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M5s, espulsa Manuela Sangiorgi: è la sindaca dimissionaria di Imola

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Manuela Sangiorgi, sindaca dimissionaria della città di Imola, è stata espulsa dal Movimento Cinque Stelle. A comunicarlo sulla propria pagina Facebook lo stesso M5s imolese. La Sangiorgi, in carica dall’anno scorso, si è dimessa il 28 ottobre per contrasti interni alla maggioranza.

I Cinque Stelle imolesi, inoltre, aggiungono che “a chiarimento di notizie false divulgate alla stampa, si comunica che nessuno dallo staff nazionale ha chiesto nè ora, nè mai di prendere particolari posizioni politiche su alcuna mozione o delibera, decisioni in capo alla giunta e ai consiglieri comunali”. Dunque, “come M5s di Imola facciamo nuovamente appello, affinchè ogni mozione e ogni delibera vengano calendarizzate nell’ultimo consiglio comunale disponibile e votate dai consiglieri nell’esclusivo interesse dei cittadini imolesi” e “chiediamo che sia il Rue, sia la mozione riguardante il ritiro della delibera concernente l’atto di indirizzo verso AreaBlu per il complesso Ruggi siano inserite nell’ordine del giorno”.

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Grassi, Urraro e Lucidi: sono tre senatori eletti col M5S e ora hanno cambiato idea passando con la Lega

Paolo Chiariello

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Forse bisognerebbe chiedersi (o chiederlo a loro) perchè tre senatori d’un tratto lasciano la maggioranza per correre tra le braccia degli oppositori. Nel Parlamento italiano siamo abituati al salto della quaglia, alla corsa sul carro dei vincitori, non alla danza del cavalluccio marino. Battute a parte è stato un giovedì nero per il M5S. La prima uscita è quella del senatore M5s Ugo Grassi. Chi è? È un giurista irpino. Ha 55 anni. Insegna alla Università Parthenope di Napoli. Salì sul carro lanciassimo del M5S. Si fece candidare al Senato. Fu eletto in Campania. Collegio 3. Se avessero candidato un cavallo, oggi quel cavallo sarebbe senatore.

Ugo Grassi. Senatore e direttore di Dipartimento di Giurisprudenza Università “Parthenope” di Napoli

Dopo il 4 marzo del 2018 (giorno del trionfo elettorale dei Cinquestelle), erano i bei tempi delle cavalcate trionfali di Luigi Di Maio, il professor Ugo Grassi (in)seguiva il capo politico del MoVimento, sembrava quasi uno scolaretto. Oggi il professore Grassi, emerito ed insigne giurista, direttore di Dipartimento di Giurisprudenza alla Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, ha cambiato idea su Di Maio e sul MoVimento ed è passato (lui, irpino e campano) con la Lega. È un diritto costituzionalmente garantito ad ogni parlamentare. Dunque anche a Grassi, che oggi è membro della Commissione Affari Costituzionali al Senato. Urlare al complotto, al mercato delle vacche, alla compravendita di senatori serve nell’agone politico ma non ci fa capire che cosa ha spinto quest’uomo del sud innamorato del M5S, questo professore che pendeva dalle labbra di Di Maio a cambiare casacca e passare con Salvini. Avrebbe voluto essere nella compagine di Governo? Forse pensava che l’Irpinia sarebbe stata meglio rappresentata, con più merito e maggiore competenza, se ci fosse stato lui al Ministero dell’Interno o a quello della Giustizia?

Francesco Urraro. Senatore e avvocato

Francesco Urraro, avvocato,  46 anni, eletto nel collegio 5 di Portici, Napoli, è il secondo senatore campano che ha cambiato casacca. Anche lui eletto con i voti del M5S in Campania ha traslocato in via Bellerio a Milano. Urraro è persona tranquilla, mite, grande lavoratore, eccellente avvocato, uno che si è fatto da solo, con merito, con stile e studiando tanto. Quando è rimasto “folgorato” da Luigi Di Maio era un avvocato in carriera, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola. Anche per lui, senza offesa, vale quel che abbiamo detto per Grassi: se Di Maio avesse scelto un cavallo in quel collegio, oggi avremmo due cavalli senatori. Invece abbiamo due ottimi giuristi che sono stati eletti con i voti del M5s ed hanno scelto di passare con la Lega. Urraro è in Commissione Giustizia, Commissione Antimafia ed è stimato e apprezzato in Senato. Che cosa l’ha indotto a passare armi e bagagli con Salvini? Legittime ambizioni frustrate? Aspirava ad entrare nella compagine di Governo? Non ha gradito vedere qualche “ciuccio” su poltrone ministeriali? Forse non lo sapremo mai.

Stefano Lucidi. Senatore e ingegnere elettronico

Poi c’è il caso di Stefano Lucidi. Ha 50 anni. È un ingegnere elettronico. Eletto in Umbria con percentuali bulgare. Vale per lui lo stesso discorso fatto per Grassi e Urraro. Poteva continuare a fare la sua professione, nessuno se ne sarebbe accorto della perdita del suo apporto di idee al Sentato della Repubblica se Di Maio avesse candidato un cavallo in Umbria. Invece candidò Lucidi e ora se lo ritroverà intruppato nello schieramento della Lega. Lucidi da tempo era in rotta di collisione col Movimento. Non aveva gradito le scelte fatte per le elezioni in Umbria. Anche lui aveva legittime aspirazioni a strapuntini governativi frustrati. Anche lui ha deciso in questo momento di passare con Salvini.  Grassi, Urraro e Lucidi avevano adottato lo slogan scelto per loro dal M5S: partecipa, scegli, cambia. Diciamo – e non è una battuta – che ora sono nella terza fase del loro mandato. Quella del “cambia”.  Quello che possiamo dire noi, alla luce di questi fatti, è che il potere logora. E logora sempre chi ce l’ha. Su Wikipedia i tre senatori sono da ieri già in forza alla Lega. Liquidare questi tre cambi di casacca con accuse di tradimento, o peggio di compravendita, è rabbia, non è una spiegazione politica.

I tre ex M5S si ritroveranno assieme nel corpaccione della balena nera leghista che sta “ingoiando” tutti gli scontenti del M5S. Che cosa abbia promesso Salvini (parliamo di politica), come saranno ripagati (Di Maio sostiene che vengano pagati) politicamente lo capiremo presto. Certo ora il Governo ha qualche problemino serio al Senato con tre senatori in meno. Ci sarà bisogno di qualche responsabile per proseguire in questa Legislatura.

Luigi Di Maio. Capo politico del M5S

Per ora sono in tre ma Di Maio sa che la lista potrebbe non fermarsi qui e lancia il suo anatema contro il “mercato delle vacche” avviato da Salvini, al cui confronto, dice, “Silvio Berlusconi pare quasi un pivello”. Nei confronti degli “Scilipoti” della nuova stagione politica c’è indignazione e rabbia: “Gli hanno promesso qualcosa alle elezioni regionali, un seggio alle elezioni nazionali… dicano quanto costa al kg un senatore per la Lega”. Per Di Maio si tratta solo di persone che vanno misurate per il “prezzo che danno alla propria dignità”. Parole pesanti che mostrano plasticamente come nel MoVimento si sia aperta una profonda crepa, piena di veleni. Con tante incognite legate al pressing di ortodossi e malpancisti sul leader, sia per quanto riguarda il sostegno al governo sia per quanto riguarda i rischi concreti di nuovi addii.

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Matteo Salvini sbarca in Calabria: vinciamo con qualsiasi nome

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Qualunque sia il suo candidato, il centrodestra conquistera’ la Calabria, caccera’ la sinistra. Quanto alla Lega, entrera’ per la prima volta in Consiglio regionale portando un vero cambiamento in una realta’ tanto difficile. Il problema non e’ vincere, quanto avere un “governo tosto” per i prossimi 5 anni. Ne e’ convinto Matteo Salvini che sbarca in Calabria, incassando gli applausi dei suoi fan e qualche piccola contestazione: a Vibo Valentia, circa una decina di persone lo accolgono cantando “Bella Ciao”, a Reggio Calabria la protesta di una contestatrice isolata. Prima a Catanzaro, poi a Vibo Valentia, in serata a Reggio, il segretario federale leghista si lancia nell’ennesima campagna elettorale nel meridione, tutta targata Lega, non piu’ Nord, inaugurando nuove sedi di partito, malgrado la coalizione di centrodestra non abbia ancora presentato il suo candidato governatore. La decisione finale, che spettera’ a Forza Italia, non sara’ il frutto di un altro vertice ma di un giro di telefonate tra leader, nelle prossime ore. Un’attesa vissuta con grande patema d’animo all’interno del partito azzurro, dove la tensione resta altissima. Tuttora, la candidatura considerata in pole position resta quella di Jole Santelli. Una scelta che, se confermata, potrebbe far scatenare la durissima reazione di un pezzo importante del partito calabrese, quello che fa riferimento a Mario e Roberto Occhiuto, tuttora decisi a presentare comunque una loro lista. Uno scontro che non preoccupa minimamente il segretario della Lega: durante la sua intensa giornata calabrese, ribadisce di aspettare tranquillo che Forza Italia fornisca il suo candidato governatore a nome della coalizione: “Il nome arrivera’ a breve. Non mi toglie il sonno: noi della Lega abbiamo solo chiesto che rappresenti il cambiamento. Che sia uomo o donna, di Cosenza o Catanzaro ci interessa poco”. Del resto, qui in Calabria come in tutte le precedenti campagne regionali, Salvini si gestisce autonomamente il suo calendario elettorale, incontrando quanti piu’ cittadini e sostenitori della Lega, tra centinaia di selfie e strette di mano. Una campagna dal sapore storico, se si pensa che sino a oggi il partito di Alberto da Giussano, nel Consiglio regionale calabrese, non aveva alcun rappresentante. Alle ultime regionali, quelle del 2014, vinte a man bassa dal centrosinistra, la Lega, infatti, nemmeno presento’ una sua lista. Appena cinque anni dopo, alle europee, la Lega giunse seconda, con il 22,61%, dietro solo al M5s, forti del 26,69%. In mattinata, accompagnato dal commissario per la Calabria, Cristian Invernizzi, Salvini inaugura a Catanzaro la nuova sede regionale del partito. Qui annuncia un suo progetto, una volta alla guida della Regione, a favore di quella che definisce “l’immigrazione positiva”, secondo la parola d’ordine: “prima i calabresi”. “Stiamo lavorando a un progetto, in tante regioni, non solo in Calabria, da anni ad alto tasso di fuga: il nostro compito e’ quello di privilegiare e incentivare il ritorno nella loro terra di quei quattro milioni calabresi che vivono fuori. Le case devono andare prima a loro, poi a chi viene da altri Paesi”.

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Regionali Emilia Romagna, è Simone Benini il candidato del M5S: saremo sentinelle utili dei cittadini

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Simone Benini è il candidato presidente per il M5s alle prossime Regionali in Emilia-Romagna. Con 335 preferenze è il più votato sulla piattaforma ‘Rousseau.- Benini ha 49 anni, è nato e vive a Forlì. Secondo la biografia diffusa dal Movimento Cinque Stelle, è un piccolo imprenditore attivo nel campo It, sistemista programmatore senior, esperto di sistemi informatici. Politicamente è legato alle energie rinnovabili, politiche rifiuti zero, sostenibilita’ ambientale applicata in ogni campo. E’ appassionato di apicultura ed e’ lui stesso apicoltore. Dal 2014 e’ consigliere comunale del M5s di Forli’, dove e’ stato riconfermato nel mandato a maggio di quest’anno. Durante il primo mandato e’ stato vice presidente della 2a Commissione Consiliare Programmazione, investimenti, urbanistica, ambiente, attivita’ economiche.

“Saremo le sentinelle utili dei cittadini. Solo la nostra presenza permette di affrontare le sfide del futuro”. Sono le prime parole, affidate a Facebook, di Simone Benini, neocandidato presidente per il M5s in Emilia-Romagna. “Sara’ una bellissima sfida che affronteremo tutti insieme, piazza per piazza, mercato per mercato. Come abbiamo sempre fatto”, scrive Benini, certo “che solo una forte presenza del M5s in Assemblea Legislativa mettera’ al centro i temi che interessano i cittadini e le sfide del futuro e non le solite lotte di potere tra partiti”. Benini cita “la difesa della sanita’ pubblica e dei beni comuni come l’acqua, la mobilita’ sostenibile, la lotta all’inquinamento, lo sviluppo di energie rinnovabili, le politiche rifiuti zero, l’agricoltura sostenibile e la difesa dei diritti dei lavoratori e dei piccoli e medi imprenditori e commercianti fino alla fondamentale lotta alla corruzione e alle infiltrazioni mafiose”.

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