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Malgioglio e Barbara D’Urso coppia fissa, dopo il disco “Dolceamaro” arriverà anche il Film

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Dopo il disco e il video di ‘Dolceamaro’ potrebbe esserci anche un film insieme tra la conduttrice televisiva Mediaset e il cantautore Cristiano Malgioglio. “Siamo stati a Cuba mesi fa per un progetto con Carlos Tabio – ha detto Malgioglio riferendosi al regista di Fragola e Cioccolato e Guantanamera – E’ una cosa molto importante”.

Malgioglio e D’Urso ieri sera in una festa a Milano hanno presentato il video di ‘Dolceamaro’, girato per il disco (etichetta Baraonda, regia di Gaetano Morbioli), remake di una canzone del 1980 della conduttrice. “E’ stato un caso, io ho una collezione di vecchi 45 giri e mi e’ caduto l’occhio su quello -. ha spiegato Malgioglio – Era stato un successo, cosi’ ho chiamato Barbara e lei ha accettato”. “Si’, sono stata ospite della mia canzone – ha aggiunto scherzando la D’Urso – Quando nel 1980 feci quel disco avevo poco piu’ di 20 anni e la Casa discografica aveva solo due artisti, io e Vasco Rossi che aveva inciso Non l’ho mica capito. Dopo quasi 40 ani sono passata dal cantautore Vasco al cantautore Malgioglio”.”Comunque mi sono molto divertita a farlo – ha aggiunto – Spero diventi l’hit dell’estate”.

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Cultura

Fotografia artistica e artisti fotografi, seconda tappa del tour nel mondo della bellezza e della foto di Napoli

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Il complicato esordio della fotografia che rispose con i ritratti modificando il carattere dell’arte

Il rifugio dei pittori falliti, quello che Baudelaire spietatamente attestava in merito alla fotografia, ritenuta una contumelia prontamente rintuzzata dalle gesta, dalle dichiarazioni e prima di tutto dalle immagini di Nadar, compresa quella del ritratto che gli fece nel suo studio di Parigi, fino ad oggi non ha tangibilmente trovato un strada o un viale dove eleggere la residenza. D’altronde, anche se potessero essere condivisibili alcune argomentazioni, come il disprezzo del suo legame con la società industriale (in definitiva si usa un apparecchio) e l’arte non presuppone che debba avere legami con l’industria, allora non si capisce il perché i pittori possano usare pennelli, tele, colori e cingere le loro opere in cornici di qualsiasi foggia e materiale e non siano rimasti alle dita immerse nei fanghi o addirittura nel sangue per dipingere rigorosamente pareti di caverne.

La fotografia dai suoi albori ha dimostrato si di poter riprendere perfettamente la realtà, ma anche di saper ritrarre i soggetti nella loro pienezza espressiva o illustrare il pensiero creativo del fotografo.

Proprio per questo, Benjamin, non si poneva il problema se la fotografia fosse o meno arte, ma ben più giustamente si interrogava sul fatto che la fotografia, questo artifizio meccanico, non avesse, con la sua forza e le sue caratteristiche, modificato il carattere complessivo dell’arte.

Ed è proprio di Fotografia Artistica ed Autoriale, che questa seconda tappa napoletana tenterà di affrontare cercando di esplorare le varie tendenze e i vari campi di intervento che animano questo settore della fotografia.

Non ce ne vogliano gli storici, o chi giustamente segue la storiografia e le sequenze cronologiche, ma non partiremo dai primi fotografi/artisti napoletani, che pure ad inizio secolo erano presenti sia sulla scena cittadina che quella nazionale, ma crediamo che l’arte non abbia una conseguenzialità scandita dal tempo ma dalle coscienze e dalle sensazioni. Allora partiremo dal contemporaneo, con uno degli artisti fotografici più conosciuti al mondo, il maestro Mimmo Jodice, che per tutta la vita, ma continua ancora a farlo, si è speso, anche in tempi non semplici, affinchè  si definisse il fotografo soggetto degno del rispetto che si deve tributare ai professionisti, agli artisti agli autori, creando fotografie irripetibili sia per la ricerca del perfetto che per la cura prodigata in essa, partendo dai momenti di preparazione dello scatto alla fruizione dell’opera impaginata.

Fotografi-Artisti, Artisti-Fotografi  

Fotografi artisti o artisti che usano la fotografia, non siamo solo noi utenti a chiedercelo, ma prima di tutto lo sono loro, tutti gli autori che comunicano le loro sensazioni con un apparecchio fotografico, quindi non ci addentreremo su questo sentiero semantico legato alle definizioni, ma tenteremo di illustrare il vivacissimo movimento che anima la città e che riesce a creare linguaggi fotografici inesplorati come fa Antonio Biasiucci che  con le sue opere ci ha abituato all’introspezione e alla scoperta della luce che si abbatte sugli elementi creando visioni a noi sconosciute e Raffaela Mariniello che nelle sue esplorazioni nel mondo reale e in quello artificiale, con la sua particolare visione ci ha raccontato aspetti che abbiamo poi interiorizzato e fatto nostri. La fotografia come arte, intesa come libera espressione e creazione di sogni sensazioni e stati d’animo a Napoli è sempre stata abbracciata  con grande  amore per il mezzo, ma anche per il grande bagaglio artistico/culturale che la città nelle sue mille sfaccettature offre. Pur mancando di un grande sistema museale e galleristico dedicato alla fotografia, escluso pochi luoghi tra i quali la galleria PrimoPiano e Kromia Photo Art Gallery, oggi si registra in città una tendenza che spinge alla valorizzazione dei giovani artisti che si cimentano in questo particolare settore. Questa tendenza è cominciata da tempo, ma un forte impulso è stato sicuramente l’istituzione dal oltre 10 anni del corso di fotografia come Linguaggio d’Arte istituito all’interno del Biennio Specialistico in Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e fortemente voluto e creato da Fabio Donato, artista fotografo tra i più noti della città.  Accademia di Belle Arti che non poteva non formare e “sfornare” autori fotografici, come Barbara La Ragione, Ivan Piano, Susy d’Urzo, Paola di Domenico, Neal Peruffo, Myriam Altomonte e molti altri, tutti inseriti nei circuiti delle gallerie  locali e nazionali. Tantissimi sono gli autori Napoletani che nel tempo hanno conquistato posti nelle  collezioni in giro per l’Italia e nel mondo, e molti stanno ripercorrendo queste strade oggi. Libri, mostre, esposizioni, permanenti o temporanee, collettive o personali, dagli anni ottanta e novanta  ricordiamo Augusto de Luca, con le sue cromaticità e le sue polaroid di influenza americana intervallate dai ritratti della Napoli artistica e imprenditoriale di quegli anni, Sergio Riccio attivo ancora oggi con le sue mostre e pubblicazioni raffinate che ci raccontano Napoli e le sue luci.  Qual è     il discrimine, la differenza, quella sottile linea che delimita e determina un settore fotografico commerciale dal settore fotografico artistico, ne abbiamo accennato all’inizio, con le parole di Baudelaire che riteneva improponibile qualsiasi il rapporto con l’industria, sia dal punto di vista meccanico che di accondiscendenza ai suoi dettami. Quindi, se riteniamo che la vendita di fotografia o la creazione di esse siano atti meramente commerciali, anche se operati da autori affermati, possiamo affermare  che il fotografo/artista o l’artista/fotografo crei esclusivamente le sue opere assolutamente senza committenza e seguendo soltanto il proprio desiderio di imprimere su pellicola o attraverso l’obiettivo il suo pensiero. Ed è cosi che tanti fotografi operano, immergendosi, poi, nel mercato, molto ostico, dell’arte. Cosi si è sempre operato e cosi operano oggi i giovani autori Napoletani che tanta strada stanno facendo nella ricerca della loro identità e del loro segno.

Una città che ha sempre accolto per sviluppare la propria cultura

Ilaria Abbiento, con le sue “Corrispondenze” e le ricerche Mediterranee che la portano anche su coste lontane, ma sempre bagnate dal mare,  Cristina Cusani e Chiara Arturo, che a volte  dividono progetti che sviluppano a quattro mani e due fotocamere, Chiara Coccorese con le sue oniriche ricostruzioni care allo scrittore Jonathan Coe, Francesco Ciotola, che cura  anche un piccolo spazio dedicato alla foto d’arte,  Valentina de Rosa,  Vincenzo Pagliuca, Valerio Polici, Pasquale Autiero, Ivana Fabbricino e tutti gli altri partecipanti ai  laboratori Irregolari che Biasiucci  tiene da 3 edizioni. Tra i protagonisti più  attivi troviamo Massimo Pastore,  che con le sue opere a forte impegno sociale attraversa da sud a nord la nazione proiettato in contesti europei per la forza con la quale affronta temi d’attualità.  Una città che da sempre è fonte di  ispirazione e che  da sempre attrae anche artisti e autori stranieri, fino a adottarli e renderli cittadini nel suo ventre, che è sempre inclusivo e accoggliente. Fotografi come Alain Volut negli anni novanta e oggi Salvino Campos e Martine Devrient, Ana Gloria Salvia, Arash Radpour, questi ultimi due si spingono anche  nelle performance e nella scultura. Seguendo sempre quella sottilissima linea che separa e identifica il fotografo/artista e il fotografo autore, linea pronta a scomparire improvvisamente, la vivacità culturale e sociale napoletana fornisce spunti di eccellenza sia individuali che collettivi. Nella ricerca si sperimentano e si trovano nuovi spunti di comunicazione e tanti autori, anche partiti da altri settori della fotografia,  continuano a perfezionare i loro linguaggi, come Salvatore Esposito  o Adelaide di Nunzio, Claudio Morelli e Monica Biancardi,  questi ultimi tre potremmo definirli cervelli in fuga, vista la loro scelta di voler vivere in altre città, ma sempre legatissimi a Napoli che rivedono tante volte all’anno.  Scelta inversa operata  da Yvonne de Rosa, che dopo un lungo soggiorno all’estero ed im particolare a Londra, dove si è formata al suo ritorno in città ha   fondato Magazzini Fotografici, uno spazio dedicato interamente alla fotografia e al suo indotto.

E dalle istituzioni si aspettano più strumenti per tutta la Fotografia

Una ricerca e autorialità che in città affonda le radici nel antico passato, ma anche in quello piu’ prossimo, negli anni ’80, proprio in uno spazio che si chiamava Ricerca Aperta, gestito dal compianto Gianni Rollin e poi da Lucia Patalano, fotografa autrice di rara classe  e sensibilità, tanti sono stati i giovani autori che si sono cimentati e “testato” i loro lavori e il loro talento. Possiamo definirle   investigazioni autoriali perseguite  anche da Pacifico Mazzella con i suoi interventi pittorici sulle stampe fotografiche, ma più noto per la sua foto del baciamano al senatore Antonio Gava in pieno periodo di Tangetopoli. Marina Arlotta, che dalla fotografia di architettura, spaziava per le sue composizioni e studi sul corpo. E poi, Teodoro Bonavita, Franco Tanasi e Libero de Cunzo, diviso tra ricerca e fotografia d’ambiente, come Luciano Romano, che tra  architettura e foto delle produzioni del Teatro San Carlo di Napoli riesce a concentrare la sua attenzione anche sulla ricerca del proprio linguaggio ed uguale  percorso affronta Barbara Jodice dividendosi tra le sue riprese di meravigliose opere d’arte e  l’ esercizio del suo lessico. Autorialità, che negli anni ’80, con il non dimenticato Sergio Castellano, ci invitava  ad osservare la città dall’alto, leggendole un anima che oggi, anche  i droni di ultima generazione  non potranno mai restituire. Arte, autorialità, ricerca, lessici fotografici, pare si fondano nei lavori di Cesare Accetta, che ha attraversato tanti linguaggi fotografici, dal teatro alla comunicazione, dalle sale di posa alla documentazione musicale e di arte, ma sempre come attento, appassionato e “ossessionato” indagatore della luce che lo ha portato a diventare uno dei più affermati direttori della fotografia del cinema e del teatro italiano. Benché come accennato in apertura, Napoli non sia all’avanguardia nella valorizzazione e promozione dei suoi artisti/autori/fotografici, per la atavica mancanza di posti deputati alla fotografia, da queste due iniziali tappe di questo tour, si può evincere quanto sia enorme il bacino e la vivacità dei fotografi napoletani e mi  scusino gli autori/artisti/fotografi del primo novecento e della prima metà del secolo scorso, per non averli citati o ricordati, ma lo spazio di un articolo non può essere identico a quello di una ricerca scientifica che voglia essere tale, lascerò volentieri questa analisi e studio come  priorità delle  istituzioni,  affinché possano in tal modo rendersi conto della vitalità del movimento fotografico napoletano e riuscire a fornirgli gli strumenti o almeno potenziare realmente quelli già esistenti che con sforzi enormi e volontà individuali riescono ancora a resistere, riuscendo in quello che  altre e ben più attente amministrazioni cittadine sono state in grado di programmare e costruire.

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Spadaro, Civiltà Cattolica: croci e rosari strumentalizzati e asserviti a propaganda politica di Salvini

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Nel suo discorso in Senato, Giuseppe Conte ha affermato che accostare ai simboli politici i simboli religiosi e’ un atto di “incoscienza religiosa”. Un espressione che ha colpito Padre Antonio Spadaro, direttore di Civilta’ cattolica, che in un’intervista a Repubblica dice: “Abbiamo assistito a una strumentalizzazione di rosari, crocifissi, immagini care alla devozione dei credenti, che sono state strappate al loro contesto per essere asservite alla propaganda”. Secondo Spadaro, Conte “ha notato un duplice rischio: offendere il sentimento dei credenti e offuscare il principio di laicita’, che e’ un tratto caratteristico dello stato moderno. Sono affermazioni del tutto condivisibili perche’ tendono a tutelare sia la coscienza dei fedeli sia la laicita’ dello Stato, che non e’ confessionale”.

Antonio Spadaro. Il direttore di Civiltà Cattolica assieme al presidente Mattarella

Oggi, le forze sovraniste “hanno bisogno di fondarsi anche sulla religione per imporsi. Avviene non solo nel mondo cristiano. Il potere cerca di assoggettare la religione per succhiarne il sangue, la linfa vitale”, fa notare Spadaro. E spiega che in questo modo “si riduce il cristianesimo a una ‘parte’ o un ‘partito’. Nella coscienza del cittadino e del credente questo crea sempre ferite che finiscono per trasformarsi in infezioni che infettano sia la Chiesa sia lo Stato”.

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Esteri

L’allarme del segretario di Stato Usa, Mike Pompeo: Isis più forte di 3 anni fa in certe zone

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Il segretario di stato americano, Mike Pompeo, ha ammesso che ci sono aree in cui l’Isis “e’ piu’ potente oggi di quanto non lo fosse tre o quattro anni fa”. Tuttavia il capo della diplomazia americana ha cercato di minimizzare il rischio rappresentato dallo Stato Islamico: “Quello che abbiamo sempre detto e’ che il Califfato e’ sparito, abbiamo dato una mano per smantellarlo, ma c’e’ sempre il rischio di una rinascita”, ha affermato in occasione della sua visita al del Consiglio di Sicurezza Onu. “E’ complicato”, ha detto Pompeo rispondendo alla domanda se l’Isis stesse guadagnando forza. “Abbiamo aiutato a smantellare il territorio del Califfato e continuiamo a lavorare con 79 partner per sconfiggere l’Isis e aiutare la ripresa della regione”, ha sottolineato all’Onu. L’ammissione di Pompeo arriva dopo che il New York Times, citando fonti dell’intelligence Usa e irachena, ha scritto come l’Isis, cinque mesi dopo essere stato sconfitto dalle forze appoggiate dagli americani, stia riguadagnando terreno attraverso attacchi in stile guerriglia sia in Iraq che in Siria. Non solo: starebbe anche riorganizzando la sua rete finanziaria, la sua strategia di reclutamento e campi di addestramento. Un recente rapporto del Pentagono, inoltre, ha sottolineato come dimezzare le forze americane in Siria come ordinato da Trump ha significato tagliare il sostegno alle milizie siriane appoggiate dagli Usa e che combattevano contro i militanti del’Isis. Il risultato sarebbe che ora le forze americane e degli alleati possono solo cercare di assicurare che l’Isis sia contenuto e resti lontano dalle aree urbane.

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