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M5s spaccato a stress test 2×1000 e secondo mandato

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Parte la corsa contro il tempo di Giuseppe Conte per fare assomigliare maggiormente il suo M5s a un partito, piu’ articolato sul territorio e meno dipendente dalle incostanti opinioni del web. Da domani alle 12 fino a mezzogiorno di martedi’ gli iscritti dovranno pronunciarsi on line sulla proposta di Conte di iscrivere il Movimento al registro dei partiti cosi’ da accedere al 2X1000, una forma di finanziamento pubblico, che comunque non arriverebbe prima del 2023, in tempo per la campagna elettorale. Una decisione che implica anche – oltre alla struttura territoriale voluta da Conte – l’adozione di uno statuto con precisi requisiti poco “movimentisti”. Una scelta che raccontano non sia gradita da Beppe Grillo. E che abbatte un tabu’. La proposta, avanzata giovedi’ scorso da Conte all’assemblea dei gruppi di M5s di Camera e Senato, ha avuto il placet della maggior parte dei parlamentari, seppur con qualche riserva o contrarieta’ (ad esempio Danilo Toninelli), come ha ammesso anche Conte. Uno di questi, il senatore Vincenzo Presutto, vicino a Grillo, ha lasciato intendere che il fondatore storca il naso davanti a questa svolta. “Bisogna stare molto attenti – ha detto Presutto – nell’adottare scelte come quella di iscrivere il Movimento 5 Stelle alla lista dei partiti per poter avere il 2 x 1000, perche’ violare anche uno solo dei valori identitari potrebbe allontanare dal Movimento il grande consenso che i cittadini hanno garantito fino ad ora”. Altra decisione messa ai voti on line e’ a quali associazioni destinare i 4 milioni di restituzioni da parte dei parlamentari Ne erano stati annunciati 7 dal tesoriere all’ultima assemblea dei gruppi e i conti non tornano. Per accedere al 2Xmille occorre fare in fretta perche’ entro fine mese va presentata la documentazione per l’iscrizione al Registro dei partiti, cosi’ che nella dichiarazione dei redditi del prossimo maggio i militanti pentastellati possano finanziare il Movimento. La ripartizione arriverebbe poi a fine 2022 o ai primi del 2023, in tempo per la campagna elettorale, se la legislatura avra’ la sua durata naturale. L’iscrizione al Registro (secondo la legge 149 del 2014, all’articolo 3), implica la presentazione di uno Statuto che assicuri “la trasparenza e la democraticita’ interna”, quindi con una precisa indicazione di tutti gli organi interni, della loro durata in carica, dei loro poteri, compresi gli organi di garanzia e i diritti delle minoranze interne. E va indicata anche la cadenza del Congresso, forse il principale elemento che differenzia un partito da un movimento. Requisiti, non tutti presenti, nel pur nuovo Statuto di M5s. Tuttavia la possibilita’ del finanziamento pubblico permetterebbe di rafforzare sul territorio il Movimento, con risorse per l’organizzazione territoriale, che darebbe piu’ solidita’ a M5s in occasione delle amministrative. In piu’ una organizzazione sul territorio darebbe a Conte degli interlocutori interni in piu’ rispetto ai soli parlamentari. Anche oggi Luigi Di Maio ha lasciato infatti trapelare, a proposito dell’imminente elezione del capo dello Stato, il nervosismo dei gruppi: “Io sosterro’ la linea della leadership – ha detto il Ministro – ma la leadership deve ascoltare i parlamentari”. Ma proprio l’esigenza di metter mano allo statuto potrebbe consentire di affrontare il tema del limite dei due mandati dei parlamentari, alleggerendo la tensione tra questi e Conte su altre questioni legate alla gestione del Movimento.

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Esteri

Putin merita rispetto, bufera sul capo della Marina tedesca

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“Putin vuole solo rispetto, e lo merita”. Le parole del capo della Marina tedesca circolano sulla rete e imbarazzano Berlino. Un video girato in India, a Nuova Delhi, nel corso di uno scambio di opinioni organizzato da un Think tank, e poi finito su Twitter, ha provocato clamore in Germania dove il vice ammiraglio Achim Kay Schoenbach e’ stato chiamato a rapporto dall’ispettore generale dell’esercito tedesco Eberhard Zorn. Nei giorni in cui anche la Germania e’ alle prese con le delicatissime trattative internazionali con Mosca, per evitare il temuto attacco militare all’Ucraina, Schoenbach si e’ lasciato andare ad un’analisi da cui il governo tedesco ha preso le distanze: “Le sue esternazioni, nei contenuti come nella scelta delle parole, non corrispondono in alcun modo alla posizione del ministero della Difesa”, ha detto un portavoce in una nota. “Davvero Putin vuole incorporare una parte dell’Ucraina? – dice in inglese il capo della Marina nel video – Questo e’ un nonsenso. Probabilmente il Cremlino vuole esercitare un po’ di pressione, perche’ Putin sa di poterlo fare. Cosi’ puo’ dividere l’Europa. Quello che Putin vuole davvero e’ rispetto. E’ facile dargli il rispetto che vuole e che, probabilmente, merita anche”. Il viceammiraglio afferma fra l’altro che “la Russia ci serve, ci serve contro la Cina”. “Io sono un cattolico romano radicale. Io credo in Dio e nella cristianita’”, sillaba nella discussione, in cui argomenta che “la Russia e’ un paese cristiano”, la Cina no. Schoenbach fa delle valutazioni anche sull’invasione russa passata: “La Crimea e’ andata. Non tornera’ mai indietro. Questo e’ un fatto”, conclude sull’annessione della penisola, che non ha mai avuto il riconoscimento della comunita’ internazionale.

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Cronache

Voto scambio politico-mafioso, assolto ex sindaco e l’ex comandante della municipale di Casavatore

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Il Tribunale di Napoli Nord ha assolto con la formula “perche’ il fatto non sussiste”, dall’accusa di collusione con la camorra, l’ex sindaco di Casavatore (Napoli) Lorenza Orefice, l’ex comandante della Polizia Municipale Antonio Piricelli (difeso dall’avvocato Girolamo Catena), il maresciallo Vincenzo Orefice ed altri dodici imputati, tra cui Salvatore Ferone, nipote del boss di camorra Ernesto Ferone. Le accuse contestate a vario titolo dalla Dda di Napoli (sostituto Ada Marra) erano di voto di scambio politico-mafioso e altri reati con l’aggravante mafiosa, ma il collegio presieduto da Eleonora Pacchiarini non ha condiviso l’impostazione della Procura anticamorra. Le indagini della Dda, affidate ai carabinieri, avevano portato allo scioglimento per infiltrazioni camorristiche del Comune di Casavatore nel 2017, mentre a guidarlo c’era il sindaco Lorenza Orefice, eletta nel 2015; dagli accertamenti dei carabinieri sono nati vari procedimenti penali. Il solo Piricelli, allora comandante della Municipale – oggi comanda la polizia locale nel comune casertano di San Marcellino – ha subito tre inchieste, ottenendo un’archiviazione e due assoluzioni piene, l’ultima oggi dalla grave accusa di collusione con la camorra.

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Esteri

Pedofilia, dossier Monaco: verifiche della Procura su 42 casi

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La procura di Monaco di Baviera ha avviato delle verifiche, in relazione al rapporto indipendente presentato ieri sugli abusi sessuali nella locale arcidiocesi, su 42 casi di comportamenti inappropriati da parte di uomini di Chiesa, compresi i possibili errori nella gestione del fenomeno. E’ presto per dire se il dossier-choc sulla diocesi bavarese possa gia’ estendere i suoi effetti dal campo strettamente ecclesiale e canonico a quello giudiziario, e anche chi siano le persone interessate dagli accertamenti della magistratura. “All’inizio di agosto sono state trasmesse dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl 41 casi (e un nuovo caso nel novembre 2021) nei quali, secondo il rapporto di Monaco, ci sarebbe stato un comportamento errato da parte di responsabili ecclesiali. Questi casi sono parte della perizia, e si riferiscono esclusivamente a responsabili ecclesiali ancora in vita, e sono stati trasmessi in forma strettamente anonima”, ha risposto la procura di Monaco I. “Quali norme penali siano state violate e’ ancora oggetto della verifica”, ha aggiunto. Sta di fatto che il rapporto commissionato dall’arcidiocesi, oltre a censire in almeno 497 le vittime di abusi in un periodo di 74 anni (dal 1945 al 2019) e in 235 gli autori degli abusi, fra cui 173 preti e nove diaconi, ha evidenziato anche “comportamenti erronei” da parte dei vertici: in particolare quattro casi a carico dell’attuale Papa emerito Joseph Ratzinger, arcivescovo di Monaco dal 1977 al 1982, 21 a carico del successore, il cardinale Friedrich Wetter, e due a carico dell’attuale arcivescovo, card. Reinhard Marx. E proprio all’indomani della pubblicazione del rapporto che scuote e getta nell’imbarazzo non solo la Chiesa tedesca ma anche il Vaticano, papa Francesco, rivolgendosi alla plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede (lo stesso Dicastero di cui Ratzinger fu prefetto per quasi 24 anni) ha sentito oggi il bisogno di assicurare che “nella lotta contro gli abusi di ogni tipo” la Chiesa “sta portando avanti con ferma decisione l’impegno di rendere giustizia alle vittime degli abusi operati dai suoi membri, applicando con particolare attenzione e rigore la legislazione canonica prevista”. “In questa luce – ha ricordato il Pontefice – ho recentemente proceduto all’aggiornamento delle Norme sui delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede, con il desiderio di rendere piu’ incisiva l’azione giudiziaria. Questa, da sola, non puo’ bastare per arginare il fenomeno, ma costituisce un passo necessario per ristabilire la giustizia, riparare lo scandalo, emendare il reo”. Intanto, il governo tedesco rivendica che la Chiesa “faccia chiarezza in modo completo e trasparente”, ha detto la portavoce del cancelliere Olaf Scholz, Christiane Hoffamnn. “Gli abusi e il modo in cui sono stati gestiti i casi lasciano senza parole”, ha affermato. “E’ chiaro che non si tratta di una questione interna della chiesa. Dove ci sono ancora oggi indizi di reati perseguibili, gli enti giudiziari devono naturalmente indagare e perseguire. Ed e’ noto che gli enti giudiziari abbiano gia’ intrapreso altri accertamenti”, ha chiarito a sua volta un portavoce del ministro della Giustizia tedesco Marco Buschmann. In Italia, messaggi di vicinanza e solidarieta’ verso il Papa emerito arrivano da Davide Prosperi, presidente della Fraternita’ di Comunione e Liberazione, secondo cui “la personalita’ e l’opera di Benedetto XVI smentiscono le accuse infamanti alla sua persona”. Cosi’ come da Maurizio Lupi, presidente di Noi con l’Italia, per il quale “l’attacco a Benedetto XVI per presunte coperture date a quattro sacerdoti pedofili negli anni in cui era arcivescovo di Monaco e’ evidentemente pretestuoso, senza prove e basato solo sul personale convincimento degli avvocati che hanno curato il dossier, i quali peraltro lanciano accuse molto vaghe”. “Ma tanto basta – aggiunge – per una campagna stampa diffamatoria nei confronti di Joseph Ratzinger, il cui operato contro la piaga della pedofilia e’ universalmente noto”. Un tema che resta aperto, comunque, e’ come mai – considerando i rapporti sulla pedofilia nella Chiesa che si susseguono da una nazione all’altra – indagini analoghe non si facciano anche in Italia. E su questo, il massimo esperto vaticano in materia, il padre gesuita tedesco e docente alla Gregoriana Hans Zollner, intervistato dalla Stampa, e’ piu’ che chiaro: “Queste indagini condotte in modo oggettivo e pubblicate servono assolutamente. E servirebbe anche in Italia, certo, cosi’ si guarderebbe in faccia la realta’ e non si continuerebbe a negare qualcosa che viene continuamente smentito, e cioe’ che in Italia non ci sono abusi sessuali nella Chiesa”.

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