per le forze dell’ordine
  • migliori stipendi e maggiore formazione
  • addestramento adeguato e riorganizzazione del personale
  • riforma complessiva del codice penale, non interventi spot

“Non bisogna mai fare decreti di pancia – ha sottolineato – perché così non se ne esce”.

Il nodo carceri e i fondi del PNRR

Nel mirino del procuratore finisce anche la gestione delle risorse del PNRR. Gratteri osserva che non è stato costruito nemmeno un carcere, né dall’attuale esecutivo né da quello precedente, nonostante l’emergenza cronica del sovraffollamento penitenziario.

Un giudizio netto, che riapre il dibattito su sicurezza, repressione e riforme strutturali della giustizia penale, mettendo in discussione l’efficacia della strategia seguita finora dal governo.

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Giorno del Ricordo, Parlamento e Basovizza uniti nella memoria delle vittime delle foibe

Il Giorno del Ricordo celebrato in Parlamento e a Basovizza: istituzioni unite nella memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, tra gesti simbolici e richiami contro l’oblio.

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Nell’Aula della Camera risuona l’inno di Mameli alla presenza del capo dello Stato, del presidente del Consiglio e delle alte cariche istituzionali, mentre tre corone d’alloro vengono deposte alla Foiba 149 di Monrupino. Un legame ideale tra il Parlamento e il Sacrario della Foiba di Basovizza, luogo simbolo del Giorno del Ricordo, dedicato alle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

Le parole della premier Meloni

“L’Italia non permetterà mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato un capitolo doloroso del dopoguerra, sottolineando come per decenni sia stato oggetto di una “imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza”. Una storia che, ha aggiunto, “appartiene all’Italia intera”.

Il richiamo delle istituzioni

Il tema della memoria negata attraversa tutti gli interventi istituzionali. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato il 30 marzo 2004, data di approvazione della legge istitutiva del Giorno del Ricordo, come uno spartiacque dopo “troppi decenni” di occultamento della sofferenza di migliaia di italiani.

Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha auspicato che questa giornata contribuisca a rafforzare la memoria collettiva di un dramma che non può più essere taciuto e che resta un monito contro l’odio tra i popoli.

Maggioranza e opposizione sulla memoria

Sul valore del ricordo convergono maggioranza e opposizione. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha sottolineato come la memoria delle atrocità debba produrre “anticorpi” affinché simili orrori non si ripetano. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha invitato a evitare strumentalizzazioni, guardando in faccia l’orrore dei totalitarismi per ribadire il “mai più”.

I gesti del presidente Mattarella

Per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlano soprattutto i gesti. Dopo la cerimonia alla Camera, la visita a sorpresa alla mostra Gli esuli fiumani, dalmati e istriani al Vittoriano di Roma. Un percorso coerente con il cammino di memoria costruito negli anni, come il gesto simbolico del 13 luglio 2020, quando a Basovizza strinse la mano al presidente sloveno Borut Pahor dopo aver reso omaggio alle vittime italiane delle foibe.

Basovizza, luogo di memoria condivisa

Al Sacrario di Basovizza si è svolta anche quest’anno la cerimonia solenne. “È diventato il luogo della memoria di tutte le vittime italiane, slovene e croate, vittime dello stesso disegno criminoso”, ha detto Paolo Sardos Albertini. “Perdonare sì, dimenticare no”, ha ribadito Matteo Salvini.

Le testimonianze degli esuli

In Aula risuonano anche le voci dei testimoni. Toni Concina ha ricordato l’esodo forzato di 350mila persone, costrette ad abbandonare le proprie case per restare italiane. “Le vere foibe sono l’oblio”, ha detto tra gli applausi. Di “ferita ancora aperta” ha parlato Abdon Pamich, esule fiumano e oro olimpico a Tokyo 1964, la cui storia è raccontata nel film Rai Il Marciatore.

I simboli della giornata

Tra le iniziative ricordate anche il Treno del Ricordo, che partirà da Trieste per attraversare l’Italia, simbolo di chi “ha deciso di essere italiano due volte”. In serata, il Colosseo illuminato con il tricolore e sulla facciata della Farnesina la scritta “Io ricordo” hanno chiuso una giornata dedicata alla memoria, alla consapevolezza storica e al rifiuto dell’oblio.

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Chat Ranucci-Boccia, scontro pubblico con Giletti: polemiche politiche e interrogazione in Rai

Nuovo capitolo delle polemiche sulle chat tra Ranucci e Boccia: scontro con Giletti in tv, repliche social, interventi politici e interrogazione parlamentare sulla Rai.

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Nuovo capitolo delle polemiche nate dalla diffusione delle chat tra Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, e Maria Rosaria Boccia, conversazioni confluite nell’inchiesta della Procura di Roma che ha portato al rinvio a giudizio dell’imprenditrice per stalking aggravato, lesioni e interferenze illecite nella vita privata ai danni dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.

Il racconto di Giletti in tv

A riportare al centro dell’attenzione i messaggi è stato Massimo Giletti, che ne ha parlato nel corso della trasmissione Lo stato delle cose su Rai. Giletti ha riferito di essere stato citato in una chat in cui si faceva riferimento a una presunta “lobby gay”, di cui avrebbero fatto parte anche l’ex dirigente dei servizi segreti Marco Mancini e il direttore de Il Giornale Tommaso Cerno, oltre ad Alfonso Signorini e a un non meglio identificato “signor B”.

Giletti ha smentito con decisione qualsiasi appartenenza, sottolineando che il concetto stesso di lobby implica l’esercizio di un potere organizzato che ha sempre dichiarato di contrastare. Rivolgendosi direttamente a Ranucci, ha parlato di una “delusione umana” e ha invitato a non alimentare divisioni.

La replica di Ranucci sui social

La risposta di Ranucci è arrivata sui social network. Il giornalista ha negato di aver mai accusato Giletti di far parte di una lobby gay, sostenendo che il passaggio contestato sarebbe stato frainteso. Secondo Ranucci, il riferimento riguardava invece i legami di Giletti e Cerno con Marco Mancini, già coinvolto nel caso Abu Omar e nel dossieraggio illecito Telecom-Pirelli.

Ranucci ha accusato entrambi di aver veicolato le posizioni difensive di Mancini senza contraddittorio, ricordando anche l’incontro in autogrill con Matteo Renzi, già oggetto di un’inchiesta di Report. Ha inoltre rievocato un precedente attrito personale con Giletti, legato al tentativo di mettere in discussione l’attendibilità di una fonte del programma.

Il ruolo di Cerno e la posizione di Boccia

Ranucci ha poi ricostruito il contesto in cui nelle chat si faceva riferimento a Cerno, richiamando un editoriale televisivo e un tweet rivolto a Boccia, definito offensivo e misogino. Una lettura condivisa dalla stessa imprenditrice, che ha parlato di una ricostruzione parziale, priva del passaggio iniziale necessario a comprenderne il senso complessivo.

Secondo Boccia, si tratterebbe di conversazioni nate in un ambito strettamente privato, che non dovrebbero essere esposte al pubblico né trasformate in spettacolo mediatico.

Le reazioni politiche

Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che ha presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo alla Rai di chiarire come intenda intervenire di fronte a comportamenti che, a suo giudizio, violerebbero i principi etici del servizio pubblico.

A replicare è stata la senatrice del Movimento 5 Stelle Dolores Bevilacqua, che ha accusato Gasparri di strumentalizzare il tema. Bevilacqua ha inoltre contestato la posizione di Giletti, ricordando la recente ospitata in trasmissione di Fabrizio Corona.

Un caso ancora aperto

La vicenda continua a intrecciare profili giudiziari, mediatici e politici. Gli accertamenti sull’inchiesta restano in corso e ogni valutazione di responsabilità dovrà avvenire nel rispetto del principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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