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Malagò alla guida della Figc: il primo nodo è il nuovo ct, poi il dialogo con la politica

Giovanni Malagò inizia il mandato da presidente della Figc con due priorità immediate: la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale e il rilancio dei rapporti con la politica. Sul tavolo i nomi di Mancini e Conte, mentre resta aperto il confronto con il Governo.

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La nuova era della Federcalcio si apre con due dossier immediatamente sul tavolo di Giovanni Malagò: la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale e la ricostruzione di un rapporto più solido con una parte della politica italiana. Sono questi i temi che hanno dominato la prima conferenza stampa del neo presidente della Figc, chiamato a guidare il calcio italiano in una fase delicata e ricca di sfide.

La partita del commissario tecnico

Sul nome del futuro allenatore della Nazionale, Malagò sceglie la prudenza. Nessuna fuga in avanti e nessuna indiscrezione confermata.

“Non ho ancora parlato con nessuno, dovete credermi”, ha dichiarato il presidente federale, spiegando che da questo momento inizierà il lavoro concreto per individuare la figura più adatta a guidare l’Italia.

I nomi che circolano restano quelli più accreditati: Roberto Mancini, protagonista del trionfo europeo del 2021, e Antonio Conte, tra gli allenatori italiani più apprezzati a livello internazionale. Ma Malagò non esclude sorprese o soluzioni alternative.

“Da adesso ci cominciamo a mettere la testa”, ha spiegato, sottolineando però come la scelta dovrà essere accompagnata da una valutazione attenta anche degli aspetti economici e organizzativi.

Il profilo ideale per guidare l’Italia

Più che sul curriculum, Malagò insiste sull’aspetto motivazionale.

Secondo il presidente federale, il futuro ct dovrà vivere l’incarico come una missione totale, mettendo la Nazionale al centro del proprio progetto professionale.

“A prescindere dal curriculum, dovrà abbracciare quest’avventura in tutto e per tutto”, ha affermato.

Almeno per il momento, appare invece meno percorribile la strada di un commissario tecnico cresciuto all’interno della filiera federale. Un modello che in passato ha portato successi con tecnici come Bearzot, Vicini o Valcareggi, ma che oggi viene considerato più difficile da applicare in un contesto caratterizzato da una forte pressione mediatica e da aspettative elevate.

L’ipotesi di un responsabile tecnico del Club Italia

Tra le novità che potrebbero emergere nella futura organizzazione federale c’è anche la figura di un presidente del Club Italia distinto dal presidente della Figc.

Si tratterebbe di una sorta di coordinatore dell’area tecnica federale, con compiti di indirizzo e programmazione. Tra i nomi che circolano figurano personalità di grande esperienza come Paolo Maldini, Claudio Ranieri e Luca Bergamini.

Una soluzione che consentirebbe di rafforzare il collegamento tra Nazionali, settore giovanile e vertici federali.

Il disgelo con il Governo

Accanto alle questioni sportive, Malagò considera prioritario il recupero del dialogo con le istituzioni.

Venerdì è già previsto un incontro con il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, una riunione che assume anche un valore simbolico dopo le tensioni degli ultimi anni legate alla vicenda dei mandati alla guida del Coni.

“Dopo aver riacceso il telefono post elezione, la seconda chiamata ricevuta è stata quella di Abodi”, ha raccontato il neo presidente federale.

L’appello alla politica

Malagò individua nel rapporto con la politica una delle tre priorità strategiche del suo mandato. Un rapporto che, a suo giudizio, dovrà essere ricostruito in modo collaborativo ma anche concreto.

“Tra le tre priorità che ho c’è quella di ripristinare un rapporto con un pezzo della politica”, ha spiegato, aggiungendo che anche le istituzioni devono contribuire al rilancio del sistema calcio.

Il riferimento è ai tempi della legislatura, destinata a concludersi nel settembre 2027. Secondo Malagò, il mondo politico dispone di una finestra temporale limitata per intervenire su temi strutturali che riguardano impiantistica, sostenibilità economica e competitività del calcio italiano.

Il primo consiglio federale è fissato per il prossimo primo luglio. Da quel momento inizierà ufficialmente il lavoro della nuova governance, chiamata a scegliere il volto della Nazionale e a costruire il futuro del calcio italiano.

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Napoli, Badiashile si avvicina: il mercato passa dalle cessioni

Il Napoli attende il via libera del Chelsea per Badiashile, individuato come rinforzo per una difesa in emergenza. In attacco ogni operazione dipende dalle cessioni di Lukaku e degli altri esuberi.

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Il Napoli accelera per Benoît Badiashile. Il Chelsea potrebbe dare il via libera alla cessione del difensore francese in prestito con diritto di riscatto e obbligo subordinato al raggiungimento di alcuni risultati, tra i quali la qualificazione alla Champions League.

Il valore complessivo dell’operazione supererebbe i 20 milioni di euro. Con il calciatore esisterebbe già un’intesa di massima: il Napoli gli offrirebbe continuità e un progetto nel quale rilanciarsi dopo stagioni condizionate dagli infortuni.

Emergenza in difesa

L’arrivo di un centrale è diventato ancora più urgente dopo l’infortunio subito da Luca Marianucci contro il Celta Vigo. Il difensore ha riportato un problema al ginocchio sinistro e si attende l’esito definitivo degli esami strumentali.

Massimiliano Allegri non può contare neppure su Alessandro Buongiorno e Sam Beukema. Le condizioni dei due sono differenti: per l’olandese il rientro potrebbe avvenire entro la fine di agosto, qualora venisse rispettato il programma di recupero.

Badiashile, mancino, fisico e ancora nel pieno della maturità calcistica, è considerato il profilo più adatto per completare il reparto.

Lukaku verso l’addio

La cessione di Romelu Lukaku dovrebbe liberare spazio economico e salariale per le operazioni in entrata. Soltanto dopo la partenza del centravanti belga il Napoli potrà accelerare anche sul nuovo attaccante.

Il nome più discusso resta quello di Gabriel Jesus. Il brasiliano è in uscita e viene proposto a diversi club europei. Piace al Napoli, ma al momento non risulta avviata una vera trattativa: prima servono almeno due cessioni.

Agli azzurri sarebbe stato offerto anche Endrick, destinato a lasciare il Real Madrid per trovare maggiore continuità. L’operazione, però, convince meno sia per le caratteristiche tecniche sia per la formula: il club spagnolo difficilmente accetterebbe un trasferimento definitivo. Sul giovane brasiliano si registra inoltre l’interesse di diverse società della Premier League, Manchester United compreso.

Ajax interessato a Noa Lang

Resta aperta anche la posizione di Noa Lang. L’Ajax vorrebbe riportarlo in Eredivisie, ma prima deve definire la possibile cessione di Mika Godts. Soltanto allora potrebbe presentare un’offerta adeguata al Napoli e al calciatore.

Il club azzurro non intende aspettare indefinitamente. Lang ha mostrato buoni segnali durante la preparazione ed è stato tra i più attivi anche contro il Celta Vigo. Una sua partenza sarà presa in considerazione soltanto davanti a una proposta capace di compensare l’investimento sostenuto per acquistarlo dal Psv.

Sul mercato rimane anche Lorenzo Lucca, per il quale non risultano ancora offerte concrete. L’attaccante non è riuscito a dare continuità al gol realizzato contro l’Osasuna, offrendo una prova meno convincente contro gli spagnoli del Celta.

Le altre uscite

Il Napoli deve ancora sistemare diversi calciatori. Non si registrano progressi nella trattativa con il Torino per Jens Cajuste, mentre restano da definire le posizioni di Cyril Ngonge, Jesper Lindstrom e Walid Cheddira. Quest’ultimo è al momento quello che raccoglie maggiori interessamenti.

In caso di partenza di Lang, il club potrebbe anche rinunciare all’acquisto di un altro esterno, affidandosi alla duttilità di Giovane, apprezzato da Allegri e utilizzabile anche sulla fascia.

Sul fronte dei rinnovi, la presenza dell’agente Federico Pastorello dovrebbe favorire l’accordo con il giovane Vincenzo Prisco, classe 2008. Nessuna novità, invece, per Alex Meret: il portiere resta in scadenza nel 2027, come Frank Anguissa, con il rischio che entrambi possano arrivare tra un anno all’ultimo tratto del contratto.

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È morto Livio Berruti, l’oro olimpico dei 200 metri a Roma 1960

Livio Berruti è morto a Torino a 87 anni. Nel 1960 conquistò l’oro olimpico nei 200 metri e uguagliò due volte il record mondiale.

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È morto Livio Berruti, uno dei simboli più eleganti e amati dello sport italiano. Il campione olimpico dei 200 metri ai Giochi di Roma 1960 si è spento a 87 anni, dopo un periodo di malattia, in una clinica di Torino.

Lascia la moglie Silvia. I funerali si svolgeranno in forma privata.

Berruti entrò nella storia dell’atletica il 3 settembre 1960, quando allo Stadio Olimpico vinse la finale dei 200 metri diventando il primo velocista europeo a conquistare il titolo olimpico sulla distanza.

Le due corse perfette di Roma

Nell’arco di appena due ore Berruti corse due volte in 20”5, tempo rilevato manualmente. Prima eguagliò il record mondiale nella semifinale, poi ripeté la prestazione nella finale.

Alle sue spalle arrivarono lo statunitense Lester Carney, in 20”6, e il francese di origine senegalese Abdoulaye Seye, in 20”7. Aveva soltanto 21 anni.

La sua corsa leggera, accompagnata dai caratteristici occhiali scuri e dai calzini bianchi, divenne una delle immagini più riconoscibili delle Olimpiadi italiane. Una vittoria capace di interrompere il dominio dei velocisti nordamericani nei 200 metri.

Per il successo ricevette dal Coni 800mila lire, alle quali si aggiunsero 400mila lire per il primato mondiale. La Fiat gli offrì una 500, che Berruti decise di trasformare in una 1100 destinata al padre.

Dall’atletica scoperta al liceo all’oro olimpico

Nato a Torino il 19 maggio 1939, scoprì l’atletica nel 1955 al liceo Cavour, dove si impose come lo studente più veloce dell’istituto.

Avrebbe voluto dedicarsi al tennis, frequentando il centro sportivo della Lancia, ma i risultati ottenuti nelle gare di velocità lo convinsero a scegliere l’atletica. Nel giro di pochi anni arrivò sul tetto del mondo.

Ai Giochi di Tokyo del 1964 concluse al quinto posto la finale dei 200 metri, ancora una volta primo tra gli europei, correndo nella penalizzante prima corsia. Partecipò anche alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, prima di lasciare l’attività agonistica nel 1969.

Una vita nello sport

Dopo il ritiro lavorò nel settore della comunicazione, senza interrompere il rapporto con il movimento olimpico.

Nel 2006 fu uno degli otto grandi campioni italiani scelti per portare la bandiera olimpica durante la cerimonia di chiusura dei Giochi invernali di Torino.

Il suo nome è inciso sulla Walk of Fame dello sport italiano al Foro Italico, tra le leggende che hanno segnato la storia azzurra. Livio Berruti resta l’uomo che, nella notte romana del 1960, seppe correre più veloce di tutti conservando un’eleganza diventata immortale.

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Bianchedi capodelegazione, confronto tra Figc e Coni

Diana Bianchedi è la prima donna nominata capodelegazione della Nazionale. Il Coni verifica eventuali incompatibilità, escluse dalla Figc.

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La nomina di Diana Bianchedi a capodelegazione della Nazionale italiana apre un nuovo confronto istituzionale nel mondo dello sport. Il Coni ha avviato verifiche su eventuali profili di opportunità, inconferibilità e incompatibilità legati al doppio incarico dell’ex schermitrice, attualmente vicepresidente vicaria del Comitato olimpico.

La Figc esclude invece l’esistenza di un conflitto di interessi e considera il nuovo ruolo un incarico di rappresentanza e accompagnamento istituzionale degli azzurri.

La prima donna capodelegazione

Bianchedi è la prima donna chiamata a ricoprire questo incarico nella Nazionale maschile. Campionessa olimpica nel fioretto a squadre a Barcellona 1992 e Sydney 2000, è laureata in medicina e possiede una lunga esperienza nella gestione delle istituzioni e dei grandi eventi sportivi.

Ha ricoperto incarichi di vertice nell’organizzazione dei Giochi di Milano Cortina ed è stata eletta vicepresidente vicaria del Coni, guidato da Luciano Buonfiglio.

«Diana gode di prestigio e credibilità internazionale», ha spiegato il presidente della Figc Giovanni Malagò, presentando la scelta come un’apertura del calcio alle esperienze maturate nelle altre discipline sportive.

Le verifiche avviate dal Coni

Il Comitato olimpico ha precisato di avere attivato gli uffici e gli organismi competenti per valutare la posizione di Bianchedi alla luce dello Statuto e delle norme vigenti.

Il Coni, dunque, non ha ancora dichiarato incompatibili i due incarichi. Le verifiche dovranno stabilire se il ruolo federale possa entrare in contrasto con quello ricoperto nella Giunta nazionale del Comitato olimpico.

La Figc aveva informato preventivamente il Coni della nomina, ma la comunicazione non ha impedito l’apertura dell’istruttoria.

La replica della Federcalcio

La risposta federale è stata immediata. Secondo la Figc, nessuna norma statale o statutaria vieta espressamente a un componente della Giunta del Coni di assumere un incarico federale.

La Federcalcio ritiene inoltre che la posizione non determini il conflitto di interessi permanente previsto dall’articolo 7 dello Statuto del Coni. L’incarico, viene sottolineato, non avrebbe funzioni tecniche o gestionali, ma sarebbe limitato alla rappresentanza e all’accompagnamento istituzionale della Nazionale.

La decisione definitiva dipenderà adesso dall’esito delle valutazioni avviate dal Comitato olimpico. Nel frattempo, la nomina resta formalmente confermata.

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