Esteri
Maduro chiede di essere incluso nella legge di amnistia in discussione in Venezuela
La legge, proposta dall’esecutivo guidato da Delcy Rodríguez, è pensata per concedere il perdono a reati legati a motivazioni politiche commessi dal 1999 in poi e ha già ottenuto un primo via libera dall’Assemblea nazionale, ma deve ancora ottenere l’approvazione definitiva.
L’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro avrebbe sollecitato, con una telefonata al figlio e deputato Nicolás Maduro Guerra, di voler essere incluso nel progetto di legge di amnistia attualmente all’esame del Parlamento di Caracas. La conversazione, secondo quanto riferito ai media locali dal parlamentare, sarebbe avvenuta mentre Maduro Guerra si trovava nell’emiciclo e il padre, detenuto a New York, avrebbe insistito affinché l’amnistia non fosse limitata ad altri ma valesse anche per lui e per la sua famiglia.
Il dibattito sulla legge di amnistia
La legge, proposta dall’esecutivo guidato da Delcy Rodríguez, è pensata per concedere il perdono a reati legati a motivazioni politiche commessi dal 1999 in poi e ha già ottenuto un primo via libera dall’Assemblea nazionale, ma deve ancora ottenere l’approvazione definitiva.
La norma, oggetto di intense discussioni e critiche, comprende condizioni e benefici — in particolare nell’articolo 7 — che continuano a essere punti di tensione istituzionale. Settori dell’opposizione e organizzazioni per i diritti umani hanno espresso preoccupazioni sulla portata e sui limiti applicativi della proposta.
Reazione politica e contesto
Maduro Guerra ha dichiarato che il padre, nonostante la detenzione, rimane informato sull’evoluzione politica del paese e favorevole alle iniziative intraprese dal governo di Delcy Rodríguez. La richiesta di includere lo stesso ex presidente nel beneficio apre un nuovo fronte nel già delicato confronto istituzionale attorno alla legge di amnistia, in un paese dove il tema delle misure di clemenza e della riconciliazione nazionale è al centro del dibattito politico.
La legge ha portata ampia e riguarda, secondo le autorità, la ricomposizione di ferite politiche profonde, mentre resta incerta la data conclusiva per il dibattito parlamentare definitivo.
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